Diario di bordo

Renault Scénic
Una settimana con la Blue dCi 120 CV Sport Edition2

Renault Scénic
Una settimana con la Blue dCi 120 CV Sport Edition2
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La protagonista del nostro Diario di bordo di questa settimana è la Renault Scénic in allestimento Sport Edition 2, equipaggiata con il 1.7 turbodiesel Blue dCi da 120 CV e 300 Nm di coppia massima, abbinato al cambio manuale a sei marce. Lunga 4 metri e 41 cm, larga 1,87 e alta 1,65, oltre alla vernice metallizata bicolore Be Style Berlino e ai cerchi di lega da 20" Silverstone, la versione in prova è equpaggiata di serie con i retrovisori elettrici (con sensore di temperatura e ripiegabili elettronicamente), il volante di pelle, la console centrale scorrevole con bracciolo e il freno di stazionamento elettrico. E accanto al sistema Keyless (Easy Access System II) non mancano il climatizzatore automatico bizona e le tendine laterali posteriori. Fra i sistemi di sicurezza e di assistenza alla guida, ai sensori di parcheggio anteriori e posteriori e al cruise control, qui si aggiungono il Visio System, comprensivo di riconoscimento della segnaletica stradale e dell'avviso di superamento involontario della carreggiata, la frenata d'emergenza attiva con rilevamento pedoni e il dispositivo di monitoraggio della stanchezza del conducente. Per quanto riguarda l'infotainment, infine, la "nostra" Scénic monta il noto R-Link2 con touch screen da 7", che include navigatore con cartografia Europa ed è compatibile con gli standard Apple CarPlay e Android Auto. Due soli gli optional: il ruotino di scorta (€ 250) e la retrocamera (€ 250). Il prezzo finale è di 29.450 euro.  

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Soluzioni originali e spazio personalizzabile [Day 1]. Chiave-telecomando in tasca e si sale a bordo, mentre gli specchietti si aprono automaticamente. La prima impressione è quella di un abitacolo curato, con materiali e finiture in grado di trasmettere una buona sensazione di qualità. Davanti c'è spazio in abbondanza, una percezione amplificata dalla profondità della plancia, ma anche dalla comodità del sedile, morbido, ampio e ben profilato, mentre per chi si accomoda dietro c'è aria sopra la testa e nessun problema per le gambe. In larghezza, invece, l'eventuale quinto passeggero starebbe un po' stretto con due adulti ai suoi lati, nonostante l'assenza del tunnel centrale, che si può far scorrere (e bloccare) per modulare lo spazio a piacimento: arretrandolo al massimo, ci sta anche una piccola borsa sotto al cambio, tutto avanti, s'incastra alla perfezione diventando un pezzo unico con la plancia. Inoltre, gli schienali del divano, anch'esso scorrevole di 16 cm, sono frazionabili e, ribaltandoli (la leva è accanto alla seduta, quindi non si possono sganciare da dietro), si ottiene un piano di carico quasi perfettamente livellato con quello del vano bagagli, che offre una capacità massima di 566 litri (rilevati dal nostro Centro Prove). In ogni caso, ai passeggeri posteriori non manca nulla: dalle pratiche tendine parasole alle bocchette di ventilazione orientabili, poste ai lati sui montanti, alle due prese Usb di ricarica sul mobiletto dietro al tunnel, dotato anche di un pratico cassettino. Il confort generale prosegue in marcia, con una buona insonorizzazione complessiva e l'assorbimento più che discreto delle sconnessioni stradali, nonostante la presenza dei cerchi da 20" (di serie).  Alessandro Carcano, redazione Mercato

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Gomme, ma quanto mi costate? [Day 2]. La prima cosa che noti, sulla Scénic, sono quegli enormi cerchi da 20”. Un diametro da sempre riservato a sportive e ad auto di lusso, che la Renault ha voluto portare su un modello più mainstream: una scelta progettuale pensata, oltre che per l'effetto complessivo (per l'appunto, scenico), anche per migliorare l’efficienza. Il cambio gomme, però, risulta inevitabilmente più salato rispetto a quello del modello precedente, il quale monta i 16". Le versioni più diffuse della terza generazione della monovolume hanno pneumatici 205/55 R16 91H, mentre sul nuovo modello sono presenti, di serie, dei 195/55 R20 95H, più costosi oltre che più difficili da reperire. Prendendo per esempio tre modelli dal comparatore pneumatici di Quattroruote, si può notare come il diametro maggiore del cerchio faccia innalzare il costo di ogni gomma, anche se la sezione è inferiore. Per le Continental EcoContact 5 i prezzi spaziano dai 92 euro delle 16” ai 138 euro delle 20”, mentre per le Michelin Primacy 3 si passa dai 97 euro delle 16” ai 169 euro delle 20”. Con le gomme invernali, il divario è ancora maggiore: scegliendo delle Pirelli Sottozero3, i prezzi passano dai 100 euro delle 16” a 205 euro delle 20”. Detto questo, sulla Scénic non si rimpiangono cerchi di diametro inferiore: la spalla alta assorbe bene le imperfezioni stradali e non penalizza la guida. Nelle curve, la Scénic infonde una generale sensazione di stabilità e, pur non essendo un fulmine in ingresso, risulta piacevole anche nel misto. Il posto guida, poi, è quasi da Suv: si sta seduti abbastanza in alto e la visibilità  - complice la grande vetratura - è ottima. Il cambio, invece, non mi ha convinto: oltre a presentare degli innesti lunghi e poco precisi, la trasmissione risulta un po' rumorosa per via del posizionamento, in alto rispetto alla scatola. Mirco Magni, redazione Online

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Il dio delle piccole cose [Day 3]. Mentre mi avvicino a questa Scénic (si aprirà da sola? Non si aprirà? Come funziona la scivolosa saponetta-telecomando che tengo in tasca?) non posso non pensare alla prima serie di questa vettura e a quanto il modello sia cambiato da allora. Era la seconda metà degli anni 90 e la sua irruzione sul mercato fece scalpore, tanto da meritarle il titolo di Auto dell’anno del ’97. Prima di lei, certo, c’era stata l’Espace, che aveva sdoganato dalle nostre parti il concetto di monovolume già affermatosi negli States, ma la Scénic lo democratizzava, portandolo in una fascia di mercato nettamente più abbordabile, aggiungendo forme capaci di suscitare una certa simpatia. Quante cose sono cambiate da allora! Le monovolume sono state travolte dal successo delle Suv, i costruttori hanno cercato di reinterpretarle finendo però per stravolgere la filosofia alla base della loro iniziale affermazione. Il risultato l’ho qui, davanti agli occhi: la Scénic di oggi, che ormai definirei più una crossover che una vera monovolume, mi pare avere perso d’identità e personalità, finendo in una sorta di anonimato stilistico. Impressione soggettiva, per carità, ché tutti i gusti automobilistici vanno rispettati: quindi, metto in moto e cerco di capire come si muove questa versione Blue dCi. Una volta partito, a colpirmi (negativamente) è la rumorosità del turbodiesel da 120 CV, quanto meno nel traffico urbano: sale di giri con una certa grinta, arrivando abbastanza rapidamente al limitatore, ma il suono che penetra nell’abitacolo è tanto e ha una tonalità fastidiosa. Altri dettagli poco convincenti: la manovrabilità della leva del cambio, già citata dai colleghi, che induce a far desiderare una trasmissione automatica, quanto mai adatta a questo genere di vettura; la durezza di certe plastiche utilizzate nella porzione inferiore dell’abitacolo; i comandi della radio completamente nascosti dalla razza destra del volante; la mancanza di un qualsiasi ripiano ove riporre la saponetta-telecomando e, magari, un telefono. Nel bracciolo, infatti, c’è sì un capiente pozzetto, ma è così profondo da far sparire alla vista qualsiasi oggetto vi si riponga. Dettagli, si dirà, e a ragione: ma su un’auto di questo tipo, che dovrebbe fare della qualità della vita a bordo e della praticità la propria motivazione all’acquisto, visto che non si compra certo una monovolume/crossover per le sue doti dinamiche e per il divertimento nella guida, contano parecchio anche le piccole cose. Emilio Deleidi, redazione Inchieste

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Belle plastiche, dubbi sui comandi [Day 4]. Allora, prima di cominciare voglio spezzare una personalissima lancia in favore della Scénic e della vituperata categoria delle monovolume, che adesso basta che vediamo una crossover e ci gira la testa a tutti. Dai su. Non è vero che le Mpv siano per forza brutte o goffe e la Scénic ne è la prova vivente. Saranno scomodi, rischieranno di rigarsi al primo marciapiede, quello che volete: ma i cerchi da 20" la aiutano, così come la linea di cintura prima discendente e poi ascendente, che "lavorando" insieme al disegno del profilo di plastica inferiore traccia una fiancata bella e agile. Vabbè, arringa chiusa, entro in macchina. Dentro, la Scénic è uno di quei rarissimi casi di "more than meets the eye". Cioè: tu apri lo sportello, vedi tanta plastica nera e dici "oddio, che insieme dimesso". Poi però basta il contatto con i polpastrelli per scoprire che quelle lì (tante, è vero) sono plastiche morbide. Ma morbide sul serio. Di sicuro più di tutte quelle che trovi nel segmento, e con altrettanto ragionevole certezza migliori di altre cose più costose che mi sono passate sotto le suddette mani. Andiamo avanti. Mi cadono gli occhi sul cruscotto. Resto sui binari della sincerità? Sono sceso dalla Peugeot 3008 il giorno prima e ragazzi, qui siamo un passo indietro. Animazioni, grafiche, impatto visivo. Niente di sgradevole, ma nemmeno mi sono entusiasmato. Capitolo console: sono uno dei fautori del design a sviluppo verticale che ha voluto van den Acker. Ha personalità ed è fatta bene. Bello l’effetto satinato della superficie, molto buono l’assemblaggio della cornice. Completamente fuori scala, in positivo, la visibilità anteriore e laterale: il parabrezza è un campo da calcio, e i montanti anteriori sono quasi completamente trasparenti. Vedi tutto: ma tutto tutto eh. Quello che non mi convince, ed è una fissa su cui ho deciso di portare avanti una battaglia personale, sono i comandi dei sistemi di assistenza alla guida. Secondo me, devono avere dei tasti fisici, magari sul volante. Qui invece devi andare a smanettare dentro l’infotainment. Cosa che ti obbliga a regolarli da fermo. E il cruise/limitatore nascosto lì a destra del cambio? Idem: non ci siamo. Vabbè, volete un messaggio, un’impressione conclusiva? Se avete bisogno di spazio, non fate come quelli che seguono la moda a tutti i costi e prendono per forza una Kadjar. Io, se fossi in voi, un pensierino sulla Scenic, foss’anche per andare controcorrente e prendere un oggetto più originale, lo farei eccome. Ok. Ho fatto outing: mi piace una monovolume. Fabio Sciarra, redazione Autonotizie

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Correva l’anno 1997 [Day 5]. Dicembre 1997. L’anno della mia botta di vita. E di stupidità. Perché solo uno poco sveglio, come probabilmente ero al tempo, poteva comprare la sua prima macchina e farla immatricolare nell’ultimo dei dodici mesi. Ma tanto ero affascinato dalla Mégane Scénic e dai suo rivoluzionari interni - io che ho sempre avuto una passione per gli abitacoli salottieri o funzionali - che l’idea di far perdere valore alla mia auto nel rivenderla nemmeno mi aveva sfiorato. Oggi, a distanza di 7.830 giorni, ora più ora meno, risalgo sull’erede di quella Scénic, a cui hanno tolto la Mégane, e in qualche modo mi ci ritrovo. Vado subito a controllare se ci sono ancora gli scomparti e i cassetti che mostravo a chiunque, come se fossero il massimo del progresso automotive. Le botole ai piedi dei divanetti di dietro ci sono ancora! Anche se il tappetino le nasconde anziché “disegnarle” come 21 anni e passa fa. Nella mia auto c’erano tre sedute singole posteriori che si potevano togliere facilmente e andavano avanti e indietro non mi ricordo più di quanti centimetri. Anche questi sono rimasti e sono ancora scorrevoli, ma hanno una configurazione 60-40. M’è sparito invece il vano portaoggetti sotto il sedile del passeggero. Però il tunnel centrale ha due pozzetti, di cui uno profondissimo. La plancia è ovviamente cambiata tanto e ora ha uno sviluppo verticale, con il sistema d'infotainment (parola inesistente all’epoca) R-Link 2. Io ricordo invece un quadro strumento tradizionale e completo che si allungava a destra con un proseguimento della palpebra che ospitava le prime informazioni di viaggio a Led. Vedo un sacco di roba a quei tempi inimmaginabile (tipo le prese Usb o il cruise control), ma l’impressione di spazio ricavato dalla materia e di confort comodoso resta vagamente intatta. Sarà che io l’antenata l’ho guidata in lungo e in largo, ma continuo a rimanere affezionato a quest’auto e molto meno critico dei miei colleghi nei confronti dei suoi difetti. Vi fidereste però di uno che, oltre ad aumentare di un anno l’età della sua macchia, se l’è comprata pagando come optional i cerchi di lega e l’Abs, che da lì a un paio di mesi sarebbero diventati di serie? Ah, dimenticavo. Per chiudere il cerchio dell’approssimazione da giornalista spiantato, io la Mégane Scénic l’ho acquistata non con il motore a gasolio, il 1.9 dTi, ma con il vecchio benzina aspirato da due litri e 114 CV. Furbo eh! Fabio De Rossi, vice direttore

COMMENTI

  • Un solo appunto per Sciarra: le plastiche si valutano cinque anni dopo, non sull’auto appena prodotta e consegnata alla stampa. Altrimenti anche il peggior trabiccolo sembrerà un trattato d’innovazione polimerica.
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  • Mi piacerebbe sapere dove avete trovato i prezzi selle gomme 🤔🤔🤔 Michelin con 420 euro si montano tutte 4 , prezzi molto bassi per essere in cerchio da 20”
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  • Una tipologia di auto, quella delle monovolume, in caduta libera nei desideri degli acquirenti, soppiantata a torto o a ragione dai Suv/Sav/Crossover che dir si voglia. Ormai quasi solo i francesi sembrano crederci ancora e neanche fino in fondo (3008/5008, C3 Picasso etc etc "suvvizzate" col passaggio alla nuova serie). Circa la Scénic, continua a far discutere la scelta di Renault di dotarla di ruotone alte ma strette, l'estetica che ne risulta è un pò discutibile, così come credo sarà la spesa per la sostituzione dei pneumatici una volta usurati vista l'anomalia della misura e la scarsa diffusione sul mercato....
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