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Lancia
50 anni fa: la Beta e il rilancio del marchio

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50 anni fa: la Beta e il rilancio del marchio
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Annata ricca di novità per i marchi italiani, quella del 1972. Sono tanti, infatti, i vernissage di modelli importanti, in particolare nella fascia delle berline medie. L’Alfa Romeo fa esordire l’Alfetta, la Fiat risponde con la 132, la Lancia con la Beta. Tanta roba, per una porzione di mercato che, in Italia, cambia volto. Già, la Lancia: nel 1972 sono tre anni che è entrata nell’orbita del Gruppo Fiat, ma, nel frattempo, le uniche novità della Casa torinese hanno riguardato più che altro “ritocchi” a modelli preesistenti. Cià non vuol dire che nel nuovo ufficio tecnico non si stia lavorando a qualcosa di inedito. E questo qualcosa prende le forme, giusto 50 anni fa, al Salone di Torino, della Beta berlina. La prima Lancia progettata sotto la gestione Fiat, e la prima di una lunghissima serie di modelli e di “derivate” sportive, prodotte, in più serie, fino al 1984. Le berline, in particolare, si articolano in tre serie: 1972, appunto, 1975 e 1979, alle quali va aggiunta la Beta Trevi (tre volumi), che esordisce nel maggio 1980. 

Lancia Beta

Tre cilindrate. La Beta, oltre a segnare il ritorno alla denominazione di un modello sfruttando le lettere dell’alfabeto greco, nasce da un progetto ambizioso (Y1), che vuole riportare il marchio sul palcoscenico internazionale, grazie a concetti nuovi. A cominciare dal design, che rompe con il tema più tradizionale a tre volumi diffuso nella categoria, in virtù della carrozzeria a due volumi, con sei “luci” e coda tronca. Forme in generale tondeggianti ispirate a una evidente ricerca aerodinamica, che fa subito pensare a qualche “contaminazione” d’origine francese (in particolare, della Citroën GS del 1970). La berlina italiana vanta quattro porte e cinque posti.

Lancia Beta

Cambia la disposizione. Sulla Beta cambia pure la meccanica, che diventa di origine Fiat, ma con notevoli perfezionamenti: i motori, sempre inclinati, passano dalla disposizione longitudinale – e dal tipo boxer o a V “stretta” delle precedenti Flavia e Fulvia - a quella trasversale e in linea, tipiche delle recenti realizzazioni Fiat. Il cambio a cinque marce è montato in blocco col motore, entrambi inclinati all’indietro di 20 gradi. La trazione, invece - quella non si tocca - resta anteriore, nel segno della tradizione. E nella stessa direzione va anche il raffinato comparto sospensioni, che è a ruote indipendenti (tipo MacPherson), con barra stabilizzatrice. L’impianto frenante, inoltre, prevede quattro dischi.  

Lancia Beta

Motori di origine Fiat. I propulsori bialbero sono inizialmente tre: l’1.4 da 90 cavalli, l’1.6 da 100 e l’1.8 da 110. Spaziate di “dieci in dieci” per la clientela, come si usa negli anni 70. Interessanti le prestazioni dichiarate, che vedono lo 0-100 km/h risolto, rispettivamente, in 13 secondi, 11,4 e 10,5 secondi, e il chilometro con partenza da fermo in 34,5, 33 e 32 secondi. Le velocità massime delle Beta, raggiunte in quinta marcia, sono, sempre rispettivamente, di 165, 170 e 175 km/h, abbastanza in linea con i risultati della concorrenza.  

Spaziosa. Il format a due volumi regala alla Beta una carrozzeria compatta, lunga 4,29 metri, contro, per esempio, i 4,38 della Fiat 132. Quest’ultima vanta inoltre un passo di 2,56 metri, contro i comunque abbondanti 2,54 della nuova Lancia. Misure oggi normali per utilitarie di segmento B, ma che mezzo secolo fa erano riservate a vetture da famiglia considerate spaziose pure in seconda fila. Degni di nota, all’interno, il piantone dello sterzo regolabile in altezza e in profondità e le bocchette di ventilazione posteriori, all’epoca merce rara nella categoria della Beta. Quanto alle finiture, rimarchevoli i rivestimenti dei sedili, mentre si nota qualche economia d’impronta “Fiat” per le plastiche.  

Lancia Beta 1.6 GPL

Così la giudicò Quattroruote. La nostra rivista prova le Beta 1.4 e 1.8 sul numero di giugno del 1973. Riportando i seguenti giudizi: Esterno, “linea poco originale”, Abitabilità “Discreta anche per cinque persone, sedili complessivamente ben studiati”. Quanto al posto guida, si dice: “…ha notevole spazio. Buona la posizione…, però il volante (anche se regolabile) è piuttosto basso…. Leva del cambio un po’ distante”. Si passa poi alla strumentazione: “Dotazione di serie molto buona: strumenti non molto ben leggibili, per la grafica e per alcuni riflessi”. Finitura: “Buona. Migliore la versione 1800 nei rivestimenti”. Ed eccoci al vano di carico: “Bagagliaio ampio e ben sfruttabile. Facili le operazioni di carico per il pianale basso…”. E sul cuore delle Beta: “Motore pronto e potente in entrambe le versioni. Elasticità notevole. Rumorosità avvertibile solo dopo i 5000 giri/min”. Quanto alla guida, eccoci allo sterzo. “…leggero e troppo demoltiplicato. Influisce sul comportamento su strada. Apprezzabile nella marcia a bassa velocità in città e in manovra…”. Una voce importante, quella del consumo: “Nel complesso accettabile. Più contenuto quello della 1400”. E si conclude con la tenuta di strada: “Molto buona su fondo normale per la classe di vettura. Al limite si avverte nettamente la trazione anteriore e quindi l’effetto sottosterzante”. Tirando le somme, ecco i pro e i contro della prova. Tra le voci positive rientrano il confort eccellente, il motore buono e l’apprezzabile elasticità di marcia. Tra i difetti, lo sterzo demoltiplicato e leggero, la scarsa visibilità posteriore e la linea “poco Lancia”. Oggi, soprattutto le versioni sportive della Beta sono sempre più ricercate, mentre le berline presentano quotazioni piuttosto abbordabili.

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