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Elettriche e ibride plug-in
Il punto sulla ricarica domestica

Elettriche e ibride plug-in
Il punto sulla ricarica domestica
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Comodità e risparmio sono due parole chiave quando si parla di ricarica domestica. La possibilità di ripristinare da casa l’autonomia della propria auto elettrica è un vantaggio non da poco e, in molti casi, è un fattore determinante nella scelta di un modello “alla spina” (EV o ibrido plug-in): riduce la frequenza delle soste alle colonnine pubbliche e permette di abbattere il costo chilometrico, con tariffe più vantaggiose. In più, optando per un charging point domestico o condominiale, è possibile accedere ai benefici previsti dal legislatore che, insieme a quelli per l’acquisto del veicolo, rendono la mobilità elettrica privata decisamente più abbordabile.

Questione di tempo. Per la ricarica dalla propria abitazione, nel box o nella corte, è possibile anche fare a meno di infrastrutture ad hoc, potendo bastare un semplice cavo di collegamento Schuko dotato di control box per una normale presa a 230 Volt. Tanti hanno scelto e trovano adeguata alle proprie esigenze questa soluzione più semplice ed economica, ma vanno considerati i tempi di ricarica. La quantità di energia erogata con una presa domestica è infatti modesta, normalmente limitata a 10 A e a una potenza di 2,3 kW. In tal caso, il pieno di elettroni a una Smart EQ fortwo, con un accumulatore da 18 kWh (quindi adatto a percorrenze cittadine), richiede 10 ore e 14 minuti: sono le stime della nostra prova su strada, pubblicata su Quattroruote di marzo 2020. Per auto elettriche con batterie e autonomie ben più generose, l’attesa per un pieno di elettroni può essere molto più lunga, sebbene nulla impedisca all’utilizzatore dell’auto di effettuare solo una ricarica parziale. In fondo, è quello che spesso accade con il rifornimento delle auto a motore termico, quando all’automobilista possono bastare, per esempio, 20 euro di carburante e non il pieno.  

Tempi più rapidi. Chi desidera ripristinare l’autonomia del veicolo più velocemente può optare per una wallbox o una colonnina, due soluzioni la cui installazione in ambiente domestico o condominiale non necessita di particolari autorizzazioni da parte del Comune o di altri enti, purché conformi allo standard Modo 3: deve pertanto trattarsi di charging point che operano solo a corrente alternata (AC) secondo due modalità, lenta (a 16 A e 230 V) e rapida (a 32 A e 400 V). In tal caso, la vettura viene collegata al punto di ricarica tramite un connettore a sette poli, di Tipo 2 e comunemente denominato “Mennekes”.

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La wallbox. Per i singoli nuclei familiari, la soluzione più indicata è in genere la wallbox, un apparecchio dalle dimensioni ridotte. Da tempo le case automobilistiche propongono ai privati l’installazione e l’acquisto di tali dispositivi per il nuovo veicolo in arrivo, magari gli stessi forniti dai grandi player dell’energia: tra quelli più diffusi c’è la nuova JuiceBox di Enel X (nella foto qui sopra), gestibile anche da remoto tramite smartphone e disponibile in tre tagli fino a 22 kW (la stessa potenza della colonnina JuicePole, più adatta per i parcheggi condominiali, oltre che per le aree pubbliche). Per fare un esempio, con 22 kW abbiamo effettuato una ricarica completa della Smart EQ fortwo in 82 minuti.

Bonus e superbonus. Come abbiamo già scritto parlando della ricarica in azienda, la legge di Bilancio 2019 ha previsto una detrazione pari al 50% delle spese sostenute per l’acquisto e la posa di infrastrutture di ricarica, calcolata su un valore massimo di 3 mila euro. L’incentivo, che può quindi ammontare fino a 1.500 euro, viene detratto in dieci quote annuali di pari importo dall’Irpef o dall’Ires. Non solo: grazie al decreto Rilancio, è possibile in alternativa usufruire di una più corposa detrazione fiscale, pari al 110% delle spese di cui sopra, se gli interventi a cui si riferiscono sono effettuati contestualmente a opere “trainanti” di efficientamento energetico, come l’isolamento a cappotto dell’edificio. In tal caso, l’incentivo viene detratto in cinque quote di pari importo e, al pari di quello meno generoso, si applica anche alle parti comuni dei condomini.

COMMENTI

  • Ho preso da poco una ibrida plugin 10kW e la ricarica la faccio la notte con semplice presa shuko e quindi non ho altre necessità. Certo che qualche agevolazione/kWh o la possibilità di ricaricare in azienda non sarebbe male
  • il plug in si ricarica anche grazie al motore a scoppio? o solo attaccandosi a una presa?Inserisci qui il tuo commento
  • Sarebbe molto utile e motivante di includere nel articolo i prezzi e un confronto di prezzi e attrezzi box sul mercato.
  • Se si vuole ricaricare l'auto dalla presa di casa bisogna avere un contratto di forniture elettrica di almeno 4.5 Kwh (meglio ancora se 6), impensabile di fare tutto coi 3.3 Kwh "d'ordinanza" che bastano per la normale vita domestica...
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