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Emissioni
A che punto è l'Euro 7

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A che punto è l'Euro 7
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La transizione ecologica è uno dei temi più caldi del momento per il settore automobilistico europeo. Sul tavolo, però, non c'è solo l'ormai famoso pacchetto 'Fit-for-55' destinato a sancire l'addio del Vecchio continente alla suo storica leadership nel campo dei motori a combustione interna: l'intera industria, infatti, attende con trepidazione di sapere qualcosa sui prossimi standard per le emissioni, ossia la normativa Euro 7. Si tratta di un tema scottante e non solo per i continui ritardi nell'iter di approvazione: dalla sua formulazione dipende buona parte degli investimenti che i costruttori dovranno programmare nell'immediato e, in particolare, durante la fase di passaggio verso il traguardo del 2035, quando - volenti o nolenti - le Case saranno elettriche al 100%. 

I ritardi. Partiamo dai ritardi del processo di approvazione. La Commissione europea ha affidato il compito di elaborare le proposte a un apposito gruppo di lavoro, l'Advisory Group on Vehicle Emission Standards (AGVES), che già da tempo ha iniziato a raccogliere pareri e studi tecnici da svariate fonti, tra cui, ovviamente, le associazioni di rappresentanza del settore come l'Acea e, tramite consultazioni pubbliche, da tutti i possibili portatori di interesse. Il dibattito ha consentito di raggiungere una serie di compromessi in grado di evitare i peggiori timori paventati da tutti i costruttori, secondo cui, almeno inizialmente, i nuovi target sarebbero stati "tecnicamente" impossibili da raggiungere e quindi destinati a sancire la fine prematura dei motori a combustione. Negli ultimi mesi sono, però, stati fatti dei passi avanti di una certa importanza, ma evidentemente non sufficienti per trovare rapidamente il giusto compromesso. Lo dimostra la decisione della Commissione europea di rinviare più volte la scadenza per la presentazione della sua proposta definitiva: Bruxelles doveva svelare le sue intenzioni alla fine dell'anno scorso, ma ha scelto una prima proroga ad aprile e quindi a luglio (probabilmente il 20), come ammesso di recente dal Commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton: “La Commissione sta facendo passi avanti sulla norma Euro 7, che prevediamo sia approvata a luglio”. 

I prossimi passi. A quel punto, partirà il solito iter di approvazione delle normative comunitarie. Le proposte saranno prima depositate alle varie commissioni interne al Parlamento Ue per avviare le relative discussioni, quindi saranno poste al vaglio dell'assemblea plenaria e poi all'esame dei vari governi e del Consiglio Ue. Il tutto, salvo eventuali richieste di ulteriori letture e quindi di un rinvio ai vari organi precedenti, dovrebbe essere approvato nel giro un anno o un anno e mezzo. La relativa direttiva dovrà poi essere adottata dai singoli Paesi membri, ma la sua entrata in vigore è oggi messa fortemente in dubbio: un anno fa, l'Acea ha indicato il primo settembre del 2025 quale prima data di validità, ma con i ritardi della Commissione è possibile che ci sia uno slittamento al 2026, se non al 2027. 

Costruttori pronti. In ogni caso, sembra che i costruttori siano già pronti ad adeguarsi. Stellantis o BMW hanno già annunciato progetti produttivi per motori con specifiche tecniche in grado di rispettare la nuova normativa. Il gruppo guidato da Carlos Tavares ha, per esempio, annunciato l'arrivo a Pratola Serra di un propulsore conferme all'Euro 7 e i bavaresi un programma di sviluppo di nuove unità a 6 e otto cilindri. Altri, come l'Audi, sono invece in attesa di avere per le mani i dettagli definitivi delle proposte comunitarie. Qualcosa c'è già. Stando a indiscrezioni della stampa tedesca, i livelli delle emissione per i principali inquinanti verrebbero dimezzati rispetto all'Euro 6, in vigore ormai dal 2014. In particolare, la rivista Bild ha parlato della possibilità che sia fissato un limite di 30 mg/km per l'ossido di azoto (contro i 60 della benzina e gli 80 del diesel dello standard attuale) e tra 100 e 300 mg/km per il monossido di carbonio (contro 500 e 1000). Ulteriori restrizioni riguardano altri elementi come le polveri sottili Pm10 e Pm2,5 e - novità rispetto all'Euro 6 - per l'ammoniaca. Inoltre, le nuove norme andrebbero a intervenire anche su particelle inquinanti prodotte non dai motori, bensì da altre parti dell'auto come in freni. Il ciclo di certificazione potrebbe anche diventare più complicato e la Commissione potrebbe anche imporre che i motori rispettino i limiti per 15 anni o 240 mila chilometri e in qualsiasi condizione meteo o di utilizzo. 

Tecnologia da esportazione. Ora bisogna attendere solo qualcosa di ufficiale, anche per capire quali possano essere le misure necessarie per evitare un aggravio dei costi industriali che già ora è considerato enorme. Da Bruxelles sono, però, certi che i nuovi standard consentiranno all'Europa “di produrre i veicoli con motore a combustione più puliti al mondo” e al settore di “rimanere presenti su un mercato di esportazione mondiale dove la domanda di motori tradizionali durerà per decenni”. In sostanza, la ricca Europa potrà esportare le sue tecnologie in Paesi meno sviluppati.  

COMMENTI

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  • Piuttosto che introdurre nuovi limiti sarebbe più utile prorogare gli attuali, ma imponendo che i motori li rispettino per 15 anni o 240.000 km in qualsiasi condizione meteo o di utilizzo. Ma questo andrebbe a favorire soprattutto i consumatori e penso che sarebbe visto come fumo negli occhi tanto dai costruttori quanto dai regolatori, questi ultimi probabilmente più sensibili alle necessità dei governi (e della Commissione: una parte dell'imposta finisce a Bruxelles) di fare cassa con l'IVA sulle vendite del nuovo
  • Da tecnico il mio commento è "Solita demagogia ecologista" poi con l'attuale crisi mi tengo le mie vecchie euro 4 e 5 almeno finche non supereranno abbondantemente i 200.000 km, poi vedremo.
  • Dietro l'ecologismo di facciata (non si spiega altrimenti perché tutti i provvedimenti si accaniscano solo contro le auto tralasciando industrie, riscaldamenti e trasporti pesanti, navali, aerei) sembra scorgere un più ampio disegno volto a rendere la mobilità personale un privilegio per pochi, tornando indietro di un secolo. Per tutti gli altri, bici, monopattini o mezzi pubblici carenti, sovraffollati e sempre più costosi (a Milano 8 euro di biglietti metro per una passeggiata in centro in coppia)
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  • Limiti inutilmente ed eccessivamente restrittivi, con costi enormi oltretutto per salvaguardare una parte del tutto trascurabile del pianeta. Europa masochista e serva della Cina (che ci vende auto e batterie prodotte col carbone! Più scemi di così …). E noi paghiamo!
  • Viviamo nei migliori stati (democratici) al mondo, dove non solo è garantita la libertà di pensiero, non solo vengono tutelati diritti che altri paesi si sognano, ma Siamo all'avanguardia anche nella difesa del proprio pianeta e della propria salute. Dobbiamo esserne fieri!
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