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La hypercar (a idrogeno) della Mercedes immaginata da un lettore

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La hypercar (a idrogeno) della Mercedes immaginata da un lettore
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Un’auto a idrogeno, con le forme di una hypercar mozzafiato e l’inconfondibile Stella di Stoccarda: è quanto immaginato da un nostro lettore di Roma, Fabio Raparelli, con questi disegni di un'ipotetica concept Mercedes. La scelta dell’autore, che ritiene quella delle celle a combustibile “la soluzione ottimale per compensare l’autonomia ancora limitata delle batterie delle auto elettriche”, è ricaduta sul marchio tedesco quale “emblema di eleganza e stile" ma anche di "innovazione”, ci spiega in una mail. 

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Una passione per il disegno. Sebbene lavori nel settore bancario, l’autore non ha mai abbandonato il sogno di diventare un car designer, tanto da aver conseguito nel 2020 un master in disegno automotive (e, successivamente, in yacht design) alla la Made in Italy School della Capitale. In ogni caso, la sua è una passione che nasce da lontano: “Durante gli studi da tecnico industriale di area meccanica mi cimentavo nelle varie elaborazioni, inizialmente con una Minitre Innocenti, trasformata in Turbo de Tomaso e ulteriormente modificata". Per non parlare della Croma 2.5 Td, della Tipo 2.0 16v e della Uno Turbo che possiede ancora.

Le kit car. “Al termine degli studi, iniziai a collaborare con la Puma (il marchio di kit car che diede alla luce, tra le varie creazioni, la famosa dune buggy del film “Altrimenti ci arrabbiamo”, ndr), dopo aver incontrato per caso il titolare, quella splendida persona di Adriano Gatto”, ci racconta. “Un giorno - prosegue Andrea - mi invitò allo stabilimento a Santa lucia di Mentana (alle porte di Roma, ndr) per mostrarmi la sua ultima creatura, la 248: una bella sportiva a due posti sulla falsariga della Ferrari 348, ma con un grosso problema di telaio”.

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L’auto mai nata. “Ebbene, per gioco e per pura passione lo riprogettai da zero in traliccio di profilati quadri intorno al motore scelto, il boxer Alfa Romeo 1.7 16v della 33". Alla fine, ci spiega il lettore, "venne fuori un bell'oggetto, ma a causa delle prime norme antinquinamento (risalenti ai primi anni 90, ndr) non fu possibile omologarla”. Purtroppo, di quella vettura non resta più traccia: “L’auto è rimasta distrutta nell’incendio che colpì lo stabilimento, determinandone anche la chiusura”. Com’è noto, la Puma cessò l’attività nel 1993 e il marchio, tempo dopo, venne acquistato dalla Ford per mettere in commercio l’omonima coupé degli anni 90, di cui oggi riprende il nome la B-Suv della Casa americana.      

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