Emissioni La Commissione ambiente Ue punta a obiettivi più severi per la CO2

Rosario Murgida Rosario Murgida
Emissioni
La Commissione ambiente Ue punta a obiettivi più severi per la CO2
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Le case automobilistiche rischiano di dover affrontare regole sempre più stringenti sul fronte delle emissioni di anidride carbonica. La commissione Ambiente del Parlamento europeo ha infatti presentato una serie di proposte per la riduzione dell'inquinamento da CO2 molto più severe di quanto proposto alcuni mesi fa dalla Commissione europea

Emissioni da tagliare del 45% entro il 2030. In particolare, la commissione parlamentare ha approvato un nuovo quadro normativo che costringerebbe i produttori automobilistici a ridurre le emissioni dei veicoli del 20% entro il 2025 e del 45% entro il 2030, rispetto alla media di 95 grammi/chilometro da raggiungere per il 2021. La proposta risulta molto più dura di quanto indicato dalla Commissione Ue, che aveva proposto una riduzione del 15% per il 2025 e del 30% per il 2030. D'altronde negli ultimi mesi sono emersi dati preoccupanti sul fronte delle emissioni. Da una parte il crollo delle vendite di auto a gasolio, determinato soprattutto dal dieselgate, ha spinto i consumatori a privilegiare i veicoli a benzina, con maggiori livelli di emissioni di anidride carbonica; dall'altra il mercato è sempre più focalizzato su modelli dai consumi più elevati come le Suv e le crossover. Allo stesso tempo, i nuovi test di omologazione Wltp hanno rivelato livelli di emissioni superiori rispetto a quanto finora noto con i precedenti test Nedc. Le proposte della commissione, accolte positivamente dalle associazioni ambientaliste e sostenute dal Ppe (Partito popolare europeo, il maggiore per numero di rappresentanti nel Parlamento), puntano a contribuire fattivamente all'obiettivo della Ue di abbattere entro il 2030 le emissioni di gas serra di almeno il 40% rispetto ai livelli del 1990 e prevedono un sistema di crediti alle Case per incoraggiare l'adozione di veicoli elettrici e multe salate per il superamento dei limiti di CO2.

La replica del settore. L'intero settore dell'auto, pur condividendo gli obiettivi degli organismi della Ue di ridurre l'inquinamento, ha spesso manifestato la propria contrarietà di fronte a proposte di abbattimento delle emissioni considerate troppo ambiziose. L'Acea, l'associazione europea dei produttori automobilistici, ha più volte invitato i legislatori europei a prendere in considerazione le attuali tecnologie disponibili e i loro possibili sviluppi e le difficoltà incontrate dall'intero comparto nella transizione verso l'elettrico. La mancanza di una rete capillare di infrastrutture per la ricarica o l'assenza di un quadro normativo e fiscale omogeneo sono state più volte indicate dall'associazione come ostacoli da risolvere in via prioritaria prima di varare norme troppo severe. Anche oggi l'Acea si è fatta sentire con un duro allarme lanciato dal segretario generale Erik Jonnaert. 

Obiettivi irrealistici. "Siamo molto preoccupati per la direzione presa dalla commissione per l'Ambiente. I livelli di riduzione proposti sono totalmente irrealistici, in quanto richiederebbero un massiccio e improvviso spostamento verso l'elettromobilità. Non ci sono le condizioni per un movimento sismico di tale portata e i consumatori non sono pronti in questa fase ad andare verso una mobilità completamente elettrica", ha commentato Jonnaert. D'altronde, sulla base degli attuali dati di vendita elaborati dall'osservatorio comunitario Eafo (European alternative fuels observatory), le vendite di veicoli elettrici e ibridi plug-in, per quanto in grande crescita nei primi sei mesi dell'anno, rappresentano ancora solo l'1,75% del mercato complessivo, con i modelli puramente elettrici fermi a poco più dello 0,75%. "Siamo impegnati a fondo verso la mobilità a zero emissioni, ma questa transizione deve essere fatta a un ritmo gestibile", ha aggiunto Jonnaert. "Ciò è vitale non solo per la nostra industria e i suoi lavoratori, ma anche per i consumatori, destinati a comprare effettivamente questi veicoli, e per gli Stati membri, che avranno un enorme lavoro per garantire che la rete di infrastrutture per la ricarica sia sufficiente". 

A ottobre, il voto. L'associazione ha fatto presente anche come la posizione della commissione parlamentare non sia rappresentativa delle opinioni dell'intero Parlamento e sia anzi in contrasto con altre commissioni coinvolte nella definizione del nuovo quadro normativo (la commissione per l'Industria, la ricerca e l'energia e quella per i Trasporti e il turismo). "Ci auguriamo che il Parlamento europeo colga l'occasione per riesaminare questa proposta. Attendiamo il voto in assemblea plenaria il mese prossimo per vedere quale direzione prenderà l'intero Parlamento nei negoziati successivi con i Paesi Ue", ha concluso Jonnaert. Nel caso di via libera dell'assemblea, il passo successivo è rappresentato dai colloqui con i singoli governi nazionali per elaborare un quadro normativo definitivo e condiviso. In passato i Paesi con industrie automobilistiche di una certa dimensione e rilevanza, in particolare la Germania, hanno contrastato con forza l'adozione di regole troppo severe nel timore di dover affrontare gravi conseguenze per l'industria automobilistica e per tutelare i posti di lavoro.  

DAVIDE ZIOSI (DAVZ-Z)

Quando si leggono ste robe che tutti sanno sono irrealizzabili, bisogna guardare dietro il dito e puntare su questi politicanti, che sono i più corrotti e disonesti in assoluto, cioè i Nord-Europei. Che ci guardano con disprezzo, ci trattano come persone poco serie, ma in verità sono un branco di magnacci che fino al secolo scorso facevano soldi con schiavi e diamanti rubati agli altri. Sono sempre quella gente lì, il dna è quello. E allora qual'è il punto? E' possibile secondo Voi rispettare questi limiti nel momento in cui la gente compra grossi e pesanti Suv? No. Queste sono spinte per accelerare la transizione verso il futuro elettrico, spinte generate da chi ha interessi in tal senso. Da quel che so sono gli stessi che fino ad adesso hanno fatto soldi sul petrolio. Perché fidatevi...quello che ha scritto Spike Harrow, cioè che questi signori non capiscono di tecnica e meno gli interessa...è vero; ma sono abbastanza intelligenti da farsi dire le cose da chi le sa.

COMMENTI

  • Quando si leggono ste robe che tutti sanno sono irrealizzabili, bisogna guardare dietro il dito e puntare su questi politicanti, che sono i più corrotti e disonesti in assoluto, cioè i Nord-Europei. Che ci guardano con disprezzo, ci trattano come persone poco serie, ma in verità sono un branco di magnacci che fino al secolo scorso facevano soldi con schiavi e diamanti rubati agli altri. Sono sempre quella gente lì, il dna è quello. E allora qual'è il punto? E' possibile secondo Voi rispettare questi limiti nel momento in cui la gente compra grossi e pesanti Suv? No. Queste sono spinte per accelerare la transizione verso il futuro elettrico, spinte generate da chi ha interessi in tal senso. Da quel che so sono gli stessi che fino ad adesso hanno fatto soldi sul petrolio. Perché fidatevi...quello che ha scritto Spike Harrow, cioè che questi signori non capiscono di tecnica e meno gli interessa...è vero; ma sono abbastanza intelligenti da farsi dire le cose da chi le sa.
  • Premesso che chi legifera su qualsiasi argomento dovrebbe confrontarsi con un pò di umiltà anche con le controparti (in questo caso i costruttori auto ) , siamo sicuri o sono stati fatti studi in proposito, che pur se tutta l autotrazione fosse azionata da motori elettrici, alla fine tra produzione dell energia elettrica necessaria per l'alimentazione degli stessi e per la produzione di tutto ciò che abbisogna per la fabbricazione delle batterie (es metalli rari ) e il loro smaltimento, alla fine l' inquinamento, l' emissione di co2 , lo sfruttamento del suolo sarebbero peggiori di oggi ? E della co2 o inquinanti vari prodotti da impianti di riscaldamento, fabbriche, trasporti su gomma ( che l'Italia come penisola ad esempio, potrebbe sostiruire con trasporti navali ) ne vogliamo parlare ? Vogliamo parlare di quanto inquina la Cina ? Come al solito i vari apparati burocratici europei vivono in un mondo a se stante lontano dalla realtà e dalle vere problematiche delle nazioni che la compongono e soprattutto dei popoli stessi.
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  • Eccoli qua i geni. Trasporti pubblici super-efficienti, non c'è altra via.
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  • ben facciamoci del male e consegnamo l'industria dell'auto ai cinesi...
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  • "...e prevedono un sistema di crediti alle Case per incoraggiare l'adozione di veicoli elettrici...". E' la via giusta, nessuno si diverte nel passaggio greggio->elettricità, ci sono molte difficoltà tecniche da superare. Ma non si deve ostacolare questo passaggio, pena una regressione civile non inferiore ai disagi previsti.
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  • Forse non si rendono conto che proprio l'Europa è al 100% "dipendente" riguardo i metalli nobili indispensabili per la produzione di batterie, non ci saranno mai le colonnine appena sufficienti il numero di auto elettriche che dovranno "attaccarsi" alle prese, prese che pure a livello "condominiale" sono un problema, chi non possiede un box "proprio" dove troverà una presa libera, al riciclaggio delle batterie stesse, all'inevitabile costruzioni di centrali nucleari le uniche che potranno produrre energia elettrica per milioni di auto ma, soprattutto, si costringerà a cambiare auto. Se già oggi ci sono Gruppi che hanno difficoltà a "rientrare" nel Wltp, figuriamoci nel 2021, per non parlare del 2025...ma i limiti ultimi del 2030 sono mproponibili se pure l'Europa non ci metterà del suo, con i soldi di tutti noi.....
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  • Vogliono ridurre la CO2 e demonizzano il diesel..................... Capre al potere.
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