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Autobus "puliti"
Quegli Euro 3 ancora liberi di fumare

Autobus "puliti"
Quegli Euro 3 ancora liberi di fumare
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Per contenerne la diffusione e limitarne la circolazione, anche “ceppando” per sempre le ruote di quelle più anziane, con la stagione in cui si accendono le caldaie arrivano anche i calendari dei divieti fissati per le automobili (categoria M1-trasporto persone). Mentre nel resto del Paese le cosiddette misure ambientali consentono ancora, quando non in determinate fasce orarie, di utilizzare il proprio mezzo, a Milano, la città che in Italia applica il protocollo più rigido, da inizio ottobre lo stop definitivo si estende sino alle Euro 5 a gasolio. Per favorire la rottamazione delle auto ritenute più responsabili dello smog (il traffico su gomma pesa complessivamente attorno al 25%) il Comune del capoluogo lombardo ha stanziato incentivi supplementari a quelli statali per l’acquisto di vetture nuove, più pulite allo scarico e, in passato, praticato sconti fino al 70% sul costo dell’abbonamento annuale alla rete di trasporto pubblico locale. Un beneficio non rinnovato quest’anno, nonostante il bisogno di tanti automobilisti appena appiedati, molti dei quali impossibilitati economicamente ad acquistare l’auto nuova: costretti, dunque, ad attendere alle fermate il passaggio di tram, metropolitane e bus, nonché a dilatare e non di poco i tempi quotidianamente necessari per raggiungere la meta (e per fare ritorno a casa). Un sacrificio poco digeribile, quello di dover rinunciare alla propria auto per delibera comunale, quando alla fermata sopraggiunge un vecchio e fumante bus, nella cui scia si può sentire  il profumo della beffa.

"Appiedati e mazziati". L’amarezza del residente che ha recepito la preghiera comunale e rinunciato all’auto per sempre, o di quello che non può sostenere la spesa per l’auto elettrica, nelle e-mail di tanti ex automobilisti che riceviamo in redazione sfiora spesso la delusione. A Milano Fabio, per esempio, dopo essersi visto costretto a vendere fuori piazza la sua Euro 5 a gasolio appena messa fuorilegge, alle fermate più vicine alla sua abitazione osserva incredulo lo "sfilare di vecchi autobus sulle linee 63, 64 e 80, attempati sin dalla livrea: possibile che il Comune non chieda all’azienda di trasporto pubblico locale di rispettare quanto essa stessa ha deliberato e imposto ai milanesi?". Il lettore si riferisce ad autobus risalenti al 2004-2005, dunque Euro 3. In effetti, e più spesso su percorsi esterni alle circonvallazioni, i vecchi bus che per "concessione" sputacchiano ancora nuvole di particolato non mancano. Proprio in funzione del "servizio pubblico" che offrono, soprattutto dei costi elevati che pretende la loro sostituzione con mezzi ibridi o elettrici, la possibilità di circolare è dovuta a deroghe fatte in casa, dopo il montaggio di qualche tipo di retrofit Dpf (acronimo di Diesel particulate filter): sistemi installati in kit ormai da qualche anno e, visto il fumo che spesso e ancora emettono, probabilmente sulla soglia dell’efficacia. La controversa questione riguarda tutte le nostre città: secondo una ricerca dell’Associazione italiana ricostruttori pneumatici, più del 50% dei bus sono vetusti e inquinanti. Rielaborata dall’Aci, la stima ha messo a fuoco che soltanto il 44% dei mezzi pubblici in circolazione sarebbe Euro 5 o 6 e, quindi, che più di uno su due dei quasi 52 mila bus in servizio sulle strade italiane presenta omologazioni tra l’Euro 0 e l’Euro 4.

Ripulire il parco. La Regione che presenta flotte più pulite risulta essere il Friuli-Venezia Giulia, con il 77% di mezzi omologati Euro 5 e 6. Il Trentino-Alto Adige si fissa 73% mentre la pur virtuosa Lombardia, dove però circolano molti più autobus che altrove, si ferma al 63%: qui, il piano di Milano per elettrificare la flotta promette che entro il 2030 gli autobus in servizio consumeranno 30 milioni di litri/anno in meno di gasolio e che, di conseguenza, la produzione di CO2 si ridurrà di quasi 75.000 tonnellate/anno. Con i soldi del Pnrr (a Milano sono attesi per questo 249 milioni di euro) entro quattro anni andrebbero poi su strada 350 nuovi bus ad alimentazione elettrica o a idrogeno, consentendo così di superare i 500 mezzi "full electric" in servizio. Tutto, nell'ancor più ottimistica attesa del 2030, quanto i 1.200 autobus della flotta Atm diventeranno tutti Ev. Nel frattempo, per tagliare la produzione di anidride carbonica di oltre 4mila tonnellate all’anno l’azienda del trasporto locale si appresta ad installare a bordo di 874 mezzi un sistema di sensori per assicurarsi la giusta “economy drive”: inutili accelerazioni, brusche frenate, velocità medie o di picco sconsiderate saranno tracciate e accenderanno sulla strumentazione di bordo spie di allarme per invitare gli autisti a mantenere uno stile di guida "più green".

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