Diario di bordo

Suzuki Ignis
Una settimana con la 1.2 Hybrid 4WD Allgrip [Day 5]

Suzuki Ignis
Una settimana con la 1.2 Hybrid 4WD Allgrip [Day 5]
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Protagonista del Diario di bordo di questa settimana è la Suzuki Ignis 1.2 Hybrid 4WD Allgrip, in allestimento Top. E, di punta, è pure il prezzo di listino, di 18.450 euro. La potenza è di 90 CV, e il cambio è manuale a 5 marce. Molto ricca la dotazione di serie, che include, tra l’altro, gruppi ottici full Led, climatizzatore automatico, navigatore satellitare con schermo touch da 7”, radio Dab, compatibilità con dispositivi Android Auto e Apple CarPlay, fari fendinebbia e cerchi di lega da 16” Black. Buona anche la dotazione di sistemi di assistenza alla guida, che annovera cruise control e limitatore di velocità, controllo velocità in discesa e i sistemi di sicurezza “attentofrena” (frenata automatica d’emergenza con riconoscimento pedone), “guidadritto” (avviso superamento corsia), “restasveglio” (monitoraggio colpi di sonno), oltre al “chiavintasca” (sistema keyless). Sono di serie pure gli specchietti retrovisori in tinta regolabili e riscaldabili elettricamente e gli alzacristalli elettrici posteriori. L’esemplare in prova è equipaggiato anche con l’Adventure Pack (900 euro), che comprende la protezione off-road anteriore e posteriore, più il cross bumper laterale. Con la promozione attuale, di 1.900 euro, la vettura così configurata ha un prezzo finale di 17.450 euro.

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Brillante e versatile [Day 1]. Sono diversi i punti forti condensati nei tre metri e 70 della Suzuki Ignis. La taglia, appunto, adattissima alla città e ai parcheggi impossibili, l’omologazione ibrida e la trazione integrale. Detto questo, mi sistemo al posto guida: la seduta è ampia, pure in lunghezza. Per il mio fisico, però, trovo la postura un po’ infossata, con le ginocchia che restano un filo alte: così, risulta meno comodo premere, dall’alto, il pedale della frizione. Questa ha una prima parte della corsa quasi ininfluente e un carico comunque non affaticante. Grande e sottile il volante, regolabile solo in altezza, e piccolo invece il contagiri. Eccoci su strada: l’ibrido, in verità, si fa fatica a percepire, ma i flussi d’energia si possono comunque tener d’occhio nel display. E si vede che batteria e termico spingono insieme la giap, per brevi istanti ai bassissimi regimi, fino almeno ai 50-60 orari. L’aiutino funziona in termini di consumi e lo si nota perché sfioro i 15 km/l pure senza fare economy run. In più, coppia e risposta all’acceleratore non mancano, tanto che si può marciare con le marce alte nel traffico. Lo Start&Stop lavora bene, s’attiva già a bassa velocità e riavvia poi il quattro cilindri 1.2 senza sussulti. La buona cavalleria e la massa contenuta, poi, favoriscono le prestazioni: la Ignis è brillante e arriva a 6.400 giri con una bella grinta, favorita da un cambio che si lascia strapazzare. A velocità autostradale la nipponica mostra un po’ di rombosità (rotolamento e fruscii) e, per godere di un confort migliore, è preferibile restare entro i 120. Non è la guida pura che si cerca sulla Ignis, però lei se la cava bene, offre una buona sensazione di sicurezza e aderenza, anche per merito della trazione integrale. Non è poco, se consideriamo la taglia small e il passo corto. Lo sterzo, poco graduale ai piccoli angoli, non è un campione di veracità quando si cerca la traiettoria ideale, però è alla portata di tutti. Facile da guidare e adatta all’off-road, la Ignis mostra un certo rollio e sospensioni un po’ rigide, in particolare sullo sconnesso. Andrea Stassano, redazione Autonotizie

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Buon compromesso [Day 2]. La nuova Suzuki Jimny sta facendo strage di cuori. Sarà la sua aria retrò, oppure il fatto che è rimasta fedele alle sue (spartane) origini. Sta di fatto che la piccola fuoristrada giapponese si è trasformata in un vero e proprio fenomeno globale. Come abbiamo rilevato nella nostra prova la Suzukina con telaio separato, ridotte e trazione integrale permanente è un vero portento in fuoristrada. Ma, su strada, deve fare i conti con il suo pedigree tutta sostanza e niente fronzoli. Il livello di confort, quindi, non può essere paragonato a quello di una più classica vettura con scocca autoportante. Ed è qui che entra in scena la Suzuki Ignis protagonista del nostro diario di bordo. Perché, in un certo senso, lei può essere considerata la risposta a chi cerca qualcosa di meno estremo della Jimny, senza perdere del tutto quel tocco avventuroso che ultimamente va tanto di moda. Anche lei ha quattro ruote motrici. E anche lei, grazie a leggerezza e grande agilità, può togliersi più di qualche sfizio in fuoristrada. In più, mantiene quel design squadrato che piace tanto a chi cerca qualcosa di retrò. E, al tempo stesso, non deve fare i conti con tutti i classici limiti di una vera fuoristrada. Inoltre, esiste anche in una versione mild hybrid che, in città, aiuta a contenere un filo i consumi di carburante (io sono riuscito a fare circa 15 km/l, coprendo però lunghi tratti autostradali). Tradotto: se non dovete fare off-road estremo tutti i giorni (o tutti i weekend), forse, la piccola Ignis è la soluzione che fa per voi. Un compromesso, rispetto a una specialista come la Jimny, ma sicuramente più fruibile nella vita di tutti i giorni, soprattutto in città. Perché è più comoda, consuma meno e, su asfalto, è anche più piacevole da guidare. Matteo Valenti, redazione Web Tv

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Piccola fuori, grande dentro [Day 3]. Titolo scontato, direte voi. Ma queste quattro parole racchiudono alla perfezione l’essenza della Ignis. Un’auto dalle dimensioni estremamente contenute ma con un abitacolo capace di mettere chiunque a proprio agio. Nonostante volante e sedili non lascino molto spazio a regolazioni, il guidatore può trovare una posizione comoda in un attimo. Come evidenziato da chi mi ha preceduto, però, la seduta risulta leggermente infossata e costringe a viaggiare con le ginocchia un po’ troppo alte per i miei gusti. Nulla da eccepire, invece, sul confort dei sedili, profilati ma morbidi e spaziosi: caratteristiche che non mi sarei aspettato su un’auto di questa taglia. La Ignis mi ha stupito anche dal punto di vista dinamico. Il suo 1.2 aspirato spinge bene, anche quando si alza il ritmo, e il sistema ibrido, pur non facendosi sentire (se non in rilascio), contribuisce nel contenere i consumi. Il piccolo motore elettrico, infatti, oltre a svolgere la funzione di motorino d’avviamento e di alternatore, può supportare il funzionamento del quattro cilindri fornendo per brevi periodi una manciata di cavalli in più per rendere più briose le accelerazioni alle basse velocità. Anche con il sistema Smart Hybrid la Ignis si guida come una normale auto a benzina. Frizione morbida e cambio a cinque marce (con la quinta un po’ lunga) si abbinano a uno sterzo poco comunicativo ma comunque progressivo e leggero, ideale per la città. La giapponese, infine, offre una buona tenuta di strada pure sui curvoni autostradali anche per via di un assetto con sospensioni decisamente rigide, soprattutto al posteriore. Mirco Magni, redazione Online

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Parcheggiare è un gioco da ragazze [Day 4]. Lo so, la Ignis è lunga solo 370 cm, ma quando devi parcheggiare in un fazzoletto e fuori vedi due tipi che ti osservano scuotendo la testa e dicendoti “non ci starà mai”… Beh, riuscirci in due manovre è una bella soddisfazione. L’avanzo? Cinque centimetri davanti e cinque dietro. Il parcheggio “complicato” l’ho fatto appena fuori dalla pista di Varano de' Melegari (Parma) e per arrivare fin lì io e la Ignis abbiamo percorso poco più di un centinaio di chilometri in autostrada. Ma partiamo dall’inizio: quando mi sono seduta al volante ho capito subito che avrei dovuto trovare un compromesso per mantenere la giusta posizione delle braccia senza sacrificare troppo lo spazio per le gambe. Il volante regolabile solo in altezza non aiuta, specie i più alti, e il risultato è che mi sono ritrovata in una posizione più raccolta del solito, ma comunque non scomoda. Da guidare la Ignis è piacevole e in autostrada il cruise control è sempre utile. Alle alte velocità fruscii e rotolamento delle gomme, però, si fanno sentire. Un altro appunto che mi sento di fare alla piccola giap, poi, riguarda l’attentofrena, ovvero la frenata automatica di emergenza. In un paio di occasioni, infatti, mentre stavo già frenando è intervenuto in modo molto brusco, portando la macchina al completo arresto anche se la situazione non lo richiedeva. I sistemi “guidadritto” e “restasveglio” invece funzionano molto bene. L’infotainment è racchiuso in uno schermo touch, e questo le prime volte può distrarre un po’, ma il menu è ben suddiviso per funzioni quindi basta prenderci la mano e il gioco è fatto. Le prese Usb e da 12 V non mancano, tanto che anche il mio passeggero ha potuto tenere lo smartphone in carica per tutto il tragitto. Per far viaggiare bene chi siede dietro bisogna invece tenere a mente un paio di cose: le sospensioni sono un po’ rigide, quindi si potrebbe avvertire qualche scossone di troppo e i più alti devono fare attenzione al giro porta in salita e in discesa. In compenso, due adulti di media statura possono stare molto comodi e l’apertura delle portiere di quasi 90° farà la gioia di molte mamme alle prese con bambini da sistemare sui seggiolini. E a proposito di piccoli: un passeggino, purché non troppo ingombrante, nel bagagliaio ci starebbe senza difficoltà, così come potrebbero tranquillamente starci tre trolley da cabina. Forse le linee un po’ retrò della Ignis non convinceranno tutti, ma la sua praticità e agilità nel traffico la rendono una perfetta cittadina. Francesca Galbiati, redazione Web Tv

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Gioca a fare la crossover [Day 5]. Citycar a tutti gli effetti per piattaforma e dimensioni, la piccola Ignis fa di tutto per conquistare chi la prova con l'originalità delle sue forme, che fra protezioni sotto scocca, altezza da terra e mancorrenti sul tetto, la avvicinano una piccola Suv. Ma non è soltanto una questione estetica, perché le soluzioni che offre in termini abitabilità e versatilità, sono reali. E se davanti non ci sono problemi a trovare la posizione ideale, persino dietro non s'incontrano particolari difficoltà: considerando che questa "Suzukina" è omologata per quattro, anche i più alti possono trovare spazio adeguato per le gambe e aria sopra la testa. Per il carico di eventuali bagagli, invece, è possibile sia abbattere il divanetto in maniera frazionata sia fra scorrere in avanti le sedute. Il piano di carico che si viene a formare è abbastanza livellato, ma in quest'ultima configurazione, si crea un vistoso scalino. In marcia, mi ha colpito la verve di questo 1.2, non tanto per lo scatto ai bassi, quanto per la spinta ai medi e agli alti, che regala un allungo sorprendente. Un po' meno entusiasmante l'assorbimento delle sospensioni, soprattutto sugli ostacoli secchi, mentre la frizione è leggera e il cambio solo un po' contrastato. Per quanto riguarda il sistema d'infotainment, infine, il passaggio tra i vari menù è abbastanza semplice e intuitivo. Peccato solo che, nonostante i diversi tentativi, non sia riuscito a collegare via bluetooth il mio smartphone. Alessandro Carcano, redazione mercato

COMMENTI

  • quali sono gli angoli caratteristici per l'offroad e l'altezza minima da terra... mi sembra molto estrema in particolare sull'uscita....
  • Chi conosce questa auto la ama! E' come un coltellino svizzero Victorinox fatto auto: ha sempre una soluzione per tirarti fuori dai guai......
  • chiuderei il thread con un minisondaggio: osservate la prima foto sotto il titolo che inquadra la macchina di profilo ( su questo dovremmo essere abbastanza d'accordo...) il frontale è quello a destra o a sinistra ?
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  • dopo lancia ipsilon e giulietta una bella ignis ! tutte macchine della madon_a. Che tempi ragazzi...
  • Ma perché non provare anche la versione non ibrida? Così da poter fare un confronto su prestazioni e, soprattutto, consumi, per capire se vale la pena spendere quei 1.000 euro in più (secondo me un po troppi) per la versione ibrida. Invece tutti che provano solo l'ibrida.
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  • Trazione in off-road e affidabilità sono il must di tutte le Suzuki AllGrip. Nella versione più completa di Vitara e S-Cross, magari con il 1.4 turbo benzina automatico , diventa veramente " tanta roba ".
  • E' una vettura tipicamente giapponese, di buona affidabilità. Qui il micro ibrido va bene, anche se preferisco la due ruote motrici, che si porta a casa con circa 2 mila euro in meno.
  • TrollPicPsa ma secondo te gli airbump non ci starebbero anche bene su c3 aircross, unica citroen attuale che mi piace, voglio un parere personale non una velina da cartella stampa, grazie!!! Questa ignis ha una linea molto particolare può piacere o no, la trovo molto riuscita e simpatica nonostante il posteriore troppo anni 70 da 127. Come auto la trovo perfetta per città e perché no per anziani, forse qualche cm in più in larghezza non le farrebbe male... Ma si sa sono giapponesi. Il prezzo non è basso, del resto anche panda 4x4 non te la regalano come le altre panda, ma qui i tanti sbandierati "contenuti" ci sono tutti hybrid, 4x4,led,adas.
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  • La fiancata ha un aspetto pesantissimo, ma migliora un po' con gli stickers (optional). Il posteriore resta sempre inguardabile, con qualunque colore. Per il resto, pare sia una macchinina onesta (almeno nei consumi) e sincera: peccato solo per il listino non proprio "popolare", anche se la dotazione è molto completa. Chi vive e guida in città dovrebbe farci un pensierone, non solo un pensierino!
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  • Simpatica come tutte le piccole Suzuki, ce l'ha un vicino di casa. Dal punto di vista stilistico il posteriore è terribile...
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  • Personalmente credo che l'erede della Panda dovrebbe essere come la Ignis, piccolo SUV di segmento A. L'elettrico è ancora troppo costoso e le soluzioni viste con la 120 si adatterebbero bene allo spirito della 500, che dovrebbe diventare una segmento B anche a 5p.
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