Jaguar XE Una settimana con la 2.0 D Turbo Prestige

Jaguar XE
Una settimana con la 2.0 D Turbo Prestige
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È la “piccola” Jaguar XE in versione AWD, a trazione integrale, la protagonista del Diario di bordo di questa settimana. Il motore è il 2.0 D Turbo da 180 cavalli, abbinato all’apprezzato cambio automatico ZF a otto rapporti, con paddle al volante. Verniciata nel classico British racing green, la berlina, lunga quattro metri e 69 centimetri, in questo allestimento Prestige, è in vendita a partire da 45.500 euro. Lunghissima, volendo, la lista degli accessori.  

Day 1. Inizio la settimana con la Jaguar XE 2.0 D Turbo 180 CV AWD con una premessa: non ho guidato la versione a trazione posteriore, protagonista della Prova su strada pubblicata su Quattroruote di giugno 2015. Salgo quindi a bordo del Giaguaro più piccolo libero da feedback pregressi. Accomodandomi sul sedile rivestito di pelle, mi chiedo come sarà la XE a trazione integrale. Intanto, noto che sono seduto a ridosso della moquette del pavimento: a soli 21 cm, per la precisione, tanto da voler alzare un po’ la seduta, per traguardare meglio la strada. I comandi sono comunque familiari: il selettore a rotella, per esempio, è ormai un classico sulle Jaguar, dai tempi della prima serie della XF. Nel traffico i montanti anteriori spessi e inclinati sottraggono un po’ di visuale. E pure la coda alta non è il massimo: santa retrocamera, comunque, presente sulla nostra XE. Alle basse velocità che posso mantenere arrivano sensazioni positive e negative dal pacchetto motore 2.0 D Ingenium-cambio automatico ZF a otto marce. La parte positiva è la quantità di coppia disponibile sin dai regimi medio-bassi, che rende la marcia vivace: si può riprendere in quinta-sesta da 1.500 giri, o andare spediti senza spingere. Allo stesso tempo, però, il cambio mostra qualche incertezza alle basse velocità, nel passaggio seconda-terza (si parte in seconda, pure in manuale); per contro, e questa è la faccia buona della medaglia, i passaggi diventano rapidi al crescere dell’andatura e del numero di marcia selezionata. Ancora una cosa sul motore: è brillante, ma diventa "romboso", e poco british, quanto più ci si spinge verso i 4.000 giri (il limite è 4.800). Quando sfuggo per un attimo dalla confusione, riesco a filare a 130, in Drive, a meno di 2.000 giri: mi immagino già viaggi veloci e riposanti. Ma il percorso cambia ancora: fuori città, rotonde una dietro l’altra, con lo sterzo che mi sorprende per prontezza e mi convince meno per la progressività. A un certo punto esco da una curva lunga, in pieno deserto dei tartari: sono in seconda, accelero tutto. Che cosa succede? La XE 2.0 AWD risponde in modo “sorvegliato” dall’elettronica e ritengo, senz’altro, dalla ripartizione della coppia anche all’avantreno. Il sistema di trazione integrale sembra rendere più mansueto il Giaguaro. A tutto vantaggio della versatilità d’uso. Andrea Stassano, redazione Prove su strada

Day 2. La serata è tipicamente autunnale, pioviggina, così prima di uscire per tornare a casa guardo Google Maps per capire com’è messa la tangenziale. È tutta rossa, segno di traffico bloccato, e siccome non voglio passare due ore in coda, andrò a casa passando per la città. Peccato, la Jaguar XE 2.0 D 180 CV AWD meriterebbe un percorso più gratificante della sequela di semafori che dovrò affrontare. La macchina è di colore British racing green con interni di pelle avorio: un accostamento classico per le vetture col Giaguaro, così come il “Riva Hoop”, ovvero il profilo rialzato della plancia vicino al parabrezza che si raccorda coi pannelli porta, ispirato dai famosi motoscafi di lusso e introdotto con la XJ. Spettacolare, come sempre, il manopolone del cambio automatico che emerge dalla console centrale quando s’avvia il motore. Qualche minuto per sistemare la posizione di guida (compito facilitato dalle regolazioni interamente elettriche, a richiesta), abbinare il cellulare all’impianto vivavoce, impostare la destinazione del navigatore e azzerare il computer di bordo e parto. Viste le condizioni meteo, il percorso e il traffico, oggi più che sulla guida mi concentrerò sulla qualità di vita a bordo. Da questo punto di vista sulla XE non c’è proprio da lamentarsi: l’ambiente, come detto, è gratificante, se non si schiaccia l’acceleratore a tavoletta la voce del due litri Ingenium filtra appena nell’abitacolo e le sospensioni lavorano bene sulle sconnessioni dell’asfalto. Semmai, lo Start&Stop si fa sentire un po’, ma lo disattivo quasi subito. Questa XE è pure dotata di head-up display, che mostra tra l’altro le indicazioni del navigatore: nelle rotonde sono diverse dal solito, invece di indicare l’effettiva direzione, viene riportato il numero dell’uscita da prendere, una cosa meno intuitiva dell’usuale pittogramma. Un’inezia, comunque, per il resto l’impianto sembra funzionare bene, anche se mancano le informazioni sul traffico e quindi il percorso suggerito non tiene contro della congestione delle vie di Milano, come accade sempre alle prime piogge. Cerco di trovare strade meno trafficate, ma mi devo rassegnare ad avanzare quasi sempre in coda: in tali condizioni non si può pretendere di viaggiare “ad aria”, e infatti all’arrivo a destinazione il computer di bordo indica un consumo medio di 9,4 litri/100 km. Il mattino seguente piove ancora e la tangenziale è sempre bloccata: mi dirigo così in ufficio via città e statale, su un percorso diverso da quello di ieri, più scorrevole. Qui si può anche apprezzare l’ottimo funzionamento del cambio ZF a otto marce e pure consumare un po’ meno: all’arrivo in redazione il computer di bordo segna 7,8 litri/100 km. Roberto Boni, redazione prove/tecnica

Day 3. Confesso di non aver letto le opinioni dei colleghi sulla XE integrale, prima di essermi messo ai comandi. Un po’ per pigrizia, ma soprattutto per non farmi troppo condizionare dal giudizio altrui. Ricordo però di aver guidato la versione a due sole ruote motrici e all’epoca, più o meno due estati fa, di avere particolarmente apprezzato il 2 litri turbodiesel Ingenium, che ora ritrovo su questa versione Awd della berlina inglese. A distanza di oltre un anno devo confermare il giudizio positivo e l’ottima impressione ricevuta in quell’occasione. Non tanto per le prestazioni, anche se tutto sommato 180 cavalli sono una bella dote, ma piuttosto per la qualità dell’erogazione, corposa, omogenea e con una discreta spinta a tutti i regimi. Stiamo parlando di un quattro cilindri e quindi non posso certo pretendere la morbidezza e l’elasticità di un sei. Però sotto il cofano di questa berlina questo 2 litri a gasolio fa comunque la sua bella figura. E si fa perdonare persino qualche decibel di troppo quando gira in alto. Tuttavia, la caratteristica da indagare nel caso specifico è la novità della trazione integrale. Per la verità, nella guida quotidiana di tutti i giorni, specie se l’asfalto è asciutto e “pulito”, si fa fatica a valutarne l’intervento, anche perché in condizioni normali di aderenza la XE a quattro ruote motrici si comporta come la sorella a trazione posteriore. E cioè mostra una discreta agilità di inserimento in curva. Tutto abbastanza prevedibile, considerato che la stessa Casa inglese afferma che normalmente solo il 5% della coppia viene inviato alle ruote anteriori. E solo quando il retrotreno perde aderenza, il ripartitore centrale a controllo elettronico ne invia parte (sino al 50%) anche davanti. In un paio di occasioni comunque ho potuto verificare, affrontando alcune veloci rotatorie rese viscide dall’umidità mattutina, che il sistema 4x4 intelligente interviene, e anche con una certa rapidità. Non mi sono spinto oltre nel traffico, ma di sicuro ad andatura normale questa XE non trasferisce ansia, anzi l’appoggio del retrotreno sembra molto solido. Dobbiamo, invece, obbligatoriamente aspettare le temperature più rigide e magari anche l’arrivo della neve per mettere alla prova l’Aspc, l’innovativo dispositivo che assiste nelle partenze con scarsa aderenza, una sorta di cruise control a bassa velocità, attivabile con un pulsante sulla console centrale. Il conducente deve solo impostare la velocità (tra 3,6 e 30 km/h) e agire sullo sterzo. Marco Ghezzi

Day 4. Dov’è il legno? Dov’è la radica? Salgo su una Jaguar e non la trovo: possibile? Sono cresciuto sfogliando le pagine di Quattroruote degli anni 60 e 70 e restando incantato ogni volta che la mia rivista preferita dedicava un servizio ai “gattoni” inglesi, serie XJ in testa (per non parlare della leggendaria MK2, anche nella versione Daimler con motore V8). Ora che i colleghi delle prove su strada mi hanno regalato un giorno da leone (si fa per dire, avendo tra le mani tutt’altro “felino”…) affidandomi la nuova XE 2.0 D a trazione integrale per una trasferta di lavoro, mi trovo circondato da un abitacolo elegante sì, ma senza traccia del materiale che un tempo nobilitava gli interni delle berlinone made in England. Che tempi… Del resto, tra le tante cose che sono cambiate negli anni c’è anche lo spirito di auto come queste, passate da status symbol dell’alta borghesia a possibili opzioni nelle car list per i gradi dirigenziali delle aziende: cosa che spiega anche la presenza sotto il cofano anteriore di un turbodiesel, un tempo inimmaginabile per vetture di tal rango. Messo da parte quel pizzico di nostalgia per il mondo che fu, non mi resta che premere il tasto Start, spostare la manopolona del cambio automatico sulla lettera D (anche questa un po’ sconcertante, visto che ha preso il posto delle eleganti e sottili leve di una volta) e imboccare sotto la pioggia battente una delle peggiori autostrade italiane, la Milano-Torino, detta anche l’eterna incompiuta (riusciranno a chiudere prima persino i cantieri della Salerno-Reggio Calabria, il che è tutto dire). Bastano pochi chilometri per dissipare il pizzico di delusione provato al primo istante per un livello di finiture più da business class che da first: perché quando l’asfalto si asciuga, i cantieri finiscono, il traffico si dirada e l’andatura cresce, a prevalere è la sensazione di assoluto confort che provo sulla XE a gasolio. L’effetto è quello di viaggiare su una sorta di “tappeto volante” che cancella qualsiasi irregolarità dell’asfalto; anche selezionando l’opzione “dinamico” del setup e quella “S” del cambio automatico, tutto resta ovattato, silenzioso, distante, mentre sfreccia dietro i finestrini. Un po’ come se fossi su un Frecciarossa (tranquilli, la velocità non è la stessa, sarebbe da codice penale). A perderci forse è un po’ la percezione di un contatto diretto con quello che succede sotto le ruote, necessaria nella guida sportiva. Ma con un’auto così, si possono macinare centinaia di chilometri senza neppure rendersene conto. E la schiena, anche nella sua parte terminale, notoriamente sensibile alle fatiche della guida, sentitamente ringrazia. Emilio Deleidi, redazione Attualità, Inchieste, Mercato

Day 5. Meglio confessare subito, per dovere di onestà intellettuale, che ho un certo debole per tutto ciò che esce dalle terre di sua Maestà britannica. Il che potrebbe rendere non del tutto obiettivo il mio giudizio. Eppure, a dispetto della premessa, devo dire che la XE con il 2.0 turbodiesel da 180 cavalli e il cambio a otto marce ZF non mi ha del tutto convinto. L’elemento di perplessità si concentra proprio sull’accoppiata motore-cambio, che, almeno nei rapporti più bassi, manifesta una “ruvidità” che poco si addice al prestigio della vettura. La trasmissione comunica un effetto trascinamento e il motore modula note troppo alte. In altre parole non hai il piacere di far muovere la macchina con un filo di gas, morbida e silenziosa, come ti aspetteresti da un’auto col giaguaro sulla calandra, per quanto alimentata a gasolio. Certo, nel cofano c’è un quattro cilindri e non un sei. Ma non credo che il problema stia tutto lì. Per il resto, la XE va benissimo e va anche forte. Nella marcia autostradale diventa molto più silenziosa, prontissima in accelerazione, estremamente confortevole. L’assetto, per quanto le condizioni di guida normali mi hanno dato modo di verificare, sembra molto ben impostato. L’inserimento sicuro in curva, anche a velocità sostenute, di questo esemplare spazza via i dubbi sulla stabilità che avevano interessato le prime auto consegnate a Quattroruote per la prova su strada, l’anno scorso, quando il modello esordì. Sì, questo è un po’ diverso, perché ha la trazione integrale, la quale, tuttavia, viene ingaggiata soltanto in condizioni di scarsa aderenza. Con fondo asciutto si comporta, più o meno, come la corrispondente versione a trazione posteriore. Molto piacevole anche lo sterzo e ottimamente impostata la posizione di guida. Comandi tutti a portata di mano, anche se la selezione delle modalità di guida Dinamico, Normale, Eco e Pioggia/Neve tramite due pulsanti alle estremità, sinistra e destra, della striscia dei comandi costringe talvolta a distogliere lo sguardo dalla strada. Un selettore a manopola sarebbe stato più intuitivo. Unica nota stonata, i materiali. Va bene che questa XE è il ticket d’ingresso al mondo Jaguar, ma un uso più parsimonioso della plastica nell’abitacolo sarebbe stato più coerente con il posto che la marca ha nel nostro immaginario. Roberto Lo Vecchio, redazione Autonotizie

COMMENTI

  • La linea esterna mi piace veramente tantissimo, sicuramente quella riuscita meglio tra le berline del segmento D. Grande delusione invece per gli interni che sarebbero accettabili su un marchio non premium ma su una Jaguar li trovo davvero fuori luogo.
  • secondo me la jag xe è pù sportiva della giulia. senza ombra di dubbio. Solo il posteriore di giulia è più dinamico,plastico, pieno di sfumature. La crhome line della jag è più tesa e agressiva e anche la coda pare più corta. Per me ha ragionissima bond. per gli interni poi non sono assolutamente d'accordo con chi ritiene triste questa XE. A ben vedere solo il design della consolle è veramente brutto, se non bruttissimo. Il resto è di alto livello. per altro anche il padiglione enorme sul cruscotto della giulia è tutt'altro che entusiasmante. In ogni caso sono le due seg. D che più mi piacciono, anche se da entrambe avrei preteso più coraggio. Ma meglio la loro essenzialità, che i ghirigori vecchi e pesanti di MB e BMW
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  • Per rispondere con un'altra battuta a quella di Deleidi nel day 4, .... se vuole avvicinare la velocità di crociera del Frecciarossa, ha sbagliato modello di Jag...... (-_-) ... Tra l'altro, ironia della sorte, il treno Zefiro V300 di Bombardier denominato da Trenitalia "Frecciarossa 1000" (purtroppo per noi prodotto dalla concorrenza, Sig!!), sta svolgendo proprio sula tratta Milano/Torino i test di omologazione per velocità superiori a 400 Km/h.....
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  • A me questa auto piace, per quanto il tipo di auto non rientra nelle mie preferenze in generale. La preferirei senz'altro alle tedesche 3, C e A4 che trovo molto più desolanti in termini di originalità e stile, e poco importa se l'audi e la mercedes hanno finiture migliori o se la BMW ha forse doti dinamiche più appaganti. Lo stile è sobrio ma resta elegante e sportivo allo stesso tempo, "rassicurante", tradizionale ma moderno e mi trasmette forte dinamismo con quelle nervature. Il colore lo ritengo semplicemente perfetto, tra i miei preferiti in generale anche su altri modelli e brand, sicuramente la prenderei cosi o nera, una Jag deve essere cosi! Anche gli interni, seppure già visti, non li trovo austeri e poco raffinati, magari qualche plastica delude un po' forse. I motori li trovo molto riusciti invece, adatti a questa auto cosi come per altri modelli del gruppo. E' un' auto meno vista delle tedesche, più esclusiva e dall'immagine diversa secondo me, io personalmente quando vedo un giaguaro sul cofano, provo sempre un certo effetto
  • E vero qui c'è un appiattimento allo stile tedesco ma del resto, purtroppo, stessa cosa la troviamo su giulia penso che in entrambi i casi gli uffici di marketing, hanno vinto su quelli di design e chissà magari gli utenti di questo tipo di vetture vorrebbero proprio questo. Sarebbe bello un confronto tra la fca e questa ovvio a tp la ti non sono confrontabili come potenza/prezzo, visto le prove comparative penso che giulia vinca in tutto, personalmente come vista leterale, profilo, chorme line però preferisco jag più berlina coupè e meno sedan-bmw anni 90...ripeto puri gusti personali, come interni questa ha un pessimo design di plancia ,ma personalmente, nonostante materiali non eccelsi comuni, ma se ci si siede sopra jag da un sensazione un pelo più esclusiva di giulia.
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  • Per caso ad una festa c'era la possibilità di provare le jaguar e questa XE che era appena arrivata nelle concessionarie...provai la 2.0 180cv.....chiaramente 10 minuti. dunque una prova che vale poco....ma mi sembrò una buona auto in stile bmw come guida..certo è una segmentoD...e dunque il lusso tipico jaguar.....è altrove...
  • Alla Jaguar sul piano stilistico è venuto una sorta di braccino corto. Nel 2007 presentarono la concept C-XF, stupenda e modernissima ma anche legante, manifesto del corso stilistico avvenire. Ma tutte le berline che sono venute dopo, cmq belle e molto somiglianti, hanno tolto personalità a quello stile riuscitissimo, hanno tolto i particolari che facevano la differenza. Questa XE sembra più vecchia della C-XF di 20 anni, ha un posteriore banalissimo e un cruscotto scialbo. Il bel frontale non basta, sono delusissimo. Forse è proprio in questo segmento che la Jaguar aveva più bisogno di osare, invece rispetto alle sorelle maggiori fa addirittura 2 passi indietro.
  • innanzitutto un plauso a Stassano, nel day1 ha tracciato una descrizione dell'auto molto dettagliata che rende bene l'idea di cosa ci troviamo davanti, ben altra situazione rispetto ai 5 giorni del diario di bordo della Subaru Levorg di cui molto si è parlato, ma poco o nulla è emerso di come vada realmente la station "giappa". ...... Circa la XE, a me piace, anche se, inevitabilmente (o forse evitabilmente) l'aver abbassato il prodotto del giaguaro fino al segmento D ha comportato delle economie sulla qualità dei materiali snaturando un pò l'opulenza che ha da sempre contraddistinto la casa inglese, come del resto altri commentatori hanno già evidenziato prima di me. ...... Forse, (ma anche senza forse) qui è stato fatto un lavoro migliore rispetto al tentativo precedente, quando fu prodotta la X_Type derivata in toto dalla Ford Mondeo, X_Type che per inciso, a dispetto delle tante critiche, a me piaceva, ed infatti inserii la versione station tra le papabili per diventare la mia auto aziendale che avevo in comodato d'uso ai tempi, poi l'azienda per ragioni sue (credo legate a migliori condizioni del leasing) scelse la Mercedes Klasse C. ottima auto la tedesca ma m'è rimasto il rimpianto del giaguaro....
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  • molto riuscita anche se manca di eleganza tipica una volta di jaguar!!!
  • Molto bello questo colore, restituisce un po' di "britishness" che onestamente manca a quest'auto. Interni a livello di Alfa e BMW, ossia più che buoni ma non eccelsi. Almeno però quelli delle concorrenti succitate sono più personali e coinvolgenti, specie quelli dell'italiana, che con gli inserti in legno dà anche un certo senso di lusso. Davvero peccato per il posteriore di questa XE, tremendamente goffo, completamente in antitesi con il bel frontale aggressivo. Non credo di esagerare nel dire che una assai generalista Camry (per citare una berlina che NON fa del design il suo punto forte) abbia un sedere meno mortificante.
  • Dell'esemplare della prova che dire. Personalmente trovo il colore della carrozzeria e l'abbinamento degli interni veramente spettacolari e perfetti per una Jaguar. Inoltre mi piace anche la strumentazione analogica (molto meglio delle strumentazioni digitali che vanno di moda). Quello che mi piace meno è il motore diesel e la trazione integrale. Per me deve essere a benzina (possibilmente il 6 cilindri) e tp. Purtroppo una cosa comune a tutte le XE (ma anche alla F-Pace) è la bassa qualità delle plastiche usate per l'abitacolo. Molte plastiche rigide che tuttavia non trasmettono robustezza. Peccato! Mi auguro che possano porre rimedio presto.
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