Curiosità

Modelli di svolta
Mercedes 190, la “Baby Benz” che allargò la gamma verso il basso

Modelli di svolta
Mercedes 190, la “Baby Benz” che allargò la gamma verso il basso
Chiudi

Ci sono modelli che hanno lasciato un segno nell’epopea di una Casa. E sono stati in grado di aprire una strada così nuova, da tracciare un prima e un dopo nel percorso di un costruttore. Auto che hanno avuto pure il merito di cambiare la percezione del marchio, portando nei radar della Stella clienti che prima di allora non l’avevano considerato. Vere “game changer”, insomma, grazie alle quali alcune Case hanno potuto esplorare fasce di mercato fino a quel momento sconosciute, e di catturare, al contempo, nuovi clienti. E un esempio calzante è rappresentato dalla Mercedes 190, che proprio quest’anno celebra un compleanno importante.

2022-Mercedes-19000019

La “piccola” Stella. Il modello (sigla W 201) viene svelato nel novembre 1982. Sì, 40 anni or sono. Disponibile solo in versione berlina, la 190/190 E sfoggia linee innovative, tracciate dal designer italiano Bruno Sacco, un formato moderno e accattivante, oltre – come vedremo – a soluzioni tecniche all’avanguardia. Un’auto che, nel giro di pochi anni, cambia le regole in quel di Stoccarda.

Qualità concentrata. La 190, o “Baby Benz” come viene chiamata, amplia verso il basso la gamma della Stella, in quel momento incentrata sulle “200-300”, berlina, station e coupé, sull’ammiraglia S e sulle SL. Pensiamo solo una cosa: se non ci fosse stata la 190, con la sua “spinta democratica”, non avrebbe trovato spazio, poi, nel 1997 e in un segmento ancora inferiore, la prima Classe A. Ma torniamo alla 190, che introduce nella categoria “due litri” quegli standard di raffinatezza costruttiva, di confort e qualità, prima appannaggio solo dei modelli di categoria superiore. Per realizzare ciò, si parte da un foglio bianco e questo, sul piano della meccanica, si traduce nella riduzione degli ingombri e delle masse. Lo schema della “Baby Benz” prevede il motore anteriore longitudinale, la trazione posteriore e un abitacolo in grado di ospitare cinque persone. Non è facile lo sviluppo del progetto, come raccontiamo su Quattroruote di dicembre 1982 “…Al riguardo i tecnici Mercedes hanno confessato che è stato molto più impegnativo trovare la corretta messa a punto delle sospensioni su questa auto, pesante poco più di 1.000 chili, che sulle grosse berline da 1.500 chili e oltre…”. 

2022-Mercedes-19000003

Sotto i 4 e mezzo. La 190 si distingue per la taglia ridotta, almeno per i canoni della Casa: 4,42 metri di lunghezza (contro i 4,73 della “200”), appena 1,38 metri di altezza e un passo di 2,66. A livello di stile, il modello sfoggia una linea aerodinamica (il Cx è di 0,33), ma pur sempre da Mercedes, che trova i suoi punti di forza nel frontale spiovente e ben raccordato con il cofano, nella coda piuttosto alta, ma smussata ai lati, e nei montanti posteriori rastremati. Il risultato è una vettura simile alla ammiraglia S, ma più slim, pulita e filante. Studio aerodinamico che ha coinvolto anche una parte del sottoscocca, la forma dei cerchi e pure le sospensioni.  

2022-Mercedes-19000013

Prima col multilink. La maggior parte delle sezioni portanti è realizzata in lamiera di acciaio ad alta resistenza, e ciò ha garantito ottimi risultati nelle prove d’urto. Un progetto, quindi, molto attento alla sicurezza, e innovativo pure nel comparto sospensioni. Per il retrotreno, infatti, i tecnici tedeschi hanno preso in esame otto sistemi differenti in più varianti, per poi optare per un raffinatissimo schema a quadrilatero deformabile a cinque bracci: si tratta del famoso multilink, una “prima” mondiale che la 190 può vantare e che in seguito verrà adottata dalla concorrenza. Inoltre, l’impianto frenante a quattro dischi può essere completato con il costoso (quasi due milioni di lire) optional dell’ABS.

2022-Mercedes-19000017

Cambio a 4 marce… Il cuore della 190 è costituito da motori quattro cilindri benzina - e, in seguito, anche diesel, sia aspirati, sia turbocompressi - inizialmente di due litri della famiglia M 102 (quella delle coeve 200 e 230), ma aggiornati in molte parti e alleggeriti di otto chili. La versione a carburatore (denominata 190) eroga 90 cavalli e 165 Nm di coppia, mentre quella equipaggiata con l’iniezione meccanica a controllo elettronico sviluppato insieme alla Bosch (la 190 E), arriva a 122 cavalli e 178 Nm. I propulsori sono abbinati a un cambio a quattro marce, con quello a cinque che arriverà solo in seguito (e qui si poteva fare qualcosa in più…).

Sportiva e da corsa. Nel 1983 appare la sportiva 190 E 2.3 16, il cui rinnovato motore a quattro valvole per cilindro eroga 185 cavalli. Una vettura ben sottolineata all’esterno da minigonne e alettone, che entra a listino poi nel 1984. Ulteriore step è rappresentato nel 1988 dalla 190 E 2.5-16, che tocca i 195 cavalli, seguita poi dalla variante da 235. Queste serie rappresentano la base per realizzare le versioni impiegate nelle corse del DTM (il campionato tedesco per vetture turismo), che ottengono risultati in crescendo. L’apice viene raggiunto quasi a fine ciclo, quando nel 1992 Klaus Ludwig si aggiudica il DTM con la 190 E 2.5-16 Evolution II. Ancora un anno e le 190 escono di scena, lasciando il posto alla Classe C.  

COMMENTI([NUM]) NESSUN COMMENTO

ultimo commento
ultimo intervento

Modelli di svolta - Mercedes 190, la “Baby Benz” che allargò la gamma verso il basso

Siamo spiacenti ma questo utente non è più abilitato all'invio di commenti.
Per eventuali chiarimenti la preghiamo di contattarci all'indirizzo web@edidomus.it