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Project 50
Dallara Masterpiece: la storia della Icsunonove

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X1/9: una sigla da agenti segreti, da film d'azione. Ancora più enigmatica in versione estesa: Icsunonove. Fantascienza? Quando viene svelata al Salone di Parigi del 1975, con la sua linea a scalpello e l'alettone enorme, sembra l'oggetto di scena proveniente da "UFO attacco alla Terra!".  Invece, la Icsunonove è la vettura "silhouette" con la quale la Dallara entra nel Campionato Mondiale Marche di Gruppo 5 per giocarsela con i ragazzi più grandi.

Ambita da tutti. All'alba degli anni 70, la Fiat X1/9 di serie è uno dei giocattoli più ambiti dai comuni mortali che vogliono provare le sensazioni di guida senza filtro riservate solo ai facoltosi proprietari di una Miura o, almeno, di una Porsche 911. Il propulsore non è certo da Gran Turismo, un quattro cilindri di 1.3 litri, però è posteriore centrale, come sulle GT. Ed è la "targa" più piccola sul mercato, con un design meraviglioso e i fari a scomparsa. A Torino l'hanno voluta nomi pesanti: Gianni Agnelli e, in particolare, Nuccio Bertone, per cui "il solito" Marcello Gandini firma le linee avveniristiche. La X1/9 riscuote un discreto successo dopo il lancio (quasi 29 mila immatricolazioni nei primi due anni) e comincia a darsi da fare nelle gare in salita e in pista, con Giannini a Roma e la scuderia svizzera Filipinetti. Ovviamente, anche Abarth dice la sua, con la versione Rally.

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L’avvento di Dallara. Alla festa poteva mancare Gian Paolo Dallara? Ovviamente no: i concetti tecnici alla base della X1/9 provengono indirettamente dalla "sua" Miura e dalla Lancia Stratos, alla quale l'ingegnere emiliano ha collaborato come consulente alla dinamica. Così nel 1975, di concerto con la stessa Fiat e la Carrozzeria Bertone, Dallara realizza i 30 esemplari della Icsunonove necessari per l'omologazione nel Gruppo 5 del Mondiale Marche, riservato alle Vetture di Produzione Speciale (VPS) tipo Silhouette, basate sui comuni modelli destinati alla circolazione stradale. Il regolamento dà alle auto iscritte delle licenze estetiche clamorose, che rapiscono l'immaginazione degli appassionati hardcore, quelli del poster in garage - a volte in camera da letto. Anche se è scultorea come una concept, la Icsunonove è un'auto da corsa in tutto e per tutto, sviluppata e allestita nella fabbrica di Varano de’ Melegari. Costa qualcosa come 14 milioni di lire, ma è possibile acquistarne anche solo il motore. La prima versione monta il Fiat 1300 elaborato con testata 16 valvole e iniezione meccanica Kugelfischer da 192 CV. Segue il 1.6 da oltre 230 CV a 9.700 giri. Rispetto alla Abarth, il telaio è rinforzato da una gabbia a sei punti di saldatura.

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Questione di peso. La Icsunonove svetta anche per i grintosi passaruota allargati, necessari a montare i cerchi di lega scomponibili Speedline (da 8" davanti e 11" dietro), calzati da pneumatici dall'impronta a terra senza limiti. Spiccano l'ala aerodinamica a sbalzo regolabile e il frontale, che picchia liscio giù verso l'asfalto, senza più i fanali a scomparsa: al loro posto, la coppia di bocchettoni dei serbatoi anteriori della benzina. Per stupire con la sua creatura, Gian Paolo Dallara dà il meglio in fatto di utilizzo di leghe leggere aeronautiche, il suo pane. La carrozzeria è di vetroresina color nero opaco, con le fasce arancio a contrasto e il logo in grande risalto. Al posto dei vetri, i plexi da rally. Morale: l'ago della bilancia sprofonda a 690 kg, oltre due quintali in meno della X1/9 di produzione. Le sospensioni ridisegnate e i freni a disco autoventilanti le donano una maneggevolezza impressionante. E infatti va subito forte: le salite e gli slalom sono il suo ecosistema. Poi la scoprono all'estero e inizia a farsi bella fra i cordoli di tutta Europa.

Nuova partnership. La Icsunonove, infine, è anche la pietra miliare che addolcisce le comprensibili ansie, i dubbi, le preoccupazioni che assillano Dallara fin dall'inizio dell'attività. Porta alla nuova collaborazione con la Lancia per lo sviluppo di un'altra silhouette leggendaria, la Beta Montecarlo, attraverso la chiamata di Cesare Fiorio. "La Icsunonove è figlia della SP10, la prima vettura con motore posteriore centrale derivata dalla Fiat 128", racconta l'ingegnere. "Vinceva la sua classe in tutte le gare in salita e, con lei, Bertone ci ha fatto conoscere all'estero per la prima volta non sulle piste, ma al Salone di Parigi". Una passerella di haute couture a quattro ruote, per il progettista con un futuro luminoso ancora tutto da scrivere.

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