"Per raggiungere il target del 2021 di 95 g/km di CO2 nell'Unione Europea, occorre che la media delle emissioni si riduca ancora di 23,5 g/km, un’impresa impossibile senza il contributo delle auto nuove diesel, che producono meno CO2 delle auto a benzina, o senza un aumento esponenziale di auto elettriche, impensabile con l’attuale rete infrastrutturale di ricarica e senza un sostegno economico prolungato alla domanda, visto il mix del mercato". È quanto afferma l'Anfia, in un comunicato sul mercato delle vetture ad alimentazione alternativa in Europa, sottolineando un fattore negativo nella lotta contro l'inquinamento atmosferico: "l'agenda anti-diesel".

Diesel in calo, benzina in aumento. L'anno scorso le immatricolazioni nell'area Ue+Efta sono risultate invariate (-0,04% sul 2017) ma il mercato delle auto diesel ha assistito a un calo del 18% con una perdita di 1,24 milioni di unità e una quota scesa dal 44% al 36%. I Paesi che hanno registrato le perdite di volumi più consistenti sono Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Spagna, Belgio e Svezia, che insieme valgono 1,06 milioni di auto in meno, l’85% della perdita complessiva del mercato diesel nell’anno. Al contrario, aumentano del 12% le immatricolazioni di veicoli a benzina (967 mila unità in più) che conquistano il 56% del mercato. Le auto ad alimentazione alternativa sono arrivate a 1,22 milioni, con una crescita del 28% sul 2017 e una quota dell’8% sul totale venduto. Secondo la tipologia di alimentazione, il mercato si compone di 384.052 auto elettriche (+32,9%), di cui 201.284 a batteria (+48,2%) e 182.768 ibride plug-in (+19,2%), 606.210 ibride (+33%) e 230.275 auto a gas (+11,2%). 

L'impatto sulla lotta ai cambiamenti del clima
. "Verosimilmente - sottolinea l'Anfia sulla base di tali dati - anche per il 2018 si determinerà, come per l’anno precedente, un aumento delle emissioni medie di CO2 delle nuove auto vendute, dovuto al fatto che le auto a benzina (in crescita) producono più emissioni di CO2 delle auto diesel (in calo costante) e che l’incremento delle auto ad alimentazione alternativa, pur in forte crescita, non è sufficiente ad abbassare il livello medio delle emissioni delle nuove auto immatricolate. Proprio sul fronte ambientale, dunque, l'agenda anti-diesel ha rallentato i progressi sui cambiamenti climatici". 

Un tema sempre più caldo
. Il grido d'allarme dell'associazione italiana del settore automobilistico si inserisce in un quadro di sempre maggior attenzione da parte delle Case automobilistiche sul tema del rispetto dei limiti sulle emissioni. Sono molti i produttori che hanno accelerato i loro sforzi sull'elettrificazione pur di adeguarsi a normative sempre più stringenti. Non è un caso se il gruppo Volkswagen ha rivisto il proprio programma di sviluppo con il lancio di quasi 70 veicoli alla spina (e non più 50) e la previsione di produrne 22 milioni, contro i 15 milioni delle stime originarie, grazie anche a investimenti per oltre 30 miliardi di euro solo fino al 2023. Del resto, secondo una recente analisi della Jato Dynamics sugli attuali livelli di emissioni delle flotte dei singoli produttori, i tedeschi di Wolfsburg rischiano una multa di 9,19 miliardi di euro se non scendono dai 121,2 g/km del 2018 ai 94,6 del 2021. La PSA, che deve passare da 114,2 a 91,1, potrebbe pagare 5,39 miliardi. Seguono la Renault con 3,57 miliardi, la BMW con 2,66 miliardi, la Hyundai-Kia con 2,88 miliardi, la Ford con 2,56 miliardi, la Daimler con 3,01 miliardi, la Nissan con 1,14 miliardi, la Volvo con 0,77 milioni e la Toyota con 0,55 milioni. Il gruppo FCA rischia, invece, il pagamento di 3,24 miliardi ma ha già messo in atto una misura consentita dalle normative europee, unendo la propria flotta con quella della Tesla. Nel complesso l’intero settore europeo potrebbe dover pagare sanzioni per 34 miliardi di euro e quindi subire un drastico calo dei profitti.