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Auto elettriche
I modelli a batteria che hanno fatto la storia

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I modelli a batteria che hanno fatto la storia
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Quella delle auto elettriche è un'avanzata recente, ma la storia dei modelli alimentati a elettroni può risalire addirittura al XIX secolo. Proprio così: già nel 1828, l’ungherese Ányos Jedlik realizza un modello in scala spinto da un’unità elettrica di sua progettazione e, nel decennio successivo, lo scozzese Robert Anderson dà alla luce la prima carrozza con tale propulsore, seppur del tutto spoglia.

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Gli albori. La prima auto elettrica “completa” risale tuttavia al 1884, un prototipo evoluto realizzato dal britannico Thomas Parker (qui sopra sulla sua creazione, al centro) e dotato di batterie da lui stesso progettate. La prima vettura italiana di questo genere arriva invece nel 1891, grazie a un’iniziativa del conte Giuseppe Carli di Castelnuovo di Garfagnana, che la mette a punto assieme all’ingegner Francesco Boggio nei locali della sua fabbrica dei tessuti. Con tale auto il nobiluomo si iscrive addirittura alla Paris-Rouen del 1894, alla quale non riesce a partecipare solo per problemi doganali.

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Il missile. Verso la fine dell’Ottocento, e nei primi anni del secolo seguente, le auto elettriche raccolgono addirittura più ordini dei modelli a combustione interna. Parliamo di numeri esigui, certo, ma che danno l’idea dell’interesse dell’epoca per i veicoli a batteria. Uno di questi, la Jamais Contente (“Mai contenta”) a forma di siluro, è la prima auto a superare la soglia dei 100 km/h: il primato, conseguito nel 1899 dall’ingegnere belga Camille Jenatzy, si attesta su una media di 105,88 km/h lungo un tracciato di un chilometro, dopo un “lancio” di 500 metri. Una copia di questo veicolo (nella foto qui sopra) fa parte della collezione del Museo dell’Auto di Torino.

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Tempi di guerra. Qualche decennio più tardi, la Peugeot lancia sul mercato la VLV, il cui nome è l’acronimo di Voiture Légère de Ville (“Vettura leggera di città”). Si tratta di una microcar a due posti con carrozzeria d’alluminio e una massa di soli 365 kg, prodotta a partire dal 1941 per rispondere alla carenza di benzina sul suolo francese durante la Seconda guerra mondiale. Le unità assemblate si fermano a 377 nel 1943, quando il Comitato d’organizzazione dell’automobile, costituito durante il governo di Vichy, ne impone lo stop per non sottrarre capacità produttiva da destinare ai mezzi industriali per il Terzo Reich.

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L’italiana. Una certa vitalità per il mondo delle auto elettriche si (ri)scopre negli anni 90, quando alcuni brand europei decidono di esplorare la mobilità a batteria. Di fatto, si parla di un derby Italia-Francia tra alcune Case che, per ironia della sorte, nel 2021 faranno tutte parte del gruppo Stellantis. Il modello che apre le danze è la Fiat Panda Elettra, indicata come la prima auto elettrica di serie di un grande costruttore in era moderna. Prodotta a partire dal 1990 e aggiornata nel 1992, è ben lontana dalle prestazioni e dalle autonomie delle Ev di oggi. Il marchio di Torino, peraltro, diventa il primo costruttore a lanciare più di un’auto a batteria nella propria gamma, poiché dal 1992 affianca alla Panda anche la Cinquecento Elettra. Al pari delle concorrenti d’Oltralpe, nessuna delle due avrà successo.

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L’icona. Qualche anno più tardi, cioè nel 1996, la General Motors lancia la GM EV1, un’elettrica dallo stile iconico, la cui originalità è fortemente influenzata da esigenze aerodinamiche. L’auto, infatti, presenta un Cx di 0,19, fondamentale per l’autonomia di questa vettura, rivelatasi tuttavia un bagno di sangue per il colosso americano: i costi esorbitanti del progetto indurranno l’azienda di Detroit ad abbandonare l’esperimento dopo 1.171 esemplari prodotti. Va detto che questa vettura viene all’epoca proposta solo in California e in Arizona, esclusivamente con contratti di noleggio di durata triennale e liste d’attesa che, peraltro, non sempre garantiscono la consegna ai clienti, tra i quali non mancano varie star di Hollywood.

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La svolta. Come già spiegato in un precedente approfondimento, è l'evoluzione delle batterie a segnare un punto di svolta nell’interesse degli automobilisti per le vetture a emissioni zero. Il più grande progresso arriva con il passaggio agli accumulatori al litio, adottati per la prima volta sulla Nissan Prairie Joy EV, di fatto una vettura sperimentale venduta in una trentina di esemplari a vari enti a partire dal 1997. Tra questi c’è il team giapponese di esplorazione del Polo Nord, che la adotta per sei anni senza problemi a supporto della stazione di ricerca di Ny-Ålesund, nelle isole Svalbard.

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L’Elise della California. Con il nuovo millennio prende il via la storia del marchio Tesla, il cui primo modello ad arrivare sul mercato è la Roadster del 2008, progettata sul telaio-piuma della Lotus Elise e indicata come la prima auto prodotta in una vera serie (seppur piccola: circa 2.450 esemplari) ad adottare batterie agli ioni di litio, per una capacità di 56 kWh. Da allora, questa tecnologia verrà progressivamente adottata sui modelli di auto a emissioni zero di moderna concezione. Ma la Tesla Roadster verrà anche ricordata per il viaggio nello spazio agganciata al vettore Falcon Heavy di Space X, altra azienda legata a Elon Musk, patron della Casa californiana.

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L’elettrica di massa. La prima vera elettrica di massa arriva sul mercato nel 2010 ed è la Nissan Leaf, la vettura che nel 2011 segna peraltro il debutto di un modello a emissioni zero nell’albo d’oro del premio Car of the Year. Per diversi anni sarà lei la Ev più venduta al mondo, ottenendo peraltro oltre mezzo milione di ordini nel suo primo decennio di vita. Di fatto, con la giapponese prende il via l’era della mobilità elettrica di massa, che proprio in questi ultimi anni sta mostrando una decisa accelerazione.

COMMENTI

  • Ma se siamo ancora ai Flintstones, che storia avrebbero fatto?
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