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Transizione green
Intervista a Pichetto Fratin: "Il governo punta sulla neutralità tecnologica"

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Intervista a Pichetto Fratin: "Il governo punta sulla neutralità tecnologica"
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Biellese di origini, classe 1954, laureato in Economia e commercio e commercialista di professione, Gilberto Pichetto Fratin vanta una lunga carriera politica, iniziata sui banchi del consiglio comunale di un piccolo comune piemontese e approdata in Senato a partire dal 2008. Oggi è viceministro del dicastero per lo Sviluppo economico nel governo Draghi, veste nella quale abbiamo voluto rivolgergli alcune domande sul tema del delicato passaggio denominato transizione ecologica.

Viceministro Pichetto, alla luce della guerra in Ucraina e delle nuove priorità che si stanno delineando sul fronte energetico, quali sono le prospettive per la transizione ambientale? Con l’urgenza della soluzione del problema dell’approvvigionamento, potrebbe essere opportuno evitare l’accelerazione imposta dal programma Fit for 55? O, invece, proprio l’aumento consistente dei prezzi degli idrocarburi impone un’accelerazione sugli investimenti sulla mobilità elettrica?
La pandemia, la carenza di materie prime e, ora, il conflitto in Ucraina hanno acceso un faro sull'importanza per il nostro Paese di puntare sulla diversificazione dell’approvvigionamento delle materie prime e di raggiungere nel breve e medio periodo una minore dipendenza energetica dagli altri Paesi. Sicuramente è questo il momento di accelerare la ricerca di fonti energetiche alternative. Tuttavia, in uno scenario simile, è necessario ancor più di prima mantenere alta la riflessione sull'altro grande tema che, come governo e come Europa, stiamo affrontando, vale a dire quello della transizione ecologica che, per quanto doverosa, deve essere prioritariamente sostenibile e non affrettata. Se è vero che è necessario, infatti, abbattere i livelli di inquinamento prodotti dalla CO2, è altrettanto doveroso - come governo - ragionare anche dal punto di vista della nostra politica industriale: l'infatuazione per l'elettrico non deve farci dimenticare che il controllo di gran parte del nuovo oro, così come si può definire il litio che è la componente base delle batterie, è in mani cinesi. Questo significherebbe per noi inciampare inevitabilmente in una ulteriore dipendenza economica. È un rischio enorme: riflettiamoci. Il nostro impegno, soprattutto in questo momento, è quello di tutelare le nostre filiere strategiche evitando di mettere a rischio interi settori industriali e, insieme, la competitività della nostra economia, che si regge principalmente sul manifatturiero. In tal senso, uno dei principali settori in cui è necessario procedere con una transizione sostenibile è sicuramente quello dell’automotive.

Già prima dello scoppio della guerra, la frenata del governo tedesco sul tema dello stop alla produzione di motori endotermici entro il 2035 è stata una decisione salutata con favore da una parte consistente dell’indotto italiano dell’automotive. Qual è, sempre alla luce degli avvenimenti di questi giorni, la posizione del governo?
Anche l'Italia, insieme con la Germania, non ha firmato a Glasgow l'impegno per la messa a bando delle auto con motori a combustione interna entro il 2035. Come ministero dello Sviluppo economico riteniamo che ogni decisione, soprattutto alla luce degli avvenimenti più recenti, debba tenere conto non solo della sostenibilità ambientale, ma anche di quella economica, politica e sociale. Serve più pragmatismo e meno eccesso ideologico. La transizione verso l'elettrico ha avuto inizio, ma affinché i costi di questa operazione non ricadano su consumatori, famiglie e imprese è fondamentale tutelare le oltre 250 mila persone che, in questo momento, lavorano nella produzione di veicoli a basse emissioni, accompagnando così gradualmente il settore nel processo di riconversione. Difendere l'ambiente è sacrosanto, ma non possiamo rischiare che questa operazione possa causare milioni di disoccupati.

Provando a prescindere per un momento dalle contingenze, negli ultimi anni si è investito molto nella ricerca sui biocarburanti e sui motori a impatto inquinante sempre minore. È possibile pensare di massimizzare gli investimenti effettuati in questa direzione, evitando di declassarli di colpo e conciliandoli con la transizione elettrica?
A livello europeo stiamo spingendo per sostenere l’ammissibilità dei biocarburanti, un settore in cui, come ha anche già ribadito il ministro per lo Sviluppo economico Giorgetti, il nostro Paese costituisce sicuramente un’eccellenza tecnologica. Nell'attuale dibattito sullo stop alla vendita di auto endotermiche a partire dal 2035 proposto dalla Commissione europea, abbiamo l'impegno, come governo, di affiancare le imprese italiane nel percorso di riconversione, assicurando a ogni pezzo della nostra filiera industriale la possibilità di programmare il percorso dei prossimi anni, riqualificando e adeguando la propria missione imprenditoriale e, al tempo stesso, gli impianti. Puntare esclusivamente sulla tecnologia elettrica per ridurre l'inquinamento provocato dai veicoli, escludendo altre opzioni valide come l’idrogeno e i biofuel, rischia addirittura di avere un effetto controproducente e di riportare l'intera Europa, e soprattutto il nostro Paese, in una condizione molto simile a quella in cui oggi purtroppo ci troviamo a causa della nostra storica dipendenza dal gas russo.

Immaginando di voler perseguire comunque una transizione rapida verso una mobilità full electric, rimane il nodo delle infrastrutture: stime attendibili parlano di sette milioni di punti di ricarica necessari, ben di più dei meno di quattro proposti dalla Commissione Europea. Immaginando la completa filiera della produzione energetica, nello scenario attuale quali prospettive di sostenibilità, soprattutto economica, si delineano?
Il Pnrr dedica risorse consistenti alle infrastrutture di ricarica elettrica. Non avrebbe molto senso, d'altronde, incentivare le auto di questo tipo senza aver predisposto un sistema infrastrutturale adeguato. Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza c'è un fortissimo investimento, pari a 750 milioni di euro, proprio sulle colonnine. L'obiettivo da centrare è chiaro: realizzare entro il 2026 oltre 20 mila punti di ricarica rapida lungo le superstrade e, soprattutto, nei centri urbani. Ricordo, inoltre, che il Mise ha indetto una gara per i 300 milioni di euro che il Pnrr riserva alla creazione di una filiera di autobus elettrici. I progetti, che potranno essere presentati dal 26 aprile, riguarderanno anche tecnologie e sistemi di ricarica elettrica.

Infine, si è molto parlato di ricerca sulla tecnologia a idrogeno. Alcune Regioni, per esempio la Lombardia, stanno sviluppando progetti legati al trasporto ferroviario. Qual è il piano del governo in materia di ricerca e sviluppo e di infrastrutture per questa tecnologia, che per certi aspetti potrebbe ottimizzare l’impiego della propulsione elettrica?
È convinzione del governo che il cammino verso la mobilità sostenibile non possa essere circoscritto soltanto all’auto elettrica, perché correremmo l'imperdonabile rischio di escludere altre forme di tecnologia ugualmente efficaci. La questione è al centro della nostra agenda politica: la tecnologia a idrogeno ha le carte giuste per giocarsi la partita e diventare, in uno scenario di questo genere, altrettanto competitiva. Dimostrazione ne è il forte interesse delle aziende nella partecipazione agli Ipcei (Important project of common europea interest) relativi proprio all’idrogeno.

In definitiva, sul tema della neutralità tecnologica, qual è la posizione del governo?
La posizione dell'Italia è chiara: occorre puntare sul principio di neutralità tecnologica, prendendo dunque in considerazione il ventaglio di alternative che la ricerca e lo sviluppo di biocarburanti e idrogeno può fornire al settore. L'obiettivo ultimo è sempre lo stesso: evitare l'impatto molto pesante, da un punto di vista economico e sociale, di una transizione ecologica limitata alla sola mobilità elettrica. Abbiamo il dovere - come governo- di continuare a garantire al nostro Paese un ruolo di primo piano nel settore automotive.

COMMENTI

  • Ma si, facciamo i Don Quijote contro i mulini a vento! Così il resto del mondo andrà avanti e noi rimaniamo con le Panda a carbonella…
  • Accontentiamoci, il Ministro delle infrastrutture ne capisce anche meno. PS: sarei curioso di sapere che auto è quella da 600.000 km citata sotto.
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  • Al solito non sanno quelo che dicono, comunque a scanso d'equivoci, e con l'attuale crisi economica, non cambio le mie auto termiche e me le terrò a vita, ho una storica che ha superato i 600.000 km e va alla grande, le nuove stanno sui 100.000 quindi sono giovani.
  • Un giorno una cosa e quello dopo l'opposto ! Non avremo mai una classe politica ma "dilettanti allo sbaraglio" P.S Cosa ne sa un commercialista di tecnologia presente e futura ?
  • Ah quindi il governo italiano punta anche su biofuel e idrogeno, non come il governo italiano che invece vuole auto solo elettriche e biofuel e idrogeno per aerei e navi. Sono confuso... (mai quanto quella banda di incapaci)