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Parco circolante
Un futuro con meno auto sulle strade (e più elettriche)

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Un futuro con meno auto sulle strade (e più elettriche)
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Il parco circolante italiano è destinato a "una progressiva riduzione"  (-9% a fine decennio rispetto ai valori attuali) per effetto della dismissione di veicoli endotermici e di una penetrazione delle elettriche sì in aumento, ma non con tassi sufficienti da compensare il calo delle auto tradizionali: è quanto emerge da dalla sesta edizione dello Smart Mobility Report. Opera del reparto Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, il rapporto fornisce un quadro delle prospettive della mobilità alla spina in Italia e lancia un allarme sulla composizione del parco stesso, in particolare in termini di peso delle auto alla spina. Infatti, il numero di veicoli elettrici sulle strade potrebbe variare da 3,9 a 8,2 milioni (quasi il 23% del totale) a seconda di quali iniziative si metteranno in atto per la loro promozione e nonostante prospettive positive: l'Osservatorio Smart Mobility ha rivisto al rialzo le stime, preventivando un cambio di passo già per il 2025 e una crescita sostenuta tra il 2025 e il 2030.

La richiesta. Alla politica, si chiede di fornire "una forte spinta" all'adozione dell'elettrico: “Poco meno di un anno fa parlavamo di come il comparto della mobilità sostenibile, a partire da quella elettrica, avesse retto molto meglio dell’intero settore automotive la crisi pandemica”, spiega Simone Franzò, direttore dell’Osservatorio. “Purtroppo, a un’emergenza ne è seguita un’altra: la guerra in Ucraina ha di nuovo stravolto lo scenario geo-politico e l’industria automobilistica - che aveva cominciato a dare timidi segnali di ripresa - ha visto inasprirsi le forti criticità legate ai rincari dell’energia e alla carenza di materie prime e semiconduttori. E tuttavia non possiamo permetterci frenate, soprattutto in Italia, ampliando il già enorme gap tra gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e 2050 (rispetto ai quali sono allineate le aspettative degli operatori) e le condizioni attuali di mercato". "L’industria si sta muovendo, sviluppando sia nuovi modelli di auto che l’infrastruttura di ricarica, ma i policy maker devono dare una spinta forte, sostenendo la filiera e dando certezze sugli incentivi all’acquisto e sull’iter burocratico per l’installazione dei punti di ricarica, o l’obiettivo di 6 milioni di mezzi elettrici circolanti nel Paese entro la fine del decennio sarà difficilmente raggiungibile”.  

Il mercato delle elettrificate. Il report fornisce anche un quadro del mercato. "Se in Italia il 2021 è stato ancora un anno record, con ben 137 mila nuove auto elettriche e ibride plug-in immatricolate (il 65% al Nord e ripartite in maniera omogenea tra Bev e Phev) contro le 60 mila del 2020 (+128%, a loro volta quasi il triplo rispetto a quelle del 2019), i primi sei mesi del 2022 hanno segnato una battuta d'arresto: -17% per le elettriche e -2% per le plug-in considerando lo stesso periodo dello scorso anno". Diverse sono le cause alla base della battuta d'arresto: “L'instabilità del contesto geo-politico, la sempre più grave carenza di materie prime e semiconduttori che bloccano la filiera, il costo dell'energia, ma anche l'incertezza e la rimodulazione degli incentivi all'acquisto, ora rifinanziati fino a tutto il 2024”. Le difficoltà macroeconomiche non hanno riguardato solo il nostro Paese, ma non hanno ostacolato il trend di continua crescita delle vendite di auto alla spina riscontrato a livello globale: nel 2021 sono stati immatricolati quasi 6,75 milioni di veicoli passeggeri e commerciali leggeri a batteria e ibridi plug-in, il 100%in più  rispetto al 2020 e l’8,3% dell’immatricolato totale, mentre il tasso di crescita nel primo semestre del 2022 si è rivelato ancor più alto che nello stesso periodo dell’anno scorso. Lo spaccato delle aree geografiche mostra come la Cina abbia di nuovo superato l’Europa, con quasi 3,4 milioni di veicoli (+155% rispetto al 2020) contro più di 2,3 milioni (+66%). Il Vecchio continente ha quindi mantenuto un trend positivo, anche grazie alla crescita a doppia cifra di otto Paesi: Norvegia (+86%), Svezia (+45%), Danimarca (+35%), Olanda (+29%), Germania (+26%), Regno Unito (+19%), Belgio (+18%) e Francia (+18%).

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