Diario di bordo

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Una settimana con la Grand Cherokee S [Day 5]

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Una settimana con la Grand Cherokee S [Day 5]
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La protagonista del Diario di bordo di questa settimana è la Jeep Grand Cherokee S. Spinta da un V6 turbodiesel di 3.0 litri da 250 CV e 570 Nm, la Suv dispone, di serie, di un cambio automatico a otto rapporti con trazione integrale permanente Quadra Drive II. La massa in ordine di marcia è di 2.478 kg: lo scatto da 0 a 100 km/h viene portato a termine in 8,2 secondi e la velocità massima è di 202 km/h, mentre il consumo medio dichiarato è pari a 7,9 l/100 km nel ciclo misto con 208 g/km di emissioni di CO2, valore che comporta il pagamento dell'ecotassa. Lunga quattro metri e 83 centimetri, la Grand Cherokee è alta 194 cm, larga 179 e ha un passo di 292 cm: a bordo possono trovare spazio fino a un massimo di cinque persone, mentre il bagagliaio ha una capacità minima di 457 litri, ampliabile a 1.554 abbattendo gli schienali dei sedili posteriori. I listini della Grand Cherokee partono da 59.200 euro, ma per avere una S ne servono almeno 77.000. Sull'allestimento del Diario è prevista una dotazione di serie particolarmente completa che comprende, fra le altre cose, anche i cerchi di lega da 20", il tetto panoramico apribile elettricamente, la selleria rivestita di pelle nera, il climatizzatore automatico bizona, il sistema keyless con apertura e chiusura automatica del portellone posteriore, l'infotainment Uconnect da 8,4" con navigatore, retrocamera e impianto audio Alpine, i sedili regolabili elettricamente con memoria, il volante multifunzione riscaldabile con leve del cambio integrate e i sensori di parcheggio anteriori e posteriori con Park Assist. L'unico optional disponibile, oltre alle personalizzazioni Mopar, è la vernice metallizzata Diamond Black (1.150 euro).

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Si difende bene [Day 1]. Io la vedo così, come una poltrona un po’ démodé, in parte rabberciata, con una tappezzeria che ha visto giorni migliori. Un componente di arredamento ormai estraneo. Ma che non mi azzarderei mai a togliere dal salotto: perché comoda e funzionale come lei non ce n’è. Nemmeno tra le ultime creazioni ipertecnologiche di qualche archistar del design. La Grand Cherokee, ammiraglia della Jeep, appartiene a un progetto datato. Cosa che si percepisce subito, dai tanti dettagli - e sistemi - che sono stati via via aggiunti per renderla al passo con i tempi (ma il brand sta lavorando per riportarla sul mercato, nuova di zecca, entro il 2022). Il tremila turbodiesel forse non sarà potente in assoluto, ma dispone di una coppia più che adeguata per spostare una massa di due tonnellate e mezzo. Ai bassi regimi fa un rumore vecchio stampo, da pistoni agonizzanti, e il cambio a otto marce non è certo una cintura nera di fluidità. Rollio e coricamento laterale, invece, mi sembrano ben contenuti a dispetto della mole. Visto lo standing economico non manca la guida assistita di livello 2, che però è brusca e non molto graduale. Quanto al consumo, anche se non avete il piede destro da lottatore di sumo, difficilmente salirete sopra i 10 chilometri per litro. In città il mezzo è macchinoso, ma (e l’avversativa è d’obbligo) a velocità di crociera e sui suoi terreni di elezione, resta pur sempre un mâitre à penser. Diffidate da chi vi dice che certe auto si guidano come in un videogioco: il gaming sarà anche spettacolare, però mette in tensione, genera adrenalina ansiogena. Qui, sulla Grand Cherokee, restano solo la poltrona e la postura: piacere di viaggio punto e stop. In caso vi trovaste fuori dalla strada, poi, sarebbe opportuno togliere la “esse” di stop per rimodellare la parola in “top”. D’altra parte questa è una Jeep, la signora Jeep. Basta la parola. Ma qui (lo scrivo per chi ricorda la storica pubblicità della Falqui) di lassativo ci sono solo le dimensioni del bagagliaio. Bello sforzo: chi altri vi assicura, sotto il piano di carico, non il kit di riparazione, non il ruotino, ma un pneumatico bello grosso, fotocopia degli altri quattro? Fabio De Rossi, vicedirettore

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Tanta coppia [Day 2]. Risalgo sulla Jeep Grand Cherokee dopo tanto tempo. E a dir la verità, mi arrampico un po’ per arrivare al posto guida, che si trova a 77 cm da terra. Con un layout che fa sentire gli anni nel freno di stazionamento a pedale. L’ammiraglia, quarto capitolo di una vera e propria saga, sta doppiando i nove anni di vita commerciale europea, pur se in corso d’opera ha conosciuto diversi aggiornamenti. E la sua sostituta non sarebbe neppure dietro l’angolo, se rispondono a verità le indiscrezioni che collocherebbero l’arrivo della prossima generazione non prima della fine del 2021 o dell’inizio del '22. Comunque sia, la Grand Cherokee 3.0 V6 4WD AT8 250 CV S del nostro “Diario” resta un bel “gippone” a tutto tondo, adattissima ai lunghi viaggi, come ai percorsi invernali o accidentati, grazie a una luce libera dal suolo che può arrivare a 26 cm, a una sofisticata trazione integrale e, all’occorrenza, a una capacità di guado di 51 cm. Io, però, non mi sono avventurato tanto, rimanendo con le gomme invernali 265/50R20 aggrappate all’asfalto. Due sono le cose che mi colpiscono di più alla guida: la gran quantità di coppia (570 Nm) erogata dal 3.0 a gasolio, e la massa importante (circa 2.500 chili), distribuita, per forza di cose, un po’ in alto. La prima consente di spostare la Grand Cherokee come se fosse ben più light, e la sensazione è corroborata dalla risposta pronta all’acceleratore e dallo spunto notevole in ogni condizione. La seconda riguarda la dinamica della grande Suv, che risulta più votata al confort (molto elevato) e alla guida regolare in curva, sapendo comunque di poter contare in rettilineo su una bella verve. Che si paga fino a un certo punto al distributore visto che, adottando una guida svelta, il computer di bordo indica un consumo medio di 11,5 litri/100 km. Andrea Stassano, redazione Autonotizie

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Old school [Day 3]. Sulla Grand Cherokee la sensazione è di andare in controtendenza. Sarà l’effetto degli anni che passano? Effettivamente, l'attuale serie di questa Suv ne ha quasi una decina sulle spalle. O magari l’influenza dei vicini? Se spio dal finestrino l’abitacolo di una Mercedes GLB, parcheggiata una piazzola più in là, scorgo un altro mondo. Oppure è la fisiologica reazione a una routine sempre più permeata dall’elettrificazione, dalla digitalizzazione e dalle tematiche ambientali? Probabilmente un po’ tutto. Ma è indubbio che, volente o nolente, questa Jeep trascende le mode sotto molti aspetti. Il look? Squadrato e massiccio, alla faccia del Cx e dei muscoli cesellati di certe rivali ossessionate dal fitness. Gli interni? Signorili, certo, ma senza rinunciare alla plastica dove serve: perché se tocchi dentro con gli scarponcini sporchi di fango, semplicemente pulisci più in fretta. E se ti capita, probabilmente significa che hai spinto la Grand Cherokee sulla cattiva strada: quella dell’off-road. Una pratica che la Suv americana non intende sminuire, a differenza di tante altre concorrenti, e la suite delle driving mode fuoristradistiche, ben in evidenza sul tunnel, è lì a ricordarmelo, mentre il tasto “Sport On” è annegato nella fitta (anche troppo) pulsantiera centrale, come un qualsiasi comando del clima. Una scelta apparentemente non casuale: quasi un invito a non forzare il passo, con la suvvona, ché fisico e assetto (e nemmeno le risposte dello sterzo, poco diretto) sono da slalom speciale. Meglio godersi il confort, la scorrevolezza e le andature turistiche, anche se di birra a disposizione ce n’è, con ondate di coppia a ogni colpo d’acceleratore. Il “dieselone”, a freddo, si fa riconoscere, per poi mettersi in sottofondo quando si viaggia a regime costante. Anche questo fa parte di un’esperienza che ha poco da spartire con la nouvelle vague dell’automobile, ma che conserva un certo fascino, al pari della piacevole consistenza di alcuni arredi e comandi dal design, al contrario, un po’ superato. Il digitale non manca, almeno al servizio posto guida, ma non proietta nel futuro: lo schermo della strumentazione (nemmeno piccolo) sembra più studiato per integrarsi alla parte analogica del quadro, che non per svecchiare l’interfaccia, non sempre così ordinata nel comunicare le informazioni. L’infotainment Uconnect, invece, dedica pagine e pagine alla guida in off-road, senza far mancare quel che serve veramente al mio casa-ufficio, a partire dall’integrazione di Android Auto. Nel solito tour tra tangenziale e statali tengo d’occhio i anche consumi, ma non riesco a scendere sotto i 9,8 l/100 km. Luca Cereda, redazione Online.

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Cuore italiano, segreti americani [Day 4]. Lo sapete che ogni Jeep ha delle piccole sorprese a bordo? Si chiamano easter eggs, letteralmente delle uova di Pasqua, e sono dei dettagli che i progettisti (soprattutto quelli informatici) nascondono all’interno di un prodotto. Sui modelli più recenti, come la nuova Wrangler, queste chicche da appassionati sono innumerevoli, ma gli easter eggs non mancano nemmeno sulle auto con qualche anno sulle spalle, come la Grand Cherokee. Dopo aver parcheggiato in redazione la Suv ho iniziato a scrutarla attentamente, cercando tutti i particolari che solitamente nessuno nota. Il primo, nonché più evidente, è la scritta “Since 1941” integrata nella razza inferiore del volante: un chiaro richiamo alla storia del brand a Stelle e Strisce. La stessa scritta è presente anche in una delle modanature interne del faro anteriore sinistro, mentre su quello destro c’è la sagoma della prima Jeep della storia, la Willys. Aprendo il cofano motore, sulle plastiche nella zona del serbatoio dell’acqua dei tergicristalli si può vedere il frontale di una Wrangler con la calandra a sette feritoie e i due fari tondi. In una decina di minuti questi sono gli unici particolari nascosti che sono riuscito a trovare sull’esemplare del Diario di bordo: su altre versioni della Suv sono presenti molti altri particolari che ricordano la Willys, dal simbolo dell’auto sul navigatore ai disegni presenti sui cerchi o sul parabrezza delle versioni Trailhawk. Cercare questi piccoli dettagli mi ha fatto apprezzare la qualità costruttiva della Grand Cherokee: oltre ai materiali robusti che compongono l’abitacolo, ben assemblati e rifiniti, questa Suv propone soluzioni pratiche, come la leva che permette di ribaltare i sedili posteriori, farli avanzare e richiudere i poggiatesta, tutto con in un unico movimento. Per il resto la Grand Cherokee incarna in pieno lo spirito delle Suv americane: alta, larga e spaziosa, è comoda e non troppo impegnativa da guidare. In curva il rollio è importante e lo sterzo è molto demoltiplicato e non trasmette un buon feedback della strada, ma il cambio automatico ZF a otto rapporti è fluido e, a patto di non toccare le levette dietro al volante selezionando la modalità manuale, non fa mai alzare eccessivamente il regime del sei cilindri. Proprio il V6, fabbricato dall’italiana VM Motori, garantisce buone accelerazioni e prestazioni niente male vista la massa di questa vettura, ma non brilla alla voce consumi. Mirco Magni, redazione Online

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Tanto confort e un infotainment collaudato. [Day 5]. Parto da un dettaglio segnalato dal collega che mi ha preceduto ("la leva che permette di ribaltare i sedili posteriori") per affrontare il tema della versatilità e del confort di bordo. Se chi siede davanti non ha problemi di sorta, accolto in grande stile su poltrone comode, dotate di numerose regolazioni elettriche con funzione memoria (quando si spegne il motore, il sedile del guidatore arretra in automatico per rendere ancora più agevoli discesa e risalita), i passeggeri posteriori hanno spazio in abbondanza per le gambe e, con la leva sopra citata, gli si offre la possibilità di reclinare lo schienale per godere di spostamenti in totale relax. Un quinto ospite al centro ci può stare, per brevi tratti, considerata l'assenza del tunnel centrale in mezzo ai piedi; ma la seduta è un po' più rigida e stretta rispetto a quelle laterali, anche perché, all'occorrenza, si trasforma in un pratico bracciolo porta bevande. C'è un unico aspetto che disturba sull'esemplare in prova: la presenza del tetto panoramico, che ruba parecchi centimetri e costringe i più alti ad assumere posizioni innaturali per non toccare il cielo con la testa. Per quanto riguarda il vano bagagli, la forma è molto regolare, e anche se abbattendo il divano non si forma un piano di carico perfettamente livellato, di spazio per eventuali trasporti d'emergenza ce n'è parecchio. Altro aspetto che mi è piaciuto, pur non essendo una novità, è il sistema d'infotainment Uconnect, che si gestisce comodamente attraverso il touch screen da 8,4": dalla radio al navigatore, dal climatizzatore al riscaldamento dei sedili e del volante, alle telefonate, tutto è molto intuitivo e rapido nel passaggio fra i vari menù. E anche i comandi fisici, pur essendo parecchi, sono disposti in modo ordinato e razionale sia sulla console centrale sia sul volante. Nessun problema, infine, nelle manovre di parcheggio: lo sterzo è leggero, le immagini della retrocamera con guide dinamiche e i sensori di parcheggio anteriori e posteriori fanno dimenticare la mole imponente di questa Jeep. Alessandro Carcano, redazione Mercato    

COMMENTI

  • Io ce l'ho con il 3.6 benzina e non posso parlarne male….
  • Sarà certamente superata ma qui (Doha) ne girano e col benzina e la sua linea bellissima dà di gran lunga la paga alle varie Nissan patrol e gipponi jap.
  • eredità daimler: già... chissà perché l'hanno abbandonata in fretta e furia al suo destino. chissà perché solo fiat si fece avanti per darle un futuro, proprio mentre l'industria dell'auto americana (non solo chrysler, quindi) stava per naufragare miseramente. e chissà come, a stoccarda, forti dei profit warning che ultimamente lanciano a ripetizione, chissà, dicevo, come farebbe comodo avercela oggi.
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  • @ Pietro Schiavo, provo a risponderti. Dal momento che stiamo parlando di due cambi pressochè perfetti nel loro funzionamento probabilmente sono le percezioni personali a determinare queste nostre leggere differenze di giudizio. Comunque qualche precisazione è necessaria farla: le mie prime due X3 avevano il motore 2L TD e la prima lo ZF a 7 marce e la seconda 8 (ancora più raccordato e fluido) mentre l'ultima BMW che ho acquistato è stata la x4 con il 6cil TD e visto che stiamo parlando di motori e potenze pressochè identiche qualche lieve diffrenza con la Macan si può avvertire. Sulla Porsche mi manca quello “strappettino” che avvertivo in accelerazione decisa quando manovravo con i paddle della mia BMW, che però al contrario della Macan, aveva di serie la modalità di guida più spinta (in CP mi hanno detto che potevo tranquillamente farne a meno, ed io mi sono fidato ma no so se ho fatto bene e sui forum dedicati le opinioni come al solito contrastano). Non lo so comunque la differenza forse sta solo li o nella mia testa. Come dici tu quando si spinge Il DSG7 e velocissimo nelle cambiate ma non molto di più dello ZF che prevale invece seppure anch'esso lievemente nella guida quotidiana dove un passagio di marcia è quasi impossibile da avverte. Infondo è il calcetto dietro la schiena” a determinare questa mia preferenza, sensazioni, minuzie appunto.Ciao
  • @ Domenico Cortese, come sai in questo sito non è possibile rispondere direttamente se non una sola volta. Ti confermo sin da ora che il cambio automatico dell GC di mio genero non ha mai avuto problemi, almeno nei tra anni che l'ha avuta e l'ha acquistata nuova e con ricchissimo sconto. Di BMW con lo ZF ne ha avute tre e quindi non posso che confermarti quello che ho scritto, questo non vuol dire che sulla Jeep lo stesso cambio funzioni male, tuttaltro, ma evidentemente il raccordo con il suo VM Diesel, o per il software dedicato, non da gli stessi risultati della concorrenza. Sulle mie BMW non è mai capitati di sentire indecisioni nelle cambiate che erano invece sempre puntuali e tando decise quanto impercettibili, e divertentissimi poi con i paddle con i suo strappi nelle marce basse quando tiravi un po. Nella GC invece del cambio qualche volta te ne accorgri soprattutto se non sei deciso sull'acceleratore, in tutta onestà non ho mai usati i paddle ( ce l'ha? Non ricordo) quindi di questo non parlo. Stessa cosa posso dirti dell'auto che guido attualmete, pure essa con automatico (preferivo però leggermente la ZF) del gruppo VAG. Alla redazione faccio una domanda: ma si può parlare di coppia ed accelerazione brillante quando tutta, ma proprio tutta, la concorrenza in fatto di Nm ed accelazione fa di meglio e a volte anche tanto? Poi correggete le dimensioni ed invertite il valore di larghezza altezza, già l'handling non mi sembra eccezionale di suo! @ a Vim il redivivo ha definito minestra riscaldata la 911, questo la dice lunga sulla sua competenze ed onestà intellettuale.
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  • E' quella di cui hanno vietato l'omologazione in Olanda (e quindi in EU) un vero gioiellino questo TDI a rate.
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  • Toh!! sono ricomparsi un paio di Nick, storici difensori d'ufficio della baracca ex italica. Prima, quand'era solo Chrysler, la GC era un cassone americano, ora è diventata "Bellissima"............. Modus operandi questo, che ricorda un pò certi media di proprietà di un pluri_ottantenne, per i quali va tutto benissimo o tutto malissimo a seconda se il loro padrone è al governo o all'opposizione di questo paese.....
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  • bellissima
  • E' un po' l'antitesi dell'auto elettrica. Ed è per questo che a tanti piace così tanto, soprattutto in patria e soprattutto col V8 a benzina. Perché questi bestioni col "motorino" ecologico perdono charme. Il peccato attira più della santità...
  • Una linea senza tempo, ancora validssima (bella squadrata e funzionale come dovrebbe essere un SUV), gran qualita' robusta, molto confortevole. Non posso giudicar ei motori diesel in quanto qui in Nordamerica non arrivano piu'. Presa con l'allestimento giusto, non ha nulla da invidiare come sensazione di lusso rispetto alle concorrenti Teutoniche (potete prendere il pacchetto pelle Nappa per tutta la plancia e pannelli porta fino alla battuta delle portiere, mperiale in Alcantara, etc..). Non e' nata ieri ma sembra non risentirne, la dotazione e;' stata via via aggiornata per tenerla al passo con i tempi. Trovo inspiegabili le critiche al cambio..e' il classico ZF, ancora uno dei riferimenti tra le trasmissioni automatiche...forse l'esemplare in prova aveva qualche problema.
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  • "rumore vecchio stampo, da pistoni agonizzanti". Enough.
  • Dal mio punto di vista le Jeep seppur obsolete e datate conservano un design e uno stile unico...basta guardare ad un Gran Cherokee del 2006 come del 2003 e confrontarlo con una X5 o un classe M che risentono maggiormente del passar del tempo...Non parliamo poi del Wrangler iconico e immortale
  • Auto che ho guidato alcune di volte (ce l'aveva mio genero), a me sembrava molto confortevole e....basta. Per il resto è un lungo susseguirsi di modeste impressioni: piuttosto lenta, il suo cambio automatico come funzionamento non è nemmeno paragonabile allo ZF o al doppia frizione VAG, il motore è "ruvidino" per essere un 6 cilindri ., è assetata, pesante e sebbene non a tutti interessi è piuttosto goffa da guidare anche solo ad andatura brillante. ho avuto occasione di esprimere le mie impressioni su questa Jeep in passato e mi fa molto piacere trovarle confermate da chi scrive di auto per professione. Alla Grand Cherokee bisogna comunque concedere la noi irrilevante attenuante che è un'auto decisamente datata , comunque il suo aspetto massiccio ed il suo lusso vintage e di gusto Yankee a me non sono mai dispiaciuti.
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  • Chiaramente pur se "aggiornata" nei motori e cambi la G.Cherokee è un'altra delle eredità lasciate dalla passata gestione Chrysler, eredità che però insieme ai camion Ram, alla Dodge Durango e pochi altri modelli, sta tenendo a galla i conti di FCA, altrimenti in tracollo totale su tutti i mercati fuori dal nord America (ivi compreso anche il sud America che invece in passato aveva "tirato la carretta"). ..... Tra l'altro, pur se detto a denti stretti, la G.Cherokee è di fatto l'unico modello realmente "premium" di tutta la gamma Jeep, in attesa di capire se rifaranno la più grande ammiraglia Commander....
  • Tristemente superata.
  • oramai vecchia sotto tutti i punti di vista, con questi prezzi, restando nella stessa "concessionaria", meglio prendere la Stelvio
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  • oramai vecchia sotto tutti i punti di vista, con questi prezzi, restando nella stessa "concessionaria", meglio prendere la Stelvio
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