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Emissioni Usa
Perché Trump se la prende con le Case che chiedono norme più severe

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Perché Trump se la prende con le Case che chiedono norme più severe
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“La mia proposta alle case automobilistiche politically correct farebbe scendere il prezzo medio di un’auto al consumatore di oltre 3.000 dollari, rendendo al contempo le macchine decisamente più sicure. I motori girerebbero più armonicamente. Pochissimo impatto sull’ambiente! Stupidi dirigenti!”. Questo è il tweet che Donald Trump ha pubblicato sul suo profilo il 21 agosto. Poche ore più tardi, il presidente degli Stati Uniti ha rincarato la dose: "Henry Ford sarebbe molto deluso se vedesse i suoi discendenti di oggi voler costruire un'auto molto più costosa, che è molto meno sicura e non funziona altrettanto bene, perché i dirigenti non vogliono combattere i legislatori della California. Le case automobilistiche dovrebbero sapere che, quando l'alternativa proposta da questa amministrazione non sarà più disponibile, la California le spremerà fino a distruggere il loro business. L'unica ragione per cui la California si sta accordando ora con i costruttori è perché l'amministrazione di Washington sta offrendo un'alternativa migliore, che è più vantaggiosa per i consumatori". Spieghiamo a che cosa si riferisce Trump, perché si ricollega a un mio post del marzo 2017, dal titolo L’auto fra passione e peso politico.

Le norme volute da Obama. Appena entrato in carica, Trump afferma che le norme sulle emissioni delle automobili volute dal predecessore Obama sono inutilmente severe, piazza un suo uomo a capo dell’Epa e promette di rivedere l’intero quadro normativo, rendendolo meno stringente. Alle Case piace l’atteggiamento. Esplode però un conflitto istituzionale fra Washington e la California, che ci tiene all’indipendenza decisionale del proprio Air Resources Board (a cui il Clean Air Act garantisce sin dagli anni 70 la possibilità di istituire leggi più severe sugli inquinanti) e al cui governo democratico non spiace mettere i bastoni nello scarico al presidente repubblicano. Le cose si trascinano. Fast forward due anni dopo. L’annuncio del famoso piano Trump è imminente: si mormora che introdurrà un nuovo target di 37 miglia per gallone, assai meno rispetto alle 54,5 attuali fissato da Obama (e alle 50,8 miglia del 2025), e che ridurrà l’autonomia in materia dei singoli Stati. Non è un caso. Ci sono già 13 Stati, compresa l’indomita California, che in ossequio ai loro poteri giurisdizionali hanno scelto da tempo di far seguire la road map disegnata dall’amministrazione Obama: vogliono mantenere i loro standard severi e pur di ottenere il risultato promettono di fare causa al governo centrale. Altri Stati fanno capire che potrebbero seguire l’esempio degli insurrezionisti. Trump vuole bloccare questa deriva costi quel che costi: all’ambiente deve pensarci Washington, gli altri Capitol si devono adeguare. I costruttori iniziano ad allarmarsi. Temono che questo corpo a corpo istituzionale porti a un mercato diviso in due, con raddoppio dei costi logistici e d’omologazione. Anche i concessionari si allineano: ci sarà il caos di gente che va a comprarsi la macchina dove più conviene, anche perché poi nessuno potrà impedire loro di usarla dove vogliono.

Standard unico. In giugno, 17 costruttori/importatori scrivono a Trump dicendo che un unico standard nazionale è un’esigenza inderogabile, altrimenti il business diventa insostenibile: suggeriscono che per loro va bene anche quello era-Obama (magari un filo addolcito). Il governatore della California, Gavin Newson, sfrutta l’occasione e propone a Washington di trovare un accordo, partendo ça va sans dire dai loro target: Trump rifiuta sdegnato. A fine luglio, il colpo di scena: Sacramento, visto che di fare l’accordo con la Casa Bianca non se ne parla, firma un patto con Ford, Volkswagen, Honda e BMW. Le quattro Case, che coprono il 30 del mercato Usa, si impegnano a raggiungere il target medio di 51 miglia per gallone entro il 2026, invece di 54,5 entro il 2025. Il loro ragionamento è semplice: un doppio regime (“a patchwork of regulations”) in un mercato da 15 milioni di pezzi l’anno sarebbe un bagno di sangue, meglio scegliere come comune denominatore lo standard più severo – al quale comunque siamo preparati -, scavalchiamo l’Epa e pazienza per Trump. Il quale non la prende bene, infatti. E convoca Toyota, FCA e General Motors, minacciandoli di non azzardarsi neppure a iscriversi al club dei dissidenti (a cui nel frattempo si sta aggiungendo Mercedes). Vedersi snobbato dall’automotive un piano di riforma ambientale – proprio lui, grande negazionista dei cambiamenti climatici – sarebbe un’umiliazione politica devastante, soprattutto alla luce di una possibile ricandidatura. Evidentemente oggi dev’essere successo qualcosa che ancora non sappiamo (gli avranno detto che Mercedes e magari qualcun altro si sono inseriti nel patto con la California?). E partono i tweet inferociti. Ma la domanda è: questa roba dei motori che girerebbero meglio se resi più “liberi”, Trump dove l’avrà sentita?

COMMENTI

  • che i motori girino meglio senza fap dpf gpf cat e stramazzi vari è innegabile!
  • Sto parruccone montato dovrebbe fare la fine del Capitone e ex Vecchio Bavoso. 😘
  • La politica dovrebbe imparare ad ascoltare, poi a decidere, e sempre nell'interesse generale. Non è il caso in questione, dove si prendono misure che addirittura mettono in difficoltà le aziende che devono competere in un mondo sempre più globalizzato ed integrato. Inoltre, fa specie che un signore che sostiene di essere liberale, se la prenda con coloro che hanno contribuito in maniera significativa a fare grande (loro si) gli Stati Uniti d'America.
  • ".... Ma la domanda è: questa roba dei motori che girerebbero meglio se resi più “liberi”, Trump dove l’avrà sentita?..." Basta sentire chi ha risposto al richiamo di Vag (chi lo ha fatto perché c'è ancora una grossa percentuale che non è andata nelle Vag officine....) del prima e dopo dell'"aggiornamento legale" dei suoi "Clean Diesel". Ora, per pulirsi la faccia, vanno contro Tramp che vuole "scarichi più liberi". Cosa si fa pur di apparare la più grande figura a livello mondiale del Vaggate....
  • Io non so se il futuro dell'auto sarà elettrico ma di sicuro pretendere dalle case automobilistiche un impegno sempre maggiore per ridurre i consumi mi sembra sacrosanto ma augurarsi una posizione del genere da chi vuole comprare la Groenlandia per farne scempio e fa pure l'offeso perché gli hanno detto di no forse è un po troppo.
  • La verità è che nessuno conosce la verità. La battaglia non è, a mio parere, a favore o contro le auto elettriche e/o benzina/diesel "artatamente" considerate pulite le prime e sporche le seconde. La battaglia è tra il nucleare Russo/Cino/Iraniano/coreano (chiaramente incline al rinnovo della flotta in senso elettrico) o contro il petrolio Arabo/Americano. A noi scegliere... Abbiamo, come Europei, da perdere in entrambi i casi. Al momento attuale, c'è da dirlo, non vi è nessun vantaggio ambientale a passare alla mobilità elettrica. Pensate solo ai parchi eolici in mare, ai pannelli solari da installare nell'Africa ormai disabitata, e alle "diciotto mega-centrali nucleari" necessarie, secondo il presidente della Suzuki, alla definitiva conversione alla mobilità elettrica....
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  • però consiglierei al Pellegrini di rivedere la frase: " ...e al cui governo democratico non spiace mettere i bastoni nello scarico al presidente repubblicano. " Sia mai che gli venga in mente di bombarci per lesa maestà...
  • The reasoning is that new cars are safer than old cars, but forcing carmakers to meet tougher efficiency rules makes new cars more expensive. That means people end up driving their older, less safe cars for longer, according to the EPA’s published analysis.
  • Meglio non sapere dell'uso che farebbe della Groenlandia se potesse acquistarla.
  • Comunque ottimo articolo, grazie. Ne vorrei leggere di più così.
  • Repubblicani Usa e Arabia Saudita sono il cancro del Mondo.
  • Un guerrafondaio che decide sull'ambiente, povero Mondo.
  • Ah ah, ma figurati, non sa neanche di cosa parla. Quello che sa è quello che gli hanno detto...e cioè che sono a rischio i posti di lavoro. E allora se ne esce con sto i motori "run smoother"..cl'è una roba che probabilmente Lui ha "tradotto" da ciò che Ing gli hanno detto sui motori moderni; che è vero che vanno da cani rispetto ad 5/10 anni fa...ma è un compromesso che ci sta.
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  • Non sapevo che il presidente degli Stati Uniti fosse un moltiplicatore di greggio... ;)
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  • Tralasciando la frase “girano meglio” e ricordandosi del prezzo irrisorio della benzina negli States è effettivamente stupido per gli americani rinunciare a motori 8 cilindri ( ormai praticamente spariti nei listini delle Case europee) in favore di 4 cilindri mild hybrid?
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  • L'anno scorso lo avevo definito un peracottaro ma il termine si era perso. Adesso è un peracottaro più vecchio di un anno.
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  • Questa bagarre è giusto ridicola, visto i guai seri in cui vanno incontro le multinazionali del petrolio. Vari stati degli USA stanno procedendo per via legale contro le aziende petrolifere, ritenute responsabili in gran parte dell'inquinamento ambientale. Si prevedono risarcimenti per centinaia e di miliardi, al pari delle multinazionali del tabacco, che furono costrette a pagare danni per 246 miliardi di dollari ... alle aziende petrolifere
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