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Eco news

Ficili (Stellantis)
"Per lo sviluppo delle colonnine servono procedure più snelle"

Ficili (Stellantis)
"Per lo sviluppo delle colonnine servono procedure più snelle"
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I costruttori continuano a proporre nuovi modelli di auto elettriche, ma a che punto è la rete di ricarica? Sono sufficienti le infrastrutture attuali? E lo saranno per le vetture di prossima generazione, dotate di batterie più capaci e di caricatori più potenti? Ecco il punto di vista di Santo Ficili, country manager Italia di Stellantis.  

Qual è la vostra opinione sullo stato attuale dello sviluppo della rete di ricarica in Italia, con particolare riferimento alle colonnine installate su suolo pubblico?
La crescita del mercato delle vetture elettriche è direttamente collegata allo sviluppo di una rete d’infrastrutture di ricarica elettrica adeguata e proporzionalmente distribuita sul territorio. Purtroppo, l'Italia è molto indietro rispetto agli altri Paesi europei, essendo penultima nel rapporto persone per colonnina (2.600 ogni punto di ricarica, contro i 1.700 della Germania e i 1.400 della Francia).

Ritenete che l’attuale presenza di colonnine con bassa potenza di ricarica (18% da 3,7 kW, 73% da 7-22 kWh) sia adeguata alle esigenze della nuova generazione di auto a batteria?
Le colonnine con bassa potenza di ricarica ben si adattano alle esigenze delle vetture ibride plug-in (che oggi valgono circa il 40% del mercato dei modelli elettrificati). È necessario però prevedere al più presto lo sviluppo di colonnine con potenza superiore, per far fronte alle esigenze delle auto full elettric di nuova generazione che potranno sfruttare la tecnologia fast/ultrafast charging, riducendo sensibilmente i tempi di ricarica. 

Che cosa frena, a vostro parere, la diffusione delle colonnine con potenza di ricarica da 50 kWh in su?
La burocrazia rappresenta un freno importante. Per dotare il Paese di una rete di ricarica pubblica a misura di utente, capillare ed efficiente, occorre accelerare il processo di semplificazione, armonizzazione e centralizzazione delle procedure amministrative necessarie per accedere a finanziamenti (per esempio, attivando una centrale unica di acquisto e bandi nazionali diretti agli operatori di mercato), nonché delle procedure autorizzative previste per l’installazione d’infrastrutture di ricarica sul suolo pubblico.

C’è il rischio che l’attuale rete di ricarica diventi obsoleta a fronte della diffusione delle auto elettriche di nuova generazione?
Sarà un processo graduale che prenderà del tempo e si adatterà alle dinamiche del mercato. A oggi, è importante lavorare sullo sviluppo del giusto mix di ricarica lenta, quick, fast e ultrafast, con quest’ultima preferibile in ambito autostradale.

COMMENTI

  • Ritengo che a frenare la diffusione delle colonnine di ricarica in Italia siano sostanzialmente 4 fattori, oltre al denaro. Il più grosso macigno è in effetti la burocrazia. Se per ogni intervento bisogna interpellare Enti e Uffici differenti che interpretano la norma a loro comodo e che rispondono dopo 2 mesi (se rispondono) allora campa cavallo. Poi il secondo macigno è la rete elettrica locale, che potrebbe avere poca o zero disponibilità ad erogare potenze levate, perchè male che vada servono 22x2 Kwh. Il terzo macigno è l'ignoranza, di chi decide e di chi è chiamato ad autorizzare, che per loro una presa o una colonnina son la stessa cosa... e manco si informano. Il quarto e ultimo macigno, anche se non fisico, sono le scelte di chi decide dove posizionarle, il modello da usare e la posizione nello stallo. Che pare non sappia manco cosa sia un auto elettrica. Perchè si vedono in giro dei parcheggi palesemente progettati male. Poi come premesso c'è il fattor e economico.
  • Oltre la burocrazia, a frenare la diffusione delle colonnine rapide di ricarica è lo stato della rete di distribuzione elettrica ed i costi d'adeguamento tecnico. Ammesso e non concesso che la procedura autorizzativa sia facilitata, una colonnina "mista", in corrente alternata e continua, necessita di una potenza disponibile di almeno 72 kW e quindi non è proprio così scontato che gli impianti esistenti possano erogarla senza modifiche tecniche importanti. Ad esempio, nei centri storici con alta densità abitativa, una simile potenza, richiede come minimo la realizzazione di una linea elettrica dedicata, se non addirittura l’allestimento di una nuova cabina di trasformazione MT/BT (15-0,4kV). In questo caso, oltre l'aumento esponenziale dei costi d'allacciamento, ricadenti solo in parte su il richiedente la nuova fornitura elettrica per la colonnina di ricarica (si tratta infatti di un onere a "forfait" proporzionale alla potenza richiesta ed indipendente interventi tecnici necessari ad erogarla), il distributore d'energia si trova di fronte il problema, a volte insormontabile, di reperire un locale idoneo ad ospitare la nuova cabina. Insomma, non di sola burocrazia si tratta.
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  • La potenza delle colonnine (energia scambiata nell'unità di tempo) va indicata in kW e non in kWh, perché si tratta di potenza (energia scambiata nell'unità di tempo). Sono grandezze fisiche diverse, un refuso naturalmente può capitare a tutti, se invece la cosa è ripetitiva...