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Smog
PM2.5, caldaie e allevamenti sono le fonti più inquinanti

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PM2.5, caldaie e allevamenti sono le fonti più inquinanti
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In queste settimane, la comunità scientifica si sta interrogando sulla relazione tra inquinamento e coronavirus, con l'obiettivo di capire se la Pianura Padana, col 64% dei decessi nazionali, sia stata più colpita dalla pandemia anche per gli elevati livelli di smog atmosferico. Per ora non ci sono dati certi e le ricerche e le analisi continuano: tuttavia, l'associazione Greenpeace, in collaborazione con l'Ispra, cerca di rispondere ad alcune delle domande degli ultimi giorni e con un nuovo studio mette in risalto quanto lo smog sia legato non tanto al settore dei trasporti (il più colpito da provvedimenti estemporanei da parte delle autorità locali), quanto ad altre attività produttive come gli allevamenti intensivi e il riscaldamento degli edifici.  

Le ricerche. Il rapporto è un approfondimento di quanto rivelato pochi giorni fa dallo stesso Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che ha assolto, almeno in parte, il mondo dei trasporti e sottolineato l'impatto dei riscaldamenti. Tuttavia Greenpeace, sulla base dei dati dell'Ispra, punta l’indice soprattutto sul PM2,5 e quindi mette insieme tutta una serie di rilevazioni per fornire un sostegno a quanto affermato, in via preliminare, da alcuni studi di autorevoli centri di ricerca: "L’elevato livello di inquinamento in Nord Italia dovrebbe essere considerato un co-fattore addizionale dell’alto tasso di mortalità di questa zona", afferma uno studio pubblicato su ScienceDirect a fine marzo, mentre l’Università di Harvard ha messo in chiaro che "un piccolo aumento dell’esposizione a lungo termine al PM2,5" potrebbe portare "a un grande aumento del tasso di mortalità da Covid-19". In poche parole, secondo l'associazione ambientalista, "entrambi gli studi segnalano come le polveri sottili potrebbero peggiorare l’infiammazione causata dal virus. Come a dire che, avendo respirato per una vita intera aria inquinata, lombardi ed emiliani sono partiti svantaggiati". Del resto è noto come la Pianura Padana, per la sua particolare conformazione orografica, sia l'area europea più inquinata con il livello più alto di particolato.   

I settori colpevoli. Detto questo, illuminante e autoesplicativo è il dettaglio dei settori che dal 1990 al 2018 hanno maggiormente contribuito alla formazione del particolato PM2,5: due anni fa, per esempio, il riscaldamento ha prodotto il 36,9% delle polveri sottili e gli allevamenti il 16,6%, per un peso totale pari al 54%; i trasporti stradali (mezzi pesanti compresi) ne hanno generato appena il 14%; l'industria il 10%; altre tipologie di trasporto e attività di vario genere il 7,8% a testa; l'agricoltura il 7,8%; le produzioni energetiche il 2,5%. Non solo. Come già indicato dall'Ispra, ci sono settori in crescita e altri in calo: tra il 1990 e il 2018, il contributo degli allevamenti è salito dal 7% a quasi il 17%, mentre i trasporti stradali (veicoli leggeri e trasporto merci) hanno ridotto le emissioni di PM2,5 dal 20% al 14%.

COMMENTI

  • Bisognerebbe che ISPRA specifiche bene che cosa si intende per caldaie. Si intende da riscaldamento abitativo o industriale? Si tratta di inquinamento da gasolio o da metano? Comunque le 4 Regioni del nord si sono già incontrate su questi temi. Se non aggiungono loro bonus,ai già esistenti bonus nazionali,in modo da arrivare alla copertura del 100% della spesa non si va' avanti. Inoltre fino a quando le auto elettriche e/o ibride costano dai 30.000 euro in su l'impatto ambientale sulla viabilità e' pressoché nullo. Tali auto sono infatti acquistate,per lo più,solo da PIVA che debbono abbassare gli introiti per pagare meno tasse. Meglio fare un bonifico di 35.000 euro per comprare una elettrica (che la uso comunque) piuttosto che pagare tasse. Consentitemi una battuta :i parlamentari del M5S dovrebbero comprare tutti una elettrica;se lo possono permettere!
  • Capisco che dobbiate giustificarvi ma è assolutamente falso che gli allevamenti sia i più inquinanti tralasciando di omettere che tutta la parte produttiva e la mobilità ha il suo peso non indifferente. Del resto abbiamo assistito in questi mesi alla purificazione dell'aria in zone molto concentrate di inquinamento, vedi pianura padana, dove sono dislocati anche i grandi allevamenti (che a dir la verità i nostri più grandi hanno dimensioni di qualche centinaia di capi quando in America ad esempio sono di migliaia di capi): questa diminuzione dell'inquinamento non si giustificherebbe se la colpa del medesimo problema fossero gli allevamenti, che hanno continuato a lavorare e emettere gas serra. Non so che dati ISPRA abbiate letto, ma è l'agenzia che certifica che le emissioni portate dagli allevamenti in Italia corrispondono ad emissioni di Gas serra per un 5-5,5% delle emissioni totali (quando la filiera agricola incide per il 7-8%) e non è la prima responsabile di inquinamento atmosferico e cambiamento climatico, imputabili in primo luogo ai Combustibili Fossili.. Questi dati sono ben più bassi di quelli segnalati dalla FAO che imputa al comparto carni un 14%, ma questo dovuto - udite, udite - dal fatto che gli allevamenti intensivi sono più efficienti di quelli estensivi allo stato brado. Negli allevamenti bovini il metano deriva dalle fermentazioni ruminali, ma viene riconvertito in CO2 poi riassorbita dalle piante che a loro volta diventano alimento per gli animali, in un ciclo che dura 10 anni. Inoltre omettete di dire che dal 1970 ad oggi il nostro Paese ha più che dimezzato le emissioni per produrre un chilo di proteine animali, passando da 28 kg di CO2 equivalente a 12kg, dimenticando di dire che la produzione e i consumi di carne sono aumentati di molto. Ma il problema non sono questi dati, ma additando un solo colpevole è come se automaticamente si sminuisse il fatto che la salvaguardia del pianeta riguarda ogni singolo trend sociale. Solo comprendendo che ogni aspetto della nostra vita è importante possiamo agire sul cambiamento del clima. Trovare un capro espiatorio può essere comodo per pacificare le coscienze, ma di fatto è inutile se davvero si vogliono cambiare le cose.
  • @ Colombo. La comunità scientifica si è già interrogata ed ha notato che l'aspettativa di vita italiana è più lunga, ma cominciamo prima degli altri ad avere problemi cronici. Noi arriviamo ad 83 anni, ma arriviamo sani fino a 55-60. In altri paesi hanno un'aspettativa di vita di 80 anni, ma cominciano a peggiorare a 65-70. Il nostro stile di vita ci permette di sopravvivere anche con una salute malandata. L'aspettativa di vita è una cosa, quanto sano ci arrivi è un'altra.
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  • La smetteranno ora di accanirsi contro noi poveri automobilisti?
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  • @ Fabio Colombo, purtroppo non è possibile rispondere direttamente 🤷🏻‍♂️ È evidente che l'inquinamento ambientale ha ripercussioni sulla salute, ma guardiamo a Lucerna, una delle città più visitate dai turisti cinesi (4 milioni di pernottamenti 2019), una metropoli in mezzo ai laghi con vista sulle alpi e con un tasso di inquinamento basso, al pari delle altre città svizzere. Vi sono stati 9 morti in totale nell’intero cantone con oltre 400’000 abitanti, 9 tutto qui ed erano over 80 ... La cappa di smog che ricopre la padania si vede persino da Marte e ha ripercussioni notevoli sul Ticino. Se l'inquinamento non c'entra, allora vorrebbe voler dire che il sistema sanitario della padania è assolutamente inadeguato ... come detto qui in Svizzera non è successo praticamente niente, nonostante che ci potessimo muovere liberamente. La gran parte delle attività ha continuato a funzionare, la gente andava al lavoro, qui è quasi tutto aperto e fra 10 giorni riaprono anche i ristoranti e bar al pubblico. Io, come tutti gli altri, potevo andare tutti i giorni a prendermi café e brioches presso la mia pasticceria preferita e andare a passeggio per ore con tanto di cane ed amici ... Quello che invece rimane chiuso sono le frontiere ...
  • @ Fabio Colombo, credo che sia ovvio, che vi sia una correlazione fra i malati di Covid e l‘inquinamento ambientale. Dallo studio della Harward, é evidente che tutte le aree più colpite dal virus, corrispondono a quelle più inquinate. Camini, caminetti e riscaldamenti a pellet, producono fino a 100 volte più particolato che un riscaldamento a gas, ma anche il gas è da eliminare, visto che inquina quanto un TIR. In Svizzera il tasso di mortalità è del 4% (totale ca. 1’400) circa il 70% dei morti li abbiamo avuti in TICINO e nella regione di Ginevra. Queste sono zone con un alto tasso di inquinamento, Zurigo che per standard svizzeri non è proprio “pulita“ ha registrato 116 decessi. Nel resto della Svizzera possiamo affermare che non è successo praticamente niente e poi, NOI QUI NON ERAVAMO CHIUSI IN CASA ...
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  • Adesso si attaccano al Coronavirus per incolpare il particolato di tutti i problemi di salute della gente. Dicono: "... La Pianura Padana, col 64% dei decessi nazionali ..." ma bisogna specificare che Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno anche 145.000 contagiati su 205.000 ossia il 70 % dei contagiati. In Svezia non c'è la Pianura Padana eppure hanno un tasso di mortalità simile all'Italia. Stesso discorso per Spagna, Francia e Regno Unito. Pure tra le montagne della Svizzera hanno un 7% di mortalità e il paesino tra le montagne austriache di Ischgl ha più di 400 contagiati su 1500 abitanti e in quella purissima aria si sono contaminati più di 2000 turisti di tutta Europa. Poi bisogna capire quanti contagiati effettivi ci sono per avere il corretto tasso di mortalità.
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