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Majorette
Citroën 2CV: simbolo di libertà per tutti

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Irriverente, intelligente ed essenziale, la Citroën 2CV è uno dei pilastri dell’automobilismo. Grazie alla sua semplicità, ha contribuito a dare vita alla categoria delle utilitarie. La grande abitabilità a bordo e il piccolo motore, parco nei consumi e nei costi di gestione, sono gli elementi che ne hanno decretato il successo. Al suo debutto al Salone di Parigi del 1948 era equipaggiata da un propulsore boxer raffreddato ad aria di appena 375 cm3 capace di erogare solo 9 CV, sufficienti per raggiungere i 66 km/h (i 2CV del nome fanno riferimento alla potenza fiscale sul mercato interno). La trazione è anteriore, il cambio a quattro marce, le sospensioni indipendenti e la scocca non prevede una struttura portante. La carrozzeria è infatti imbullonata a un telaio al quale sono poi fissati i vari organi meccanici. Vivendo a ridosso degli anni 60 e 70, anche la 2CV subisce in un certo senso le influenze della controcultura giovanile, evolvendo il propulsore: nel 1970 entra nel cofano un bicilindrico di 435 cm3 totalmente riprogettato, da 26 CV, declinato anche in versione 602 cm3 da 29 CV (preso in prestito dalla berlina Ami6) che, dal 1979, sarà il solo motore disponibile. Nel 1975 i fari di alcune versioni diventano rettangolari (come il modellino Majorette), mentre negli anni 80 prende piede la produzione delle edizioni speciali a tiratura limitata, per chiudere poi definitivamente la carriera di questa icona nel 1990.

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Spensieratezza giovanile. Pochi giorni fa la Citroën ha svelato il nuovo “double chevron”, emblema che vedremo sulle prossime auto del marchio francese. Dunque, portarsi a casa il modellino della Citroën 2CV della Majorette significa rivivere il passato e il divertimento a basso costo degli anni 70, contraddistinto dal bisogno di libertà ed emancipazione, lo stesso che vivevano i giovani a bordo della piccola francese. Per gli appassionati il cofano apribile della replica è una vera chicca, il vano contiene al suo interno la riproduzione del bicilindrico dell’Ami6. Passando all’estetica, la livrea gialla è vivace e ben rifinita e, unita alle sue linee “simpatiche” della carrozzeria, colpisce lo sguardo dei più piccoli. La cura dei dettagli si vede nei gruppi ottici: la replica di Majorette prevede i fari rettangolari, elementi che fecero la loro comparsa sulla 2CV del 1975. Una soluzione che accompagnò l’auto per un breve periodo, ma che sottolinea comunque la meticolosità e la conoscenza in campo automobilistico della Majorette. Il design delle ruote è vintage, mentre il cofano è l’unica parte mobile della carrozzeria. Il modellino è lungo 69,73 mm, largo 27,95 mm e alto 28,05 mm, con forme fedeli all’auto originale, mentre il peso è di 31 grammi. Ultima in classifica, con il tempo più alto registrato sulla pista prova, la 2CV non punta alle performance, ma vuole affascinare chi la osserva, perché in tantissimi hanno almeno un ricordo d’infanzia in cui una 2CV è stata protagonista. Se la francese è tra le tue auto che ti hanno fatto emozionare, votala come tua replica preferita Majorette: trovi il sondaggio nelle stories del canale Instagram di Quattroruote.

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