Citroën C1 Una settimana con la Airscape VTi 72 Urban Ride

Redazione Redazione
Citroën C1
Una settimana con la Airscape VTi 72 Urban Ride
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La protagonista del Diario di bordo di questa settimana è una Citroën C1 Airscape VTi 72 Urban Ride, a cinque porte. In sostanza, la piccola francese si rinnova principalmente nel motore, che è sempre il mille a tre cilindri di origine Toyota (lo stesso della Aygo), ora dotato di doppia iniezione e di tre cavalli in più (da 69 a 72 CV). Ma per l’occasione arriva un leggero restyling, che riguarda nuovi colori e materiali, oltre ai nuovi chevron del marchio sul portellone, e soprattutto debutta questa serie speciale Urban Ride, ispirata alle crossover. Naturalmente non ha nessuna ambizione fuoristradistica, ma con i profili neri nei passaruota si dà un’aria da crossover cittadina, ben riuscita. In più, la versione Airscape è dotata del tetto di tela apribile, di colore rosso. Il prezzo, 14.300 euro, comprende volante di pelle, vetri posteriori oscurati, cerchi di lega da 15”, sistema di infotainment con touchPad da 7” e funzionalità MirrorScreen Triple Play, compatibile con Apple car Play, Android Auto e MirrorLink.

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Fenomenale in città [Day1]. C’erano una volta le utilitarie. Quelle macchinine che, etimologicamente, servivano a uno scopo. Limitato, quotidiano, urbano, magari umile. Tutto quello che volete, va bene. Però facevano il loro. Oggi sembra che quella parolina lì, quell’aggettivo – “utilitario” – sia quasi un’offesa. Ma perché? Perché ci siamo lasciati convincere che l’utile (tipo andare a fare la spesa e lanciarla in macchina senza la paura di rovinare gli interni fighetti) e il bello non vadano a braccetto, come invece sosteneva il mai sufficientemente ricordato Parini? Queste erano le turbe, tra le lettere e la filosofia, che mi agitavano la materia grigia, quando ieri sera mi sono ritrovato per le mani il volante della Citroën C1. Una piccola amica francese che di cose interessanti da dirmi ne ha avute, nelle ore che abbiamo speso insieme. La prima: in città è fenomenale. Sterzo, dimensioni, maneggevolezza (e retrocamera, last but not least). Lasciatevi servire: una segmento A, è vero, non sarà mai una proposta a tutto tondo quanto una "B" (fateci qualche chilometro in autostrada e poi ne riparliamo…), ma nel dedalo di Milano, tra un marciapiede e un tram, s’infila dove altre non potrebbero mai. E questa leggerezza di vivere fa già la differenza. La seconda: il motore ha guadagnato quattro cavalli sulla carta, ma il divario rispetto alle C1 che ho guidato in passato (due, entrambe con il 68 CV di precedente omologazione) non raggiunge nemmeno la soglia della percezione. Il che è un bene perché comunque quel mille tre cilindri era già vispetto di suo, e un male perché dell’unità precedente conserva tutti i limiti. A partire dalla ruvidità di funzionamento. La terza: prendetela con l’Airscape. Che costa un sacco (mille euro), ma altrettanto ripaga. Con il tetto apribile in tela, C1 l’utilitaria diventa anche dilettevole. Parcheggiare dove gli altri non possono e farlo con il cielo dentro la macchina: la goduria è doppia. Aveva ragione, il nostro Parini: bello e utile vanno davvero a braccetto. Fabio Sciarra, redazione Autonotizie

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Open air senza fastidi [Day 2]. Per prima cosa, apriamo completamente il sontuoso tetto di tela rossa. Fino in fondo, cioè all’altezza dei passeggeri posteriori, che rimangono comunque con la testa coperta. Ecco, così è un’altra cosa, e poi volete mettere il senso di libertà? E ve lo dice chi non ha mai posseduto una convertibile. Ai posti anteriori della Citroën C1 Airscape VTi 72 Urban Ride, anche grazie a un efficace deflettore e al tetto “alto”, di aria ne entra pochissima fino agli 80 orari, quando comincia qualche fruscio aerodinamico. E si può tranquillamente arrivare ai 110-120 senza avere particolari fastidi: certo, la rumorosità aumenta, sommandosi a quella che proviene dai pneumatici. Quanto al tetto a comando elettrico, si può regolare su mille posizioni intermedie, a vantaggio soprattutto di chi siede dietro. Mi piacciono i tocchi di colore che caratterizzano l’abitacolo di questa C1 Airscape: con l’arancio “ramato” su plancia e console, il blu vivace dei sedili. A proposito, quelli anteriori sono ben conformati e dotati di appoggiatesta integrato: sono sportivi, belli da vedere, ma talvolta riducono la visibilità laterale. Ecco, non apprezzo molto i vetri posteriori apribili a compasso: un piccolo risparmio, anche se bisogna dire che il climatizzatore funziona bene e rinfresca alla svelta, pure alla prima velocità della ventola. Un cenno al motore: il mille tre cilindri è stato energizzato a 72 CV (da 69 che erano) e rende bene, come ricordavo. Non ha una risposta fulminea ai bassissimi regimi, e questo ci sta, ma è vivace se lo si spreme a fondo, nonostante la rapportatura lunga (pure della seconda) del cambio, votata al contenimento dei consumi. In ogni caso, si può marciare tranquillamente a 50-60 in città in quinta. Cambio che ha innesti corti e contrastati, e la frizione abbastanza leggera. Andrea Stassano, redazione Autonotizie    

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Confort inaspettato in autostrada [Day 3]. Mi avvicino alla variopinta C1 con un po’ di titubanza, visto che mi aspetta un viaggio in autostrada. E in effetti, fin dai primi chilometri, mi rendo conto che i tre cavalli in più di questo aspirato tre cilindri si nascondono molto bene nel branco, risultando impercettibili. Vista la temperatura esterna, sui 30° in tangenziale, c’è anche l'aria condizionata a sottrarre un pochino di potenza e la sensazione è che ci si debba accontentare di una guida molto tranquilla. Nel flusso di auto, comincio a notare i dettagli di questa Urban Ride: per esempio, la carrozzeria blu e gli interni arancioni sono ripresi sui fianchetti dei sedili, decorati a quadratini tipo pied-de-poule, molto "francese". Una cosa che mi fa sorridere un po’ è il Trip computer che segna l'autonomia con una precisione al chilometro abbastanza inattendibile: se alla partenza segnava un "rotondo" e approssimativo 520, noto che sul cruscotto mi appare 501 (vedi la foto sopra), che poi scende a 498 e così via. Le unità, in effetti, possono avere senso quando si è proprio agli sgoccioli di benzina, ma col serbatoio pieno, che siano 490 o 510 è questione di andatura e di strade. In ogni caso, arrivato finalmente su un tratto poco trafficato di superstrada, mi ricredo su questa macchinina leggera e perfetta per la città: sono colpito da come vada bene anche al limite autostradale, persino sfiorando i 4.000 giri, con una rumorosità molto contenuta e del tutto sopportabile, pochissime vibrazioni e soprattutto una sensazione di stabilità apprezzabile. Mi aspettavo, a queste velocità, una guida per forza di cose più nervosa, condita da continue correzioni di sterzo e qualche sballottamento, invece nonostante il passo corto (appena 234 cm) si viaggia su traiettorie precise e persino con un buon confort sulle imperfezioni stradali. Infine, un ultimo personalissimo plauso: l'aletta parasole si regola benissimo e sta ferma esattamente nel punto in cui la si vuole, senza quell'effetto molla, aperto o chiuso, che su certi modelli, soprattutto economici, impedisce di lasciarla a metà. Andrea Sansovini, redazione Online

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Salto di qualità [Day 4]. Sin dalla prima serie, ho sempre considerato il trio C1/108/Aygo (in ordine alfabetico delle rispettive marche) un’alternativa “essenziale” alla nostra Panda: lo dimostravano le soluzioni molto attente ai costi quali i vetri posteriori a compasso, il lunotto che funge da portellone e l’assenza dell’interruttore dell’alzavetro di destra sulla porta sinistra. Con la seconda serie, però, queste citycar hanno fatto un bel salto di qualità: come è subito evidente quando mi metto al volante della C1, la macchina è ora molto più “stagna” e pure l’insonorizzazione è migliore. Così, nonostante la presenza del tetto apribile, anche il trasferimento in tangenziale non mette a dura prova le orecchie: il tre cilindri si sente ancora (sulla Yaris, per esempio, è più silenzioso) ma il suo sound (che peraltro, come tutti i motori di pari frazionamento, ha un che di piacevolmente grintoso) è più ovattato rispetto al passato (ed è pure sovrastato dal rotolamento e dai fruscii aerodinamici). L’erogazione è sempre un po’ mortificata dai rapporti lunghi del cambio, e con il condizionatore acceso la progressione ha pure qualche lieve incertezza, ma nonostante l’assenza del contralbero le vibrazioni sono davvero contenute: anche al minimo sono pressoché assenti sia sul volante sia sulla leva del cambio. E anche l’assorbimento delle sospensioni è apprezzabile, senza rumori e scossoni. Insomma, un miglioramento tangibile, sottolineato pure dalla presenza delle utilissime interfacce per gli smartphone Apple e Android (e dal fatto che ora non ci si deve sporgere verso la porta destra per aprire il suo finestrino). Il tutto tenendo il consumo a livelli da vera utilitaria: pur esplorando a più riprese la parte alta del contagiri, quando arrivo a destinazione il computer di bordo indica 5,7 litri per 100 km. Roberto Boni, redazione Prove/Tecnica

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Vale la tela? [Day 5]. Sarà perché mi ritrovo sulla Citroën C1 Airscape dopo un'intera giornata al volante della Dallara Stradale, un extraterrestre a quattro ruote, senza tetto né portiere. Oppure perché, abitualmente, guido una Mazda MX-5 di terza generazione, con capote rigorosamente di tela. Sta di fatto che mi avvicino alla piccola citycar franco-nipponica con il giusto mix di curiosità e diffidenza. Il mio obiettivo? Capire se va la pena spendere mille euro per portarsi a casa il soft top di questa C1. E dopo un centinaio di chilometri a tetto aperto posso affermare che se ne può fare tranquillamente a meno (non me ne voglia il collega Sciarra, anche lui spiderista). Prima di tutto perché quella sensazione unica che sa regalare la guida “open air” rimane lontana anni luce. Ho provato anche ad abbassare i finestrini, ma la presenza dei montanti dà sempre l’idea di avere una sorta barriera con il mondo esterno. Senza contare che avere un’auto con un soft top di tela espone a una serie di rischi non trascurabili. Penso, per esempio, a potenziali atti vandalici o a possibili infiltrazioni d’acqua sul lungo periodo. Tutte eventualità che si amplificano su un'utilitaria come la C1 dalla vocazione prettamente cittadina, un habitat dove gli imprevisti sono più frequenti, soprattutto senza un ricovero notturno. A conti fatti, quindi, per me il gioco non vale la candela. Matteo Valenti, Redazione WebTv

COMMENTI

  • "... un’auto con un soft top di tela espone a una serie di rischi non trascurabili. Penso, per esempio, a potenziali atti vandalici o a possibili infiltrazioni d’acqua sul lungo periodo..." Rischi che si "amplificano" in una "vera" cabrio (come la MX-5 ad esempio....) che quest'auto non ha la presunzione di essere....
  • Prendo spunto dal day 4 di Roberto Boni per una riflessione di carattere generale. ...... Come noto un motore 3 cilindri è squilibrato nelle forze del primo ordine perchè avendo i pistoni dispari non può realizzare una sorta di equilibratura naturale attraverso 2 che salgono in contemporanea coi 2 che scendono come invece avviene nei 4 cilindri, e lo è (pur se in misura minore) anche in quelle del secondo ordine perchè meno cilindri significano minori fasi di spinta utile a parità di lasso di tempo dunque una rotazione dell'albero motore più irregolare (diciamo così). Se per ragioni di costi e pesi (nonchè di efficienza energetica) si decide di fare a meno dell'albero controrotante che contrasta questi squilibri, è presumibile si faccia ricorso a dei supporti di montaggio sofisticati che possano isolare le vibrazioni del motore dalla scocca dell'auto dove viene montato, a questo punto la domanda è: se ad auto nuova il sistema è efficace e filtrano nell'abitacolo poche vibrazioni, che succede quando col passare del tempo questi supporti progressivamente invecchiano e perdono di efficacia???
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  • Ho assoluta fiducia in Andrea Sansovini quando scrive nel day 3 che a velocità autostradale la C1 mostra una "sensazione di stabilità apprezzabile", del resto se è riuscito a fare una foto del quadro strumenti mentre guidava a 120 Km/h ..... (-_-)
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  • Airbump e un buon automatico vogliono dire citycar nel 2018, meglio se con motore ibrido. Diteglielo a Citroën.
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  • Delle 3 sorelle la più riuscita esteticamente mi pare essere la Peugeot 108 (almeno a mio gusto), questa C1 presenta un frontale coi quei fanaloni tondenggianti che non hanno nulla a che vedere col recente family feeling della Citroën e un restyling più incisivo si renderebbe necessario per l'adeguamento. Negli interni sarebbe da capire cosa c'entri l'arancio aggiunto alle cornici della plancia e alla tela del tettino visto l'azzurro della carrozzeria, misteri degli stilisti "creativi" e del marketing. ..... il tetto apribile appunto, sarà pure bello e utile come dice Sciarra nel day 1, ma 1.000 € sono una bella cifretta riferita al costo totale della C1 e se questa viene scelta come 2° auto per uso "utilitario" non credo ci saranno molti disposti a spenderli, diverso è ovviamente il discorso se invece rappresenta l'unica auto, magari di un/a giovane neopatentato/a a cui l'immagine più glamour potrebbe interessare.....
  • "curiosa", un po' rumorosa ma "utile" (+ di una smart)
  • Identica a un cassonetto dove si raccolgono le bottiglie in pet azzurrate.
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