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Indagine Motus-E
Crescono i punti di ricarica, ma troppo pochi sono in autostrada

Indagine Motus-E
Crescono i punti di ricarica, ma troppo pochi sono in autostrada
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Motus-E, l’associazione degli operatori del settore della mobilità elettrica, ha reso noto i risultati della propria indagine annuale sull’andamento della rete pubblica italiana di ricarica per i veicoli elettrici, evidenziandone una crescita del 35%. In particolare, l’incremento dei punti di ricarica è stato di 6.700 unità, portando il totale a 26.024, con 13.233 infrastrutture (intendendo con questo termine stazioni o colonnine, ognuna dotata di più connettori, che sono a loro volta aumentate di 3.514 unità, +36%), poste in 10.503 location. Il 79% delle infrastrutture si trova su suolo pubblico, mentre il restante 21% è su suolo privato, ma accessibile al pubblico.

Prevalenza di "lente". Scendendo nei particolari, la radiografia di Motus-E evidenzia una netta prevalenza delle colonnine di ricarica lenta. Il 17%, infatti, ha potenza installata pari o inferiore a 7 kW; il 73,6% tra 7 e 22 kW; il 3,6% fino a 43 kW; un altro 3,6% fino a 50 kW in corrente continua; l’1,5% e un altro 1,5% fino a 150 e oltre 150 kW (quest’ultimi punti di ricarica sono, in tutta Italia, soltanto 254). Nonostante la netta prevalenza di ricariche lente, si registra comunque un leggero trend di aumento della potenza dei punti installati: a nostro parere comunque insufficiente, visto che quasi il 91% è sotto i 22 kW, troppo poco per ripristinare le moderne batterie (dalla capacità mediamente importante) in tempi ragionevoli. Il tasso delle infrastrutture installate, ma ancora inattive, che era del 22% al dicembre 2020 è comunque migliorato sensibilmente, scendendo al 12% (dato riferito a settembre 2021).

Squilibrio di ripartizione. A livello geografico, il 57% delle infrastrutture risulta collocato nel Nord Italia, il 23% al Centro e solo il 20% al Sud e nelle isole. Inoltre, il 34% si trova nei capoluoghi di provincia; la Lombardia, con 4.542 punti, copre il 17% di tutti i punti presenti nel Paese, seguita da Lazio e il Piemonte con il 10% ognuno, Veneto e l’Emilia-Romagna con il 9% e la Toscana con l’8%. Queste sei regioni coprono il 65% di tutti i punti nazionali e vedono la loro rete crescere in maniera costante: è evidente lo squilibrio nella ripartizione territoriale delle infrastrutture. Le città meglio dotate sono, nell’ordine, Roma, Milano e Firenze, con quest’ultima che vanta il numero maggiore di punti di ricarica ogni 10 mila abitanti (14,17 contro i 7,25 della seconda in classifica, che è Bologna).

Buchi nella rete. Motus-E evidenzia come sia in forte ritardo lo sviluppo delle infrastrutture sulla rete autostradale, dove si conta una media di soli 1,2 punti di ricarica ogni 100 chilometri, e sottolinea come non sia ancora stato pubblicato alcun bando per la collocazione delle colonnine nelle aree di servizio da parte delle società concessionarie. Secondo il monitoraggio di Motus-E, in autostrada risultano presenti 118 punti di ricarica pubblici, dei quali il 78% con potenza superiore a 43 kW in DC e i restanti con potenza inferiore in corrente alternata. Circa il 48% dei connettori presenti ha potenza pari o superiore a 150 kW, ma il loro numero assoluto resta ancora largamente insufficiente: il piano d’infrastrutture avviato da Free-to-X dovrebbe permettere quest’anno quanto meno di ridurre questo gap rispetto al fabbisogno dei viaggiatori sui lunghi percorsi.

I dubbi sul Pnrr. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza stanzia, per lo sviluppo della mobilità elettrica, 750 milioni di euro, con lo scopo d’installare 21.400 nuovi punti di ricarica veloce e ultraveloce entro la fine del 2025: c'è, però, un punto controverso. Il piano cita, infatti, 7.500 punti di ricarica da collocare in autostrada, mentre il ministero della Transizione ecologica ha redatto un documento in cui i fondi sarebbero destinati alla rete di strade extraurbane, a eccezione proprio della rete autostradale. Un'interpretazione di recente ribadita da fonti ministeriali a Quattroruote, che aveva chiesto chiarimenti al proposito. Una differente lettura del Piano, dunque, che va chiarita prima possibile.

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