Diario di bordo

Kia Stonic
Una settimana con la 1.6 CRDi Energy [Day 5]

Kia Stonic
Una settimana con la 1.6 CRDi Energy [Day 5]
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La protagonista del Diario di bordo di questa settimana è la Kia Stonic 1.6 CRDi nell'allestimento Energy. Si tratta della versione più completa dell'intera gamma, nonché dell'unica motorizzazione turbodiesel presente a listino: la piccola Suv è disponibile anche con motori a benzina e Gpl. Il quattro cilindri alimentato a gasolio eroga 115 CV a 4.000 giri/min e una coppia massima di 280 Nm a 1.500 giri/min: l'unico cambio disponibile è un manuale a sei rapporti con trazione anteriore (l'integrale non è prevista per questo modello). A fronte di un peso di 1.255 kg, la Stonic è in grado di scattare da 0 a 100 km/h 10,9 secondi e di toccare una velocità massima di 180 km/h con un consumo medio dichiarato di 5,0 l/100 km con 130 g/km di emissioni di CO2 nel ciclo Wltp. La più piccola delle Suv del marchio coreano è lunga quattro metri e 14 cm, larga 176 cm, alta 150 cm e ha un passo di 258 cm. Omologata come cinque posti, ha un bagagliaio con un volume minimo di 332 litri, che sale a 1.155 litri abbattendo gli schienali dei sedili posteriori. I listini della Stonic partono da 16.750 euro ma per avere una 1.6 CRDi Energy servono almeno 23.250 euro. Di serie con questo allestimento sono previsti cerchi di lega da 17", climatizzatore automatico, infotainment da 7" con retrocamera, radio Dab e compatibilità Android Auto e Apple CarPlay, sedili con rivestimenti di pelle e tessuto, vetri posteriori oscurati, sensori di parcheggio posteriori e Color Pack per gli interni. Per quanto riguarda i sistemi di sicurezza e di assistenza alla guida non mancano la frenata automatica con rilevamento dei pedoni, il rilevamento della stanchezza del guidatore e il cruise control con limitatore della velocità. L'esemplare protagonista del Diario di bordo è inoltre dotato del ruotino di scorta (200 euro) e della verniciatura bicolore degli esterni nelle tinte Platinum Graphite/Electric Green (850 euro): il prezzo finale è dunque di 24.300 euro.  

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Vivacità inaspettata [Day 1]. Eccomi a bordo. Colori vivaci a contrasto, sedili e pedaliera sportiveggianti, due strumentoni analogici e pochi pulsanti: stuzzica questa Stonic, piuttosto che fare la praticona tuttofare. Da fuori, non avevo mica capito questa sua vocazione peperina. Le plastiche sono rigide, di finiture ricercate nemmeno l’ombra, ma la sostanza c’è e tutto è al posto giusto. E, messa la prima, arriva la conferma. È brillante, reattiva, curva con disinvoltura, trasmette agilità e rapidità nel muoversi. Davvero divertente, soprattutto pensando che è diesel e che parliamo di un centinaio di CV abbondanti (115 per l’esattezza), però c’è un effetto turbo lag avvertibile: la curva di coppia è appuntita e, quando arriva il picco di spinta, sterzo e sospensioni anteriori ne risentono. Complice un controllo di trazione tardivo, ci si ritrova a gestire qualche pattinamento, un volante vivace e un’impronta a terra del pneumatico che diventa leggera. Bello! ... potrebbe dire qualcuno. Ma qui mi fermo, perché sta a voi decidere se fate parte di quel qualcuno. Quello che posso dirvi è che la Kia non mi delude mai. Non gioca a fare la pretenziosa, non vuole stupire a tutti i costi con virtuosismi di design autoriferiti, ma nemmeno cade nella semplicità/povertà percepita che alcuni prodotti trasmettono quando il portafogli diventa il primo riferimento d’acquisto. Ha un suo stile, non le manca niente in quanto a dotazioni e alla voce “piacere di guida” non ha mai il braccino. Gran bel compromesso. Con, a volte, qualche sorpresa. Nel caso della Stonic, di vivacità. Chi l’avrebbe mai detto. Roberto Ungaro, redazione Web TV

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Quando la base è buona. Torno volentieri sul tema affrontato nel primo giorno di questo Diario di bordo, ovvero la gradevolezza di guida della Stonic, perché è una delle doti che più balza agli occhi quando si parla di questa crossover: un pregio che si apprezza tutti i giorni, appena usciti dal box, città compresa. Nel traffico, infatti, la coreana si muove con grande disinvoltura grazie alla massa contenuta e alla piattaforma condivisa con un altro modello molto riuscito, la Rio. Il nostro esemplare è ben supportato dall’1.6 turbodiesel, il quale risponde con solerzia alla pressione dell'acceleratore e sembra disporre di una potenza superiore rispetto ai 116 CV dichiarati, oltre che di un maggior spunto rispetto ad altri pari grado europei. A fronte, poi, di consumi contenuti (facilmente si percorrono i 6-6,5 l/100 km, anche marciando in modo spedito). Insomma, tutto risulta intuitivo al volante, sia per chi vanta un’indole tranquilla, sia per chi intende alzare un po' di più il ritmo, perché le reazioni della crossover sono sempre sincere e prevedibili (con il rovescio della medaglia di una certa rigidità delle sospensioni, soprattutto dietro). Il cambio manuale, unica soluzione in abbinamento al diesel, è di quelli che si lasciano strapazzare senza problemi, mentre la frizione tende al leggero. Sì, in fase di avviamento si può avvertire qualche vibrazione (nonostante qui ci sia un quattro cilindri), ma la rumorosità non è mai fastidiosa. Neppure alle andature autostradali, quando si viaggia in sesta attorno ai 2.600 giri. Andrea Stassano, redazione Autonotizie

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Frizzante [Day 3]. Tutte uguali, le ormai onnipresenti B-Suv? Mica vero. E la Kia Stonic è lì, nel parcheggio della redazione, a ricordarmelo. Se è vero che per garantirsi popolarità (e quindi ricavi) queste auto non possono tradire più di tanto la ricetta base (che unisce dimensioni compatte, carrozzeria rialzata, trazione generalmente solo anteriore e prezzo abbordabile), alla crossoverina della Kia va dato atto di non lesinare quanto a originalità, ingrediente tipico dei modelli del marchio coreano. A cominciare dal nome, che fa pensare a un cocktail ed effettivamente nasce da una miscela: quella di “speedy” e “tonic”, due aggettivi inglesi fusi dal marketing per richiamare i concetti di ritmo e velocità. Poi, ovviamente, c’è il design: che non si spinge alla stravaganza della prima Juke o della Toyota C-HR, tanto per far due nomi, ma che sotto la regia di Peter Schreyer combina tratti molto personali (dal frontale al disegno del terzo montante) con proporzioni ed elementi più convenzionali, rassicuranti per il cliente tipo di una Suv compatta. Al tutto, l’esemplare del Diario aggiunge una spruzzata di lime nella tinta a contrasto del tetto. Anche su strada, per quanto possibile, la Stonic tende a uscire dal coro. Pur viaggiando a ruote alte, infatti, la posizione di guida si avvicina a quella di una hatchback, segnatamente la Rio, mentre la facilità con cui la si manovra negli spazi stretti è coerente con l’agilità professata dal nome. Le sensazioni che, su strada, restituisce la coreana, sono meno filtrate rispetto ad altre rivali di categoria, nel bene e nel male. E anche il turbodiesel, come sottolineato da altri, denota una certa vivacità, riuscendo al contempo a contenere consumi (nel mio caso tra i 5,6 e 5,8 litri per 100 km secondo quanto riferito dal computer di bordo). Meno le vibrazioni e la “voce”, soprattutto a freddo. A differenza di Andrea, ho trovato tonico, ma non stancante, il pedale della frizione. Tutto il resto (integrazione dello smartphone all’infotainment compresa) è facile, come bere un bicchiere d'acqua. Luca Cereda, redazione Oline.

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Né Suv, né hatchback [Day 4]. Definirla Suv risulta difficile.La Stonic, infatti, incarna appieno la definizione di crossover, cioè un modello che sta nel mezzo: né Suv, né hatchback. Alcuni dettagli riportano infatti al mondo delle sport utility, come gli inserti di protezione dei paraurti e dei passaruota, l’assetto rialzato, e le barre portatutto sul tetto. Altri ricordano le compatte, uno su tutti la posizione di guida, con una seduta bassa rispetto al pianale che porta a guidare con le gambe ben più distese rispetto alla media del segmento. Ciò mi ha spinto ad avere un approccio un po’ più grintoso alla guida, stuzzicando a più riprese la Stonic. E devo dire che lei mi ha un po' sorpreso, rivelandosi piacevole oltre che stabile e precisa in curva. L’assetto non è particolarmente rigido, anche se le connessioni più secche si sentono in maniera marcata. Nonostante un filo di rollio iniziale, in curva la cinque porte è composta e infonde sicurezza nel guidatore. Mi è piaciuto anche lo sterzo, preciso ma leggero. La facilità di guida è una delle caratteristiche che ho maggiormente apprezzato: una frizione particolarmente leggera si abbina a un cambio ben manovrabile con innesti precisi e con il giusto contrasto. Il sei marce consente di viaggiare mantenendo basso il regime del quattro cilindri, a tutto vantaggio del confort e, soprattutto, dei consumi. Al termine del mio consueto tragitto lavoro-casa-lavoro (poco meno di 100 km nel traffico della tangenziale di Milano), il computer di bordo ha riportato la media di 5,1 l/100 km: i 20 chilometri al litro (e oltre) sono dunque a portata di mano. Mirco Magni, redazione Online

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Gioca al meglio le sue carte [Day 5]. Trovo che la Stonic sia un'auto pratica e concreta, che fa di tutto per competere ad armi pari con le altre B-Suv: pur con una lunghezza e un passo tutt'altro che da record, offre uno spazio adeguato per guidatore e passeggeri, anche quelli che si accomodano sul divano posteriore. Sicuramente più adatta a quattro persone che a cinque, in seconda fila la coreana permette di allungare le gambe con un certo agio, anche grazie agli schienali anteriori "scavati". L'aria sopra la testa basta anche per i più alti, mentre l'assenza del tunnel centrale consente l'eventuale trasporto di un quinto passeggero. Il bagagliaio non è molto capiente, ma ha una forma regolare, un pratico doppiofondo e offre la possibilità di ribaltare agevolmente il divano (frazionabile) anche da dietro. Come si vede dalla foto, il piano di carico che si forma non è perfettamente livellato, anche a causa dell'imbottitura delle sedute, ma comunque risulta sufficiente per agevolare il trasporto di eventuali oggetti lunghi e ingombranti. Per quanto riguarda i vani portaoggetti, oltre al classico bracciolo centrale, mi è piaciuto quello sotto la console, abbastanza ampio per fare da svuotatasche e, al contempo, contenere smartphone con display sopra i 6". Insomma, ho percepito una sorta di equilibrio generale, che ho ritrovato nella guida. Oltre allo sterzo e alla frizione, della Stonic mi ha convinto pure l'impianto frenante, per la consistenza e modulabilità del pedale. E in manovra, la retrocamera con guide dinamiche e i sensori di parcheggio aiutano a destreggiarsi anche in spazi angusti. Un accenno, infine, all'infotainment, gestibile sia dal touch da 7 pollici sia tramite tasti fisici ben ordinati su entrambi i lati: tutto risulta immediato e intuitivo, con in più la possibilità di sfruttare il mirroring di Apple CarPlay e Android Auto. Alessandro Carcano, redazione Mercato

COMMENTI

  • Per fortuna non ha il cambio automatico e ancor di più non hai il freno a mano a pulsante. La valuterei seriamente se dovessi decidere di cambiare mezzo
  • Esteticamente mi piace la trovo più riuscita della "cugina" Hyundai Kona, ma a giudicare dal Day 1 di Ungaro i difetti non mancano, sia nell'abitacolo che su strada, aggiungiamoci che con sorpresa (vista la tendenza dei coreani ad occupare tutte le nicchie di mercato con un'offerta vasta e variegata) non è disponibile il cambio automatico, il che farà scappare diversi potenziali acquirenti. Ultima nota il nome, nella lingua italiana solitamente la lettera "S" posta davanti ad un aggettivo ne nega il suo significato, ecco dunque che "Stonic" fa pensare al contrario di "Tonico"....
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