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Auto elettriche
Più spazio (e un baule extra) grazie alla semplicità del powertrain

Auto elettriche
Più spazio (e un baule extra) grazie alla semplicità del powertrain
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Quando si parla di auto elettriche, gli aspetti più discussi sono sempre gli stessi: autonomia, batterie, diffusione delle colonnine e prezzi. Fattori cruciali, certo, ma non gli unici. L’attenzione riservata agli accumulatori, elementi fondamentali per questi veicoli, eclissa i motori da essi alimentati: al di là della potenza e della silenziosità, infatti, si discute sempre troppo poco del cuore dell’auto a energia elettrica e degli aspetti a esso collegati. Un cuore più piccolo e versatile di quello dei modelli tradizionali.

Più semplice. In breve, il powertrain elettrico si avvale di uno statore, ovvero di una parte fissa del meccanismo caratterizzata da conduttori di rame isolati collocati attorno a un elemento ferromagnetico, che crea un campo magnetico rotante. Quest’ultimo è seguito dal rotore, il più delle volte dotato di magneti permanenti, che eroga potenza meccanica trasmessa alle ruote del veicolo tramite un riduttore, il differenziale e i semiassi. Si tratta, quindi, di un meccanismo piuttosto semplice, ma anche compatto: un plus per ingegneri e designer che possono sfruttare i minori ingombri a tutto vantaggio dell’abitabilità. Oppure, semplicemente, per avere più libertà nel disegno della vettura. Ovviamente, parliamo del caso in cui quest’ultima debba essere proposta solo in versione full electric. Se invece quella a batteria è solo una delle varianti dell’auto, i progettisti devono tenere conto della possibile presenza di motori e altre componenti meccaniche che caratterizzano le vetture endotermiche. 

Più fantasia. Sul design delle auto 100% elettriche, e disponibili solo come tali, abbiamo già detto che la tecnologia a batteria sta facendo sbizzarrire i progettisti con forme più filanti e aerodinamiche, tanto da aver rinvigorito il mercato delle berline-coupé con molte nuove proposte. E se le forme di queste sedan che sembrano disegnate dal vento non rappresentano la migliore soluzione in termini di sfruttamento degli spazi (sono in genere molto comode, ma hanno lunghezze importanti), quelle delle più classiche due volumi possono essere ottimizzate per avere un’abitabilità da record.

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Hatchback spaziose. Prendiamo uno dei modelli simbolo della rivoluzione a batteria di questo periodo, la Volkswagen ID.3, cioè la prima auto nativa elettrica di serie del marchio di Wolfsburg: si tratta di una hatchback che all'interno offre una disponibilità di centimetri "degna di una Passat", come abbiamo scritto in occasione della prova su strada di Quattroruote di novembre 2020. Il motivo è presto detto: la presenza della tecnologia full electric, supportata dalla piattaforma Meb, ha permesso di adottare su quest’auto uno schema tuttodietro, con trazione e motore posteriori senza sacrificare in misura significativa lo spazio in coda. Così, è stato possibile creare una due volumi che ammicca alle MPV, cioè con un frontale più corto delle tradizionali hatchback, per sfruttare appieno gli ingombri di quest’auto, le cui ruote sono collocate agli estremi della vettura. Volendo, si potrebbe aggiungere persino un ulteriore motore davanti per avere la trazione integrale elettrica, senza un ingombrante albero di trasmissione che si tradurrebbe in un fastidioso tunnel sul pavimento. La ID.3 non è disponibile in questa configurazione, ma la ID.4, sviluppata sulla stessa piattaforma e offerta anche con tale tipo di trazione, dimostra che ciò è possibile. I motori delle elettriche, inoltre, possono essere persino più di due, come le quattro unità, una per ogni ruota, di alcune hypercar a batteria e le tre delle Tesla Model S e Model X in versione Plaid, anche in questo caso senza dover sopportare significativi sacrifici di spazio.

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Doppio bagagliaio. A proposito di Tesla, non possiamo non chiudere quest’approfondimento senza dare un’altra dimostrazione delle potenzialità in termini di spazio delle Ev di Elon Musk, ovvero il doppio baule. Tutte le vetture della Casa di Palo Alto sono infatti caratterizzate dalla presenza del “frunk”, cioè del bagagliaio anteriore, che si aggiunge a quello posteriore. Non parliamo però di un’esclusiva del marchio d’Oltreoceano, poiché il frunk è una soluzione che oggi trova spazio anche su modelli di altre Case, peraltro già disponibili sul mercato europeo, come le Volvo XC40 Recharge e C40, oltre alla Ford Musang Mach-e e alle varie Audi e-tron ed e-tron GT.

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Piccoli e grandi. In genere, i frunk sono vani dalla modesta capacità, non dissimili dai bauli anteriori offerti delle sportive a motore (termico) centrale o posteriore, ma utili per riporre i cavi di ricarica e piccoli borsoni, magari quando il baule principale è già occupato. Fanno eccezione i bagagliai anteriori della nuova Ford F-150 Lightning (nella foto) e del GMC Hummer EV, due nuovi pick-up a batterie per il mercato americano, che affiancano al vano posteriore un grande scomparto davanti, forse più pratico dello stesso cassone, seppur di capacità inferiore, poiché i bagagli sono sempre protetti dalle intemperie e dagli sguardi indiscreti dei malintenzionati.  

COMMENTI

  • linee filanti ed aerodinamiche: id3 e id4 ne sono l'esempio più lampante, ma anche la nissan ariya non scherza. quanto al baule extra: ma per andare dove? per tenda e generi di prima necessità in caso di attesa di ricarica?