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Milano 2030
Il sogno di Sala: una città "lenta", senza auto e parcheggi su strada

Milano 2030
Il sogno di Sala: una città "lenta", senza auto e parcheggi su strada
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Nessuno mette in dubbio la necessità di contrastare i cambiamenti climatici, né, tantomeno, la prospettiva di un futuro elettrificato per il mondo delle quattro ruote. Lo vogliono le istituzioni e lo accettano anche i costruttori automobilistici. Alla politica, però, si chiedono progetti e investimenti che siano realizzabili, non si scontrino con la realtà e siano economicamente sostenibili: linee guida di buonsenso che a Milano non sembrano essere ascoltate. È qui, infatti, che l’amministrazione pubblica sta delineando una città improntata alla lentezza, un evidente ossimoro per un capoluogo che si definisce all’avanguardia, quantomeno in Italia, nel reagire prontamente e velocemente ai grandi trend internazionali. Per rendersene conto basta leggere il nuovo Piano Aria e Clima, elaborato dalla giunta guidata dal sindaco Giuseppe Sala e al momento in discussione in consiglio: una sorta di “decrescita felice” per la capitale economica d’Italia del 2030 e, in una prospettiva ancora più lontana, del 2050.

Nobili obiettivi (sulla carta). Il Piano è uno strumento esplicitamente rivolto “a ridurre l'inquinamento atmosferico, contribuire alla prevenzione dei cambiamenti climatici e a definire le linee guida di adattamento per il territorio del Comune di Milano, nel rispetto dei principi di diritto alla salute, equità e giustizia e considerando quali criteri prioritari l’inclusione sociale e la tutela delle fasce deboli della popolazione”. Tra gli obiettivi generali, in sé lodevoli, ci sono il rispetto dei valori limite delle concentrazioni degli inquinanti atmosferici PM10, PM2.5 e NO2 nel più breve tempo possibile, nonché delle linee guida dell’OMS in un orizzonte temporale più ampio; la riduzione della CO2 del 45% entro il 2030 mediante azioni locali; lo sviluppo di una visione volta a raggiungere nel lungo termine lo status di città “carbon neutral al 2050”. Per raggiungere tali scopi si definiscono quindi una serie di ambiti di azione: alcuni, come la riqualificazione energetica degli edifici comunali o eliminazione dei combustibili fossili per quelli privati, sono decisamente condivisibili perché vanno a incidere sulle principali fonti di inquinamento cittadino, per esempio il riscaldamento o l’agricoltura intensiva condotta alle porte del capoluogo. Utile è anche la promozione tra i cittadini di stili di vita “consapevoli” o di un minor uso di acqua o di una riduzione dei rifiuti.  

Guerra all’auto privata. Decisamente penalizzate, però, risultano le modalità di spostamento delle persone, messe nel mirino dal primo ambito d’azione: “Slow Milano, una città che si muove in modo fluido, flessibile e sostenibile”. In tal caso l’intento è “trasformare entro il 2050 la mobilità personale in una mobilità attiva (città ciclopedonale), intermodale e basata su un approccio Mobility as a Service, con i seguenti principali obiettivi di medio termine (2030): dimezzare la mobilità personale motorizzata; istituire una Zero Emission Zone; istituire un’area pilota carbon neutral con mobilità personale attiva; dimezzare la superficie dei parcheggi su strada e ridurre la superficie dei parcheggi”. In sostanza, il messaggio che si vuole inviare ai milanesi è molto semplice: non utilizzate la vostra auto. Se volete comunque possederne una e non avete un box o un garage, è meglio che troviate una soluzione. Le alternative però non esistono, o sono estremamente generiche: l’unica proposta concreta, per quanto vaga, è infatti la “riduzione della superficie dei parcheggi pubblici direttamente esposta alla radiazione solare” per privilegiare soluzioni in verticale. La riforma della sosta potrebbe essere compresa in un piano ad hoc, separato e parallelo, ma la sostanza non cambia: l’obiettivo è togliere spazio alle auto su strada per favorire altri mezzi. Bastino le dichiarazioni recenti dell’assessore alla mobilità, Marco Granelli: "La sosta”, ha spiegato l’amministratore, “è uno degli ambiti che occupa più spazio in città. Quindi per creare nuovo spazio dobbiamo agire su quella in strada. Questo significa che, oltre a potenziare lo sharing, il trasporto pubblico e le due ruote per ridurre il tasso di auto per abitante, serve anche capire che la sosta per residenti deve cominciare ad andare sotto o sopra, ossia in soluzioni più in struttura. A sua volta, questo vuol dire usare le autorimesse, con app e piattaforme, in modo che siano utilizzate dai residenti, con abbonamenti che abbiano la giusta flessibilità”. Palazzo Marino punta a "valorizzare al massimo lo spazio sosta in struttura oggi esistente, creandone eventualmente di nuovi”, facendo in modo che i cittadini residenti “si abituino a utilizzare al meglio, e a costo sostenibile, la sosta in struttura, permettendoci di liberare spazio in strada". Che poi per i residenti il tutto si traduca in un aumento dei costi non sembra importare più di tanto. A Milano, in particolare nei quartieri centrali, i pochi box auto disponibili sono carissimi. E comunque, gli affitti o gli abbonamenti dei garage sono alle stelle.

Bici e smart working. Dunque, quale futuro si prospetta per i residenti? Da una parte si punta a promuovere “iniziative a favore della mobilità ciclo-pedonale (BiciBus, PediBus), di informazione e/o comunicazione ai cittadini sui percorsi ciclo-pedonali (WalkMi), di mappe per favorire utilizzo e interscambio con il trasporto pubblico, di iniziative di sharing privato (anche truck sharing e car pooling), di incentivazione servizi di prossimità e di servizi alimentari e alla persona a domicilio”; dall’altra, si propone sempre più smart working oppure “spazi di co-working facilmente raggiungibili con i mezzi o a bassa impronta di carbonio, servizi negli uffici, pratiche di flessibilità oraria”. La lettura delle pagine e pagine di documenti fa sorgere a un certo punto un dubbio legittimo e legato a un aspetto che non viene in alcun modo approfondito. Milano è una città che ogni giorno accoglie quasi 1 milione di persone per studio, lavoro o turismo: la maggior parte di essi utilizza i mezzi privati per ridurre i tempi ed evitare i disagi nei trasporti pubblici, soprattutto ferroviari. Per costoro, l’ingresso nel capoluogo meneghino rischia di diventare un incubo: nel piano non c’è traccia di nuovi progetti di potenziamento dei mezzi pubblici, né per le metropolitane né per la rete ferroviaria, e si menzionano solo “gli interventi infrastrutturali già previsti negli strumenti di pianificazione”. Inoltre, si parla esclusivamente (e in maniera generica) di accordi con enti sovracomunali per migliorare “il trasporto gravitante su Milano” tramite l’integrazione delle politiche urbane con quelle extraurbane, oppure di “miglioramento a scala regionale del trasporto ferroviario”. O ancora, di rafforzare le aree di sosta di interscambio o di implementazione del car pooling. Altro non c’è.

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Porte aperte solo alle elettriche. Per chiunque riuscisse a entrare a Milano, poi, la vita sarebbe ancor più complicata di quanto non lo sia oggi: nel piano, infatti, si punta esplicitamente a realizzare “interventi a favore della riduzione del traffico e della velocità” nelle zone ad alta densità abitativa (zone 30, Zone a traffico pedonale privilegiato, urbanistica tattica e nel lungo periodo “Città 30”). Ancor più difficile sarà entrare nell’ormai famosa Area B, per cui è già prevista “una rimodulazione delle vigenti regole per l'accesso e la circolazione”, con “l’estensione delle regole di limitazione della circolazione a ulteriori classi veicolari per le quali attualmente non sono pianificati divieti”. Addirittura, potrebbe arrivare “una soglia chilometrica massima annua, stabilita in relazione alla classe di appartenenza e contabilizzata mediante apparati di monitoraggio satellitare”. In poche parole, sarà concessa la circolazione solo a “veicoli a motore a zero emissioni”, ossia le elettriche. Se non bastasse, il piano prevede anche la “realizzazione di una o più aree pilota ‘Carbon Neutral’ con finalità dimostrative. In poche parole si punta a una trasformazione radicale della città per ridurre l’inquinamento e migliorare la vivibilità, senza però valutare l’impatto sulle tasche e sulla libertà del cittadino medio. Cittadino medio che, tra l’altro, vede il costo della vita aumentare continuamente nella sua Milano mentre i salari sono fermi al palo da decenni.

Si può ancora cambiare. Il piano è ancora passibile di modifiche, anche profonde: sono stati presentati 3.725 emendamenti ed è inoltre previsto un percorso di condivisione con i cittadini e altri stakeholder (i cosiddetti “portatori di interessi”) per ottenere pareri e integrazioni. Qualche perplessità, però, è già affiorata: gli stessi dirigenti comunali, per esempio, hanno raccomandato prudenza proprio sul fronte dei parcheggi. È scritto nero su bianco: tra le raccomandazioni c’è infatti quella “di effettuare, nella fase attuativa della misura di riduzione dei parcheggi esposti alla radiazione solare, un’attenta analisi degli interventi in relazione all’evoluzione in corso degli scenari di mobilità, oltre che alla valutazione dei fabbisogni complessivi di sosta in città e della relativa riorganizzazione”. Ancor più esplicita è la Regione Lombardia, per cui gli interventi sui parcheggi sono “una misura dall’esito incerto, in relazione alla quale è precisato che deve essere pianificata rispetto alla valutazione dei fabbisogni complessivi di sosta in città e della relativa riorganizzazione, affinché siano ridotte situazioni di incremento locale della congestione del traffico”. Per questo, Palazzo Lombardia raccomanda “un’attenta analisi di tali interventi anche alla luce dell’evoluzione in corso degli scenari di mobilità”. In attesa di eventuali correzioni di tiro, la crociata contro le auto continua. Ma se veramente si vuole abbattere l’inquinamento non si può solo complicare la vita a chi vive in città e vuole essere libero di muoversi come meglio crede.

COMMENTI

  • Cio' abitato per un anno e per fortuna non dovro' piu' tornarci. Una tra le citta' piu' degradate d' Italia. Se qualcuno sogna di vivere in Sud America meglio che prenda un aereo e vada in quella vera non nella brutta copia europea. Detto questo cosa vi aspettavate votando gli estremisti di sinistra ? Eppure sono convinto che le prossime elezioni non saranno cois' scontate per la destra. I milanesi non sono mai stati gli abitanti piu'intelligenti e civili d' Italia.
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  • La città è bloccata e paralizzata esattamente dalle loro violenze fisiche su strade, marciapiedi e spazi laddove prima, con molte più auto, filava tutto. Oramai la dittatura e l'ideologia si smascherano sempre di più, laddove non fossero chiare già dal 2011, inizio della decivilizzazione ed imbarbarimento di Milano. Povera grande Milano, urge vera e propria giornata della Liberazione, il giorno delle elezioni. Per il futuro dei nostri figli.
  • E' proprio la lentezza che genera il traffico. Genio assoluto.
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  • Mi pare logico che la citta del futuro sarà più silenziosa, verde e con strade libere da auto.
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  • Io sono assolutamente d'accordo, bisogna ripensare la città e non temere l'abitidinarietà del popolino. Si gridava alla scandalo anche quando si erano tolte le auto da piazza Duomo. Il problema è che ci vogliono delle alternative vere. Credibili. E ciò comporterebbe investimenti decennali.
  • costante della sx voler un paese lento.. con l'Italia ci sono riusciti...
  • Il prossimo anno si vota nuovamente , noi cittadini milanesi valuteremo questa amministrazione per quello che ha fatto per noi in questi ultimi cinque anni e per quello che intenderebbe fare . Sicuramente immobiliaristi, proprietari di garage (multipli) e (grandi) aree private di sosta tiferanno per Sala mentre i cittadini che non possiedono il box o un posto auto sarebbe bene che ponderassero bene il proprio voto.
  • Sicuramente i cittadini di Milano sceglieranno di morirci in quella città invece di viverci.
  • Il prossimo anno ci saranno le elezioni comunali a Milano e i cittadini in piena democrazia decideranno come sarà Milano.
  • Clementina, che Maserati hai? Sono curioso... Tra l'altro sono d'accordo con te, se avessi anch'io una Maserati non la userei per girare in città.
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  • Bene se sarà cosi il futuro io non ci andrò più a Milano. Io vorrei andare dove voglio quando voglio e accompagnato da chi voglio
  • in città ci si va in metro o tram... al limite auto condivisa. l'auto elettrica è una finta soluzione. Poi ovvio che l'italiano vuole arrivare dovunque con il proprio suv a rate, paga senza fiatare 1500 euro il metallizzato e fa scenate isteriche per 5 euro di parcheggio.
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  • Infatti non parla di mobilità alternativa, ma solo di mobilità più lenta! E con le strade vuote le loro autoblu possono sfrecciare meglio. A proposito, daranno anche loro il buon esempio, o continueranno a spostarsi in auto, esclusivamente in auto, e qualche volta con più auto (scorte e aiutanti vari, perchè non si spostano mai da soli e non salgono mai sulla stessa auto). Scusate la deriva populista, ma...
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  • Oh, con la crisi che ci sarà Sala avrà tutta la lentezza che vuole.
  • il problema non è evidentemente solo milanese, ad esempio anche a Parigi la politica è più o meno quella, guerra al mezzo privato, con la differenza sostanziale che la rete di metrò sotterranei della "ville lumière" è ben diversa da quella meneghina, e tra l'altro è pure in continuo ampliamento. Però, come va di moda ricordare ultimamente, i politici non sono dei sovrani che impongono ai sudditi la loro volontà, sono dei "dipendenti" dei cittadini pagati per amministrare la cosa pubblica, allora, le elezioni sono vicine, se questo signore e il suo staff presentano un piano delirante, basta non votarli......
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  • Il libero arbitrio non è mai piaciuto alla classe dirigente, e questa tendenza va intensificandosi. Sarebbe bello limitarsi a dire "fatti loro", io per primo oramai non abito più a Milano centro (anche se ci sono stato per molti anni). Il problema enorme è che Milano fa scuola, anche quando sbaglia. E gli assessori delle città più piccole, per non sentirsi da meno, fa(ra)nno gli stessi identici errori.
  • ma quante sciocchezza! Cosa c'entra la "lentezza" col piano del Comune? Forse che oggi in auto sfrecci a 70 km/h di media per le vie del centro? o sulla circonvalla? Renditi conto, o hai il tachimetro sfasato o quando sei in auto ti superano sia i ciclisti che i monopattini elettrici. Qualunque mezzo di trasporto alternativo all'automobile privata è più rapido per qualunque spostamento urbano. Io a Milano non uso MAI l'auto perché è lenta! (ed è una Maserati) Uso le bici, la metropolitana e anche i famigerati monopattini elettrici. Chi usa l'auto è perché sente bisogno di una bolla protettiva, è gente debole, pigra e cacasotto. (posso capire l'utilizzo dell'auto solo nei casi di lavoratori che necessitino di trasportare merci e attrezzi, ma parliamo di un trascurabile-per-cento del traffico milanese)
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  • Credo sia utile far pervenire al sindaco Sala l'opinione del sig. Toyoda, che sembra avere una visione a 360°, non solo per ragioni di interesse
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  • Solita demagogia pseudoambientalista, stavolta in salsa "milano da bere", che dimostra la non conoscenza della realtà, che pensa alla "decrescita felice" come soluzione, tanto a loro "non li tocca".
  • Ringrazio Murgida per aver segnalato il Piano Aria e Clima del Comune di Milano, in molti punti condivisibile, ma non certo nella parte riguardante la mobilità (punto 2.1 del Piano). Su questo tema l'obiettivo dichiarato del Comune (dimezzare il traffico privato) è quello di creare più difficoltà possibili ai milanesi (soprattutto ai meno abbienti, che non possono permettersi box e garage) e ai pendolari. Il fatto poi che si pensi di controllare da satellite i km percorsi da ogni milanese è semplicemente inaccettabile (siamo al Grande Fratello, in salsa comunale). E' interessante leggere la motivazione di tale progetto: ridurre "le emissioni di particolato atmosferico dovuto a fenomeni di attrito meccanico" (leggasi: polveri da freni e pneumatici). Ciò significa che verranno contabilizzati da satellite anche i km delle auto elettriche. Non sarà quindi sufficiente per i milanesi nemmeno dotarsi delle più moderne EV per circolare in santa pace. Questa è la gabbia che incombe su tutti i milanesi e i milanesi non se ne sono ancora accorti. Il Piano Aria e Clima andrà in attuazione a partire dal 2021.
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