Diario di bordo

Kia Sportage
Una settimana con la 1.6 CRDi mild hybrid GT Line

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Una settimana con la 1.6 CRDi mild hybrid GT Line
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La protagonista del Diario di bordo di questa settimana è la Kia Sportage 1.6 CRDi Mild Hybrid GT Line a quattro ruote motrici. Il prezzo di partenza di questa versione è di 37.250 euro, ma per configurarla esattamente come la nostra occorre aggiungere il pack premium (2.000 euro), con navigatore da 8", Apple CarPlay e Android Auto, cruise control adattivo, telecamera con visuale a 360°, impianto audio JBL e portellone posteriore ad apertura intelligente, e il pack lounge (1.500 euro), con sedili anteriori ventilati e riscaldati a regolazione elettrica, volante riscaldato e selleria di pelle. Inoltre servono altri 1.000 euro per il tetto panoramico e 350 euro per la tinta bianca, che portano il prezzo totale a 42.100 euro. Lunga 4,49 m, alta 1,65 m e larga 1,86 m, è spinta da un millesei turbodiesel (Euro 6d-Temp) da 136 cavalli a 4.000 giri/min e 320 Nm a 2.000 giri/min abbinato a un cambio automatico doppia frizione a sette rapporti e alla trazione integrale (esiste anche una versione a due ruote motrici). Il quattro cilindri mild hybrid impiega un motore/generatore da 48V come alternatore/motorino d’avviamento che supporta l’unità a gasolio in ripresa. Le sospensioni sono MacPherson all’avantreno e multilink al retrotreno e, su questa versione, i cerchi sono da 19”.

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Per un pugno di volt [Day 1]. Mild hybrid, ibrido leggero. La peculiarità di questa Sportage, così come quella della sorella maggiore con il 2.0 CRDi da 185 cavalli che ho già avuto modo di provare, sta proprio nella presenza dell’impianto a 48 volt: un sistema sempre più diffuso, che rimpiazza l’alternatore a 12 volt e aggiunge una piccola batteria che consente al sistema ibrido di andare in appoggio al motore diesel, di recuperare l’energia (poi immagazzinata nell’accumulatore) e di anticipare l’attivazione dello Start&Stop nelle fasi di decelerazione e di frenata. Tradotto: rispetto alla versione con il solo propulsore endotermico, questa Sportage ricorre all’elettrificazione per ridurre i consumi e di conseguenza le emissioni, in linea generale ma soprattutto nell’utilizzo cittadino. La presenza dell’impianto a 48 volt è discreta, sottile: mentre si guida, la si può “leggere” nel display multifunzione del quadro strumenti (dove è riportato lo status dei flussi energetici) e percepire nel traffico, frangente in cui lo Start&Stop spegne il millesei prima del solito (per esempio, quando ci si avvicina a un semaforo rosso). Per il resto, guidare l'ibrida è un’esperienza assai simile alla controparte “liscia”, anche nelle ripartenze: ma su tali fronti, la sensazione di familiarità non può che essere un bene, considerate le qualità della Suv. La quale continua a essere equilibrata e godibile. Per quanto riguarda le percorrenze, i numeri sono interessanti: ho guidato la Sportage per una gita fuori porta da Milano al lago di Garda, chiudendo il viaggio con la rispettabile media di 13,9 km/l. Niente male, considerate le caratteristiche del mezzo e la tipologia di percorso, per la maggior parte composto da tratti autostradali e statale. Davide Comunello, redazione Prove su strada

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La cura dei dettagli [Day 2]. Mi piace un sacco dire le cose come stanno, senza girarci troppo attorno. Mi piace un sacco, dunque, scrivere i diari di bordo, perché li interpreto proprio come un blog, un flusso di coscienza, in cui metto nero su bianco la mia quotidianità con le macchine in prova senza troppa sovrastruttura, troppa diplomazia. Nel bene e nel male. Ecco: la Kia Sportage, proprio all’insegna del non fare mille giri di parole, la metto dritta nella categoria “nel bene”. E lo faccio per una questione di benessere a bordo, di qualità percepita, di cura per il dettaglio. Plastiche morbide: ne abbiamo. Un po’ ovunque, dalle portiere alla porzione superiore della plancia. Tocchi di stile che impreziosiscono l’abitacolo: ne abbiamo. Ve ne dico due: uno, banalotto, le cuciture in filo rosso, che abbinate alla pelle nera dei sedili formano il più classico degli abbinamenti sportivi. Perfetto su questa GT Line. Il secondo, un po’ più da nerd: i forellini dei sedili traforati hanno due diametri diversi. Decimi di millimetro, che confermano ulteriormente l’elevato livello della realizzazione e che formano un pattern geometrico pregevole. Bello, bravi, bis. Visto che stiamo parlando di sedili, poi, butto lì due parole sulla climatizzazione: ho usato la Sportage per andare a un matrimonio ad Aosta lo scorso fine settimana, e durante le due ore di autostrada sotto il sole algerino dei giorni scorsi l’impianto di ventilazione ci ha dato un’autentica svolta. Io divertitissimo nel vedere i miei amici (tutti digiuni di automobili, miscredenti maledetti) che scoprivano gli effetti speciali di una macchina modernissima e piena di accessori costosi, loro super curiosi di questo o quell’aspetto. I sistemi di assistenza alla guida, in particolare, sono una roba che quando la metti sotto il naso di uno inesperto, lo fa volare. Però c’è un però: perché se i miei quattro spettatori/passeggeri erano in visibilio per cruise adattivo e lane keeping, io qualche limite l’ho trovato. Mi secca molto, per esempio, l’intensità della frenata quando una macchina invade la tua corsia davanti al muso: calma Sportage, nella maggior parte delle situazioni puoi frenare anche un po’ più gradualmente, eh. Tutto sommato bene, invece, la gestione autonoma dello sterzo, attiva per una ventina di secondi: le telecamere leggono bene le demarcazioni di corsia, anche quando ci sono cambi di luce repentini (tipo all’ingresso di una galleria) o ostacoli come i birilli dei lavori in corso sulla linea di mezzeria. Solo in pochissimi casi, il sistema ha perso il segno. Ma complessivamente: chapeau. Fabio Sciarra, redazione Autonotizie

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Sostanza dinamica [Day 3]. Compattezza e qualità. Sono le prime sensazioni che mi trasmette la Kia Sportage. E, per rendermene conto, basta salire a bordo: l’abitacolo di questa GT Line è accogliente, sportivo, fatto di materiali morbidi e gradevoli – anche se la plancia mostra plastiche più rigide verso il centro – e contraddistinto da un assemblaggio quasi maniacale. Come dire, vedi dove metti i soldi. Si guida alti da terra, con le gambe abbastanza distese per essere su una Suv. Il sedile, rivestito di pelle, è ampio e ben profilato, oltre che dotato di regolazioni elettriche: trovare la quadra, quindi, è questione di pochi tocchi. Trovo azzeccato, poi, aver posizionato strumentazione e monitor centrale sullo stesso livello. Bello il volante tagliato, apprezzabili le cinture regolabili in altezza. La qualità, però, l’avverti pure in movimento. Pastosa, compatta in marcia, la Sportage risulta pure ben isolata a freddo, oppure quando si viaggia in autostrada. L’assetto è corposo, non cedevole, e quando ci si imbatte in irregolarità del fondo, la gommatura barra 45 da 19” restituisce qualche reazione, pur in un ambito ovattato. La coreana tiene bene la strada, dà fiducia nei curvoni, ed è abbastanza maneggevole, per merito dello sterzo discretamente pronto e tarato ad hoc. Nel cofano c’è l’1.6 turbodiesel 136 CV mild hybrid, che muove senza patemi la Suv: ha coppia subito ed è ben abbinato al cambio doppia frizione, più fluido che rapido, anche usando i paddle (il selettore presenta la scalata all’indietro). Un motore che diventa un po’ rumoroso solo ai regimi più alti. Che non sono altissimi, visto che la spinta tende a rallentare dopo i 4.000 giri. E le prestazioni? Sono all’altezza nelle normali condizioni d’uso: quando, però, si vuole qualcosa in più, manca all’appello qualche cavallo in rapporto alla massa. Efficacissima la trazione integrale, che consente buone partenze senza il benché minimo pattinamento. Andrea Stassano, redazione Autonotizie.

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È solo questione di cilindrata? [Day 4]. Ibrido, elettrificazione e reti a 48 volt. Concetti ormai all’ordine del giorno per le auto di nuova generazione. Quasi tutti i costruttori, infatti, hanno iniziato a proporre modelli con motori termici supportati da unità elettriche che collaborano, in diversi modi, per ridurre idealmente consumi ed emissioni. La Kia è tra questi e dopo aver lanciato la Soul a batteria (su Quattroruote di luglio trovate la prova della nuova generazione) ha dato il via all’elettrificazione della propria gamma partendo da tre differenti motori diesel della propria Suv di punta, la Sportage. Oltre al 1.6 CRDi mild hybrid protagonista del nostro diario, infatti, in gamma sono disponibili una versione da 115 CV (con cambio manuale) e anche un più potente 2.0 turbodiesel da 185 CV. A differenziare le due versioni più performanti, oltre alla cilindrata e al prezzo (per la due litri servono 1.250 in più), c’è anche un differente cambio automatico: tradizionale a otto rapporti per la duemila e doppia frizione a sette marce per la millesei. Le due, oltre che per via della potenza, hanno anime diverse proprio a causa della trasmissione: la meno potente è più reattiva nelle cambiate, mentre la 2.0 CRDi è più progressiva e confortevole. I quasi 50 CV in meno si fanno sentire principalmente in accelerazione: la 1.6 completa lo 0-100 km/h in 12 secondi, contro i 9,5 della sorella. Nella guida di tutti i giorni si rimpiange qualcosa nelle riprese autostradali e negli allunghi, ma dall’altro lato della medaglia la 136 CV offre consumi più contenuti (4,7 contro 5,8 l/100 km nel dichiarato). All’atto pratico il supporto del motore elettrico risulta molto discreto nelle varie fasi di guida e la presenza del sistema 48V si fa sentire principalmente nell’azionamento, molto anticipato, dello start&stop, con conseguente riavvio fulmineo del propulsore termico in ripartenza. Mirco Magni, redazione Online

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(Quasi) tutto al posto giusto [Day 5]. Nell’ultimo giorno del nostro Diario di bordo, mi sono concentrato principalmente sull’accoglienza che la Sportage riserva a guidatore e passeggeri, sotto diversi punti di vista. Ordine ed ergonomia sono il “leitmotiv” dell’abitacolo che, pur senza ostentare sfarzo, è curato fin nei minimi dettagli e offre rivestimenti di pelle con cuciture rosse a contrasto e plastiche morbide al tatto. Tanti e ben distribuiti i vani portaoggetti: dal portaocchiali dietro allo specchietto retrovisore alla vasca di fronte al cambio, dai portabottiglie, anteriori e posteriori, al pozzetto sotto il bracciolo centrale. E se chi guida è ben accolto dal sedile con le regolazioni elettriche, anche chi si accomoda sul divano posteriore non ha problemi di sorta: lo spazio è abbondante, sia per le ginocchia sia sopra la testa, e se non fosse scomodo avere un bracciolo come schienale, ci starebbe senza particolari problemi anche il quinto passeggero. Passando al vano bagagli, che secondo i dati dichiarati offre una capacità compresa fra 480 e 1.469 litri, ha una forma regolare. Comoda l'apertura elettrica (anche dal telecomando), un po' meno la leva per abbattere i sedili, frazionabili secondo il classico schema 60:40, posizionata in basso, accanto alla seduta. In ogni caso, a schienali abbattuti il piano di carico che si ottiene è quasi perfettamente livellato. Al confort generale contribuiscono la buona insonorizzazione, il climatizzatore bi-zona con bocchette posteriori (sotto le quali non mancano una presa da 12V e una Usb) e il buon sistema d'infotainment, gestibile attraverso il touchscreen da 8" o tramite i comandi fisici: ha menù abbastanza semplici e intuitivi e, oltre a radio e navigatore, offre la possibilità d'interfacciare il proprio smartphone con gli standard Apple CarPlay e Android Auto. Alessandro Carcano, redazione mercato

COMMENTI

  • Eh nulla è Venerdì ma Sapientino Sempre in Piedi dei Mild Hybrid non se’ fatto vedere. Avrà rancore solo per le Audi-Vw
  • La settimana si volge al termine e niente Urla di Picc in quanto truffa mild hybrid. . . sarà fissato solo con le Audi
  • Purtroppo, (quasi) tutte le machine hanno dei prezzi imbarazzanti
  • C'è anche lo scomparto per la carne congelata?
  • Con questo mhev gode di qualche agevolazione fiscale? Blocchi traffico?
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  • Mah Mah Mah come qua non compare Indolor ad urlare che è una truffa? Sicuramente e decisamente avranno perso la password!
  • L'auto in se non è malvagia, ma 42K per un 1.6 mi pare un po' troppo.
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  • Imo i consumi non sono niente male, incrociando auto in questione e percorso effettuato. Fuori città il 48v fa poco a nulla, 14/l non è male per un auto da 16quintali con un motore piccolo e pompato. Vediamo in città prima di blastarla, il 48v qualcosina dovrebbe portare negli stop&go.
  • I consumi sono alti perche' come ormai da un po' gli Eco-Talebani di 4R provano vetture senza senso purche' ci sia scritto Hybrid o elettrico o altre sciocchezze simili. L'auto e' pesante per i chili in piu' dovuti sia alla trazione integrale sia all' inutile motore elettrico che fa tanta pubblicita' e poco risparmio. Avrebbero dovuto provare la versione che tutti acquistano cioe' quella a 2 ruote motrici diesel da 136cv. Invece un altra prova inutile scrificata sull'altare delle proprie convinzioni politiche estreme.
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  • Consumi veramente deludenti per la potenza in gioco e per il tipo di propulsione: diesel-mild Hybrid!!!
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  • 13,9 km/l di media per un’auto di ultima generazione imbottita di tecnologia? No grazie mi tengo la mia Audi Q3 del 2014 che di media mi percorre 17/18 km/l. Ultima considerazione: tutta questa tecnologia che ci viene imposta la pagheremo a caro prezzo in caso di malfunzionamenti.....personalmente ho dovuto sostituire il motorino di avviamento della mia Smart alla modica cifra di 570 euro pure scontati (700 a prezzo pieno). Lavoro fatto presso uno Smart Center perché, udite udite, per un lavoro del genere c’è da aggiornare anche la centralina. Mah!!!!
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