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Modelli di svolta
Audi 100, quando l'aerodinamica ti rende premium

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Dopo la Mercedes 190, che ha ampliato verso il basso la platea di clienti della Casa di Stoccarda, ci occupiamo di un altro modello di svolta, in questo caso dell’Audi. È la 100 serie C3, all’esordio 40 anni or sono, proprio come la piccola della Stella. Un debutto importante, pure quello dei quattro anelli, che ha introdotto un design moderno e aerodinamico, pur conservando volumi piuttosto convenzionali. Così, l’abbandono delle forme squadrate, tipiche degli anni 70, e il nuovo corso stilistico inaugurato dalla grande berlina – alla quale seguirà la fortunata e più democratica 80 - cambiano il volto della gamma di Ingolstadt. E con un look rinnovato e contenuti di pregio, la 100 comincia a posizionarsi più in alto rispetto a prima, grazie anche a interni molto curati e a materiali di qualità. Una progressione decisiva, quella del marchio tedesco, verso la fascia premium del mercato che beneficia, indirettamente, anche dei successi raccolti dalla favolosa Quattro nei rally mondiali. Immagine e sport, due grandi arieti che hanno lavorato sodo per il marchio tedesco.

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Ridurre i consumi. Ma per capire meglio la genesi del progetto 100, torniamo indietro alla metà degli anni 70, quando si fanno ancora sentire gli effetti della crisi energetica del 1973, che comporta un pesante aumento del prezzo del greggio. I modelli più sportivi navigano in cattive acque, mentre tutti gli altri devono adeguarsi a consumare meno. È così che le Case – e l’Audi spicca, fra queste – s’impegnano nella ricerca per ridurre i consumi delle auto medie, l’unico modo per continuare a renderle accettabili in un mercato in seria difficoltà. Il frutto di tanti sforzi arriva nel 1981, quando la Casa tedesca presenta al Salone di Francoforte uno studio di berlina a tre volumi priva di appendici aerodinamiche, che viene chiamata “Forschungsauto” (o “auto da ricerca”), realizzata anche con i fondi del Ministero per la Ricerca e Tecnologia della Germania federale.

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Il capo? Un certo Piëch... Il prototipo presenta una serie di soluzioni volte a contenere i consumi e, quindi a puntare – come si direbbe oggi -, sulla sostenibilità ambientale. Un’auto in grado, ovviamente, di promettere vantaggi al distributore ai clienti, pure con prestazioni migliori. Alcuni di questi elementi vengono introdotti sulla Audi 100 di produzione: una berlina a tre volumi e quattro porte, dalle forme tondeggianti, che rompe con il passato. Il team di lavoro, guidato nientemeno che da Ferdinand Piëch, riesce nell’impresa di realizzare una vettura dal Cx di appena 0,30, il che rende la 100 la berlina di serie più aerodinamica del mondo: la generazione precedente non è andata oltre lo 0,42.

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Tante voci. L’Audi 100, che riprende diverse soluzioni esterne della “Forschungsauto”, presenta una linea a tre volumi, con sbalzi consistenti, ma filante, pulita, praticamente priva di appendici (se si esclude un mini-splitter frontale). L’effetto a cuneo, poi, viene esaltato dai gruppi ottici anteriori e dalla calandra inclinati all’indietro, oltre che dalla coda alta. Diversi i dettagli che contribuiscono a migliorare il Cx: dal bordo posteriore del cofano motore che carena in parte i tergicristalli ai copriruota tondeggianti; inoltre, il parabrezza, i vetri laterali (bombati) e il lunotto risultano a filo della carrozzeria, mentre i paraurti adottano un andamento avvolgente. Nonostante la taglia sia più grande di quella della 100 del 1976 (la lunghezza è ora di 4,79 metri, contro i 4,68 precedenti), la massa è rimasta pressoché identica: un risultato raggiunto grazie all’adozione di telai delle portiere di lega leggera, di passaruota anteriori di materiale plastico e della vasca della ruota di scorta realizzato in poliestere rinforzato da fibra di vetro.

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In opzione la quinta lunga. All’interno, i sedili hanno un nuovo disegno e presentano l’appoggiatesta a telaietto. Nella dotazione di serie sono inclusi l’orologio al quarzo, le cinture di sicurezza anteriori e posteriori, le luci retronebbia e di retromarcia. Tra gli optional spiccano l’auto-check, che segnala le anomalie all’impianto frenante e a quello elettrico, il livello scarso dei liquidi, l’eccessiva temperatura del liquido di raffreddamento del motore e l’insufficiente pressione del lubrificante. Quattro, inizialmente, i motori: 1.8 (completamente nuovo, nonché unico quattro cilindri in gamma: gli altri erano tutti cinque in linea), 1.9, 2.2 e 2.0 diesel. Il cambio è a quattro marce: in opzione è disponibile l’automatico a tre rapporti e il manuale “4+E”, cioè con quinta di riposo. Grazie a quest’ultimo e all’ottima profilatura della carrozzeria, l’Audi dichiara per la 100 C3 consumi ridotti dal 3 al 10%, a seconda delle motorizzazioni. La gamma si completerà poi nel 1983 con la versione Avant.

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Sotto al nostro torchio. Quattroruote prova la 100 CC Diesel e la CD 2.200 sul numero di dicembre 1982. La nostra rivista la definisce “…una bella automobile” che “offre, nonostante la sua modernità, un’immagine di classica eleganza. L’eccezionale Cx di 0,30, il valore più basso fra le berline di normale produzione, viene confermato oltre che dai risultati delle nostre prove, dall’attenta progettazione e dall’adozione di alcune soluzioni come: vetri incollati, spigoli raccordati, gruppi ottici carenati, spoiler, sigillatura della parte inferiore, cerchioni ruote profilati. Tutto è stato studiato (la vettura è anche priva di gocciolatoi) per ‘rubare’ qualche punto al coefficiente di penetrazione complessivo…”. L’auto, secondo le valutazioni del servizio, offre “spazio in abbondanza”, ha una plancia “ben costruita e razionale” e una finitura “curatissima soprattutto all’esterno”. Lo schema tecnico, a trazione anteriore e motore longitudinale, è ancora quello presente sulle Audi medio-grandi di oggi. Tra le motorizzazioni, la 2.0 diesel aspirata cinque cilindri è considerata leggermente sottodimensionata per la vettura, anche se la potenza – 70 cavalli - è tra le più elevate nella classe due litri. I numeri principali della 2.0: velocità massima di 156,731 km/h e consumo di 12,5 km/l a 130 km/h, un dato che si pone ai vertici della categoria. La 2.2 iniezione benzina da 136 cavalli, sempre a cinque cilindri, tocca i 200,172 orari ed è a sua volta piuttosto parca: percorre infatti 11,4 km/l, sempre a 130 km/h. Le nuove forme della 100 hanno fatto scuola: non sono solo stile, ma anche nella tecnica aerodinamica. Importante allora come oggi.

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