Nissan Juke Una settimana con la 1.5 dCi Bose Personal Edition

Redazione Redazione
Nissan Juke
Una settimana con la 1.5 dCi Bose Personal Edition
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Questa volta la redazione ha scelto di alternarsi alla guida della Juke, un grande classico targato Nissan. La protagonista di questo diario di bordo è la versione top di gamma Bose Personal Edition, abbinata al turbodiesel 1.5 dCi da 110 CV con cambio manuale a sei marce (da 24.320 euro). La Suv compatta giapponese si è da poco rinnovata con un leggero restyling, che ha introdotto una serie di piccole novità. Le calotte degli specchietti retrovisori, per esempio, ora integrano indicatori di direzione a Led e la classica griglia "V-Shape" all’anteriore sfoggia una finitura dark chrome. I cerchi da 18 pollici, di serie sull’allestimento più ricco, si accompagnano alla nuova tinta esterna Vivid Blue. Una tonalità forte, che si ritrova anche all’interno, grazie a tutta una serie di dettagli verniciati in Power Blue. L’allestimento è arricchito poi dallo sfizioso impianto audio Bose Personal Sound System, che include due altoparlanti integrati nel poggiatesta del guidatore. Questa versione prevede di serie anche il sistema d'infotainment NissanConnect, il pacchetto Nissan Safety Shield (avvisi cambio involontario di corsia e angoli ciechi, sistema di allerta oggetti in movimento e Intelligent Around View Monitor), oltre a fendinebbia a Led, Nissan Dynamic Control System, Cruise Control, clima automatico, vetri posteriori oscurati e connettività Bluetooth con comandi al volante

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Li porta bene [Day 1]. Salone di Ginevra 2010. Mi aggiro guardingo tra gli stand delle varie Case, assetato di novità da scoprire, toccare e raccontare. Alla Nissan, tutti i riflettori sono puntati sulla nuova Juke. Sarà colpa dell’inesperienza (ero al mio secondo motor show internazionale) o della mia lingua, sempre troppo lunga. Sta di fatto che, con una faciloneria disarmante, mi lancio in una previsione degna di una chiromante di provincia: "Sembra un capolavoro d’arte moderna, ne venderanno due in croce... Se va bene". Passano poche settimane e vengo puntualmente smentito, perché la Juke diventa subito un tormentone, conquistandosi un posto fisso nella top ten delle classifiche di vendita. I numeri sono pazzeschi: in otto anni la piccola Suv giapponese, prodotta in Gran Bretagna, conquista 1 milione di clienti in Europa. Di questi, circa 80.000 sono italiani. Inutile dire che, al momento del lancio, non avevo colto la portata innovativa di questo modello, destinato a inaugurare un segmento – quello delle sport utility ultracompatte – che oggi spopola a più non posso. Ma anche che un design di rottura e originale a ogni costo, spesso, è una scelta vincente. Anche perché se questo modello appare ancora oggi così attuale è proprio merito di uno stile così ardito. Sono già passati otto anni (8!) da quel salone di Ginevra, eppure la Juke appare in splendida forma, come se si fosse scolata un elisir di lunga vita. Perlomeno a livello estetico. Sarà anche merito di questo (secondo) restyling, ma il frontale continua ad apparire fresco e originale, così come la coda, con quei gruppi ottici così elaborati che seguono l’andamento dei grandi passaruota. Per non parlare poi degli interni, resi così particolari da quel tunnel ispirato al serbatoio di una moto. Dal punto di vista tecnologico, invece, il peso degli anni inizia a farsi sentire qua e là. Il cruise control è presente, ma non è di tipo adattivo, così come il sistema che aiuta a mantenere la corsia, che emette solo un segnale acustico e visivo in caso di abbondono involontario della traiettoria, senza applicare alcuna correzione allo sterzo. Per fortuna ci sono il monitoraggio degli angoli ciechi e la telecamera a 360°, ma manca totalmente la frenata automatica di emergenza. Discorso simile per il sistema multimediale: il display è un po’ piccolo rispetto agli standard attuali e non è prevista l’interfaccia attraverso Apple CarPlay o Android Auto. In compenso, nel corso del mio breve test, sono rimasto sorpreso dal consumo del piccolo motore diesel: solo 4,4 l/100 km. Qualora servisse la riprova che non solo le ibride riescono a percorrere più di 22 km/litro. Matteo Valenti, redazione WebTV

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Una certezza [Day 2]. Dettagli estetici e dotazioni di bordo ampliate a parte, la nostra Juke Bose Personal edition è nota anche a livello tecnico, per via del motore 1.5 dCi da 110 CV e del cambio manuale a sei marce. A bordo, annoto così, in ordine sparso: aletta parasole poco protettiva, freno a mano tradizionale, spazio non enorme per appoggiare lo smartphone in zona prese Aux, Usb e 12V. E poi il carattere: quello della Juke non è da "mammoletta". Lo noti subito dai comandi robusti, di sostanza: a partire dalla frizione "corta" e pesante, dal cambio (la leva è ben posizionata) dagli innesti duri e precisi, dal carico volante corposo, anche a bassa andatura. Non sono difetti, rappresentano invece l’altra faccia della crossover di tendenza che, al di là della cavalleria non esorbitante, mostra una bella verve. Sottolineata, qui, dalle gomme 225/45 da 18 pollici. Insomma, la "senti" bene tra le mani, la Juke, e questo piace, rendendo la guida gradevole e sportiveggiante. Il turbodiesel d’origine Renault è, al solito, ben dotato di coppia ai bassi regimi, rotondo e parco: in quest’ultimo caso, parla chiaro il computer di bordo, che dichiara il dato di 6,5 l/100 km, a ritmo sostenuto. È pure brioso quanto basta, nonostante la massa dell’auto non sia irrisoria: si può spingere fin verso i 5.000 giri, ma non è obbligatorio, qui. Anzi. Andrea Stassano, redazione Autonotizie 

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Perché piace alle donne. [Day 3]. La prima volta che ho guidato la Juke era la primavera del 2014 e per lei era già ora del primo restyling. Mi è piaciuta fin da subito: look fresco e grintoso, per certi versi anche modaiolo. Sarà per questo che l’ho sempre vista come un’auto più adatta al pubblico femminile che maschile? E poi ha una faccia simpatica, linee tondeggianti e colori vivaci. Eh sì, i colori. La gamma della Juke sembra attingere a piene mani all’arcobaleno ed è bello che la tinta dell’esterno possa essere ripresa in alcuni particolari dell’abitacolo. Peccato solo che questo metta in (cattiva) luce la plastica con cui sono realizzati gli interni, che tra l’altro rischiano di rigarsi appena ci si sfrega inavvertitamente contro con una chiave, i ganci di una borsa o un bracciale con qualche pietra. Anche la guida alta è una caratteristica apprezzata da tanti, ma se ci si guarda attorno si capisce subito che la visibilità posteriore non è delle migliori. E non mancano altri difettucci. Oltre a quanto già sottolineato da chi mi ha preceduta (infotainment e sistemi di assistenza alla guida), a me non è piaciuto il computer di bordo: è molto piccolo e ricchissimo di informazioni… anche troppe. E poi credo che lo stile degli interni inizi a sentire i suoi otto anni di vita. Passando sul divanetto posteriore devo ammettere che ricordavo più spazio per i passeggeri, invece ora mi rendo conto che i più alti potrebbero avere problemi sia per la testa sia per le gambe. Le portiere, però, hanno un’apertura molto ampia, comoda per far sedere i bimbi sui seggiolini. Quanto al bagagliaio, la soglia è alta (79 cm) e questo può complicare un po’ le cose durante il carico. In più, la capacità non è il massimo: 320 litri. Tradotto: se dovete trasportare delle valigie, il piano va tenuto basso e ce ne possono stare due di medie dimensioni, più qualche borsa morbida. Nessun problema per passeggini e simili, a meno che non siano di quelli doppi. E per la spesa? Il piano alto può aiutare: agevola le operazioni di stivaggio e gli acquisti non vanno in giro per il bagagliaio. Francesca Galbiati, redazione WebTV

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Tonda, alta, fumettosa [Day 4]. Anzi, molto cartoons. La Juke sembra l’auto personale di Roger Rabbit. Fa effetto vederla, e se lo fa ancora oggi, otto anni dopo il suo debutto, questo fa capire quanto fu di rottura allora. Ispira simpatia, ipnotizza il suo sguardo, perché non sai se fissarla negli occhi alti (i fari affogati nel cofano) o bassi, nei fari tondi classici ma comunque originali (perché molto incassati). La griglia, in mezzo a loro, aiuta in questa doppia identità. I suo ruotoni muovono tanto le fiancate, perché i parafanghi, girandogli attorno, formano delle onde colorate molto suadenti. Non sembrano neanche di metallo tanto sono gonfie e curve, ma di fibra o plastica come i gusci degli autoscontri o le forme di pupazzi giganti. La carrozzeria ha linee e volumi così inediti che dettagli come le maniglie posteriori incassate, su altre auto una rivoluzione, passano in secondo - se non terzo - piano. Anche dentro è un fumetto: contrasti di colore continui, voluti, forzati. Superfici tonde, ampie, prima fra tutte quella attorno alla leva del cambio. Ricorda il serbatoio di una moto, o la console di uno scooter d'acqua. Non c’è uno spigolo neanche a pagarlo. E la palpebra sopra gli strumenti, staccata dal cruscotto e con cuciture a vista, è lì a catturare lo sguardo facendoti dimenticare che le altre plastiche, le loro superfici e gli assemblaggi sono assai semplici per non dire economici. La Juke divide: o ti innamori di lei, o la detesti. Di questi tempi, essere così è sempre più raro e quindi apprezzato (chiedetelo ai signori del marketing, se non ci credete). Tanto design, però, fa a pugni con la praticità: i vani ci sono, ma piccoli, e non sempre a portata di mano. Il padiglione, per rendere Juke così unica e simpatica, si restringe verso l’alto e nella coda: tradotto, ne risente lo spazio per i passeggeri posteriori e per le valigie nel baule. La visibilità posteriore è scarsina, e anche davanti non è facile capire gli ingombri in parcheggio. Insomma, siamo alle solite: per apparire bisogna soffrire. Ma sulla Juke si soffre bene poco. E si è diversi da tutti. Quello è certo. Roberto Ungaro, redazione WebTV

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L’impianto Bose Personal [Day 5]. Sta per finire la nostra settimana a bordo della nuova Nissan Juke e forse vi sarete chiesti come mai nel nome del modello compaia il famoso marchio audio Bose. Beh, ovvio che il produttore americano ha messo lo zampino nella sezione musicale, in particolare nei diffusori. Il modello costa, come già detto, poco più di 24.300 euro sconti esclusi, quindi un bel po’ di più rispetto all'Acenta che è l’allestimento inferiore, e gli oltre 3.000 euro di supplemento non sono giustificati solo dall’impianto Bose, ma da molto altro: la vernice speciale, gli specchi ripiegabili e riscaldabili, il Nissan Connect di serie, lo Safety Shield (sistemi di avviso e allarme nonché telecamere a 360°) e molto altro ancora. L’impianto audio griffato è – diciamo - la ciliegina sulla torta e merita di essere ascoltato per bene. La Juke con questo impianto suona molto meglio della media della altre Suv di questo segmento, se però avete l’inclinazione per la musica riprodotta bene, potreste accorgervi non senza un certo disappunto che la head unit ha dei limiti per quel che riguarda i formati musicali riproducibili: vanno bene solo gli mp3, ma i brani senza perdite di qualità per compressione (lossless) non vengono riconosciuti e tantomeno riprodotti. Peccato, in fondo si tratta solo di aggiornare il software dei convertitori analogico/digitali e l’upgrade avrebbe permesso di sfruttare al meglio le qualità acustiche dell’impianto. La peculiarità di questo sistema, già visto su altri modelli, è una particolare "presenza" audio a livello della testa del guidatore data dall’installazione di due piccoli diffusori da 6 cm nell’appoggiatesta, escludibili. È un accorgimento che è stato utilizzato in passato sulle vetture scoperte, ma non tutti sono concordi nell’apprezzare la ricostituzione del fronte sonoro data da questi altoparlanti. Infatti la loro vicinanza alle orecchie crea un "effetto cuffia" poco naturale in uno spazio auto, creando una sorgente sonora non priva di ridondanza, specialmente quando i generi musicali preferiti hanno bisogno di "spazialità", come i live o la musica orchestrale. A volume alto, inoltre, il diffusore da appoggiatesta non è immune da distorsioni. Il fronte sonoro è supportato da due tweeter da 2,5 cm sui montanti e quattro mid-woofer sulle porte da 16 cm, con una potenza adeguata e ingressi multipli (Bluetooth, Aux analogica e presa Usb). Non è previsto un sistema di equalizzazione DSP e nemmeno la regolazione del bilanciamento sonoro fra posti anteriori e posteriori. Carlo Bellati, redazione WebTV

COMMENTI

  • Tra le tre più brutte automobili, o SUV che sia, al mondo, top 3 personale. Talmente brutta che mi fa venire la pelle d'oca ogni volta che ne vedo una per strada. Non so quale centro nervoso vada a stimolare sto "robo" nel cervello di chi la compra, ma è certo che non lo stimola in me, o forse stimola il centro sbagliato. Mi fa venire l'allergia. Chi la guida spesso è anche piuttosto imbranato e lento. Comunque viva la diversità dei gusti. Anche se non condivido e comprendo chi la compra, sono ben contento che esista la possibilità di scelta libera e che ognuno prenda ciò che più gli aggrada.
  • Mi pare che il day 3 della Galbiati confermi sostanzialmente le opinioni espresse da noi che abbiamo commentato nei giorni precedenti. Un design "strambo" quello della Juke (diciamo più elegantemente "creativo") che forse (e anche senza forse) proprio per questo piace molto alle donne, evidentemente incuranti della qualità degli interni davvero poco appaganti. Esattamente quel che è accaduto per la sorellina Micra nella 3° serie (la rana) e la 4° (questa forse un pò meno), al contrario della 2° (quella ad ovetto) che invece mise d'accordo entrambi i sessi sull'unanime gradimento. Evidentemente in Nissan hanno trovato la chiave per entrare nei cuori delle signore e signorine. ..... e pensare che c'è chi ci ha studiato per anni (e ci studia ancora) senza risultato alcuno..... (-_-)
  • la prima volta che l'ho vista mi sono detto: è talmente brutta che sarà un successo; per carità, chi si loda si imbroda, ma di auto me ne intendo. e, a distanza di anni, a me continua a piacere
  • Finora ho percorso 70.000 km senza problemi con il 1.500 da 110 cv. Tutto bene, ma ciò che stupisce è il consumo, registro tutti i rifornimenti su computer da sempre, la media totale calcolata è di 20,066 km/litro, ma con qualche pieno ho superato i 24 km, niente male.
  • Posso dire che la mia esperienza con la Juke ricalca fedelmente quella di Valenti, anch'io quando la vidi per la prima volta a Ginevra, (complice la collocazione dello stand Nissan in una posizione un pò cupa ed infelice alla fine del piano inferiore ed incastonato vicino alla scalona che porta al piano superiore), ne rimasi sconcertato e dissi alla bellissima hostess (una conturbante biondina di Lucerna con degli occhi verdi impossibili da non fissare) la quale cercava di convincermi della bontà del progetto, che sembrava disegnata da un tizio la mattina dopo aver alzato pesantemente il gomito senza aver ancora smaltito del tutto i fumi dell'alcool. ..... Previsione di flop smentita clamorosamente anche la mia, aggravata pure dal fatto che persino una mia cugina si fece ammaliare dalla Juke e l'acquistò dichiarandosi poi molto soddisfatta. Al di la dell'estetica, il dato oggettivo è che le finiture interne sono "da Nissan" cioè poco appaganti al tatto, ma evidentemente non alla vista se in così tanti la scelgono....
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