Diario di bordo

Fiat Freemont
Una settimana con la 2.0 Mjt 4x4 Cross

Fiat Freemont
Una settimana con la 2.0 Mjt 4x4 Cross
Chiudi

Day 1. Un po’ più di ottocento chilometri in un giorno, non sono pochi. Per un viaggio di lavoro così, serve un’auto comoda. Ma quando ho scoperto che, per questo servizio, mi sarebbe stata assegnata la Fiat Freemont, mi sono sentito rassicurato: è quel genere di macchine che, arrivato a sera, non ti fanno pesare quanta strada hai fatto. E così è stato. Comoda è comoda, la Fiat americana. Che di più non si potrebbe, grazie anche a un supporto lombare, lato guida, ben studiato e alla millimetrica possibilità di regolazione elettrica del sedile. Poi, la 2.0 Mjt 4x4 Cross ha dalla sua parte altri bei vantaggi: il cambio automatico a sei marce; la trazione integrale permanente, ché in autunno le brutte sorprese (meteo) non mancano mai; una dotazione di serie da ammiraglia (c’è tutto quel che serve, dal navigatore touch screen a un’eccellente impianto audio Alpine).

Sensazioni al volante. Un viaggio perfetto, dunque. Però… A una macchina così, ti ci devi abituare un attimo, prima di prendere confidenza. Sarà perché la Cross è una versione particolare, sarà perché comunque, pur europeizzata, la Freemont non nasconde le sue origini americane (a partire dalle dimensioni: i quattro metri e 89 cm di lunghezza non son cosa per tutti i box…), ma la prima sensazione, quando ti metti al volante, è di un’auto “diversa” dalle solite. Molto morbida, quindi confortevole, ma caratterizzata da movimenti della scocca evidenti (soprattutto il rollio); e con uno sterzo non proprio immediato, che va un minimo capito. Questione di (poco) tempo, certo. Quello necessario per rendersi conto che la Freemont Cross, pur col suo aspetto quasi da station wagon a sette posti, station non è: piuttosto, una Suv. O una crossover, come vogliono le più recenti tendenze. Emilio Deleidi, redazione Attualità e inchieste

Day 2. La sera in cui salgo a bordo della Freemont 4x4 Cross è di quelle da divano e filmone. Non sarebbe male come programma, prima però bisogna arrivare a casa. Dire che piove è riduttivo: viene giù a secchiate. Beh, penso, in questi casi è meglio avere un’auto di taglia forte. Niente di più vero. L’abitacolo tipo loft e il posto guida maxi rendono la Freemont molto accogliente. Collego subito il cellulare al sistema di bordo e tutto risulta facile grazie allo schermo grande e alle indicazioni chiare. Scopro che il tergicristalli è posizionato sulla sinistra del piantone, mentre a destra non c’è… nulla. La strada, in certi tratti, è quasi allagata. Affronto le prime pozzanghere con circospezione, poi mi rendo conto che la Freemont quasi non le sente. Notevole: la sensazione è di poter superare senza patemi anche le insidie fuori catalogo. E la trazione è buona pure nelle marce basse: se anche l’avantreno comincia a pattinare, la coppia viene subito ripartita e il fenomeno stoppato sul nascere. Aumento un po’ il ritmo, il 2.0 turbodiesel MJT da 170 cavalli si fa sentire col suo ticchettio, ma spinge pure con vigore una massa importante. La visibilità è scarsa per cause naturali, ma la Freemont ci mette un po’ del suo, per esempio, quando si svolta a un incrocio: i montanti anteriori sono belli spessi, inoltre gli specchi si trovano un po’ in traiettoria, con la seduta tutta in basso. La generosa vetratura rende comunque le cose più semplici quando si guarda di lato, mentre là in fondo, verso il lunotto, si vede pochino; in ogni caso in manovra torna utile, e non poco, la retrocamera. In queste condizioni ambientali il cambio automatico è più d’una risorsa, così possiamo concentrarci nella guida. Non è un fulmine nel salire di marcia in Drive a metà gas, però insistendo con l’acceleratore, diventa più rapido (e un po’ più brusco quando lo si strapazza). Il “sei marce”, inoltre, scala con discreta tempestività ed è abbastanza sensibile alle richieste. Ovvio, la città non è il massimo per la Freemont, che dev’essere lasciata libera di macinare strada, per ore e ore; ma tra incroci e semafori risulta meno impacciata di quanto avessi immaginato. E con una risposta decisa e corposa dei freni. Insomma, l’ammiraglia Fiat sa mettersi a disposizione, però se vuoi sfruttarla per la sua anima americana, devi portarla in autostrada, stracarica di persone e bagagli, e scegliere la destinazione più lontana possibile. Andrea Stassano, redazione Prove su strada

Day 3. A 24.900 euro era un grande affare, la Fiat Freemont. Così venne fissato il prezzo di lancio nel 2011, e chi l’ha comprata a quella cifra ha fatto un grande affare. A 36.700 euro, parliamone. Questo è il listino per la versione Cross 4x4, revamping  estetico di questa giunonica Suv di origini yankee, votata allo spazio e ai viaggi di lungo corso. Convince per il confort, un po’ meno per l’agilità, ma da un bel 4 metri e novanta di lunghezza cosa volete pretendere? Invece si può chiedere molto per la capacità di carico, per la modularità, per l’approccio “easy”, molto rassicurante, alla guida in tutte le condizioni. Ieri sera, andando a casa, pioggia forte e, a causa del vento, molte foglie sulla strada, ma la Freemont non ha fatto una piega, si muove sicura senza incertezze. L’abitacolo è ovattato ad andatura costante, un po’ meno nei kick down dove il Multijet II è chiamato a fare gli straordinari. Nell’insieme la plancia, che è stata completamente rifatta rispetto alla Dodge Journey, è ancora gradevole ma un po' "old style", con un appunto in particolare per la grafica del navigatore e le opzioni audio streaming, ma nonostante ciò la Freemont Cross è molto godibile per la parte di intrattenimento. Anzi, di più, è l’auto d’elezione se siete cinefili o avete dei bambini, perché questo esemplare è dotato di uno spettacolare schermo video che scende dal soffitto tutto dedicato ai passeggeri dietro. Si pilota con un telecomando molto ben studiato e permette una sorprendente qualità audio e di visione. Carlo Bellati, redazione QuattroruoteTV

Day 4. Fossimo su una highway americana, di quelle diritte come un fuso, dove le curve sono rare come gli autogrill e le andature sempre molto regolari, sarebbe perfetta. Ma anche sull’Autosole, tra Milano e Bologna, la Freemont se la cava molto bene. Il confort è di certo uno dei suoi punti di forza. A bordo c’è tutto quel che serve per viaggiare comodi, anche con famiglia e bagagli al seguito. Sedute avvolgenti, posizione di guida elevata che ti permette di vedere ben oltre l’auto davanti a te, sistema di infotainment di ottima qualità, dotazione completa. Il motore, che pure ha 170 CV, con le due tonnellate di massa della versione 4X4 ha parecchio da spingere, ma fa onestamente il suo dovere. Per quel che costa, soprattutto se ci si accontenta della versione meno ricca (ma già completa) di questa, che invece ha tutto quel che si può chiedere, anche il superfluo, la Freemont offre un rapporto qualità/prezzo quasi imbattibile. Quando lasciamo l’autostrada per salire sulle colline dell’Appennino, però, emergono le sue caratteristiche di auto “born in the Usa”. Perché i trasferimenti di carico si sentono e bisogna tenerne conto quando si cominciano ad affrontare le curve. Lo sterzo non è precisissimo negli inserimenti e il cambio, un automatico tradizionale a sei rapporti, a volte ti dà l’idea di voler fare per conto suo, scalando quando tu non lo faresti. Nei sorpassi e nell’andatura a strappi del traffico cittadino, poi, ha sempre un po’ di ritardo di risposta e ti fa rimpiangere i più moderni dispositivi a doppia frizione. Ma se ci si abitua a queste sue dinamiche e si prende il giusto ritmo, la Freemont resta una grande compagna di viaggio. Laura Confalonieri, redazione Attualità e inchieste

Day 5. Di questo allestimento Cross della Freemont non è che si sentisse proprio la mancanza. Gli orpelli estetici, che a parere di chi scrive ne appesantiscono pure un po' l'aspetto, non aggiungono nulla (se non 1.700 euro rispetto alla "normale" Lounge sempre in versione 4x4) alle virtù che quest'auto ha di suo. Certo, i suoi detrattori - della Freemont intendo - possono avere buon gioco a dire che l’auto rispecchia un progetto piuttosto datato, quello della Dodge Journey del 2008. Che è pesante, spinta da un motore un po' sottodimensionato in relazione alla stazza. Che è lenta e consuma come una petroliera. Purtroppo non l'ho guidata abbastanza a lungo e su un percorso sufficientemente vario per poter fare un'analisi seria dei consumi. Però l'ho ereditata dal precedente “driver” che il computer di bordo segnava la più che accettabile media di 8,2 litri per 100 km e, guidandola prevalentemente in città, i numeretti sul display - senza azzerare il computer di bordo - sono diventati 8,6. Niente di drammatico. Ovvio, non è una citycar. E, sì, è grossa e il motore turbodiesel 2 litri, pur con i suoi 170 cavalli, fa un po' fatica a muoverla. In accelerazione il suo sforzo si traduce in una sonorità molto avvertibile e abbastanza fastidiosa, soprattutto se decidete di premere con decisione sull'acceleratore, tirando le marce dell'automatico a sei rapporti. Ma una volta portata a velocità di crociera, fila via piacevolmente morbida e relativamente silenziosa. E, se adottate una guida tranquilla, più confacente allo spirito dell'auto, sarete meno distratti dalla rumorosità del motore e più inclini ad apprezzare la comodità dei sedili e la buona fluidità dei cambi marcia. 

Comoda e pratica. È chiaro che la Freemont è una Suv molto più orientata all'utility che allo sport. Il suo punto di forza si esprime con due parole: comodità e praticità. Le poltrone sono ampie e avvolgenti, e danno un buon supporto alla schiena. Il divanetto della seconda fila, altrettanto comodo (e con il booster per i bambini integrato), può scorrere avanti e indietro per aumentare lo spazio per i bagagli o per i due passeggeri della terza fila, i cui sedili spariscono nel pavimento con una sola mossa quando non servono. Dentro ci puoi caricare di tutto: viaggiando in quattro o in cinque si può abbattere gli schienali dei sedili di uno stesso lato per ottenere un piano di carico molto lungo, buono per gli sci e per altre attrezzature sportive o oggetti ingombranti. Al centro del padiglione, in questo allestimento, c'è pure uno schermo retrattile per intrattenere i passeggeri posteriori (leggi bambini).  Il sistema multimediale Uconnect conta su uno schermo touch piuttosto grande al centro della plancia, con comandi chiari e facili da usare. Unico appunto, se "chiami" sullo schermo l'elenco delle stazioni radio puoi scorrerlo su e giù solo toccando lo schermo stesso oppure attraverso una manopola sulla parte destra della console, abbastanza lontana da raggiungere, mentre i tastini dietro la corona del volante permettono la ricerca delle stazioni, ma non lo scroll lungo quelle evidenziate nella schermata. Immediato e intuitivo, invece, il collegamento bluetooth con il cellulare.  A voler proprio fare i pignoli, le sospensioni potrebbero filtrare un po' meglio le asperità. Nonostante l'ottima posizione di guida, quasi da sportiva con il volante in posizione piuttosto verticale (se solo fosse così quella della Cherokee!), lo sterzo non è tra i più diretti, ma ciò è in linea con la natura dell'auto. Che ha comunque il pregio di essere manovrabile come un'utilitaria. A dispetto della stazza, sembra quasi di guidare una Panda. Solo molto, molto più capiente. Roberto Lo Vecchio, redazione Autonotizie

COMMENTI([NUM]) NESSUN COMMENTO

ultimo commento
ultimo intervento

Fiat Freemont - Una settimana con la 2.0 Mjt 4x4 Cross

Siamo spiacenti ma questo utente non è più abilitato all'invio di commenti.
Per eventuali chiarimenti la preghiamo di contattarci all'indirizzo web@edidomus.it