Renault Captur Una settimana con la Initiale Paris Energy dCi 110 CV

Redazione Redazione
Renault Captur
Una settimana con la Initiale Paris Energy dCi 110 CV
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La protagonista del nostro Diario di bordo questa settimana è la Renault Captur nella versione Initiale Paris, spinta dalla motorizzazione Energy dCi 110 CV. La carta d'identità del modello parla di una lunghezza di 412 cm per un'altezza di 157 e una larghezza di 178. Questo allestimento, il più ricco, include di serie cerchi di lega diamantati da 17", fari full Led, pedaliera di alluminio, vetri oscurati, volante e selleria di pelle (quella anteriore riscaldabile), bracciolo anteriore, rilevatore dell'angolo cieco, controllo della pressione dei pneumatici, frenata d'emergenza, fari fendinebbia con funzione cornering, retrovisore interno fotocromatico, sensore luci e pioggia, climatizzatore automatico, sensori di parcheggio anteriori, posteriori e laterali con retrocamera, retrovisori ripiegabili elettricamente, sistema multimediale con schermo touch da 7'', navigatore e compatibilità con Android Auto. L'unico optional presente è la tinta Be-Style Versailles per la carrozzeria, ossia Nero Ametista a contrasto con il grigio platino del tetto (900 euro). Il prezzo di listino arriva così a 27.500 euro.

 
 
 

 

Questa settimana, per il nostro Diario di bordo, saliamo sulla Dr4, crossover compatta frutto della partnership industriale con il gruppo cinese Jac e distribuita nel nostro Paese dalla DR Motor. Arrivata nel 2017, è lunga 4 metri e 35, larga 1,77, alta 1,64 e con un passo di 2 metri e 56. L'esemplare in nostro possesso, in allestimento Sport (l'altro disponibile 

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Poco assetata [Day 1]. Se ti chiami Renault e hai nel tuo Dna le parole magiche Initiale Paris, è più che lecito attendersi di respirare con te almeno un briciolo di grandeur francese. Questa Captur, infatti, si presenta nell'allestimento più ricco della gamma della Losanga, sia in termini di equipaggiamento sia di finiture. Per quanto mi riguarda, però, vi dico subito che le aspettative sono rimaste almeno in parte disattese: gli interni, infatti, sono abbastanza accoglienti e ho apprezzato le sellerie di pelle, materiale che riveste anche parte della plancia e delle portiere, abbinata però a plastiche dure e poco appaganti. Un accostamento poco riuscito. Detto questo, la Captur rimane una delle crossover di segmento B più apprezzate (in particolare tra le straniere) del mercato: nel 2017 ne sono state vendute 29.903 e 22.948 nei primi nove mesi di quest'anno. Non si fatica a capirne i motivi. La sua linea è moderna e accattivante, caratterizzata da un frontale abbastanza aggressivo senza essere ingombrante e da gruppi ottici affusolati, con le luci diurne dalla tipica forma a C. Negli interni, poi, la francesina svela tutta la sua versatilità. Di spazio ce n'è a sufficienza: anche se, in realtà, si sta più comodi nel divano posteriore (persino i più alti) rispetto ai posti davanti, dove soprattutto le gambe hanno poco agio. Si guida, come si confà su una crossover che si rispetti, in posizione leggermente rialzata rispetto alla strada, su sedili molto contenitivi, anche se un po' rigidi. Almeno per la mia schiena, che durante la marcia ha sofferto in modo particolare sui dossi, a causa del lavoro degli ammortizzatori alquanto morbidi su strada "liscia", ma piuttosto secchi sullo sconnesso. Lo sterzo è preciso, anche se poco diretto nella guida brillante, dove la Captur evidenzia un discreto rollio e talvolta un po' di beccheggio. Invadente poi la rumorosità che penetra nell'abitacolo a velocità autostradali, alle quali si avvertono anche un po' di vibrazioni che alla lunga rischiano di compromettere il confort. Per il resto il 1.5 dCi svolge bene il suo compito - a patto di non attendersi partenze o accelerazioni brucianti - grazie anche al lavoro del cambio manuale a sei rapporti, piuttosto ravvicinati, fluido negli innesti e sempre preciso. Veniamo a una delle voci più importanti, ossia i consumi. Al termine del mio percorso di 165 km il computer di bordo ha fatto segnare una media di 5 l/100, ossia 20 km/l. Sottolineando come questa francese sia tutt'altro che assetata. Roberto Barone, redazione Online

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Buon compromesso [Day 2]. Quando mi hanno proposto la Captur per il Diario di bordo di questa settimana, ho accettato con entusiasmo: era da tempo che desideravo provarla. Una curiosità che nasceva dalla grande diffusione di questo modello, che sembra suscitare parecchi consensi. Del resto, la formula è quella giusta: Suv, ma compatta, con motorizzazioni di fascia media e prezzi ragionevoli (esclusa, ovviamente, proprio questa versione Initiale Paris, che esagera un po’…). A tutto ciò si aggiunga la buona disponibilità di chilometri zero, al momento del test, dovuta probabilmente alla necessità d’immatricolare entro il 1° settembre tutti gli esemplari omologati Euro 6b. Con queste premesse, spingo il tasto della messa in moto nella plancia abbastanza spoglia di comandi, cerco invano di regolare il volume della radio - i cui tasti sono accuratamente nascosti dalla corona del volante - e mi avvio, con un rumore di diesel francamente inatteso. C’è un non so che di ruvido, nel suo girare, una sonorità sopra le righe che oggi non ti aspetteresti, soprattutto su una versione dall’apparenza così ambiziosa. Ma tant’è: non è l’unica cosa che mi lascia perplesso, di questa Captur. C’è anche la rigidità, manifesta sui tombini delle strade milanesi (ma quando impareranno a livellare il manto, quando riasfaltano?), già sottolineata dal collega Roberto; una caratteristica che fa a pugni col rollio, evidente sulle rotonde disseminate nell’hinterland metropolitano; e c’è un po’ di vaghezza dello sterzo. Deluso, quindi? No, perché il turbodiesel permette una guida brillante, senza prosciugare il serbatoio e, di conseguenza, il portafogli; e, comunque, l’occhio è appagato, sia all’esterno sia nell’abitacolo, pur con le cadute di stile ben evidenziate sempre da Roberto. Alla fine, il bilancio resta positivo: almeno a giudicare dai dati di vendita della Captur. Emilio Deleidi, redazione Inchieste

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Spaziosa e versatile [Day 3]. A bordo della piccola Suv Renault, ritrovo molte delle caratteristiche che hanno contraddistinto gli ultimi modelli della Casa francese. A prescindere dalla qualità dei rivestimenti e delle finiture tipici dell'allestimento top di gamma Initiale Paris, i sedili sono molto comodi e avvolgenti e lo spazio a bordo non manca. Chi siede dietro ne ha in abbondanza per le gambe e solo i più alti sfiorano il cielo con la testa, mentre il quinto passeggero è meglio non considerarlo. Con 350 litri dichiarati, il bagagliaio, dotato di un pratico doppio scomparto, è in media con la categoria. Rispetto ad alcune concorrenti, però, qui c'è la possibilità di far scorrere in avanti il divano e di guadagnare una ventina di litri in più per bagagli o passeggeri, a seconda delle esigenze. Non manca, ovviamente, l'opzione di ribaltare in modo frazionato le sedute, anche da dietro (le leve di sgancio sono un po' dure) e, nonostante l'imbottitura degli schienali, si ottiene un piano di carico quasi perfettamente livellato. Nel resto dell'abitacolo, infine, si apprezzano i numerosi vani portaoggetti, dalla comoda botola a scomparsa sulla plancia alla generosa vaschetta ai piedi della console centrale, dal contenitore stipato nel piccolo bracciolo ai porta bicchieri sul tunnel centrale. In marcia ho apprezzato lo spunto del dCi da 110 CV, che ha tutto il brio che serve per districarsi nel traffico di tutti i giorni, e il cambio, molto fluido negli innesti e morbido da azionare. Il comando del freno è po' spugnoso nella prima parte della corsa e richiede un minimo di confidenza in più per essere modulato al meglio. Un po' troppo secca la risposta su buche e imperfezioni del manto stradale, mentre ho apprezzato il sistema di avviso dell'angolo cieco: a differenza di altri modelli (non necessariamente di questo segmento), il led che si accende quando un veicolo sta per sorpassare è grande il giusto e ben visibile. Alessandro Carcano, redazione Mercato.

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Pochi fronzoli e infotainment intuitivo [Day 4]. Grazie al forfait dell'ultimo minuto di un collega, ho avuto l'opportunità di riprovare la Captur per il secondo giorno consecutivo. Per quanto riguarda la dinamica di marcia, confermo le buone impressioni di ieri. La frizione non è delle più leggere, ma non affatica anche se ci si ritrova immersi nel traffico delle ora di punta. In ogni caso, a listino sono disponibili varianti equipaggiate con il doppia frizione Edc. Curata, come da tradizione della Casa, l'insonorizzazione, con i decibel del motore che diventano invasivi solo nelle accelerazioni più decise. Oltre ai numerosi vani già segnalati ieri, c'è una cosa per cui questa Suv si fa apprezzare: tutto è in ordine e al posto giusto. Dal cruscotto al display del sistema d'infotainment, ai pochi tasti sulla plancia e sul volante, chi si mette alla guida della francesina non ha certo bisogno del libretto di istruzioni: basta un minimo di pratica per capire che si ha tutto a portata di mano. Il funzionamento del noto R-Link, compatibile con gli standard Apple Car Play e Android Auto, è molto semplice e intuitivo. In particolare, mi è piaciuta la possibilità di accedere rapidamente ai sottomenù. A differenza di altri sistemi, che obbligano a scavare tra le numerose voci delle impostazioni, qui si trova il tasto di accesso alla modifica dei parametri praticamente in ogni schermata. È il caso, per esempio, dei sensori e della retrocamera di parcheggio (vedi foto). Qui non solo è possibile modificare la visualizzazione delle immagini e il funzionamento del Park assist, ma si può velocemente intervenire sul volume dei "bip" che segnalano l'avvicinarsi di un ostacolo o anche decidere di escluderli del tutto. Alessandro Carcano, redazione Mercato.

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Formula vincente [Day 5]. Mi fa piacere tornare a guidare auto di cui ho “battezzato” la Prova su strada. E la Renault Captur dCi 110 CV Initiale Paris del nostro Diario di bordo è una di queste, anche se, all’epoca (era il giugno 2013), si trattava di una poco diffusa versione 1.2 TCe 120 CV Edc. In questo modo puoi renderti conto dell’evoluzione di un modello che ha raggiunto l’ultima parte del suo ciclo vitale (infatti, sarà sostituito nel 2019), oltre a confrontare le sensazioni di oggi alla luce dell’arrivo sul mercato di altre rivali. Continuo a pensare che la formula della Captur, crossover di segmento B, sia molto azzeccata, per taglia, look e versatilità. Al posto guida trovo luci e ombre: ottime regolazioni manuali per il driver e qualche comando fuori posto, come quello Eco e quelli relativi al limitatore/regolatore di velocità posti sul tunnel che, quindi, possono distrarre chi guida. Inoltre, se si alza un po’ la seduta, può apparire “basso” il monitor centrale dell’R-Link, che visualizza anche le immagini di una retrocamera un po’ piccola, ma dalla buona definizione. Ecco, oggi trovo che lo sterzo e la frizione siano un po’ pesanti, in manovra il primo e in coda la seconda. Niente di trascendentale, ma qualche concorrente più recente in questo fa meglio. Per contro, tali elementi contribuiscono a fornire alla francese una “consistenza” inusuale per la categoria, che si apprezza in velocità e in viaggio. L’1.5 dCi, poi, è una certezza, spinge già in modo rotondo dai 1.200 giri ed è fatto apposta per la francese: mostra, è vero, qualche ticchettio a freddo e al minimo, e un po’ di rumorosità, ovviamente, quando si varcano i 4.000 giri. Torno per un momento sull’assetto: mi preme solo dire che quello della Captur è volutamente turistico, perché è questa l’indole del modello, e quindi il rollio mi pare nella norma. Infatti, dopo, l’appoggio si trova sicuro sulla gommatura 205/55 17”, mentre i controlli elettronici tengono a bada in modo “istantaneo” eventuali pattinamenti dell’avantreno, soprattutto sul viscido. Sì, le sospensioni sono rumorose sui fondi sconnessi, e si nota qualche reazione secca sugli ostacoli brevi. Andrea Stassano, redazione Autonotizie

COMMENTI

  • Come posessore da un anno di una Captur intens posso dire di avere riscontrato alcuni peccati veniali quali: scarso raggio di curvatura dello sterzo, sedile guida che non mantiene la posizione di alzata, rumori causati dalla tiranteria comando apertura portiere anteriori, frenata non modulare nel primo tratto, a vuoto a inizio pressione e di colpo rude, appena uscito dalla concessionaria ho notato una notevole rigidezza della macchina sulle asperità della strada.... per esperienza ho controllato la pressione dei pneumatici ed erano a una pressione di 3,3 Bar anzichè a 2,2 ant. e 2,1post. come indicato sulla targhetta sulla portiera lato guida.
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  • Terminata la settimana e tutti i report dei redattori, dopo il Day 5 di Stassano si conferma la valutazione dell'auto già espressa fin dal primo giorno. La initiale Paris è a causa del suo prezzo una versione sostanzialmente fuori mercato, ha si ricevuto rivestimenti interni pregiati e cospicua dotazione, ma l'impostazione di base non può essere modificabile perchè comporterebbe metter mano ad elementi strutturali e dunque tradisce le sue origini economico/utilitarie, le sospensioni che non riescono ad assorbire bene le sconnessioni, l'insonorizzazione insufficiente e sterzo/cambio/frizione non al top. Caratteristiche compatibili con le versioni "base" più economiche mentre bisogna proprio essere innamorati della Captur per sceglierla in questa versione in luogo di modelli più grandi e meglio attrezzati a pari prezzo....
  • Pacchiana come tutte le Renault attuali
  • per me il paragone con la sua più naturale concorrente, la c3 aircross, è perso: la citroen è più fresca, simpatica e, soprattutto, più suv. da una parte un'operazione meramente estetica, dall'altra una vettura che non rinuncia a proporre elementi innovativi e funzionali. non mi piacciono le ultime renault: troppo poco francesi
  • Auto tutta apparenza e poca sostanza. Il tutto a caro prezzo. Specchio per le allodole, secondo me.
  • Comm tutto il rispetto verso la Captur se dovessi spenderebbe 27 mila e passa euro andrei a cercare una Espace a Km zero, che considero tra le migliori automobili presenti sul mercato anche in rapporto tra qualità, prezzo, comodità e prezzo. Quello che non riesco a comprendere è la politica commerciale della Renault. Da dieci anni sbandierano la loro lungimiranza e leadership nell’elettrico e in gamma hanno solo l’anno Zoe e nemmeno un motore ibrido!
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  • Trovo l'auto originale e piacevole, da sempre, ritengo però che il prezzo sia elevatissimo in rapporto alla qualità della vettura, io posseggo una Scenic di ultima generazione e mi sono reso conto che la qualità percepita della vettura a primo impatto non corrisponde a quella reale... immagino quindi che su un'auto più piccola e meno costosa sia ancora peggio. Un esempio? provate ad aggiornare le mappe del sistema di navigazione, è quasi impossibile, spesso non legge la chiavetta e quando la legge bisogna lasciare la macchina accesa per almeno 45 minuti per scaricare le mappe, poi improvvisamente arrivato al 90% si blocca e bisogna ricominciare, e poi quella leva per regolare in altezza il sedile del guidatore che è troppo lunga e salendo e scendendo dall'atro la si schiaccia con la coscia sinistra abbassando il sedile è ridicola...
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  • A me la Captur esteticamente piace, del resto Laurens van den Acker si è rivelato essere uno dei designer più interessanti del momento, la "sorella" Clio per esempio è ancora molto attuale nonostante non sia più giovanissima. ..... Circa questa versione "initiale Paris" è oggettivamente fuori mercato, e tra l'altro, nonostante le aggiunte di rivestimenti pregiati ad alcune componenti degli interni, non può che mantenere l'impostazione economico/utilitaristica di altri elementi strutturali non modificabili (come confermato pure da Barone nel day1). ..... Resta grave a mio avviso la mancanza nella strumentazione del termometro dell'acqua, ancor di più visto il prezzo di questa versione top, una mancanza che i vari redattori che provano le auto non segnalano neanche più, segno che ormai si sono assuefatti, al contrario per me invece resta un elemento di valutazione dell'auto al momento della scelta di quale acquistare. ...... PS. ricordiamo che il marchio "initiale Paris" al momento viene apposto alle versioni top della gamma Renault, ma nelle intenzioni del costruttore francese dovrebbe diventare un brand indipendente, dotato di modelli specifici di più alto profilo rispetto alla losanga nel tentativo di inserirsi nel più redditizio mercato premium. Ne più ne meno di quel che sta facendo il dirimpettaio PSA con DS o come stanno facendo diversi altri costruttori. ..... Chi non possiede marchi col blasone cerca di inventarseli, da altre parti invece chi ce li ha in casa, invece di valorizzarli li suicida.....
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  • Auto "truffa", come del resto la maggior parte delle Renault: costosa ma di qualità scadente. Se aggiungiamo poi una scarsa affidabilità si spiega la bassa tenuta di valore. Da evitare, meglio una Coreana.
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  • Come estetica esterna la trovo ancora tra le più riuscite se non la più riuscita segmento B crossover, da qual che si vede nei prototipi l'evoluzione che uscirà il prossimo anno non prometto grandi evo estetiche anzi.... Auto molto corta ma ben abitabile e sfruttabile grazie alla modularità del sedile posteriore, diesel 1500 sempre ottimi come consumi e non lenti....purtroppo se si tiene l'auto più di 4-5 anni diventa veramente "pericoloso" prendere un diesel. Si spera che nella prossima versioni aggiorneranno gli interni, sia come design che soprattutto come materiali che sono superiori forse solo alle dacia....circa a livello dele ultime citroen che però almeno "camuffano" la cosa con un pò di colore e design...
  • Mi pare che in generale ci siano troppe prove di auto con motori diesel. Forse sarebbe meglio riequilibrare in base alle nuove tendenze del mercato.
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