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Bonus 110%
Si fa presto a dire colonnina (o wallbox)

Bonus 110%
Si fa presto a dire colonnina (o wallbox)
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La sostanziale riconferma del superbonus 110% per la riqualificazione degli edifici contenuta nella legge di Bilancio del governo Draghi allargherà certamente la platea di coloro che vorranno migliorare di almeno due classi energetiche la propria abitazione. Com’è noto, l’accesso al bonus prevede l’effettuazione di interventi principali (cosiddetti trainanti) come la coibentazione dell’intero edificio (il cappotto) e l’adozione di sistemi come caldaie ultima generazione, pompe di calore o pannelli fotovoltaici. Oltre a questi, determinanti per l’accesso al vantaggio, i condomini possono decidere di effettuare anche degli interventi secondari (trainati) come, per esempio, l’installazione di colonnine per la ricarica delle auto elettriche. È tuttavia evidente che, a prescindere dalle agevolazioni previste, non tutti gli stabili potranno adottarle e, pertanto, l’uso dell’auto elettrica ne sarebbe penalizzato.

Intoppi del fai da te. Bonus a parte, installare in autonomia anche una wallbox nel garage di casa può diventare un’odissea. Se avete la fortuna di vivere in una villetta fuori città tutta per voi, oppure in un micro condominio con poche famiglie, predisporre la ricarica di una vettura elettrica può rivelarsi un'operazione tutto sommato semplice. Ma la stragrande maggioranza degli italiani vive in grandi palazzi di affollati centri urbani e le cose si complicano. Se, infatti, esiste un cortile interno abbastanza ampio da ospitare una zona per la ricarica, sorge infatti il problema di come usarla nel momento in cui i veicoli elettrici degli abitanti diventano numerosi. Se, invece, siete proprietari di un box, ci si scontra quasi subito con due problemi: uno tecnico e uno burocratico. Sul piano tecnico, se la corrente è comune, il solo fatto di dover portare un’altra linea elettrica nell’autorimessa comporta degli ostacoli perché i passaggi sottotraccia per tubi e cavi (soprattutto negli stabili più datati) potrebbero essere inadatti a ospitare ulteriori cablaggi. Certo, in alcuni casi si può pensare di arrivare al box dall’esterno, ma se si passa per le parti comuni, come vedremo, si dovrà ottenere l’assenso degli altri condomini. Se la corrente, invece, è in linea con quella della propria abitazione, installare una wallbox è agevole, ma è opportuno tenere a mente che i 3 kW del contratto standard saranno certamente insufficienti a coprire il fabbisogno e che un nuovo contratto con il raddoppio della potenza è quasi indispensabile.

Altolà condomino. L’automobilista intenzionato a passare all’elettrico potrebbe inoltre trovare ulteriori ostacoli sul piano burocratico. Come abbiamo accennato, il proprietario di un box allacciato alla rete condominiale che volesse installare una wallbox sarebbe costretto a portare fino all’autorimessa una nuova linea. Ostacoli tecnici a parte, prima di partire per i lavori, dovendo intervenire anche su parti comuni dello stabile, dovrà per forza incassare prima il benestare dell’assemblea condominiale; in questo caso, se gli altri condomini sono contrari, non si può far nulla. C’è poi da considerare il fatto che la ricarica dell'auto comporta una variazione dello stato di rischio per il quale è stata rilasciata la certificazione di prevenzione incendi, che deve essere rifatta. E alcune compagnie potrebbero addirittura chiedere un ritocco del premio assicurativo dello stabile. Di fronte agli ostacoli, a qualcuno potrebbe anche venire in mente di prendere qualche scorciatoia e installare ugualmente un punto di ricarica sfruttando la corrente comune. Non fatelo, è pericoloso: alcuni amministratori di condominio, di fronte al sospetto che ciò accada, stanno invitando i residenti a desistere, spiegando espressamente che "l’impianto condominiale non risulta adeguato a sostenere la potenza elettrica richiesta dalle ricariche". Non si tratta solo di sovraccarichi sulla linea, ma di potenziali rischi d’incendio per l’eccessiva corrente che circola su cavi predisposti per far accendere qualche lampadina o poco più.

Parliamo di soldi. Fin qui i concetti principali da tenere a mente prima di abbracciare la causa dell’auto elettrica: la quale, ricordiamo, non è facilmente gestibile ricorrendo alle sole colonnine pubbliche, come qualcuno pensa. In ogni modo, se il percorso non comporta alcuno degli ostacoli che abbiamo ipotizzato, può essere utile sapere che, a meno di voler sfruttare l’offerta con l'auto include la colonnina, proposta da qualche Casa, una wallbox domestica fino a 7,4 kW ha prezzi che vanno dai 900 a 1.500 euro, installazione compresa. Se, invece, si ha la fortuna di godere della massima libertà concessa da una abitazione indipendente e si vuole installare una wallbox rapida, i costi salgono. Linea elettrica a parte, con un solo punto di attacco e 11 kW si spendono intorno ai 1.300/1.500 euro; le colonnine con due prese da 22 kW con funzionalità aggiuntive oscillano, invece, tra i 2.200 e i 4.400 euro. Salendo ancora, una monopresa a corrente alternata da 44 kW va da 8.500 a quasi 11.000 euro (dati Area).

I limiti del bonus. Al pari di vari interventi di riqualificazione delle opere murarie, per le quali sono previsti dei tetti di rimborso, anche per l’installazione delle colonnine sono fissati dalla normativa dei limiti massimi di spesa. Si va dai 1.200 ai 2.000 euro di detrazione per dispositivo, installazione ed eventuale aumento di potenza fino a 7kW. I vantaggi cambiano a seconda del tipo di edificio (unifamiliari, plurifamiliari o condomini) e del numero di colonnine installabili: fino a otto o superiori a otto. Tutti i costi eccedenti i tetti imposti sono, ovviamente, a carico dei condomini. Per una maggiore ottimizzazione degli spazi e delle risorse, poi, ogni colonnina dovrebbe avere più punti di attacco, in modo da servire più veicoli contemporaneamente, ma così facendo si aumenta il fabbisogno di energia che, in alcuni casi, può costituire il vero limite. L'Agenzia delle entrate ha tuttavia chiarito che i 7 kW/h di limite per la linea elettrica vanno considerati in aggiunta rispetto all’utenza esistente.

COMMENTI

  • Mi permetto si segnalare un paio di incompletezze nell'articolo - per il resto ottimo nel segnalare che ci sono difficoltà nella installazione di punti di ricarica nei box. ai sensi dell'art. 17-quinquies DL 83/2012 non può essere impedito al singolo condomino l'installazione di una infrastruttura di ricarica nel proprio box. Deve seguire una procedura (propone all'assemblea un progetto), ma anche nel caso l'assemblea non autorizzasse o si astenesse, il condomino può eseguire le opere necessarie a proprie spese. Ciò alla condizione (art. 1102 c.c.) che l'opera non impedisca ad altri l'uso della cosa comune o che provochi danni ad altri. Da precisare che il decreto parla di infrastruttura di ricarica - che nelle definizioni di legge si determina quando si effettua un ulteriore allaccio alla rete pubblica. Se tuttavia il condomino si collega soltanto al proprio contatore, si parla di "punto di ricarica", per il quale nulla espressamente è previsto. ma siccome nel più ci sta il meno, a maggior ragione il secondo collegamento (contatore - box) non può essere ostacolato. Secondo la circolare 2/2018 del Min. Interno (dipartimento vigili del fuoco), i veicoli elettrici non presentano rischi d'incendio superiori a quelli normali, e le stazioni di ricarica risultano presentare rischi di natura prettamente elettrica. Si riferisce che le infrastrutture di ricarica "non rientrano fra le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi". E' altresì indicato che nel caso della infrastruttura di ricarica, se l'installazione avviene nel rispetto delle indicazioni tecniche della circolare "a regola d'arte" non occorre una specifica valutazione dei VVFF. In pratica, se un tecnico abilitato certifica che l'impianto è eseguito secondo le indicazioni dei VVFF, non serve aggiornare il CPI. A maggior ragione, se si tratta di un mero punto di ricarica nell'ambito di una connessione alla rete elettrica preesistente
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  • Non capisco perché nell'articolo si parli di costi molto alti per colonnine con 2 prese da 22 kW o monopresa da 44 kW, tutti utilizzi che non hanno nulla a che vedere con la ricarica domestica poiché tranne rarissime eccezioni tutte le vetture in AC caricano al massimo a 6 kW in monofase o 11 kW in trifase.
  • Un venditore di Wall-box mi ha detto che per l'installazione in un garage è necessaria una (nuova) certificazione dei VV.FF.
  • Articolo molto interessante se si è interessati ad acquistare un’elettrica o una plugin. Abitando in un condominio mi ero informato su cosa servisse ed effettivamente non è così banale. Penso che approfondirò facendo fare un sopralluogo a un tecnico. In ogni caso il legislatore deve trovare una soluzione altrimenti si creano ulteriori ostacoli alle persone che decidono di comprare un veicolo elettrico e più in generale ali già sfidanti obiettivi dei prossimi anni.
  • Tutti argomenti corretti, ma ignoti ai gretini.
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  • Chi abita in un condominio, salvo quelli di nuova costruzione, difficilmente potrà acquistare un'auto elettrica.
  • Onestamente non dormirei tranquillo se abitassi sopra un garage interrato dove all'interno ci sono attaccate alla rete a ricaricarsi una 20ina di "bombe al Litio" da 100 Kwh cadauna, meglio che stiano all'esterno...
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