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Ricarica elettriche
Alle colonnine pensa il sindaco

Ricarica elettriche
Alle colonnine pensa il sindaco
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Le esigenze dei residenti, delle flotte e dei pendolari sono i pilastri della strategia che il consiglio comunale di York, città di circa 200 mila abitanti dell’Inghilterra nordorientale, ha adottato in tema di rete di ricarica. Un aspetto centrale per l’auspicata diffusione delle auto elettriche non è lasciato quindi all’iniziativa privata, ma viene considerato responsabilità dell’amministrazione pubblica.

Un esempio per tutti. A York, peraltro, sono convinti che la HyperHub recentemente inaugurata possa costituire un valido modello per chi sta realizzando le reti di ricarica urbane. In primo luogo, per la posizione. La stazione di Monks Cross si trova nelle vicinanze dell’omonimo parcheggio d’interscambio, nei pressi della circonvallazione. Seguirà lo stesso criterio anche la seconda installazione, prevista per l’estate. La terza sarà, invece, in una zona più centrale, ma comunque all’interno di un parcheggio, per non impattare sul traffico e sull’offerta di stalli sulle strade.

Su misura. Anche la configurazione della stazione di ricarica è stata attentamente pensata per rispondere alle più diverse esigenze di chi guida un’auto elettrica. Quella di Monks Cross prevede quattro colonnine ultrarapide da 175 kW (pronte per essere portate a 350 kW, non appena circoleranno più vetture in grado di utilizzarle) e altrettante da 50 kW (tutte con modalità di pagamento contactless senza commissioni). In un’area adiacente, ben 30 punti di ricarica da 7 kW sono destinati ai pendolari, che non hanno bisogno di velocizzare l’operazione.

Doppia sostenibilità. La stazione è protetta da un tetto di pannelli solari. L’energia così ottenuta può essere stoccata in loco grazie a una serie di Powerback Tesla. In ogni caso, l’elettricità proveniente dalla rete sarà esclusivamente da fonti rinnovabili. Alla sostenibilità ambientale così garantita si aggiunge quella sociale: nell’intera struttura non ci sono barriere architettoniche che possano impedire all’accesso alle persone con disabilità.

Impegno pubblico. Il progetto Hyperhub è il risultato di una partnership tra il consiglio comunale di York ed Evo Energy, società specializzata nella consulenza e nell’installazione di tecnologie rinnovabili. Ed è il frutto della Electric vehicle charging strategy, sviluppata dall’amministrazione locale con la consapevolezza che è il settore pubblico, e non il privato, a doversi fare carico dell’infrastruttura necessaria alla mobilità elettrica. Il piano prevede anche che sia il Comune a decidere sugli sviluppi futuri della rete e, quello che più conta, sulle tariffe. Quelle delle colonnine rapide, peraltro, saranno particolarmente concorrenziali, grazie al battery storage che restituisce energia alla rete. Inoltre, non è previsto una spesa minima.

Due milioni e 200 mila sterline. L’intero progetto è costato 2,2 milioni di sterline (oltre 2 milioni e mezzo di euro al cambio attuale). Un milione di sterline proviene dall’European regional development funding (uno dei fondi strutturali dell’Unione Europea, evidentemente acquisito in tempi pre-Brexit) e 800 mila dall’Office for zero emission vehicles (un ente governativo britannico). Dalle casse comunali sono state attinte soltanto le 400 mila sterline necessarie per la realizzazione dei primi due HyperHub.

COMMENTI

  • Corretta l'idea delle 30 colonnine da 7 kW. Si parla troppo di caricatori iperveloci, perchè si pensa di replicare al paradigma delle auto a combustione alle EV. Bisognerebbe invece parlare di più di colonnine a bassa potenza ma molto diffuse per pendolari e residenti, con i seguenti vantaggi: 1) di costo: 30 colonnine da 7 kW equivalgono come potenza (sinonimo di costo) ad una sola colonnina hypercharger da 210 kW; 2) di comodità: bassa potenza ma alta diffusione = meno necessità di imporre di spostare la macchina a carica finita; 3) di tempo: una sosta anche relativamente breve ad un hypercharger è comunque una perdita di tempo per via della necessità di dover liberare il posto. una lunga sosta a colonnina lenta, invece, sfrutta il tempo perso, perchè il proprietario "fa veramente altro" nel frattempo (lavora, cena, dorme, etc...).