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Megawatt, l'italiana che fece incetta di trofei e primati

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Megawatt, l'italiana che fece incetta di trofei e primati
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Non tutti lo ricordano, ma al termine degli anni 80 Quattroruote anticipò i tempi organizzando il trofeo 4E, dedicato alle auto elettriche e andato in scena in cinque edizioni dal 1988 al 1993. Già all’epoca le Case automobilistiche e le università guardavano con interesse a questa tipologia di competizioni, dove tra le auto più brillanti si sarebbe rivelata una leggera monoposto, la Megawatt, talmente veloce da entrare persino nel Guinness dei primati. Un progetto nato dalla passione di due sole persone, l’ingegnere e pilota Dario Sassi e l’imprenditore Giuseppe Committeri, titolare dell’azienda Magistri, nella cui sede di Santa Palomba (Roma) è oggi in mostra la vettura.

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L’incontro. Del resto, si tratta di un luogo frequentato da esperti di elettronica, collezionisti, radioamatori o semplici curiosi, magari interessati a materiale in precedenza utilizzato da eserciti di varie nazioni. Proprio la disponibilità di surplus militare ha fatto incontrare i due protagonisti della storia, ormai più di trent’anni fa: “Nel 1988, un ingegnere si presenta da me con un’insolita richiesta: 200 batterie al nichel-cadmio”, ci spiega Committeri. “Incuriosito dalla quantità, gli chiedo a cosa possano servirgli e mi parla del trofeo di Quattroruote, al quale vorrebbe partecipare con una sua monoposto. L’idea mi entusiasma talmente tanto che mi offro come sponsor per la sua impresa. Del resto, ero in grado di fornirgli io stesso il materiale che a lui serviva”.

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Derivazione aeronautica. A cominciare dagli accumulatori: “Li preferii al nichel-cadmio perché più leggeri di quelli al piombo e con una velocità di scarica maggiore, pari a 50C”, commenta Sassi. Per la precisione, le batterie collocate sulla vettura sono ben 132 da 1,2 Volt ciascuna, distribuite in due bancate da 66 la cui messa in parallelo viene regolata da un minicomputer, creato dallo stesso pilota con alcuni circuiti stampati. Ce le mostra Committeri, spiegandoci che provengono dall’aviazione militare: “La loro erogazione di energia è pressoché istantanea e, quindi, ben si prestano a rimettere subito in funzione il motore dell’aereo in caso di spegnimento a bassa quota”.

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Un’auto, anzi tre. Oltre alla “Megawatt”, la vettura esposta al pubblico, venne in realtà allestita anche una monoposto identica, denominata “Sassi”, ma più leggera perché dotata di un pacco accumulatori più piccolo. Non solo: la stessa “Megawatt” sarebbe in seguito stata equipaggiata con panelli fotovoltaici per competere (e vincere) con il nome di “Cassiopea” nei trofei riservati ai veicoli a energia solare.  

Falsa partenza. La partecipazione al primo trofeo 4E (ovvero, quattro volte E: “energia solare”, “elettricità”, “ecologia” ed “Europa”) fu in realtà un passo falso a causa del powertrain, bruciato in gara. “In quel caso, la macchina non aveva ancora il propulsore poi fornitomi dal mio sponsor”, ci spiega Sassi, riferendosi a quella che si sarebbe rivelata una scelta vincente: un motore elettrico che, sugli aerei militari, veniva impiegato (opportunamente adattato) per l’attivazione di pompe idrauliche. “All’epoca, quella del riutilizzo veniva purtroppo considerata una scelta povera e non un merito, al contrario di quanto avverrebbe oggi”, le parole di Committeri.

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Display innovativo. Da allora, per gli avversari della stessa categoria non ci sarebbe stata storia. All’edizione successiva del trofeo 4E, quella di Torino, la “Megawatt” trionfò nella categoria fino a 500 kg e portò a casa anche il trofeo Mirmu per la strumentazione d’avanguardia, con display a cristalli liquidi recuperati da un caccia Tornado e utilizzati per avere sotto controllo i parametri essenziali della vettura. Accanto alla strumentazione, Sassi aggiunse un avvisatore acustico per segnalare l’eventuale presenza di valori allarmanti.

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Tanti trofei. Pochi giorni dopo il trionfo torinese, la "Megawatt" si confermò vincitrice al 4° Gran Prix International Formel E di Lucerna, in Svizzera, per poi ripetersi a ottobre al 1° Trofeo Elettrosolare di Inzago (MI). Nel 1990 la vettura trionfò ancora una volta nella propria categoria al nostro trofeo 4E, in quell’edizione organizzata nella suggestiva cornice capitolina dei Fori Imperiali. A Roma, la città dei due protagonisti, la vettura venne inserita tra quelle fino a 250 kg di peso, poiché l’auto scesa in pista fu la più leggera versione “Sassi” e non la “Megawatt”. Per una ragione puramente accidentale: “Prima della gara si ruppe la vettura sul sampietrino”, ci spiega l’ingegnere-pilota.

Netta vittoria. Sempre nel 1990, la monoposto si riconfermò vincitrice a Lucerna e, a settembre, al Gran Prix International du Touchet, in Francia. In quest’ultimo caso, addirittura, la seconda classificata arrivò al traguardo con due giri di ritardo rispetto alla prima. Nel maggio del 1991, la sfortuna negò alla “Megawatt” la vittoria al quarto trofeo 4E, quello dei Giardini Margherita di Bologna: “Tra i piccoli kart della classe E1 scatta al comando Sassi, ma un errore di guida e un problema meccanico ne compromettono il risultato”, si legge sulle colonne di Quattroruote di giugno di quell'anno. In compenso, la “Cassiopea”, seconda classificata nella sua categoria, ottenne nella stessa edizione il trofeo “Five Energia Solare”, assegnato all’italiana con il miglior piazzamento tra i veicoli dotati di pannelli fotovoltaici. Poche settimane dopo, tuttavia, Sassi ha trionfato a Parigi, al Grand Prix de Formule E, per poi ricevere persino una lettera di complimenti dal vicesindaco Roger Romani, in seguito diventato senatore e ministro.

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Il record. La bacheca dell’ingegnere elettronico si sarebbe quindi arricchita di tanti altri riconoscimenti, ottenendo nel 1992, tra le varie, la vittoria assoluta nella categoria veicoli solari al quinto (e ultimo) trofeo 4E a Genova con la “Cassiopea”, che peraltro si era già messa in mostra a febbraio vincendo alla cronoscalata Bolzano-Mendola. I successi sarebbero continuati ancora per qualche anno, ma il 1992 è rimasto forse quello più memorabile, grazie ai record conquistati sul circuito di Nardò, che valsero alla vettura l’ingresso nella categoria “Auto elettriche” del libro dei Guinness: tra questi, la percorrenza in un’ora di ben 113,545 km e la velocità media di 165,387 km/h sul chilometro lanciato. Numeri ben lontani da quelli di oggi, ma di grande rilievo per l’epoca.

L’occasione mancata. E a proposito di libri, Committeri ci mostra un volume dedicato alla World Solar Challenge, una celebre competizione australiana dedicata ai veicoli a energia solare, alla quale lui e Sassi avrebbero voluto prender parte con una vettura progettata ad hoc per l’occasione. “Avevo studiato a fondo il percorso, di cui ancora oggi ricordo ogni dettaglio, e versato tre milioni di lire per l’iscrizione all’edizione del 1993”, ci spiega l’imprenditore. “Ma in seguito rinunciammo: serviva un miliardo di lire”. Si tratta dell’unico rimpianto in una storia tutta italiana di due persone che capirono, forse troppo presto, le potenzialità dei powertrain a emissioni zero anche nel mondo del motorsport.

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