Diario di bordo

Renault Twingo
Una settimana con la TCe 95 Edc Intens

Renault Twingo
Una settimana con la TCe 95 Edc Intens
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La protagonista del diario di bordo di questa settimana è la Renault Twingo TCe 95 Edc Intens. Si tratta della versione più potente della piccola quattro posti, appena rinnovata con un facelift che ne ha aggiornato stile e contenuti. Il suo tre cilindri turbobenzina di 898 cm3 è posizionato posteriormente, sotto al vano bagagli, ed è in grado di erogare 93 CV a 5.500 giri/min e 135 Nm a 2.500 giri/min. Con la trasmissione automatica Edc a sei rapporti la citycar a trazione posteriore può scattare da 0 a 100 km/h in 11,1 secondi e toccare una velocità massima di 165 km/h. Il consumo medio dichiarato è di 5,1 l/100 km nel ciclo Nedc ricalcolato. Lunga 3.614 mm, la Twingo è larga 1.646 mm, alta 1.544 mm e ha un passo di 2.492 mm: il volume del bagagliaio spazia da un minimo di 174 a un massimo di 980 litri abbattendo gli schienali dei sedili posteriori. L’allestimento da noi provato, l’Intens, è al vertice della gamma: sulle Intense sono previsti di serie accessori come l’infotainment Easy Link da 7” con retrocamera e compatibilità con Android Auto, le luci diurne a Led, volante multifunzione di pelle, dettagli esterni in tinta carrozzeria, Stripping laterale, portaoggetti nelle portiere posteriori, cruise control, volante e sedile conducente regolabili in altezza, retrovisori esterni regolabili elettricamente, alzacristalli elettrici e climatizzatore manuale. Il prezzo di partenza della TCe 95 Edc Intens è di 15.850 euro, ma l’esemplare utilizzato è equipaggiato con i cerchi di lega Monega da 16” (100 euro), la tinta Giallo Mango (725 euro) con Stripping Cosmic (200 euro), rivestimenti interni di tessuto e pelle Tep  con dettagli Giallo Mango (50 euro) e finiture Black (150 euro), Comfort Pack (500 euro) con fendinebbia con funzione cornering e climatizzatore automatico, vetri posteriori oscurati (150 euro), portaoggetti Sneaky sotto ai sedili posteriori (75 euro), Lane Departure Warning (200 euro). Con questi accessori il modello in prova arriva a costare 18.000 euro.

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Citycar alla francese [Day 1]. In passato ho guidato diverse volte la Renault Twingo e anche la tedesca con cui condivide in toto la meccanica, la Smart forfour. Nonostante questo, ogni volta che mi metto al volante della citycar mi stupisco del suo raggio di sterzata non comune in ambito automobilistico. L’architettura con motore e trazione posteriori, infatti, ha permesso agli ingegneri di disegnare un avantreno con un’elevata articolazione. Il risultato è un diametro di sterzata tra muri di soli nove metri che la rende estremamente agile nel traffico e facilissima da parcheggiare. Lo sterzo, particolarmente leggero, risulta di conseguenza un po’ lento ma, nonostante questo, è abbastanza progressivo. Il confort di guida risente delle dimensioni compatte: l’assetto, non eccessivamente rigido, isola bene dalle sconnessioni meno impegnative ma il passo corto e la presenza del motore al posteriore costringono ad affrontare dossi e dissuasori a velocità particolarmente ridotta. Ad andature cittadine la Twingo non risulta eccessivamente rumorosa, anche per via del posizionamento del propulsore, ma una volta in autostrada emergono fastidiosi fruscii a livello degli specchietti retrovisori laterali. Il tre cilindri, pur avendo una potenza contenuta, muove bene la Twingo nei contesti urbani: scegliendo il cambio automatico, però, la francese perde un po’ in reattività, soprattutto in ripresa e nelle fasi in cui la trasmissione deve scalare una o due marce. Per il resto, la piccola francese si lascia guidare piacevolmente e propone soluzioni pratiche per la vita di tutti i giorni. Oltre all’ormai indispensabile compatibilità con Android Auto, la quattro posti dispone di diversi vani portaoggetti (due, molto spaziosi, anche sotto alle sedute posteriori) e di un abitacolo arioso nonostante le dimensioni compatte. Anche i materiali utilizzati, principalmente plastiche rigide, si abbinano bene allo stile sbarazzino di questa citycar, mentre la selleria propone dettagli curati con finiture di similpelle e tessuto con richiami cromatici alla tinta della carrozzeria. Mirco Magni, redazione Online

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Accoglie bene in poco spazio [Day 2]. Difficile pensare che una citycar di soli 3,6 metri di lunghezza possa essere accogliente, ma la Twingo, a modo suo, riesce a esserlo. In parte perché le sue forme arrotondate favoriscono l'abitabilità, soprattutto in altezza e anche per chi siede dietro, in parte perché il poco spazio a disposizione è sfruttato con intelligenza. Oltre ai pratici vani a cui accennava il collega che mi ha preceduto (davvero comodi e originali quelli sotto le sedute posteriori), il bagagliaio da 174 litri, pur limitato nella cubatura per la presenza del motore e con una soglia di carico alta, ha una forma regolare. In più, abbattendo gli schienali del divano, anche da dietro tramite le pratiche maniglie, si forma un piano di carico perfettamente livellato. In alcune situazioni, trazione posteriore, rigidità dell'assetto e passo corto trasmettono una vaga sensazione di sportività, su questo allestimento ulteriormente sottolineata dal look: accanto alle Stripping Cosmic sulle fiancate, non passano inosservati il piccolo spoiler sopra il lunotto posteriore, i cerchi opzionali da 16 pollici, le prese d'aria laterali (prerogativa delle varianti turbo) e il volante con la parte inferiore della corona piatta. Per quanto riguarda il cambio, infine, per evitare impuntamenti quando si affonda il piede sul gas, è meglio utilizzare la modalità manuale di questo Edc, un robotizzato più che adeguato per la categoria, ma non certo un fulmine nelle cambiate. Restano da riferimento, invece, agilità e manovrabilità: le dimensioni e il diametro di sterzata davvero ridotto su questa versione sono completate dalla retrocamera dinamica di parcheggio, che facilita ulteriormente le manovre. Alessandro Carcano, redazione Mercato

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La posteriore che non sembra [Day 3]. Simpatica fuori, vivace dentro, la nostra Renault Twingo TCe 95 Edc. Sarà per le forme o per il colore Giallo mango, che si ritrova all’interno su plancia, bocchette, volante e nel pozzetto del cambio. Giro la chiave e il tre cilindri si fa sentire un po’ in fase di avviamento. Dopo è discreto, pure in accelerazione. Il piantone si regola solo in altezza, in compenso lo schienale è dotato di comoda (e rara) rotella: un punto in più per la Twingo. La seduta è lunga, non troppo avvolgente, ma adatta a tutte le taglie; l’appoggiatesta integrato fa racing, però sottrae qualcosa nella visibilità laterale. Alzo un filo la seduta per non sentirmi troppo infossato. Già in manovra apprezzo la retrocamera, dalla buona definizione, e la capacità, garantita anche dal pacchetto “tuttodietro”, di girare in un fazzoletto. Una manna in città. Nel traffico ritrovo infatti la Twingo di sempre, agile e gradevole: la mia attenzione, però, si rivolge all’abbinata 900 turbo 93 CV-cambio Edc. In condizioni normali, il doppia frizione fa la sua parte, snocciolando le (sei) marce con discreta rapidità e un po’ di trascinamento. Quando serve, il kickdown è abbastanza svelto: se, invece, si vuole passare in manuale, senza i paddle non resta che usare il selettore: così, la cambiata è rapida, peccato che la scalata sia all’indietro. Se lo si stuzzica, il “tre” turbo è piuttosto brillante e muove bene la Twingo, anche senza spingere a fondo. Non vanta una super coppia (135 Nm), ma abbinato all’automatico si comporta bene. La guida è particolare, nel senso che motore e trazione posteriore sono merce rara. Così, l’avantreno sembra sempre agile, leggero, l’inserimento in curva buono e la percorrenza veloce, senza tanto rollio (la Twingo è stata ribassata di un cm, inoltre la gommatura da 16” è più larga al retrotreno). Se la provochi in curva, la francesina non sembra una “posteriore” perché, semmai, ha un filo di sottosterzo, mentre l’elettronica vigile imbriglia ogni intemperanza, a tutto vantaggio della sicurezza. Andrea Stassano, redazione Autonotizie

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Allegro andante [Day 4]. Può un’auto essere divertente? Anche di questi tempi, in cui contano più le emissioni delle emozioni? Sì, e questa Twingo mi sembra dare la risposta giusta. Perché, considerazioni tecniche già ampiamente espresse dai colleghi che mi hanno preceduto in questo diario a parte, la sua dote più evidente è che mette allegria. Fin dal primo momento in cui l’ho vista, per il colore della carrozzeria un po’ sopra le righe e i suoi interni a dir poco vivaci (plancia, rivestimenti dei sedili) che, insieme con le dimensioni compatte, ne fanno una sorta di giocattolo per adulti. Ed è perfetta, perché questo è la Twingo, fin dalle sue origini: un’operazione simpatia. Ve la ricordate - vero - la ranocchia dei primi anni 90? Coi fari anteriori che sembravano occhioni, le forme da minuscola monovolume, la semplicità degli interni che richiamavano la primissima Panda? Ecco, la Twingo che ho tra le mani, fatte salve naturalmente le innumerevoli differenze (motore e trazione posteriori eccetera), mi riporta indietro nel tempo, a un’epoca in cui con le macchine ci si poteva, appunto, divertire. E non è che questa TCe 95 Edc Intens (ma non si potrebbero semplificare un po’ le denominazioni delle auto?) sia allegra solo nel suo aspetto: lo è anche quando metti in moto il tricilindrico e inizi a sgusciare nel traffico, apprezzando le doti del turbobenzina, che permette di prendersi belle soddisfazioni ai semafori, e dello sterzo, già lodato dai colleghi. Coi quali, per altro, condivido le perplessità sul cambio, penalizzato da qualche incertezza e lentezza nella selezione dei rapporti. Ma tant’è: non dimentichiamo che, pur offrendo una potenza generosa in rapporto alla modesta cubatura, la Twingo resta sempre una citycar, e come tale andrebbe utilizzata. Sempre divertendosi, s’intende. Emilio Deleidi, redazione Inchieste

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Agile cittadina [Day 5]. Ero davvero curioso di provare questa generazione della Twingo e per questo, non appena ne è arrivata una in redazione, ho fatto di tutto per guidarla. Il motivo di tanto interesse è presto spiegato: volevo provare una piccola “tuttodietro”, come erano le varie 600, 500, 126 e Prinz dei tempi che furono, per capire se la moderna tecnologia è riuscita nel rendere di nuovo attuale uno schema desueto sulle utilitarie. Ebbene, sarà per la simpatia che la vettura ispira, sarà per quel giallo che fa tanto Renault Sport, a me questa Twingo è piaciuta. Mi è bastato usarla un po’ nel traffico per farla salire subito sul mio personale podio delle citycar grazie a una maneggevolezza stupefacente e al buon confort di marcia. In città è davvero sorprendente: gira come una trottola e la posizione di guida consente una buona visibilità. Accoglienti i sedili, ben raggiungibili tutti i comandi tranne i pulsanti posti in basso, a sinistra, sotto il piantone. Non mi è piaciuta, invece, la mancanza del contagiri e all’inizio ho trovato poco intuitivo il comando delle funzioni sul display con un pulsante diviso in due metà. Parlando di abitabilità, da sempre croce e delizia delle citycar, devo dire che si sta comodi anche sul divano posteriore, e pazienza se i cristalli delle porte dietro non scendono, ma si aprono a compasso. Su strada la Twingo non delude: sterzo leggero, buona tenuta di strada e assorbimento delle sospensioni. Il motore spinge quanto basta e anche se qualche collega ha sottolineato un comportamento del cambio automatico non sempre all’altezza delle aspettative, secondo me è più che adeguato all’uso cittadino. Ciò che mi ha lasciato davvero perplesso, invece, è la possibilità di spegnere la vettura ed estrarre la chiave pure con la leva in neutral o in retromarcia, cosa che su altre trasmissioni automatiche viene concessa solo in modalità parking. Tralascio il pericolo di scendere dall’auto quando è in folle, ma a me è capitato, appunto, di parcheggiarla e lasciarla in retromarcia solo perché non sono stato abbastanza deciso nel far avanzare la leva (che è ben contrastata) e pensavo di essere arrivato fino in fondo, alla posizione P. La cosa mi ha procurato una figuraccia in redazione, perché se la leva non è in parking, la Twingo non parte. Insomma, basta saperlo. Un’ultima cosa: sin da quando sono state immesse sul mercato, la Twingo (e la Smart, con la quale condivide la piattaforma) ha sempre indispettito alcuni clienti per la tendenza a scaldare il piano di carico del bagagliaio. È vero, si scalda: il motore è lì sotto e il calore va dal basso verso l’alto, contro la fisica non si può fare nulla. Ma pare meno di quanto le cronache dei forum raccontino. In ogni caso, quando trasportate la spesa, non mettete nel baule i surgelati. Cosimo Murianni, redazione Attualità

COMMENTI

  • robotizzato? no il cambio è un doppiafrizione! ed è stato anche scritto sopra, al giorno precedente
  • Diciotto sacchi per una scatoletta di filetti di tonno pinna gialla?! Piuttosto prendo un usato di qualità, a pari esborso!
  • La chiusura a chiave del cofano anteriore era già presente anche nel modello pre-restyling ed era celata sotto la fragilissima mostrina destra al lato della losanga Renault.
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