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Transizione ecologica
Contrordine Toscana: ora l’auto elettrica è "la più efficiente e pulita"

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Contrordine Toscana: ora l’auto elettrica è "la più efficiente e pulita"
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Come non detto: i motori elettrici “aiutano a cambiare prospettiva”, “hanno efficienza energetica elevata, riducono i costi e abbattono le emissioni di CO2”. Tutto il contrario di quanto l’Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Toscana, aveva sostenuto pochi giorni fa, con una presa di posizione per certi aspetti sorprendente. Un articolo, pubblicato sul sito dell’agenzia, in cui l’ente evidenziava come la decisione di Bruxelles di vietare la vendita di auto con motore endotermico non tenesse conto del fatto che “nella fasi produttive dei veicoli elettrici l’energia necessaria proviene ancora per la maggior parte da fonti non rinnovabili, mantenendo ancora alte le emissioni di anidride carbonica”. E via così, argomentando su aspetti come le “enormi conseguenze sugli assetti sociali ed occupazionali dei distretti produttivi” della scelta europea, e delle ricadute “sulle scelte energetiche dei Paesi e sugli assetti geopolitici e strategici”. Per concludere citando un passo integrale dell’editoriale del mese di luglio di Quattroruote, là dove il direttore Gian Luca Pellegrini scriveva che “il prezzo della decisione di Bruxelles rimarrà tutto sulle spalle dei consumatori” e che “l’automobile tornerà a essere un privilegio, spingendo ai margini del mercato le fasce più deboli”. Una presa di posizione netta e sorprendente, sulla la stessa Arpat fa retromarcia nel giro di un paio di giorni.

Dietrofront. Che cosa scrive ora la struttura pubblica ambientale toscana? L’esatto contrario. E cioè che sì, nell’articolo precedente, ha dato “sommariamente conto degli effetti della decisione della Commissione europea relativa al Piao dell’UE per una transizione verde”, ma aggiungendo che la scelta comunitaria “di fissare il 2035 ha come obiettivo chiaro e misurabile per uscire dall’era del motore endotermico non è una scelta ideologica incurante dei rischi, ma una visione proattiva” che richiede, tra l’altro, “un cambiamento di paradigma che inciderà sui comportamenti individuali e collettivi”.  Il tutto diventa “una sfida, climatica, che richiede di superare il motore a scoppio in favore della tecnologia più efficiente e pulita disponibile, il motore elettrico”. Un cambiamento che “va adottato in maniera graduale”, ma “senza indugi”. Insomma, conclude l’Arpat, “è evidente che sarebbe sbagliato credere che non vi siano rischi, ma questo non deve far perdere di vista l’obiettivo definito a livello europeo”. Per perseguire il quale, del resto, l’Agenzia si è già dotata di undici auto elettriche, destinate a ognuna delle proprie sedici provinciali.

Un problema di approccio. A che cosa attribuire questo improvviso e deciso cambio di direzione? Al fatto che a qualcuno la precedente presa di posizione non è piaciuta, tanto più nel pieno di una campagna elettorale che vede la sostenibilità tra i propri temi caldi? A un improvviso ripensamento rispetto all’analisi (per altro, corretta e disincantata) precedentemente espressa? Cambiare opinione è sempre legittimo, per carità. Ma da una struttura pubblica deputata alla tutela dell’ambiente ci si aspetterebbe un approccio più scientifico e meno ideologico. O, peggio, condizionato dalla politica.

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