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London cab
Da Parigi a Pechino, sono oltre 7.000 i taxi elettrici della LEVC

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Da Parigi a Pechino, sono oltre 7.000 i taxi elettrici della LEVC
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Sono ormai più di 7 mila i taxi elettrici della LEVC, la London Electric Vehicle Company, azienda inglese del gruppo cinese Geely che produce versioni moderne delle intramontabili auto pubbliche inglesi. Dal lancio del primo esemplare, avvenuto nel 2018, le vetture, denominate TX, sono state distribuite in oltre venti Paesi: oggi circolano da Parigi al Cairo, da Madrid a Tokyo, e hanno percorso, secondo i dati divulgati dall’azienda, un totale di poco inferiore a 670 milioni di chilometri, corrispondenti a un risparmio di 127 milioni di tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera.  

Un simbolo. Londra rimane comunque la casa prediletta di questi taxi dallo stile iconico: ve ne circolano circa 5 mila dei 7 mila prodotti, al punto da costituire più di un terzo dell’intera flotta locale. In occasione del giubileo di platino, che ha celebrato i 70 anni di regno di Elisabetta, ne sono stati realizzati tre esemplari con una livrea speciale, adibiti per l’occasione al trasporto di vip. I cab elettrici della LEVC conservano intatte le caratteristiche delle precedenti versioni con motori endotermici, soprattutto in fatto di accessibilità e di abitabilità per un massimo di sei passeggeri: le vetture sono dotate anche di una rampa che permette di caricare agevolmente una sedia a rotelle.

La tecnica. Dal punto di vista costruttivo, i taxi LEVC sono considerati dei veicoli elettrici range-extended: la trazione, infatti, è esclusivamente elettrica, ma il powertrain prevede anche la presenza di un motore a combustione interna con cubatura di 1.5 litri, utilizzato esclusivamente come generatore on-board per ricaricare le batterie. Questa soluzione fa sì che la TX abbia un’autonomia dichiarata di 64 miglia (102 km) in modalità full electric e di 319 miglia (oltre 510 km) con l’utilizzo del propulsore termico. Ai risultati contribuisce l’alleggerimento della struttura della vettura, per la quale viene impiegato l’alluminio. Il tutto, permettendo ai driver di conseguire risparmi importanti sui consumi di carburante.

Una lunga storia. L’azienda che realizza i celebri taxi londinesi ha una lunghissima tradizione: la produzione del primo esemplare di black cab risale, infatti, al 1908. Mezzo secolo dopo arriverà nelle strade della capitale britannica la versione FX4, le cui forme resteranno sostanzialmente immutate per decenni, quanto meno fino all’arrivo, nel 1997, del modello TX1, leggermente rivisto dal punto di vista estetico e adattato alle nuove direttive europee in fatto di emissioni. Del 2006 è la nascita della joint venture tra l’azienda inglese e la cinese Geely, inizialmente con l’intento di costruire un impianto a Shanghai per la produzione di taxi per il mercato locale e quelli asiatici; l’accodo si è trasformato nell’acquisizione della società da parte della Geely nel 2013 e nel passaggio, quattro anni più tardi, dall’originaria MBH all’attuale LEVC. Da allora la Geely ha investito in questa operazione e nella realizzazione di un nuovo quartier generale ad Ansty, nella zona di Coventry, oltre 500 milioni di sterline; è stato sviluppato anche un centro di ricerca sulla produzione di alluminio e le tecnologie dei veicoli elettrici. La gamma dell’azienda ora comprende, oltre al classico taxi, anche il VN5, un van elettrico di taglia media che impiega la stessa tecnologia range extended; nei piani, grazie anche all’apertura tre anni fa di un ufficio vendite a Francoforte, c’è l’espansione in altri mercati europei, in Medio Oriente e in altre aree geografiche, così da portare la quota di esportazioni dall’attuale 10% al 40% entro il 2024.

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