Eco news

Recovery Fund
Motus-e propone investimenti nella mobilità elettrica per 18,7 miliardi

Recovery Fund
Motus-e propone investimenti nella mobilità elettrica per 18,7 miliardi
Chiudi

Interventi più coraggiosi per la transizione alla mobilità elettrica. È quanto chiede al governo Motus-e, associazione dedicata allo sviluppo della mobilità elettrica (alla quale prendono parte grandi gruppi come FCA, Volkswagen Italia e Renault, ma anche Tesla, Volvo, Enel X e ALD Automotive), con proposte per 18,7 miliardi di euro complessivi che rivedono in parte la bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, necessario per l’accesso al Recovery Fund.

Fondi rimodulati. Con un orizzonte temporale che arriva al 2026, la rimodulazione delle risorse della discussa bozza prevede 15 interventi complessivi, suddivisi in tre macroaree da sostenere, ovvero la domanda (10,93 miliardi), le infrastrutture (3,27 miliardi) e l’offerta (4,51 miliardi). Secondo l’associazione proponente, il documento inviato a Palazzo Chigi "vuole dunque rappresentare, rispetto all’attuale bozza del governo, un diverso indirizzamento e una maggiore focalizzazione di risorse già riportate dello stesso Plan, sulla mobilità elettrica e sostenibile, evitando la dispersione verso programmi velleitari e con improbabile remuneratività, attraverso politiche realmente utili alla ripresa e transizione del nostro comparto industriale".

Le auto e il trasporto pubblico. Dei 10,93 miliardi di misure di sostegno alla domanda, 3,5 miliardi di euro dovrebbero essere destinati alla proroga, nel quadriennio 2022-2025, dell’ecobonus per la fascia da 0 a 60 g/km di CO2, quindi a elettriche e Phev, sempre con un incentivo diretto, decrescente a partire dal 2023. Secondo Motus-e, tale misura incentiverebbe 909 mila elettriche e 350 mila Phev (una previsione forse ottimistica se guardiamo i dati da record del 2020, quando ne sono state piazzate, rispettivamente, 32.538 e 27.408). Con 3,62 miliardi, invece, andrebbe rafforzato il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile, anche in questo caso fino al 2025, con un obiettivo previsto di 15 mila mezzi pubblici su gomma di lunghezza compresa tra i 12 e i 18 metri.

Le flotte. Sempre in un’ottica di sostegno alla domanda, a partire dal 2022 per cinque anni andrebbe rivista verso l’alto la deducibilità delle auto più ecologiche destinata alle flotte aziendali, nella misura dell’80% per le vetture che emettono da 21 a 60 g/km di CO2 e del 100% se da a 0 a 20 g/km di CO2 (al momento, oltre a quelle a zero emissioni, non rientrano altre vetture in questa fascia). E, se per il primo gruppo la tassa sui fringe benefit andrebbe ridotta, per il secondo andrebbe addirittura azzerata. Nell’insieme, queste misure dedicate alle flotte, da finanziare con 2,7 miliardi, incentiverebbero l’acquisto di 243 mila elettriche e 42 mila Phev, nonché i noleggi delle stesse in 546 mila e 226 mila unità.

Il trasporto merci. Altre misure volte a potenziare la domanda prevedono la riduzione dell’Iva al 10% fino al 2026 per i servizi di car sharing elettrico (110 milioni), la proroga degli incentivi dedicati ai furgoni (categoria N1) e la loro estensione ai camion (N2 ed N3), portando con un miliardo di euro a oltre 100 mila le immatricolazioni di tali veicoli elettrici (ovvero, a un decimo delle vendite previste dei mezzi delle categorie N).

Le colonnine. Come detto, la proposta di Motus-e riguarda anche le infrastrutture, ovvero i punti di ricarica, che entro il 2026 potrebbero registrare un ulteriore incremento compreso tra le 80 e le 110 mila unità con 0,67 miliardi stanziati. Altri 1,5 miliardi potrebbero coprire l’installazione di un milione di charging point domestici, grazie a una detrazione decennale fino al 50%, e 400 mila di tipo aziendale con un credito d’imposta di pari entità. Oltre che misure di sostegno al maggior costo per l’installazione di sistemi di ricarica bidirezionale (Vehicle-to-Grid). Altri 1,1 miliardi andrebbero invece investiti nei porti italiani per il cold ironing (la fornitura di energia a terra di una nave a motori spenti) e la ricarica delle batterie dei natanti.

Ricerca e formazione. Quanto al sostegno all’offerta di prodotti e competenze per la mobilità elettrica, Motus-e quantifica in 1,05 miliardi la creazione di un Ipcei (Important Projects of Common European Interest) a guida italiana, dedicato alla ricerca e allo sviluppo delle batterie per il settore automotive, e la creazione di un impianto sperimentale per il recupero e il riutilizzo degli accumulatori a fine vita. Con 100 milioni di euro verrebbero poi raddoppiati i fondi per la produzione di autobus elettrici dal 2022 al 2026, mentre altri 2,07 miliardi finanzierebbero il credito d’imposta nell’ambito del piano Transizione 4.0 per la formazione di 55 mila addetti del comparto automotive dedicati ai processi di produzione, assistenza e retail con approfondimenti sulla mobilità elettrica e la digitalizzazione dell’auto (veicoli connessi, guida autonoma e via di questo passo).

Lo studio e le startup. Altri 110 milioni contribuirebbero al sostegno di tre cicli di dottorati industriali, per un totale di 1.050 ricercatori altamente specializzati nella mobilità elettrica e nella digitalizzazione automotive. A questi si aggiungono gli 800 milioni che, secondo Motus-e, andrebbero stanziati per la formazione negli istituti tecnici, con nuovi percorsi dedicati alle stesse aree. Infine, tra le proposte non mancano una proroga del fondo per le nuove competenze fino al 2026 (300 milioni), con un focus sulla mobilità ecologica e misure di incentivazione per 200 tra startup e Pmi a essa dedicate, oltre che per la creazione di due consorzi di ricerca e sviluppo sulla digitalizzazione e le batterie nel settore automotive (altri 800 milioni).

COMMENTI