Testimonianze
Sergio Torre: "I miei 160 mila chilometri con una Tesla"
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Di utilizzatori che accumulano percorrenze importanti con auto elettriche ne conosciamo parecchi. La testimonianza di Sergio Torre, però, ha un valore particolare, perché è quella di un addetto ai lavori. Dopo il progetto, nel 1999, di uno scooter elettrico Piaggio, in un’epoca in cui si parlava ancora di accumulatori al piombo o al nichel-metallo idruro, e un'esperienza con autobus a basso impatto ambientale, destinati al tragitto tra Santa Margherita Ligure e Portofino, Torre si è occupato d'ingegneria dei sistemi per la Fiat Grande Punto e di uno studio di fattibilità per una Panda elettrica. Nel 2010, il passaggio alla Duferco Energia, della quale oggi è direttore della mobilità sostenibile.

Cinque anni e 160 mila chilometri percorsi con una Tesla Model S 85D: com’è stata la sua esperienza di grande utilizzatore di un’auto elettrica? 
Quando, nel marzo 2016, è arrivata la mia Tesla aziendale, era una delle poche centinaia all’epoca immatricolate in Italia: in tutto il Paese c’erano solo 800 stazioni pubbliche di ricarica e i Supercharger Tesla si trovavano unicamente a Dorno (sulla Milano-Genova), Aosta, Verona e Varazze. Mi ricordo che anche solo andare in Piemonte per noi era un piccolo dramma, perché potevamo contare su di un unico punto di rifornimento a 22 kW all’Ikea di Torino. La mia vettura, grazie a circa 300-320 chilometri di autonomia reale, mi permetteva comunque di partire da Genova e arrivare a Bologna, Verona, Arezzo o Aosta. Dopo cinque anni ha perso circa il 10% di autonomia e ricaricava un po’ più lentamente le batterie alle colonnine fast, ma mi permetteva comunque di raggiungere, da Genova, città come Bologna, Verona, Arezzo e Aosta senza soste per “rifornire”. Quando la nostra azienda ha ottenuto un’importante commessa a Firenze, mi sono trovato in una situazione che consiglierei di provare a qualsiasi aspirante EV-driver, perché mi ha obbligato ad apprendere quelle piccole malizie che mi hanno permesso di avere sempre esperienze positive negli anni successivi. Arrivato con i miei colleghi in città per una riunione, collegai l’auto a una delle colonnine comunali, abilitate alla ricarica con Duferco. Non essendo un amante delle app, non avevo scaricato quella della Tesla, quindi non ero abituato a controllare se la vettura si stesse effettivamente ricaricando: in verità, lo davo per scontato. Quando, verso le 17, andai a riprendere la macchina per tornare a Genova, scoprii che l’operazione si era interrotta dopo pochi minuti dall’attivazione. Quindi, per ricaricare 250 chilometri di autonomia a 11 kW, avrei dovuto aspettare cinque ore… Però mi sono reso conto quasi subito che si trattava di un falso problema: in fondo, mi trovavo in una delle città più belle del mondo. Ho spostato l’auto a un’altra colonnina, fatto un giro in centro, cenato in un bel ristorante invece che in autogrill e sono ripartito tranquillamente alle 22. Imparando, così, diverse cose: primo, che l’app della Tesla è necessaria; secondo, che valeva la pena acquistare l’aggiornamento a 22 kW del caricatore di bordo, per ridurre i tempi di rifornimento; terzo, che nell’app della nostra azienda doveva essere presente il monitoraggio della ricarica in tempo reale.

Quindi oggi la vita di chi guida un’elettrica è più facile? 
Certamente: ci sono molte colonnine, spesso libere, che offrono la possibilità di trovare un parcheggio (con ricarica) comodo anche in pieno centro città. In Italia siamo ormai quasi alla sovrainfrastutturazione, perché ci sono più colonnine che auto, ma è meglio così: è un investimento sul futuro, per quando il parco circolante di elettriche sarà molto più ampio. La peculiarità della mia esperienza è il fatto che, in 160 mila chilometri, non ho mai ricaricato le batterie a casa o in azienda, ma sempre con colonnine pubbliche, per il 70% del servizio Duferco e per la quota restante ai Supercharger Tesla. Grazie al roaming, ho potuto contare su 130 mila punti di ricarica in Europa, arrivando con la mia famiglia fino a Parigi e alla Foresta Nera. E, dopo tanta strada percorsa con un’elettrica, è difficile tornare indietro: ci si abitua all’assenza di rumore e di vibrazioni, alla coppia del motore, alla frenata rigenerativa, alla quasi assenza dei tagliandi.

Non tutti, però, possono permettersi una Tesla Model S… 
La mia Tesla di cinque anni ha prestazioni simili a quelle di auto attuali di segmenti inferiori con batterie da circa 75 kWh, che costano la metà. All’epoca era l’unica vettura adatta a chi avesse necessità di fare molta strada, mentre oggi, con gli investimenti in colonnine fast e ultrafast da parte degli operatori, viaggiare è diventato facile per tutti. Probabilmente la Tesla avrà ancora per un po’ un vantaggio competitivo, grazie ai dati accumulati con l’esperienza e il numero dei veicoli circolanti, ma ormai tanti grandi gruppi e alcuni nuovi attori del mercato stanno facendo enormi passi avanti nella giusta direzione.

Come si combatte l’ansia da ricarica, che frena molti potenziali acquirenti dal convertirsi all’auto elettrica? 
Cambiare abitudini consolidate genera effettivamente preoccupazioni, anche nelle nuove generazioni. Ma bisogna ricordare che per oltre il 90% del tempo le auto restano ferme e che oltre il 90% di esse percorre meno di 80 chilometri al giorno. Le auto vanno ricaricate quando sono ferme, non ci si deve fermare - se è possibile - per ricaricarle. E con una percorrenza media nazionale di 12 mila chilometri l’anno, ovvero spesso inferiore ai 1.000 al mese, a molti utenti basta una ricarica alla settimana. Magari da effettuare mentre si sta facendo la spesa all’ipermercato…

Serve, però, un cambio di mentalità. 
Non bisogna più parlare di “tempo di ricarica”, ma di “km caricati in un’ora”: così tutto diventa più semplice. Con una colonnina a 3 kW, come una presa domestica, si possono ricaricare 15 km in un’ora, con una a 7 kW circa 35, che diventano 50 con una a 11 kW e 100 con una a 22 kW. Poi ci sono le colonnine a corrente continua, con le quali 50 kW forniscono 250 km, 100 kW 500 km, 150 kW 750 km. Questo se il costruttore dell’auto fa in modo che la vettura possa assorbire una tale potenza. Purtroppo, oggi nessuna Casa prevede come optional o upgrade in aftermarket la possibilità di velocizzare la ricarica in corrente alternata, né di sostituire le batterie, come faceva inizialmente la Renault, per allungare la vita dell’auto.

Le app sono preziose per vivere al meglio l’esperienza dell’auto elettrica? 
Molto, ma è essenziale che forniscano all'utente le informazioni giuste: non soltanto dove si trovano le colonnine, ma se sono abilitate al proprio fornitore di servizi di ricarica, se sono in funzione, se sono libere, eccetera. Non servono migliaia di simboli su una mappa, ma solo quelli certificati dal proprio provider. Che, oltretutto, deve mettere a disposizione del cliente un call center efficiente, disponibile 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 a risolvere eventuali problemi.

Come azienda, avete incontrato problemi nell’installazione di colonnine su suolo pubblico? 
Per comprare un’auto elettrica può bastare una settimana, per installare una colonnina pubblica ci vogliono, invece, da 6 a 18 mesi. Da che cosa dipende? Dall’iter della delibera che il Comune adotta per l’assegnazione del diritto a installare una colonnina, dall’iter autorizzativo (tecnico) del Comune e dal tempo necessario per l’allacciamento alla rete da parte del distributore dell’energia elettrica che, operando in regime di monopolio, si attiene alle procedure standard condivise con l’Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. Si rischia, così, di attendere 180 giorni lavorativi per i lavori di allacciamento: un tempo che, per altro, deve partire da quando l’operatore ha installato la colonnina con l’armadio pronto per il relativo contatore. Abbiamo ricevuto anche un preventivo di 410 giorni lavorativi per un contatore da 30 kW… Bisogna aiutare il sistema a modificare queste regole, rendendole meno discrezionali e, magari, creare delle figure di referenti nazionali nelle società di distribuzione dell’energia che s’interfacciano con le aziende che, come la nostra, installano colonnine in tutta Italia. Ci sono regole interpretate in modo diverso in zone differenti del Paese. E manca un piano nazionale di rafforzamento delle reti di distribuzione.

Tutto questo, però, penalizza l’Italia sul piano della competitività internazionale, in un momento decisivo di svolta verso la mobilità elettrica. 
Duferco è una multinazionale che ha dato una spinta alla mobilità elettrica rendendo possibile ai turisti stranieri la ricarica in 800 stazioni con una carta prepagata tramite PayPal: nei primi anni, il 90% dei nostri clienti proveniva dall’estero. Questo ci ha fatto capire come la mobilità elettrica sia strategica per lo sviluppo economico del Paese, con un impatto pari o superiore a quello della telefonia mobile. Cerchiamo, quindi, di sostenere ogni giorno la filiera nazionale e lo sviluppo del know-how, utilizzando dispositivi di ricarica di ottima qualità prodotti in Toscana, Lombardia e Trentino. Partecipiamo a progetti europei con partner italiani e abbiamo investito diversi milioni di euro nella nostra piattaforma informatica con decine di sviluppatori in Liguria. Però dobbiamo dire che, fino a oggi, la filiera industriale nazionale non ha voluto vedere, quando non ha addirittura osteggiato, il destino segnato dall’auto elettrica. Speriamo che ora anche le grandi aziende italiane dell’automotive recuperino terreno e investano rapidamente per lo sviluppo e la produzione in questo settore. Altrimenti si rischia che il nostro non sia più un Paese di fornitori, ma di clienti di prodotti fabbricati altrove.

COMMENTI

  • Mascetti, non c'è niente di male essere contenti di una propria scelta. La cosa sbagliata è accusare gli altri che non aver fatto la stessa scelta risultando così negazionisti. non mi sembra difficile da capire se leggeva il post volutamente provocatorio di sto tizio.
  • DIEGHI, lei confonde negazionismo con realismo. Inoltre io invece trovo patetico vedere chi sposando una tecnologia magicamente si sente illuminato, importante e "avanti". Quando invece basterebbe guardandosi allo specchio per scoprire che è lo stesso del giorno prima che viaggia alla stessa altezza di tutti gli altri...
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  • BELLINI, la risposta è nell'articolo come gli elefanti spiccano il volo sbattendo le orecchie. Ci pensi e vedrà.
  • È bellissimo, ma forse anche no, vedere i negazionisti all’opera. Sono tutti uguali anche davanti all’evidenza niente.
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  • E' evidente, ed emerge dall'articolo, che un BEV ha limitazioni negli spostamenti extraurbani, specie su autostrada (a proposito, mi sembra che il sig. Torre non dica quale velocità di crociera mantiene per avere i 320 km di autonomia reale: i 130 km/h codice o invece inferiore?), dato che impone un'attenta pianificazione, di cui oggi nessuna termica ha bisogno. Inoltre sorvola sui costi dell'energia alle colonnine: certamente lui avrà una carta aziendale, ma per chi deve pagare con le proprie entrate le colonnine sono in genere molto care, fino a 77 centesimi/kwh le Ionity, e poco competitive di conseguenza rispetto a benzina e gasolio. In conclusione, ripeto che con un BEV si può fare tutto quello che assicura un motore termico, ma a tutt'oggi a ben più caro prezzo (acquisto ed esercizio) e con limitazioni che abbiamo dimenticato
  • Scarico l’app… calcolo un ora i kw. ecc… Con la mia corolla hybrid parto quando voglio anche con un lt. di benzina, ogni 300 mt trovo un distributore e in 3 minuti faccio un pieno da circa 650 km. Riparto vado dove voglio senza stress, con lo stesso silenzio della tesla. Speso 28.000 € risparmiandone circa 30.000 e il punto di pareggio si attesta a circa 70 anni…
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  • Proporrei al redazione una nuova testimonianza, pendolare che abita fuori Milano e che si reca in città per lavoro che per fare 30 km ci mette un'ora per il traffico, non ha il box e si deve affidare solamente alle colonnine. Più tutte le attività collaterali del dopo-lavoro. Il problema non è la testimonianza, ma trovarne uno così.
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  • Ma certo, usare un'auto elettrica è molto vantaggioso, che importa poi se: - anche un'auto semi-utilitaria elettrica non costa meno di 40000 euro - la ricarica alle colonnine rapide può costare più della benzina (l'intervistato essendo direttore di una società fornitrice di energia avrà avuto le sue belle agevolazioni). - non posso ricaricarla a casa se abito in un condominio come metà degli italiani e se il box fosse sotto il mio contatore probabilemte dovrei chiedere un aumento di potenza se volessi utilizzare es. il forno dopo che alla sera ho messo l'auto in ricarica. - guardando le mappe potrebbe capitare spesso di dover lasciare la macchina in ricarica a 4-5 km dalla tua destinazione, ma è bello camminare un po' soprattutto a luglio verso mezzogiorno. - dopo che ho percorso un tragitto e h la macchina con poca autonomia verrò chiamato chiamano per un'urgenza familiare o lavorativa e sarò costretto a dire che aspetto che l'auto si ricarichi. - durante un viaggio sarò costretto a fermarmi dove non voglio per trovare colonnine liber,e per poi magari trovarle guaste o soprattuto ad agosto altre auto in coda per la ricarica con qualche esaltato che cerca la rissa poichè sostiene di essere arrivato prima (succede dai benzinai dove si aspetta 2 min. figurarsi se non succederà dove si aspetta mezz'ora). -sarò costretto a pause nel viaggio che non sempre vorrei fare. Ma sarà comunque bello guidare un'auto che non emette perchè va ad energia elettrica che è stata prodotto per tre quarti bruciando gasolio carbone o legna (biomasse) o comprata da altri che hanno centrali nucleari. Cominciamo a ottimizzare le auto termiche es. riducendo il peso ed i consumi finchè si può e alleggerendole, magari evitando di costruire pesanti ed enormi SUV, non che io abbia niente in contrario a questi, ma non mi sembrache siano i veicoli più efficienti.
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  • Certo che fare un intervista ad un professionista che opera nel settore delle ricariche di auto elettriche è come intervistare un sommelier e chiedergli se è meglio bere acqua o vino!! Ma dai
  • solo il fatto che qualcuno debba fare un poema di come sono stati 160k Km con un'auto elettrica da l'idea di quanto sia lontana dall'essere una tecnologia che possa oggi avere velleità di universalità (cosi com'è oggi) Per le città ok, come seconda auto perfetta ma non diciamo che sia una soluzione per tutti perchè non c'e' nulla di più falso. Al massimo può soddisfare le necessità e il finto ego ecologista di qualcuno.
  • Articolo-intervista interessante. Ma mi sembra che molti che commentano vanno 'fuori tema', per esempio lamentandosi dei camion a gasolio etc. (Penso siano tutti daccordo che non si tratta solo di vetture, anche il trasporto pesante deve essere migliorato) o citano casi personali, tipo andare e tornare da Roma senza fermarsi (caso ovviamente importante per chi ne scrive ma irrilevante per l'utente medio). La mia conclusione, e non possiedo ancora una macchina elettrica, e' che ormai ci siamo: la possibilita' di muoversi da endotermico ad elettrico e' ormai reale.
  • SI vuole forse far passare l'idea che questi 160.000 km siano stati percorsi a emissioni 0?
  • ma sinceramente. iniziamo a togliere tutti i camion a gasolio e a metter il trasporto merci a medio lungo raggio su rotaia. 100 camion trasportano come un treno con 100 vagoni e inquina almeno 80 volte meno con lo stesso risultato. Dalla stazione ultimi km con furgoni elettrici. Il treno elettrico lo è già. Cos' abbiamo risolto il 75% dell'inquinamento dei veicoli che circolano su strade / autostrade. Poi possiamo anche pensare alle macchinine elettriche. A già. Non si piò . in Italia ci sono le lobby. Quindi non si può neanche iniziare a parlarne.
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  • in pratica questo tizio (che lavora nel settore delle ricariche quindi è tutt'altro che superpartes) avrebbe speso (se l'avesse comprata lui) 100.000 € per un'automobile che gli ha peggiorato le condizioni di vita costringendolo a modificare le sue abitudini in funzione delle esigenze dell'auto, un bel progresso non c'è che dire. ..... Ah! e quando si è accorto che la batteria era ancora scarica, se invece che a Firenze si fosse trovato, che so, in mezzo all'aspromonte, che avrebbe fatto, un campeggio con cena al sacco in compagnia dei lupi???
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