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A Sant’Agata Bolognese la sostenibilità è di casa

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A Sant’Agata Bolognese la sostenibilità è di casa
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Evitare, ridurre e compensare, su questi tre pilastri si fonda la strategia di sostenibilità della Lamborghini. Un piano nato nel lontano 2009, che di certo non coglie impreparata la Casa del Toro in vista della prossima transizione energetica del 2035. Il rispetto dell’ambiente è infatti un dovere per il marchio di Sant’Agata Bolognese e lo dimostra la certificazione nell'ambito del programma “Carbon Neutrality”, rilasciata nel 2015 dalla DNV GL (una delle principali società mondiali di classificazione, verifica e di servizi per la gestione del rischio ambientale). Ma la Lamborghini non si ferma qui: il programma “Direzione Cor Tauri” porterà il costruttore sulla via della decarbonizzazione per i prossimi modelli, sempre mantenendo l’impegno nella neutralizzazione delle emissioni di CO2 del sito produttivo come un caposaldo della nuova strategia industriale.

Verso un futuro elettrificato. Con la “Direzione Cor Tauri” l’azienda attuerà un passaggio graduale verso l’elettrificazione. Nel 2022, poco prima dello scoccare del 60° anniversario, chiuderà infatti le celebrazioni del suo V12, un motore che ha scandito i recenti successi finanziari del marchio (il fatturato è cresciuto di sette volte negli ultimi quindici anni), ma che ha anche segnato l’intera storia della Casa di Sant’Agata Bolognese fin dalla 350 GT, ossia la primissima vettura costruita dalla Lamborghini. Inoltre, per non trascurare le proprie radici, la Lamborghini preannuncia per il 2023 un inizio di elettrificazione della gamma con il lancio del primo modello ibrido di serie, che verrà completato poi nel 2024 quando tutti i modelli prevederanno l’unità elettrica a fianco del motore a combustione. Un cambiamento epocale, guidato da un investimento da 1,8 miliardi di euro stanziati dal 2021 fino al 2025, permetterà alla Lamborghini di dimezzare le emissioni di CO2 dei propri veicoli. Infine, il terzo passaggio della strategia industriale della Casa del toro è previsto dalla seconda metà del decennio in poi con la realizzazione della prima supersportiva 100% elettrica.

La trigenerazione, il cuore della sostenibilità. Il rispetto dell’ambiente non è una novità in casa Lamborghini, che fin dal 2009 si è impegnata in programmi di investimenti e innovazioni nel proprio sito produttivo, attività che le hanno permesso di ottenere importanti certificazioni in ambito emissioni. Nel 2012 con la costruzione dell'edificio dedicato allo sviluppo dei prototipi la l’azienda introduce la prima struttura industriale multipiano in Italia in classe energetica A, mentre restando in tema di efficienza, la Torre 1963 costruita nel 2017 ha ottenuto il record di punteggio in Italia (92 punti) nella certificazione LEED Platinum (il più alto standard al mondo di certificazione energetica e ambientale per l’edilizia). Il 2015 è però l’anno più significativo in termini di approccio sostenibile: l’inaugurazione dei sistemi di trigenerazione e teleriscaldamento permettono infatti alla Lamborghini di ottenere la certificazione “CO2 neutrale”. La trigenerazione consente la realizzazione di tre vettori di energia (termica, elettrica e frigorifera) con un solo tipo di combustibile (in questo caso il metano). Ognuno dei due impianti ha una potenza di 1,2 MWh e dovrebbero coprire entro il prossimo anno circa il 68% fabbisogno energetico della sede. A questi si aggiunge l’unità di teleriscaldamento (alimentata a biogas), che fornisce annualmente 2.500.000 kWht di energia termica, rifornito attraverso una rete di tubazioni interrate lunghe complessivamente 12 chilometri e che risparmia circa 1.800 tonnellate di CO2 ogni anno. Da segnalare inoltre è il mantenimento della certificazione “carbon neutral”, nonostante il raddoppio dello stabilimento dovuto al lancio del progetto Urus: il passaggio di un’area industriale da 80 mila a 160 mila metri quadri e il conseguente incremento dei volumi produttivi non ha infatti causato una maggior fuoriuscita di inquinanti nell’aria o nell’ecosistema. Solo in caso di picco energetico si ricorrere alle fonti energetiche tradizionali, ma anche questi impianti sono di ultima generazione e caratterizzati da un elevato tasso di rendimento.

Verniciatura di classe "A". Attraversano l’azienda si può concretamente osservare l’attenzione della Lamborghini nei confronti dell’ambiente, che emerge in alcuni processi legati alla catena di approvvigionamento e alla produzione delle proprie vetture. Per esempio, le scocche della Urus vengono trasportate su rotaia e non su gomma, soluzione che permette di ridurre dell’85% le emissioni di CO2, passando da 2.234 tonnellate a 331 per ogni viaggio. Ritornando invece a Sant’Agata Bolognese, in media il reparto di verniciatura "tinge" 27 Urus al giorno; lo stabilimento in classe energetica “A” permette una riduzione del 30% dell’utilizzo del suolo (è costruito su tre piani) e utilizza per il 95% colori a base d’acqua, per ottenere oltre 60 diverse tinte standard per la super Suv, che diventano più di 360 con il programma Ad Personam. Per ogni scocca vengono utilizzati circa 5 chilogrammi di vernice e il suo processo è completamente automatizzato in una fase unica per gli interni ed esterni della carrozzeria (così da mantenere la livrea uniforme in ogni parte). L’80% della vernice è effettivamente applicata sulla scocca, mentre il sistema di filtrazione a secco evita la dispersione di agenti inquinanti nell’ambiente. Inoltre, le emissioni dei solventi sono decisamente contenute grazie a un post bruciatore in grado di recuperare il calore e riutilizzarlo per riscaldare i forni della linea di verniciatura. Questa tecnologia consente di ridurre del 25% il consumo di energia. I tre piani dello stabile sono rispettivamente dedicati alla fase di sigillatura della sottoscocca e alla colorazione, mentre il terzo e ultimo livello ospita gli impianti del processo, come quelli di riscaldamento dei forni per l’essiccatura.

La seconda vita. Anche il reparto di produzione dei materiali compositi presta grande attenzione alle risorse, risparmiando il più possibile l’utilizzo dell’acqua e puntando alla riduzione degli scarti di fibra di carbonio. Infatti, i materiali che non presentano più le qualità meccaniche adeguate alla costruzione di componentistica di rilevanza strutturale ed estetica vengono riutilizzate per la realizzazione di gadget e accessori. Anche i rivestimenti degli interni possono avere una “seconda vita”: gli scarti provenienti dalla selleria vengono infatti selezionati e trasformati in articoli e accessori di pelletteria di alta qualità, dal laboratorio Cartiera di Marzabotto. Un progetto che si basa sui principi della moda etica: non solo, dunque, non causano danni all’ambiente, ma promuvono l’inclusività della manodopera impiegata. Il processo è completamente artigianale, fatto a mano attraverso tecniche tradizionali, con l’utilizzo di solventi naturali per la rilavorazione del pellame scartato. Dall’avvio del progetto, costituito alla fine del 2020, sono state riciclate a oggi circa 1.300 tonnellate di materia prima.

Studiare l'ambiente. È interessante conoscere la Lamborghini non solo come industria e azienda attenta ai processi, ma anche come realtà impegnata nello studio dell’ambiente che ci circonda. Insieme alle Università di Bologna, Bolzano e Monaco di Baviera ha infatti realizzato nei pressi della sede di Sant’Agata Bolognese il “Parco Lamborghini”, ossia un progetto che ha previsto la piantumazione la di 10 mila querce in un’area di circa sette ettari secondo uno schema prefissato. L’obiettivo è quello di comprendere al meglio le relazioni tra densità, produttività forestale, capacità di assorbire le emissioni di CO2 e di mantenere la biodiversità in funzione del clima. All’interno dell’area inoltre è stata avviata nel 2016 un’attività di biomonitoraggio ambientale con le api, costituita da una popolazione formata 600 mila insetti. Il miele, la cera e il comportamento delle api stesse, supportano la rilevazione di una vasta gamma di inquinanti, che consentono di indagare nel dettaglio, e con dati efficaci, l’impatto ambientale del sito produttivo.

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