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Tetti apribili e panoramici
Più luce nell'abitacolo: storia e tipologie di una dotazione affascinante - FOTO GALLERY

Tetti apribili e panoramici
Più luce nell'abitacolo: storia e tipologie di una dotazione affascinante - FOTO GALLERY
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Della scomparsa di spider e cabriolet dalle fasce più economiche del mercato abbiamo già parlato: i clienti chiedono oggi modelli più pratici e le normative antinquinamento hanno reso ancor più costose le auto di nicchia, ormai riservate agli automobilisti più facoltosi. Per coloro che si accontentano, tuttavia, ci sono soluzioni alternative come i tetti panoramici, oggi molto diffusi, o quelli apribili, le cui caratteristiche possono talvolta coincidere. Del resto, consentono entrambi di vedere il cielo sopra la testa, proprio come sulle vere open top.

Tessuto d’obbligo. Quello che oggi è spesso solo un optional, non sempre economico, in passato era una dotazione di serie, nata come soluzione per risparmiare sul costo dell’acciaio. Proprio così: tante icone della produzione motoristica, come la Fiat 500 (la “Nuova” del '57 e la precedente Topolino) e la Citroën 2CV nascono con tetti di tela per risparmiare sul costo del metallo e alleggerire la massa del veicolo.

L’aneddoto. E proprio questa dotazione è il motivo per cui Flaminio Bertoni si infuria all’avvio della produzione della “Deux Chevaux”, di fatto una trasformabile, la cui capote sembra non volersi incastrare nella carrozzeria. L’italiano, famoso per le sue sfuriate, risolve il problema dando un calcio di frustrazione alla vettura, provocando una vibrazione che quasi magicamente fa agganciare il soft top alla carrozzeria. Il disegno della capote viene rivisto dallo stesso maestro, ma per i primi esemplari assemblati è necessario il metodo Bertoni, come ricorda la stessa Casa francese: “Ogni volta che una 2CV passava da quel preciso punto della catena di montaggio, l’operaio tirava un calcio in un punto ben preciso e la capote scivolava al suo posto, sulla traversina sotto al lunotto posteriore”.

I decenni successivi. Chiusa questa parentesi legata a una grande icona, su veicoli ben più moderni il tetto apribile diventerà un accessorio piuttosto ambito, dalle automobili più piccole ai veicoli di lusso. Anche per questioni di temperatura: il boom della plastica a bordo, capace di rendere più rovente l’abitacolo nelle giornate di sole, favorisce la richiesta di questa dotazione in anni in cui il climatizzatore è ancora solo un optional per ammiraglie di prestigio. Non a caso “Automobili, giù tutti i finestrini!” è un celebre verso del brano “Estate 1992” di Jovanotti. Proprio all’epoca, del resto, persino le vetture più piccole sono molto ambite con questo accessorio: tra le varie, ricordiamo la Renault Twingo, che vantava il più grande tetto apribile (di tessuto) del suo segmento, e le Fiat Uno Rap e Rap Up, la cui dotazione più caratteristica era forse proprio il tettuccio di vetro, come ben sottolineato nella campagna commerciale del modello.

Panoramici. Con l’avvento del terzo millennio, l’utilizzo del vetro sui tetti comincia a trovare larga applicazione sui veicoli di massa. Ne fanno uso, per esempio, molti esemplari della Smart fortwo e della Fiat 500, tutto a beneficio dei rispettivi abitacoli, più luminosi e suggestivi. E lo stesso può dirsi per numerosi altri modelli, dalle citycar alle sportive. Proprio così: ne parliamo anche nella nostra galleria d’immagini, dove, partendo da alcune icone storiche, abbiamo raccolto diversi esempi di auto con tetto apribile o panoramico.

COMMENTI

  • Anche la prima 911 Targa del 1965 aveva il lunotto apribile (di plastica trasparente flessibile come su molte cabriolet); una volta aperta la cerniera che ne teneva in posizione il bordo, il lunotto "soft" poteva scomparire completamente nel profilo della macchina. Quello di cristallo - fisso e con filamenti per lo sbrinamento - arrivò come optional nel '67 e poi diventò di serie.
  • Avete dimenticato la Suzuki Vitara in versione Starview, una delle pochissime auto che sono dotate DI SERIE di tetto apribile