Ford Kuga Una settimana con la 2.0 TDCi 120 CV 2WD ST Line

Redazione Redazione
Ford Kuga
Una settimana con la 2.0 TDCi 120 CV 2WD ST Line
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La protagonista del Diario di bordo di questa settimana è la Ford Kuga, giunta alla seconda generazione. I colleghi della redazione si sono alternati alla guida della versione 2.0 TDCi 120 CV 2WD ST Line equipaggiata con cambio automatico Powershift. Il prezzo di listino parte da 34.000 euro e include cerchi di lega da 18", interni parzialmente di pelle, luci diurne a Led, sensori di parcheggio anteriori e posteriori, bracciolo centrale anteriore, sistema automatico di parcheggio, infotainment con schermo touch da 8" e sistema Sync 3 con navigatore, retrocamera e compatibilità con Apple CarPlay e Android Auto. In opzione, dispone anche di colore nero Black Shadow (750 euro), Driver assistance pack (1.250 euro; frenata automatica d'emergenza, controllo della stanchezza del conducente, monitoraggio dell'angolo cieco, riconoscimento segnali stradali, mantenimento della corsia), cruise control adattivo (1.000), keyless (250 euro). Il costo complessivo tocca così i 37.850 euro (anche se fino al 31 dicembre è proposta in promozione a 31.100 euro).

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Buona spinta e poca sete [Day 1]. Prendi un modello di successo, dagli una bella rinfrescata (esteticamente, ma soprattutto nelle dotazioni) e rilancialo sul mercato nel tentativo di "bissare" i numeri della serie precedente. Un obiettivo centrato a giudicare dai dati di vendita, che collocano la Ford Kuga tra le Suv più vendute nel nostro Paese. La seconda generazione, infatti, nel 2017 ha raggiunto 18.197 nuovi clienti e 16.468 nei primi 11 mesi di quest'anno. Ovviamente le motivazioni non vanno ricercate solo nell'estetica, dato che il restyling è stato peraltro piuttosto leggero. Lo spazio rimane una delle sue prerogative principali, anche se il tunnel centrale "ruba" parecchi centimetri a chi guida e  gli siede accanto. I materiali sono di buona fattura: niente di lussuoso, sia chiaro, ma l'ambiente è in generale abbastanza piacevole. Si apprezzano, per esempio, le linee pulite e le sellerie di pelle e tessuto; solo le plastiche risultano, almeno per i miei gusti, poco appaganti. Ad appesantire un po' la plancia solo la struttura, una sorta di "soppalco", che integra lo schermo touch dell'infotainment. Con il nuovo look del modello ha debuttato anche il sistema multimediale Sync 3, che però ho trovato poco intuitivo e dalla grafica abbastanza superata. Ma sapete che sono un po' fissato e di gusti difficili, su questo tema. Basta percorrere pochi chilometri per apprezzare il duemila turbodiesel, che nonostante i 120 CV nominali offre una insospettabile spinta sia alle andature cittadine sia alle velocità autostradali. Un po' ruvido a freddo, assicura quindi confort e divertimento. Peccato solo per i troppi decibel che invadono l'abitacolo alle andature più sostenute. Lo sterzo è diretto e il rollio è contenuto; buono anche il lavoro del comparto freni e sospensioni. E nonostante la massa, non sono male neppure i consumi: al termine del mio viaggio il computer di bordo ha sentenziato 7,3 l/100 km, poco meno di 14 km/l (13,7 per la precisione) . Roberto Barone, redazione Online

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Rapporto qualità-prezzo [Day 2]. Ho un precedente, con la Ford Kuga. Ne ho noleggiata una negli Stati Uniti, dove si chiama Escape ed è molto simile, a partire dallo stile. O quasi simile, perché quella che per gli americani è una Suv compact ha un motore 1.500 turbobenzina da 179 CV e prezzi che partono da 24.100 dollari (ci sono anche un 2 e 2.5 litri, ovviamente più costosi). Inutile dire che, a quel prezzo e con quelle caratteristiche tecniche, oltre che con il tipo di traffico degli States (del genere “Keep calm and drive slowly”…), mi ero trovato benissimo. Cosa che non mi sento di dire con la stessa forza per la Kuga all’italiana, per vari motivi. Innanzitutto perché da turbodiesel di 2 litri non ci si aspettano solo 120 CV: perché sostenere i costi di tale cubatura quando, sul mercato, ci sono dei 1.600 a gasolio da 136 CV come il CRDi della Hyundai Tucson (e della Kia Sportage), tanto per fare un esempio? È vero che la Ford offre il suo TDCi anche nelle varianti da 150 e 180 CV, ma i prezzi salgono e di parecchio, fino a superare, per gli allestimenti top (denominati Vignale), i 40 mila euro di listino. Quanto ai 37.850 euro della Kuga, che poi diventano 31.100 nella solita giungla di sconti e promozioni, non è che siano comunque proprio pochi: quello che era facile accettare in America a fronte dei molti meno dollari da mettere sul piatto, qui diventa un po’ più fastidioso. Sto parlando, per esempio, della durezza delle plastiche usate per molti dei rivestimenti interni, per le ridotte dimensioni del touchscreen incastrato nella plancia, per la scomodità del pedale del freno, collocato molto più in alto di quello dell’acceleratore, per la rumorosità aerodinamica alle velocità autostradali (da Codice della strada, non da maximulta). Niente di buono, allora, su questa Kuga? Se devo salvare qualcosa, lo farei col cambio automatico Powershift, dal comportamento corretto; poi, il sistema Sync 3 ha molte frecce al proprio arco e la dotazione di Adas è valida. Ma si paga a parte, come spiegato nell’introduzione di questo diario. Emilio Deleidi, redazione Inchieste

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Comoda e spaziosa, ma da rinnovare [Day 3]. Accomodarsi a bordo della Ford Kuga è facile: sia per chi guida sia per i passeggeri lo spazio non manca. Con i suoi 4 metri e mezzo abbondanti distribuiti al meglio, sul divano posteriore sono a proprio agio anche i più alti, e chi siede al centro non ha l'ingombro del tunnel centrale. Per quanto riguarda la capacità di carico, sebbene le misure dichiarate in configurazione normale (456 litri) siano un po' sotto la media delle concorrenti, una volta ripiegati i sedili c'è veramente tanto spazio anche per gli oggetti più ingombranti, con l'unico neo del vistoso gradino che si forma rispetto al piano di carico (vedi foto). Trovo che il sistema di sgancio posto ai piedi della seduta sia, in generale, meno pratico, perché impedisce di abbattere il divano (nella classica proporzione 60:40) da dietro. Per contro, qui è molto comodo: basta un tocco alla leva e gli schienali si reclinano da soli. Passando al sistema d'infotainment, non ho trovato pecche al Sync 3: lo smarthphone si abbina in un attimo ed è abbastanza intuitivo passare da un menù all'altro. Purtroppo, come sottolineato dal collega Deleidi, lo schermo è un po' piccolo e, soprattutto, la struttura che lo racchiude è poco ergonomica e rende scomodo utilizzare il touch, in particolare nella parte inferiore del display. Sarebbe sufficiente un rinnovamento in stile Focus, sulla quale, oltre allo schermo più ampio posto al centro della plancia, sono stati sensibilmente ridotti i tasti al volante, che sulla Kuga è un po' troppo "affollato". In marcia si apprezzano la capacità delle sospensioni di assorbire buche e sconnessioni stradali e la frenata, ben modulabile, anche se, concordo: viene spontaneo alzare la seduta più del dovuto per compensare l'insolita posizione del pedale, che rischia di affaticare nel traffico. Alessandro Carcano, redazione Mercato

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Viaggiando come sulla seta [Day 4]. Kuga = oasi sulla Via della Seta in Cina (meglio con il toponomastico Kuqa) oppure omonima danza locale nella regione dello Xinjiang. Non ho la più pallida idea se i signori della Ford si siano ispirati a Marco Polo and Company per il brandnaming. So solo che con la Kuga dell’Ovale Blu ho percorso 715 chilometri (Milano-Ravenna-Milano e spicci) viaggiando come sulla seta. Esagerato? In assoluto sì, ma parametrando il tutto su segmento, costo e caratteristiche della Suv credo che una affermazione del genere sia sostenibile. Però, se è vero che chi loda imbroda (tolgo il riflessivo), passo subito alle cose che non mi sono piaciute. Gli indicatori a lancetta nel quadro strumenti (tachimetro, contagiri, carburante e temperatura dell’acqua) hanno un colore celestino simil fluorescente davvero cheap, che peraltro non si intona con nessun altro elemento sbarazzino dell’abitacolo. I cerchi da 18”, sia pure funzionali perché montano pneumatici invernali, appesantiscono la linea laterale e danno al corpo vettura un’idea di pesantezza che una misura anche leggermente più grande contribuirebbe ad evitare. E fin qui parliamo di minuzie, come pure a proposito della sezione analogica dell’hi-fi Sony, che suona davvero maluccio, mentre la sorgente digitale se la cava molto ma molto meglio (sull’esemplare in prova manca però il Dab). Concordo poi con i miei colleghi sulla ruvidità a freddo del tandem motore-cambio e su qualche decibel di troppo alle alte velocità. A me, invece, non dispiace affatto il Sync 3. Premetto che non ho usato i comandi vocali, ma ho trovato il sistema rapido, intuitivo e ben leggibile. Buona l’accoppiata Bluetooth con lo smartphone e la sincronizzazione con Apple CarPlay. La Kuga in viaggio assicura un ottimo confort, lo sterzo è preciso e il carico volante adeguato, le sospensioni fanno il loro dovere e il rollio in curva è limitato. Il mio dato dei consumi è 7,6 litri per 100 km, cioè 13,1 km/l, per la maggior parte su percorsi autostradali a velocità di codice e gli inevitabili stop&go sull’abbinata A1-A14. Se poi vi viene lo sghiribizzo di cercare il nome Kuga sul web, troverete anche un brano deep house di tale Dj Dago. Ecco, lasciate perdere. La Kuga a quattro ruote suona tutt’altra musica. Fabio De Rossi, vice direttore

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La pagella di Cavicchi [Day 5]. Arrivo per ultimo, quando autorevoli colleghi hanno già scritto con l’abituale competenza e la meticolosa puntigliosità. Vi propongo allora un approccio più da utente di tutti i giorni, meno addentro alla tecnologia e anche un po’ più frettoloso. E provo a dare la mia pagella, peraltro da fordista di lunga data.

Estetica. Una Suv con l’anima americana va sempre al sodo: non ci sono svolazzi, ma nemmeno grosse criticità. Chi sceglie una Ford è sempre uno più attento all’essere che all’apparire. Anche la Kuga è così.

Motore. Pare il tranquillizzante mulo su cui un fordista fa sempre conto. L’obiettivo è sempre quello di usare la stessa vettura per molti anni, comunque mai meno di cinque (lo dicono i numeri, sia chiaro), e questo propulsore non tradirà le aspettative anche se non ha il piglio entusiasmante, tanto per capirci, del 3 cilindri Ecoboost.

Comandi. Quasi tutto è a portata di mano e questo va proprio bene. Quello che però non è intuitivo, o comunque nascosto, fa impazzire se non ci si prepara prima studiando bene il libretto delle istruzioni. Provate ad esempio, mentre siete alla guida, a togliere il lane assist: se lo trovate siete dei geni. Io non lo sono. Ma non è il solo comando un po’ (troppo) nascosto. E questo per me è meno bene.

Guida. Il comportamento è assolutamente buono, con un rollio gestibile e una frenata adeguata nonostante la massa importante. Lo sterzo dà sicurezza nelle manovre anche a velocità sostenuta e le sospensioni… sospendono. Ho trovato il tutto all’altezza delle aspettative (non solo di un fordista incallito).

Cambio. L’automatico è molto gustoso una volta innestata la marcia: avanti, indietro, un po’ meno in sport per via del rumore che dà l’impressione di qualcosa sotto sforzo. Molto più confusionaria è invece la selezione: trovare la posizione di retromarcia, oppure la Drive, non è proprio intituivo e meno male che viene in aiuto il cruscotto con le indicazioni, sennò si può sbagliare spesso. Lo stesso accade anche con la modalità sport che s’innesta molte volte al posto di quella normale. Ovviamente a quelli bravi non succede mai, ma a me - in simulazione utente medio - è successo spesso. E questo mi ha infastidito un po’. Ma non poteva andarmi bene tutto, altrimenti invece che fordista incallito sarei diventato un concessionario dell’ovale blu, che non è la stessa cosa e qui dentro non starebbe nemmeno bene. Carlo Cavicchi



COMMENTI

  • cassone.
  • Anche per me è un'auto da rivedere completamente con un nuovo modello. All'esterno, magari rifacendosi alla Edge che è molto azzeccata e (soprattutto) all'interno dove bisogna proprio riaprire il manuale dell'ergonomia da pagina 1 e ripartire. Le motorizzazioni sono l'ultimo dei problemi
  • Day 2: abbiamo capito che a Deleidi kuga non piace, e vabbè ci sta, anche io trovo ormai che il progetto risenta sia internamente che esternamente degli anni e richieda un rinnovo. Trovo però pretestuose le critiche sul motore. Kuga offre nei suoi listini il tdci 1.500 da 120 cv (in linea con la concorrenza) e come detto il 2.000 da 150 e 180 cv. Quindi che senso ha scegliere di provare volutamente una motorizzazione incoerente, che probabilmente nessuno acquista, per poi criticarla?
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  • Auto obsoleta.
  • Effettivamente 120 Cv sono la potenza tipica dei 1.6 litri, un motore 2.0 di questo tipo dovrebbe essere sovralimentato con una sovrappressione bassissima e con un turbo di piccole dimensioni, caratteristiche che dovrebbero assicurargli un'aspettativa di vita e percorrenze da veicolo industriale, cambio doppia frizione (che è della Getrag) permettendo. ....... La ford è sempre stata famosa in Europa per il favorevole rapporto qualità/prezzo delle sue auto, ultimamente è stata un pò messa in ombra dall'emergente Skoda che le ha in molti casi rubato la scena e i clienti. Probabilmente è proprio la Kodiaq la rivale più agguerrita della Kuga..
     Leggi risposte
  • 4R che prova un diesel di nuovo ? Pensavo che ormai promuoveste solo benzina spinti dai politici green con le loro eco-balle.
  • Un 2.000cc con 120cv? è da un po che non vedevo questa insolita motorizzazione.
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