Diario di bordo

Mini Clubman
Una settimana con la Cooper

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La protagonista del Diario di bordo di questa settimana è la Mini Cooper Clubman, la versione intermedia della familiare britannica. Spinta da un tre cilindri 1.5 turbobenzina da 136 CV a 4.400 giri/min e 220 Nm a 1.250 giri/min, l'inglesina scatta da 0 a 100 km/h in 9,2 secondi e tocca una velocità massima di 205 km/h: il consumo dichiarato nel ciclo misto varia dai 5,3 ai 5,5 l/100 km nel ciclo Wltp ricalcolato. Lunga 4.253 mm, larga 1.800 mm e alta 1.441 mm, la Clubman ha un passo di 2.670 mm e pesa 1.425 kg a vuoto: il volume minimo del bagagliaio è di 360 litri, ma abbattendo gli schienali dei sedili posteriori si può arrivare fino a 1.250 litri. Di serie sono previsti cerchi di lega da 16", climatizzatore manuale, sistema Keyless e infotainment da 6,5" con Bluetooth. L'esemplare utilizzato è caratterizzato dalla tinta Enigmatic Black Mini Yours (900 euro), da tetto e retrovisori silver (155 euro) e da rivestimenti di pelle Mini Yours Lounge Carbon Pack (2.400 euro). Tra gli accessori sono presenti il cambio automatico Steptronic a sette rapporti (2.000 euro) il sistema Hi-Fi Harman Kardon (820 euro), le Mini Driving Modes (250 euro), il Pacchetto Exclusive (2.900 euro) con Connected Media, modanature Mini Yours Interior Style Piano Black retroilluminate e cerchi di lega da 18" Mini Yours British Spoke bicolore, il Pacchetto Comfort Plus (1.600 euro) con retrovisori autoanabbaglianti ripiegabili elettricamente, Comfort Access System, sedili posteriori con schienale ribaltabile frazionato 40:20:40 e climatizzatore automatico bizona, il Pacchetto Driving Assistant Plus (1.600 euro) con Sensori di parcheggio anteriori e posteriori, cruise control adattivo, assistente al parcheggio e retrocamera, il Pacchetto Led Lights Plus (1.700 euro) con fari full Led adattivi fendinebbia a Led e il Pacchetto Connected Navigation Plus (2.110 euro) con caricatore wireless per smartphone, navigatore e compatibilità Apple CarPlay. Con questi accessori il prezzo passa dai 26.450 euro della Clubman Cooper base ai 41.585 euro dell'esemplare protagonista di questo Diario di bordo.

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Più comoda ma meno affilata [Day 1]. Mi ha stupito sotto molti aspetti, questa Mini Clubman. Innanzitutto il suo tre cilindri spinge davvero bene. Ok, è un 1.5 direte voi, ma è pur sempre un turbobenzina da "piccola", con 136 CV che si trovano a muovere più di una tonnellata e mezza (contando anche liquidi e conducente). In accelerazione, pur non incollando al sedile, il motore della Cooper convince, tanto per prestazioni quanto per piacevolezza di guida. Grazie al cambio automatico doppia frizione a sette rapporti il 1.5 risulta fluido, silenzioso e progressivo: sarebbe davvero un buon compagno di viaggio se consumasse un po’ di meno. Al termine del mio consueto tragitto lavoro-casa-lavoro (un centinaio di km nel traffico caotico della tangenziale est) il computer di bordo segnava 10,1 l/100 km. Lo sterzo, poi, è molto reattivo e diretto, in pieno stile Mini. Il classico go-kart feeling è edulcorato dalla stazza di questa vettura: piacevole da guidare, la Clubman non risulta così affilata come le sorelle minori, rispetto alle quali, però, propone livelli di confort nettamente superiori. Ben isolata a livello acustico, ha un assetto piuttosto rigido, ma mai eccessivo, nemmeno sulle sconnessioni più secche. Per quanto riguarda l’abitacolo, invece, ho apprezzato molto la luminosità garantita dai grandi finestrini laterali. In manovra e nelle intersezioni, la visibilità posteriore è degna di nota, mentre in marcia la cornice dei lunotti posteriori ostacola la visuale al centro: nello specchietto retrovisore interno la visuale è piuttosto limitata. Lo spazio a bordo è più che buono anche per chi, come me, supera il metro e 80, ma dalla Mini “più capiente della storia” mi sarei aspettato un bagagliaio un po’ più gande. Mirco Magni, redazione Online

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Compatta sì, ma tutt'altro che "mini" [Day 2]. L'abbiamo detto più volte: con l'ultima generazione, la Mini ha sacrificato qualcosa delle sue storiche e apprezzate qualità per offrire una maggiore capacità di carico e più spazio a bordo. Un discorso che vale ancor più per la station di famiglia, la Clubman, che non a caso è risultata una delle Mini più generose nella storia del marchio: per quanto riguarda il bagagliaio, il nostro Centro prove ha misurato una capacità di 320 litri, di cui 58 si trovano sotto il pavimento. Molto comoda è la possibilità di abbattere i sedili con un gesto e di ottenere un piano di carico perfettamente livellato. Facilitato anche l'accesso, con lo sblocco a molla di entrambe le porte (che qui fanno le veci di un classico portellone). Inoltre, c'è davvero parecchio agio sopra la testa e per le ginocchia di chi si siede dietro, compreso l'eventuale quinto passeggero: quest'ultimo ha solo il problema dello schienale ridotto (ribaltandolo è possibile trasportare oggetti lunghi come gli sci). Mi è piaciuto anche il sistema d'infotainment, qui rappresentato dal ricco pacchetto a richiesta Connected Navigation Plus, che offre la ricarica wireless per lo smartphone, gli aggiornamenti automatici delle mappe per il navigatore e la compatibilità con lo standard Apple CarPlay. Il passaggio da un menù all'altro è abbastanza intuitivo, anche grazie all'ampio display touch da 8,8": in ogni caso, sono disponibili i comandi vocali. Da un certo punto di vista, l'attenzione per il confort è bilanciata dalla diluizione del leggendario go-kart feeling, ma la Mini Clubman resta piacevole da guidare, anche per merito dello sterzo pronto, diretto e dal buon feedback. In manovra, oltre alla telecamera e ai sensori di parcheggio anteriori e posteriori, viene in aiuto la grafica del display, che cambia colore man mano che gli ostacoli si avvicinano. Alessandro Carcano, redazione Mercato.

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Personalità e non solo [Day 3]. Avvicinandomi alla Clubman fresca di restyling capisco subito una cosa, anche prima di accomodarmi sul sedile di guida: che pretendere di registrare le sensazioni per questo diario di bordo usando criteri meramente razionali non funzionerebbe. Perché? Mi spiego subito. Razionalmente, questa macchina andrebbe catalogata come una sorta di piccola station wagon, una declinazione per giovani famiglie alla ricerca di praticità in dimensioni esterne contenute: 4 metri e 25, come una Volkswagen Golf. Razionalmente, però, ci scontreremmo subito con un avvitamento della logica: per esempio, il bagagliaio ha una capacità di soli 360 litri, venti in meno rispetto alla cugina BMW Serie 1, con la quale questa Mini condivide la piattaforma e il propulsore (che qui eroga 136 cavalli). Insomma, l’aspetto della carrozzeria induce a delle aspettative di praticità che vengono in parte disattese. Allora, perché comprarla? La risposta non può che trovarsi nella sfera dell’emotività. Qualcuno in famiglia mi ha detto: è un’auto allegra, nel senso che ti fa venire voglia di salire a bordo. Definizione centrata. Forse si potrebbe dire anche che è un’auto con una personalità. Fortemente connotata fuori, con il suo bagaglio di dettagli sfiziosi, e altrettanto dentro, con la plancia dominata dal display centrale circolare, unico nel panorama automobilistico. Allora, per farla breve, ecco che cosa mi è piaciuto nella Clubman del nostro diario. Primo, per quanto suoni lapalissiano, il fatto di essere una Clubman: la forma della carrozzeria, pur senza la terza portierina che dava un tocco di originalità in più alla serie precedente, resta sempre di grande fascino, complice quell’aria british da mezzo per gentlemen di campagna. Secondo, il go-kart feeling: addomesticato, certo, rispetto alla berlina a due volumi, ma sempre avvertibile, grazie al retrotreno vivace e allo sterzo corposo e pronto (a essere pignoli, lo avrei solo voluto un filo più diretto). Terzo, il motore: per essere un tre cilindri – mi dispiace, devo confessare che generalmente non li amo – impressiona piacevolmente. Silenzioso e molto fluido nella guida rilassata, accoppiato a un doppia frizione a sette marce forse non rapidissimo ma impercettibile nelle cambiate, sfodera una bella grinta quando si affonda il pedale e, selezionando la modalità sport, e quella S sul selettore, anche il cambio gli va dietro (a scapito del consumo, che – va detto – in città resta elevato – attorno ai 10 l/100 km - anche guidando col piede leggero). Mi è piaciuta pure la posizione di guida, che ti consente di stare seduto in basso e con un volante praticamente verticale. E poi le consuete piccole cose che fanno molto Mini: una su tutte, il tasto di accensione mediante la levetta da aereo da caccia. A me piace anche il portellone frazionato con apertura ad armadio, e non importa se i montanti centrali tolgono un po’ di visibilità posteriore. Un’unica avvertenza: non state troppo vicino quando aprite le due portierine perché hanno un meccanismo “a molla” che le fa spalancare di scatto. Infine, il sistema vocale del gruppo BMW nella versione più aggiornata ti permette di impostare l’indirizzo di destinazione sul navigatore in pochi secondi. Basta dire, per esempio: "Vai in via Fabio Filzi 2, a Milano" e l’assistente risponde: "Via Filzi a Milano, autopilota avviato". Niente domande, niente "non ho capito", niente esitazioni. Come ogni sistema di assistenza vocale dovrebbe essere. Roberto Lo Vecchio, redazione Autonotizie

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Tre sì, ma pimpanti. In genere, prediligo le Mini che abbiano avuto un precedente nella storia di questo iconico modello. E la Clubman è una di queste, anche se la Cooper Clubman di oggi è ben altra cosa rispetto all’originale: molto più grande e a quattro porte, anche se mantiene lo sfizioso e originale portellone a doppio battente. La protagonista del nostro Diario di bordo monta il tre cilindri 1.5 turbobenzina da 136 CV, abbinato al cambio Steptronic a sette marce. Al minimo, il "tre" è ben isolato e mostra solo qualche lieve vibrazione sul volante. In marcia se ne apprezza la spinta già dai 1.500 giri e l’abbinamento rotondo al cambio automatico, che in Drive snocciola le marce una dietro l’altra, senza ritardi. Ciò consente una marcia briosa, anche senza affondare il piede sull’acceleratore. Il motore si fa sentire di più quando si scala tramite il buon kick-down, o quando si sfruttano i giri “alti” (non oltre i 6.000). Peccato che qui non ci siano i paddle: il selettore, però, se la cava bene e regala passaggi svelti in manuale. Se si chiede tutto all’1.5, ci si accorge che sa muovere bene la Cooper Clubman, non propriamente una piuma. Le prestazioni, quindi, sono più che adeguate: poi, va considerato che, al di là del frazionamento, un 1.5 turbo oggi non è certo piccolo. Nella guida si apprezza il carico volante da Mini, quindi robusto anche a bassa velocità. Non bisogna attendersi, però, un’agilità fuori catalogo: la Clubman è un po’ più lenta della Mini tre porte nel misto stretto, ma resta divertente, gestibile nelle reazioni e stabile in curva, anche grazie al passo relativamente lungo e al baricentro basso. In autostrada, poi, offre una bella sensazione di solidità e sicurezza. Andrea Stassano, redazione Autonotizie

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Presente e passato. Confesso: sono stato un “minista”. Non di quella storica, purtroppo, anche per ragioni anagrafiche, visto che quando ho imparato a guidare, la Mini che desideravamo era già la De Tomaso, con tanto di quadricilindrico turbo che rappresentava un sogno ai più proibito. No, la Mini che ho posseduto era una Countryman della prima serie, scelta dopo un avventuroso long test drive sulle strade argentine al seguito della Dakar (e del team x-Raid) nel 2014. Al ritorno, decisi che la macchina faceva per me e scelsi una Cooper a benzina color British racing green (classico, ma con tetto e specchi bianchi). Tutto questo per dire che, quando mi sono messo al volante della Clubman protagonista di questo diario di bordo, un termine di paragone l’avevo, anche se la variante di carrozzeria è decisamente diversa (nel frattempo, la Countryman è cambiata parecchio, crescendo nelle dimensioni). Il salto di qualità è stato per me evidente, soprattutto dal punto di vista motoristico. Il 4 cilindri della mia Cooper, un 1.600 aspirato da 122 CV, ne costituiva a mio parere il punto più debole: la macchina era divertente da guidare, aveva uno sterzo diretto (go-kart feeling…), il cambio preciso, una frizione pesantuccia e un rollio contenuto, ma il propulsore doveva girare alto per garantire prestazioni soddisfacenti, sembrava spingere poco, soprattutto dal basso, risultava ruvido e rumoroso alle andature autostradali e consumava un po’, soprattutto con una guida vagamente allegra. Oggi tutto mi sembra cambiato, e in meglio: il tre cilindri, frazionamento che solitamente non amo per le vibrazioni e una rumorosità non sempre piacevole, permette di viaggiare con grande souplesse e un filo di gas, grazie anche al riuscito abbinamento con l'automatico doppia frizione. Ma è anche pronto, quando gli si chiede di più: d’accordo, rispetto ai miei 122 CV, 136 CV non sono molti di più, ma è il modo in cui sono erogati a fare la differenza. E l’effetto, almeno in città e sulle tangenziali milanesi, è gradevole. Quanto al resto, la Clubman… è una Mini. Con i suoi vezzi, nella strumentazione, nelle luci particolari e cangianti, nei dettagli raffinati. E costosi. Emilio Deleidi, redazione Inchieste

COMMENTI

  • Gent.mo sig. Deleidi ho sempre ammirato la competenza di Quattroruote e riviste associate, ma da un po' di tempo sia sul sito di Ruoteclassiche che nella rubrica Youngtimer leggo un numero sempre crescente di strafalcioni inenarrabili, tipici di chi le auto del periodo le conosce solo per sentito dire o per aver letto qualche grassa idiozia su internet. Sfortunatamente per voi io le ho guidate quasi tutte le auto di quel periodo. La Mini De Tomaso ad esempio che lei cita, aveva il 4 cilindri nella versione aspirata, di derivazione Austin (il vecchio e collaudato motore in ghisa) mentre il turbo era montato su una modernissima (per l'epoca, ma lo sarebbe anche oggi) unità Daihatsu a 3 cilindri tutta in alluminio. Per cui "turbo quadricilindrica", ahimé, non esiste.
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  • Avete mai fatto caso che certi nickname compaiono in solo certi determinati Marchi? 😘
  • Io ho avuto la JCW (231 cv). A mio parere un'auto bellissima, molto particolare nella linea, rifinita da vera BMW. La rimpiango molto (consumi a parte).
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  • Come ebbi modo di scrivere alla sua presentazione, se la prima Clubman mi piaceva per quella sua aria un pò snob dovuta allo scarso successo commerciale (se paragonato a Mini classica e Countryman), questa invece mi piace molto (ma molto) di meno, sembra una balenottera obesa, io avrei almeno cercato di mascherare le porte posteriori nascondendo le maniglie come fu sapientemente fatto da Walter De Silva con 147 e 156, espediente poi ripreso anche da altri, persino dove non necessario come nella Clio. ....... il motore a 3 cilindri è una palese economia di scala dove in Bmw con una sola termica unitaria di 500 Cm3 realizzano un 3 da 1.5, un 4 da 2.0 e un 6 da 3.0. è una scelta tecnico/industriale di farsi tutto in casa piuttosto che comprare i motori piccoli presso un costruttore generalista come invece fanno i rivali di Mercedes. io resto contrario a questi frazionamenti "zoppi" in special modo se parliamo di cubature (e prezzi) non certo entry level, ergo, non ci butterei mai i miei soldi. Come ha già scritto Marco Cera, il prezzo di 41.000 € è impegnativo però va pure considerato che ci sono più di 15.000 € di optionals (alcuni davvero non necessari alla maggior parte degli automobilisti), una "cifretta" sufficiente a comprarsi un'utilitaria di seg.B neanche tanto basica....
  • Il bagagliaio di 360 litri è nella media del segmento. Del resto è grande come una Golf, o la nuova serie 1 e queste auto non hanno bagagliai più grandi. Certo che i 41.000 € dell'esemplare sono tanti. Se penso che la Mazda 3 full optional con il 2 litri benzina da 122cv è intorno ai 30.000€, beh non avrei dubbi a scegliere quest'ultima non solo per il prezzo ma anche per i contenuti che offre.
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