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È l’Olanda il paradiso dei guidatori delle EV

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Come siamo messi, in Italia, a livello di mobilità elettrica? Le statistiche, al proposito, si sprecano e per ognuna vengono adottati criteri differenti. Tra le più recenti, suscita curiosità quella di USwitch, piattaforma inglese di confronti fra prezzi e servizi di diversi settori, dall’energia al gas, dalle pay tv alla telefonia mobile, che ha stilato una classifica europea di EV compatibility, cioè di maggiore e minore compatibilità con l’utilizzo dell’auto elettrica da parte dei consumatori. Diversi i parametri presi in considerazione, a partire dal numero d’infrastrutture di ricarica ogni 10 km quadrati, il rapporto tra il numero di utilizzatori di EV e i punti di ricarica, la percentuale di colonnine per la ricarica veloce e la spesa media annuale per i “rifornimenti”. I risultati finali hanno riservato qualche sorpresa.

La top ten. Non stupisce, infatti, che al primo posto, nel Vecchio Continente, si classifichi l’Olanda, Paese che da tempo ha intrapreso la strada della mobilità a batterie: il suo successo è dovuto soprattutto allo straordinario numero di colonnine ogni 10 km quadrati (24,15, contro le 6,87 del secondo classificato in questa particolare graduatoria, il Lussemburgo). Sorprende, piuttosto, il fatto che il ranking veda nelle posizioni subito successive Stati che, nell’opinione generale, non sembrano brillare dal punto di vista della mobilità alternativa: nell’ordine, infatti, troviamo Croazia, Lituania, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Repubblica Ceca, Polonia e Turchia. La spiegazione deriva dal fatto che tutte queste realtà non dispongono di un parco di EV particolarmente ricco, ma si sono dotate di un numero di punti di ricarica adeguato al fabbisogno odierno: così, i rapporti percentuali risultano favorevoli. A questo, si aggiungono costi annuali di ricarica contenuti, compresi fra 164 (in Turchia) e 278 (in Polonia) euro.

E l’Italia? Per quanto ci riguarda, secondo gli estensori di questa classifica non siamo messi tanto male: figuriamo, infatti, al nono posto, un risultato di gran lunga migliore rispetto a Paesi sulla carta più avanzati, come Francia e Germania. Il nostro indice di compatibilità EV è, infatti, 5,57 (gli olandesi vincitori sono però a 8,23, vicini alla “compatibilità assoluta”). Vantiamo un discreto numero di punti di ricarica ogni 10 km quadrati (0,78; in Francia sono 0,58, ma in Germania 1,66), cui si aggiungono 5,61 EV per ogni charging point. Ed è proprio questo valore a penalizzare altri Paesi, dove il numero di auto elettriche in circolazione è più elevato e quello delle colonnine, pur considerevole, non ha seguito lo stesso tasso di sviluppo: così, per esempio, in Francia ci sono 13,77 EV per punto di ricarica e in Germania 11,78 (ma gli utenti stanno molto peggio in Norvegia, dove la crescita impetuosa del circolante a batterie porta il rapporto a 24,03). A penalizzarci, invece, è la percentuale di colonnine rapide rispetto al totale: solo lo 0,06%, contro lo 0,62, per dire, della Lituania, lo 0,17% dell’Estonia e lo 0,12% del Portogallo. Peggio (e parecchio) di noi stanno comunque Grecia, Cipro e Irlanda, dove di punti rapidi di ricarica non ce ne sono proprio…

Dietro la lavagna. Chi sono i “cattivi” di questa particolare graduatoria? Partendo dal fondo, la classifica vede all’ultimo posto l’Irlanda, con un indice di 1,45; stanno meglio, ma non di tanto, Cipro, Grecia, Islanda e Danimarca. All’Italia, però, spetta uno dei risultati meno invidiabili: quello del costo annuo di ricarica, stimato in 444,72 euro. Pochi infliggono una spesa più alta agli utenti delle EV: la Danimarca (640,83), l’Irlanda (564,59), la Germania (573,19), la Svezia (467,14), il Belgio (485,05). Ma qui dovrebbero entrare in gioco anche altri fattori come il costo medio della vita e il livello delle retribuzioni di ogni Paese. Insomma, la materia è complessa…

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