Diario di bordo

Opel Insignia Sports Tourer
Una settimana con la 2.0 CDTI Innovation AT8

Opel Insignia Sports Tourer
Una settimana con la 2.0 CDTI Innovation AT8
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Per il Diario di bordo di questa settimana, la redazione si è alternata al volante della Opel Insignia Sports Tourer nella versione 2.0 CDTI Innovation AT8. Una configurazione piuttosto ricca e completa della station tedesca, in questo caso spinta da un duemila turbodiesel da 170 CV abbinato al cambio automatico a otto rapporti con convertitore di coppia e alla trazione anteriore (ma c’è anche l’integrale). Il motore eroga la potenza massima a 3.750 giri, mentre il picco di coppia, 400 Nm, è disponibile tra i 1.750 e i 2.500 giri/min. La scheda tecnica riporta prestazioni nello 0-100 da 9,2 secondi e una velocità massima di 220 km/h. Alla voce consumi, invece, il dichiarato nel misto è di 5,7 l/100 km per una wagon cui spetta di diritto la definizione di ammiraglia: sia per la sua posizione nella gerarchia Opel, sia per le dimensioni, che sfiorano i cinque metri in lunghezza (499 cm) per 1,86 di larghezza e 1,50 di altezza. Il vano di carico dietro gli schienali posteriori offre 560 litri. La versione in prova è proposta con prezzi a partire da 39.350 euro e prevede di serie, tra le altre cose, i cerchi di lega da 18’’, i vetri oscurati, il clima bizona, l’apertura automatica del portellone, i retrovisori esterni ripiegabili, l'accesso e l'avviamento senza chiavi, l’infotainment con schermo da 8’’ (stessa misura del display della strumentazione), il navigatore, la retrocamera, i sensori di parcheggio anteriori e posteriori, il sedile guida con supporto lombare. Sul fronte della sicurezza e dell'assistenza alla guida, non mancano la frenata automatica d’emergenza, il monitoraggio degli angoli bui, quello del traffico trasversale posteriore, l’avviso di superamento involontario della corsia e il lane keeping. A questo si aggiungono due pacchetti a richiesta con i fari a matrice di Led adattivi, l’head-up display, il riconoscimento dei segnali stradali, il cruise control adattivo con funzione Stop&Go, più la vernice metallizzata e una finitura speciale dei cerchi. Con gli optional, il prezzo sale a 43.650 euro.     

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Grande wagon da viaggio [Day 1]. Il cockpit è generoso, sulla Insignia Sports Tourer del nostro “Diario”. E mi piace che si stia seduti a gambe quasi distese: sa di sportivo, ma questo sulla wagon Opel non fa rima con scomodo. Infatti, ci si sistema bene sull’ampio sedile, sfruttando le regolazioni manuali precise (quella dello schienale è a rotella); inoltre, c’è pure il supporto lombare e la porzione anteriore del cuscino regolabile, questa sì, elettricamente. Semmai chi non è alto di statura, come chi scrive, si sente un po’ infossato e, magari, potrà scegliere di sollevare un filo la seduta. Anche per traguardare meglio la strada, soprattutto agli incroci, quando il retrovisore esterno sinistro riduce un po’ la visuale. Davanti, ho una strumentazione che è un mix di analogico e digitale e offre un sacco di informazioni: due di queste, in particolare, sono ormai merce rara, come la temperatura dell’olio e il voltmetro. Il motore è un asset strategico su un’auto come questa, deputata a fare strada: e il quattro cilindri 2.0 CDTI della Insignia non delude quanto a potenza (170 CV) e coppia (400 Nm), quest’ultima disponibile già ai bassi. Numeri che, insieme, regalano una buona vivacità in assoluto. Bisogna, però, fare l’abitudine a una certa “presenza” del diesel nell’abitacolo, soprattutto al minimo e a bassa andatura. Scenario che cambia a velocità autostradale, dove si può sfruttare l’ottava lunga del cambio automatico e il confort diventa all’altezza delle aspettative. Su strada, più dell’agilità pura, la station Opel punta ovviamente su altre doti, come la stabilità nei tratti veloci e le qualità di routière infaticabile. Alle quali non è estraneo il buon funzionamento del cambio automatico, sprovvisto qui di paddle, ma morbido nei passaggi di marcia, quanto abbastanza svelto quando si ha fretta e si ricorre al kick-down. Proprio ciò che serve a chi guida per non affaticarsi troppo. Andrea Stassano, redazione Autonotizie

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Sì, viaggiare [Day 2]. Stanno diventando più rare dei panda, le station wagon. Quelle classiche, intendo, non camuffate in qualche modo da crossover, né le lontane cugine di qualche Suv di successo. Ed è per questo che mi accosto all’Insignia Sports Tourer con un misto di nostalgia e curiosità. La prima, per la mia cara Volvo 940 SW Super Polar, fedele compagna per quattordici lunghi anni di viaggi e traslochi, simbolo di una buona porzione della mia vita trascorsa con una familiare (pur non avendo famiglia, nel senso di figli); la seconda, nei confronti dell’evoluzione di una formula nel tempo, visto che ho ceduto la cara svedese una decina d’anni (e chissà se circola ancora, da qualche parte). Bastano pochi istanti perché mi renda conto che, in fondo, niente e tutto è cambiato. Niente perché per queste station vere, prive delle velleità sportiveggianti che contraddistinguono altre offerte (del genere BMW Serie 3 Touring), interpretano ancora lo stesso format: dimensioni generose, ampio spazio per i bagagli, praticità senza fronzoli. Tutto, perché, ovviamente l’Insignia è dotata di tutti i gadget ormai irrinunciabili, dagli Adas all’head-up display, solo per citarne alcuni. Metto in moto (e condivido il fastidio per una certa rumorosità del propulsore alle basse andature), faccio manovra e subito apprezzo una delle cose che più amavo nella Volvo: nonostante le dimensioni da incrociatore stradale (siamo un soffio sotto i fatidici cinque metri di lunghezza), l'Opel si muove con disinvoltura anche negli spazi ristretti, grazie all’efficacia dello sterzo. In più, ora, posso contare sul monitor della retrocamera e sui sensori di parcheggio, che rendono la vita enormemente più facile (bisogna solo abituarsi agli allarmi sonori, perché sono tutti decisamente pessimisti e chi deve sopravvivere nella giungla metropolitana sa che può contare su qualche centimetro di spazio in più nonostante le loro proteste). Un po’ di città, un pezzo di tangenziale, un lungo tratto di provinciale mi fanno rapidamente capire una cosa: con l’Insignia Sports Tourer è bello viaggiare. Le lunghe, lunghissime distanze non la spaventano: è una di quelle macchine con le quali senti di poterti sparare un migliaio di chilometri, per poi scenderne fresco come una rosa appena colta. La rumorosità si fa contenuta, anzi scompare, col crescere dell’andatura, lo sterzo resta leggero il giusto anche coll’aumentare della velocità, l’automatico azzecca il rapporto che vorresti e non fa rimpiangere l’assenza dei paddle al volante. Il sedile non sarà sibaritico, ma sostiene la schiena nei punti corretti. E i comandi sono facili da trovare. Tutto perfetto, dunque? Due sole considerazioni. L’Insignia è una di quelle auto che si comprano più con la testa che con il cuore: l’unica cosa che mi sembra mancarle è la capacità di suscitare un brivido d'emozione. Che non è detto sia sempre necessario, in questo campo, ma che non guasta mai. Poi, ho trovato l’head-up display un po’ invadente, centrato dove cade il fuoco della mia vista quando guardo la strada. Ma questa è una considerazione personale e ad altri non risulterà probabilmente fastidioso. Emilio Deleidi, redazione Inchieste

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A spasso… nel tempo [Day 3] Guido sempre con piacere l’Opel Insignia station wagon. Ne ho avuta una in famiglia (prima serie): è stata l’ultima di una saga di auto aziendali in uso a papà. Scambiando il garage per un camerino, di venerdì sera svestiva la grisaglia per indossare un abito più comodo, pronta a essere strapazzata per commissioni frenetiche o trascinata da qualche parte lontano, al mare, in montagna, insomma a spasso nel weekend a pieno carico. La Insignia interpretava con disinvoltura - ed è ancora così - il doppio ruolo di auto da lavoro e da "comitiva". Praticità, abitabilità e capacità di affrontare traversate senza sforzi (nemmeno per chi sta a bordo) sono qualità ancora di casa. Alle quali si accompagna un’inevitabile evoluzione, soprattutto sul piano tecnologico, che l’esemplare del Diario fa percepire immediatamente. Non solo perché è infarcito di aiuti elettronici, utili tanto ad alleggerire la vita nel traffico quanto a gestire gli ingombri (importanti) dell’auto nelle fatiche quotidiane: tra optional e dotazioni di serie, la lista è lunga e la potete leggere (completa) nell’introduzione. Non manca nemmeno l’head-up display, proiettato sul parabrezza e di immediata lettura. L’infotainment IntelliLink, senza stupire con effetti speciali, è completo e facile da usare: il display ha una misura adeguata (8’’), la grafica è chiara, il software reattivo, l’integrazione con lo smartphone semplice e rapida. Il sistema è pure connesso a internet, per fornire servizi come il traffico in tempo reale, in un contesto d’utilizzo notevolmente semplificato: la plancia, elegante e rifinita con materiali piacevoli al tatto, ha infatti ridotto drasticamente quella pletora di pulsanti che, sulla prima generazione, ricordava il mixer di un dj. A venir meno, semmai, è un pizzico di originalità nel design. Un appunto che, parere soggettivo, potrebbe essere esteso agli esterni, specialmente ricordando la personalità stilistica esibita dalla Insignia prima serie. Nel mio andirivieni attraverso il tempo, fatto di suggestioni e ricordi, ho trovato questa seconda generazione anche più turistica nella guida. L’assetto e lo sterzo, sempre leggero ma preciso, tendono al confort più che alla sportività, sebbene, pure forzando il ritmo, le risposte della wagon siano comunque sicure e sincere. Insomma, è sempre un bel viaggiare. Luca Cereda, redazione Online

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Dà subito confidenza [Day 4]. Le auto che apprezzo di più sono quelle che riescono a trasmettermi familiarità anche se non le conosco. E questa Insignia rientra nella categoria, perché non è necessario perdere tempo a "studiare" la configurazione della plancia e dei comandi: dalla regolazione dell'head-up display all'utilizzo dell'infotainment OnStar (che alla compatibilità con Apple CarPlay e Android Auto aggiunge la possibilità di utilizzare una rete wi-fi), tutto è facile e immediato, fatta eccezione per i controlli degli Adas che non ho avuto occasione di testare. E poi, l'Insignia è comoda sia davanti sia dietro, con spazio abbondante per le gambe e aria sopra la testa anche per un eventuale quinto passeggero, con l'unico limite del tunnel centrale un po' invadente. Tanti e comodi i vani portaoggetti (oltre al classico bracciolo-contenitore), così come il bagagliaio, capiente e di forma regolare. Nessun problema per il trasporto di oggetti lunghi e ingombranti: abbattendo il divano frazionato, si ottiene un piano di carico perfettamente livellato. In marcia mi è piaciuto il compromesso tra assorbimento delle asperità e piacere di guida, a cui contribuiscono anche la generosa coppia motrice e le rapide cambiate dell'otto marce automatico, in grado di regalare ottime accelerazioni e riprese corpose, nonostante i quasi 5 metri e il peso di 1.666 kg in ordine di marcia. Lo sterzo è adeguato alle doti di questa station, anche se l'ho trovato un po' poco comunicativo e progressivo. Migliorabile, infine, l'insonorizzazione: l'Insignia ambisce a essere un'infaticabile stradista, ma il confort acustico avrebbe meritato un po' di cura in più. Alessandro Carcano, redazione Mercato

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Wagon tutta confort [Day 5]. Station wagon. Segmento D. Cosa aspettarsi? Tanto spazio a bordo, che sulla Insignia di certo non manca. Finiture curate, e anche qui c'è ben poco da obiettare. Confort: è qui che emergono i miei primi dubbi, soprattutto a livello acustico. L'ammiraglia della Opel non brilla per insonorizzazione, come già sottolineato da alcuni colleghi. All’interno della familiare, il rumore del quattro cilindri turbodiesel è presente a quasi tutte le andature e a velocità superiori ai 90 km/h emerge anche il rotolamento dei pneumatici, soprattutto al posteriore dove il generoso vano bagagli da 560 litri sembra quasi fare da cassa di risonanza. Sollevando la copertura del bagagliaio, si notano lamiere a vista e le finiture non sono impeccabili: un po’ di materiale fonoassorbente in più non avrebbe fatto male. Passando all’abitacolo, la Insignia propone dei sedili non particolarmente larghi: per farsi un’idea, dalle sedute alla tasca della portiera ci sono circa 8 centimetri. Ciononostante, la posizione di guida è confortevole anche per lunghi tratti e sulla plancia tutto è al posto giusto, con pochi tasti ben posizionati e facilmente raggiungibili. Un netto passo avanti rispetto alla precedente generazione, dalla quale la "serie B" ha ereditato l’impostazione dinamica, che sacrifica precisione e dinamicità a favore del confort di marcia, tanto nell’assetto quanto nello sterzo e nel cambio. Quest’ultimo presenta qualche incertezza nelle ripartenze a bassa velocità e dei sussulti di troppo nel traffico, ma nella maggior parte delle situazioni supporta bene il funzionamento del quattro cilindri turbodiesel con cambiate morbide e il giusto tempismo. Sfruttando l’elevata coppia del due litri, la trasmissione tiene basso il regime del propulsore per ridurre i consumi. Dopo un centinaio di chilometri nel traffico della tangenziale est di Milano, il computer di bordo ha indicato una media di 6,7 l/100 km: niente male. Mirco Magni, redazione online

COMMENTI

  • test
  • Insignificante tant’è che la versione Vauxhall in UK viene snobbata dai tassisti mentre la vecchia era un cavallo di battaglia. ❤️
  • Parere personale: le sw rimangono le auto più intelligenti per conciliare le esigenze di una famiglia e/o di chi ama il tempo libero (cane, bici, attrezzature varie, ecc.). Torneranno di moda, prima o poi. Nel frattempo, si possono fare veri affari acquistando auto piene di tecnologia e confort a prezzi umani.
  • Auto con linea insignificante e anonima. Peccato perché sarà l’ultima in versione Made in Germany dopo diverrà anche lei un cassonetto per umido francese. 😘
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  • Prodotto ampiamente inferiore alla Giulia Station Wagon, dunque questa insigna è spacciata. ......... Battute (amare) a parte, quel profilo cromato sopra le porte degradante fino alle luci posteriori ormai sta divenendo un segno distintivo delle Opel, a mio gusto lo trovo di un brutto indescrivibile. ..... Dovendo ipoteticamente acquistare un'auto di questo tipo, oggi punterei decisamente sulla Skoda Superb....
  • prime 31 foto tutte uguali, un giorno ci spiegherete perchè invece di 700 foto identiche non ne fate 5 e bona... poi torniamo alla macchina, 4,99m e 560l di bagagliaio sono RIDICOLI soprattutto considerando che tutte le case dichiarano un litraggio e poi si sa benissimo che lo sfruttabile è molto meno; personalmente la trovo già vecchia, la linea della prima versione, quella si che era azzeccata, questa è proprio brutta. poi il motore è il 2.0 psa delle varie 3008/5008 o un altro? penso un altro perchè psa monta l'automatico aisin a 8 rapporti, questa ha un 7. interni boh, solita opel niente di che, anche banale forse. 44k per sta roba manco sotto tortura
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  • Ho sempre trovato il design di questa versione meno "azzeccato" di quello della serie precedente. Personalmente, la trovo una gran vettura, dal''eccellente rapporto qualita'/prezzo (a livello di Skoda Superb) e migliore della concorrenza Ford. Il sistema di infortainment e' migliore di quello della Mazda 6. Sicuramente piu' originale di VW Passat. Peccato per gli interni, non solo banali ma anche plasticosi.
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