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Sessant'anni fa la scomparsa di Felice Bonetto

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Sessant'anni fa la scomparsa di Felice Bonetto
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Sono trascorsi esattamente sessant'anni dal tragico giorno in cui Felice Bonetto, alla guida di una Lancia D24, perse la vita durante la Carrera Panamericana. Sei decadi in cui il ricordo di questo grande pilota, in grado di mettersi alle spalle campioni come Fangio, Taruffi e Castellotti, è rimasto vivo nella memoria degli appassionati.

Il debutto e la F.1. Bonetto era nato a Manerbio il 9 giugno 1903. Manerbio, ovvero Brescia, ovvero Mille Miglia, motori, passione. Quella stessa che permeava il suo carattere, a detta di tutti vivace, irruento. Iniziò a correre, giovanissimo, con le moto. Alle auto arrivò tardi, tardissimo per i giorni nostri: aveva, infatti, già 28 anni quando partecipò alla Bobbio-Penice con una Bugatti. Mezzi economici non ne aveva (suo padre era un ferroviere) e questo lo costrinse ad arrangiarsi con macchine non sempre competitive, ma i risultati non mancarono. Nel '33, fu terzo al Gran Premio di Monza con un'Alfa 8C 2600 e vinse una cronoscalata in Svizzera, un anno dopo arrivò dodicesimo alla Mille Miglia. Lo ritroveremo in pista dopo la guerra, nel '47 con la Cisitalia, nel '49 Ferrari, poi ancora con l'Alfa. Nel '50 nasce il campionato mondiale di Formula 1, quello che si disputa ancora oggi: nel corso di quattro stagioni, Bonetto parteciperà a 16 Gran Premi con Maserati e Alfa, ottenendo due terzi (in Italia nel '51 e Olanda nel '53), tre quarti e tre quinti posti. Nel '51, fu ottavo nel Mondiale, vinto da Fangio.

Asso delle Sport. Più che con le F.1, però, Felice Bonetto si tolse le maggiori soddisfazioni con le vetture a ruote coperte. Nel '49, infatti, fu secondo alla Mille Miglia, alle spalle di Biondetti: entrambi guidavano una 166 MM Touring della Scuderia Ferrari; nel '52, vinse la Targa Florio con una Lancia Aurelia B20. Alla Lancia restò legato anche in quel fatale 1953, quando entrò a far parte dello squadrone schierato alla Carrera Panamericana: suoi compagni di team (con tre D24 3 litri e due D23, spinte sempre da un V6 3 litri, ma di cilindrata leggermente inferiore) erano Fangio, Taruffi, Bracco e Castellotti.

Carrera fatale. La gara messicana, lunga oltre 3.000 chilometri, partì il 19 novembre del '53 da Tuxtla Gutierrez, nel Chiapas; Bonetto vinse la prima tappa, davanti a Taruffi, Fangio e Castellotti; quarto fu Maglioli, con una Ferrari 375 MM rallentata da un problema tecnico. Taruffi si aggiudicò, invece, la seconda e la terza tappa (rispettivamente da Oaxaca a Puebla e da Puebla a Città del Messico), guadagnando terreno su Bonetto che, però, rimase al comando. Il terzo giorno di gara, con due tappe in programma e arrivo a Durango, le Lancia di Bonetto e Taruffi erano vicine e duellavano tra loro: il secondo, però, uscì di strada a Silao, a circa 40 chilometri da Leon, danneggiando la sterzo e ripartendo. Nella stessa località, Bonetto entrò invece a piena velocità: forse a causa di un canale di scolo, la sua Lancia andò a schiantarsi contro una casa, uccidendo sul colpo il pilota. Fangio, Taruffi e Castellotti portarono al traguardo le Lancia ai primi tre posti, ma fu un successo del quale non si gioì: la gara, oltre che a Bonetto, era costata la vita anche ai piloti italiani Antonio Stagnoli e Giuseppe Scotuzzi oltre che a sei spettatori.

Vite per l'auto. Il contributo della famiglia Bonetto al mondo dell'automobile non si esaurì con la scomparsa di Felice. Il nipote Rodolfo è stato, infatti, un celebre designer, vincitore di otto Compassi d'oro e autore, tra l'altro, di diversi progetti automobilistici (gli interni della Fiat 131 Supermirafiori, per esempio, e il layout motore Fire 1.000); l'attività è oggi proseguita dallo studio di suo figlio Marco. Roberto Bonetto, figlio di Felice, ha dedicato invece la sua vita al giornalismo dell'auto, fino a diventare vicedirettore di Quattroruote. E.D.

COMMENTI

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  • Grande bresciano, di quando il baricentro motoristico sportivo girava su Brescia.