Curiosità

Volkswagen ID.4 GTX
Con la Suv elettrica in Normandia e Bretagna

Volkswagen ID.4 GTX
Con la Suv elettrica in Normandia e Bretagna
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Quando raggiungiamo Fécamp, sulla costa atlantica francese, 1.500 km sono già alle mie spalle. Non ho scelto la via più breve, ma la più scenografica attraverso le Alpi svizzere già innevate, superando vari passi oltre i 2.000 metri di quota. Una bella sfida che l'elettrica ID.4 GTX supera con una certa disinvoltura, grazie alla batteria da 77 kWh e alla notevole potenza complessiva (299 CV). Di fronte al panorama selvaggio delle scogliere di Normandia, faccio il primo bilancio: attraversando la Svizzera, ho incrociato stazioni ultra fast - come quelle di Ionity - ogni 100 km e ho potuto pagare le ricariche con con il badge universale (di We Charge), con la carta di credito o anche in contanti, direttamente alla cassa della stazione di servizio. A proposito: in Svizzera e in Francia, ogni distributore di carburante disposto lungo le arterie di scorrimento veloce offre anche la possibilità di collegarsi a una colonnina. Insomma, un altro mondo. Detto questo, i conti con l'autonomia vanno fatti con cura: in autostrada, sopra i 100 km/h, il consumo di energia aumenta in maniera rilevante e così, per tranquillità, mi sono imposto una sosta ogni 300 km, utile per bere un caffè, pranzare e ricaricare presso un connettore fast nel giro di 40 o 50 minuti.  

Seguendo il mare. Giunto in Normandia, seguo la costa e proseguo verso quella della Bretagna: sono mille chilometri di bellezze naturali, oasi di pace e serenità, cittadine fiabesche come Honfleur, Mont-Saint-Michel o Saint-Malo. Percorro trecento km al giorno in tutta tranquillità, ricaricando comodamente la notte in alberghi scelti ad hoc. Su queste strade, con limiti a 90 km/h, curve e saliscendi, la ID.4 GTX permette di percorrere ben più di 400 km con una ricarica. La Suv è piacevole da guidare, spinge benissimo e, con la sua affabilità, mi permette di concentrarmi sulla bellezza delle coste normanne e bretoni: le scogliere di Etretat, possenti, come il ponte di Normandia dopo Le Havre. Alle soglie di un sogno, spunta poi Mont-Saint-Michel, patrimonio dell’umanità. La maestosa e selvaggia bellezza di Omaha Beach trafigge il cuore con il cimitero americano e le migliaia di croci bianche mute e drammatico ricordo di giovani vite spezzate. Le testimonianze dello sbarco sono molte e penetrano nell’anima. Diversa è la vista di Cap Frehel, con il monumentale faro sull’Atlantico colmo di storie marine come il vicino fiabesco castello Fort-la-Latte. La casa fra le rocce a Plougrescant mi trattiene per le paradisiache visioni offerte del paesaggio circostante come il Sentiero dei Doganieri, che intraprendo dopo aver parcheggiato a Perros-Guirec. Una parata di granito rosa dalle forme ammaglianti che si tuffano sul mare.

Ritorno senza pensieri. Prima di rivolgere i fari della ID.4 verso l'Italia, mi aspettano i monumenti megalitici di Carnac: misteriose pietre allineate secondo un disegno imperscrutabile da più di 4.000 anni. Dopo Carnac, come all’andata, scelgo le montagne, ma per raggiungerle devo attraversare tutta la Francia da ovest a est, passando a sud di Parigi. Il viaggio trascorre senza problemi: ci sono colonnine in ogni autogrill! Viro verso Zurigo, poi prendo la strada per Davos e l’innevato Flüela Pass (2.384 metri), quindi mi immergo nel cuore dell’Engadina fino al passo del Forno, sempre sopra i 2.000 metri. E qui, dal bagagliaio della ID.4, escono anche gli sci per una "sosta" sportiva. Una volta ripartito verso l'Italia, attivo la modalità Brake per massimizzare il recupero di energia in discesa. L'ultima tappa è Glorenza, splendida cittadina medioevale in alta Val Venosta, dove mi attende l'ultima ricarica. Una cena leggera e il "pieno" è fatto: dopo altri 120 km sono a casa, facendo attenzione agli ultimi 15 che mi riportano ai 1.000 metri di Fai della Paganella. Lo stesso paese da dove sono partito, 3.500 km prima.  

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