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René Arnoux
"Passione e talento naturale: solo così si diventa piloti"

René Arnoux
"Passione e talento naturale: solo così si diventa piloti"
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Simpatico, disponibilissimo, un campione dai modi cortesi e gioviali. E a quanto pare anche un grande tutor, visto che la Nissan GT Academy di quest'anno è stata vinta da un membro del suo team. René Arnoux, leggenda dell'automobilismo, nato nel 1948 a Grenoble, è ancora in pista: consiglia, valuta, giudica, spinge gli aspiranti piloti a dare il massimo. Una specie di passaggio di testimone, dagli anni Settanta e Ottanta a oggi.

René, sei uno dei tutor della GT Academy: molti giovani iniziano dalla PlayStation, per poi scoprire di avere talento anche in pista. Tu come hai cominciato?
La GT Academy può cambiarti la vita, ma è stato così anche quando mi sono iscritto alla scuola di pilotaggio della Elf di Magny Cours, nel 1972: chi arrivava primo aveva la macchina. L'anno successivo, ho vinto il campionato europeo di Formula Renault. Qui non è molto diverso: anche qui forniscono mezzi economici, auto e la possibilità di allenarsi e girare.

Che differenza c'è tra i corsi di ieri e quelli di oggi?
(Ride) Le automobili di oggi sono molto più facili da guidare e questo mi dà fastidio: l'elettronica aiuta, ma per fare una buona selezione è meglio averne di meno. Io sono abituato alle monoposto, per andare forte su queste vettture (indica le 370Z Nismo parcheggiate ai box di Silverstone) devo imparare tutto di nuovo.

Quali sono le caratteristiche che cerchi in un aspirante pilota?
Qui arrivano ragazzi con le esperienze più diverse: c'è anche chi scopre per la prima volta come si guida una macchina sportiva, ma quel che conta davvero all'inizio è il talento naturale. Piloti ci si nasce e se non hai passione non vai da nessuna parte: ti dà la motivazione, la voglia di andare forte. Se non è così, meglio stare a casa. Per imparare a guidare c'è sempre tempo.

Che criteri usi per giudicare i tuoi atleti?
Le prime idee te le fai subito, alla prima chicane. Se un ragazzo sgasa in partenza, sfrizionando, lo elimino subito. In questa edizione, dopo due giorni guardavo la classifica e sapevo chi potevo portare in finale.

Si parla ancora del tuo grande duello con Gilles Villeneuve al Gran Premio di Francia del 1979. Che ricordo hai di lui?
Gilles era un pilota generoso, nell'amicizia come nella guida non aveva vie di mezzo: andava sempre forte, fino in fondo. Mi diceva: finchè abbiamo un volante e dei freni possiamo sistemare tutto. Una volta, al Gran Premio di Watkins Glen, in Usa, stavo mangiando con lui alla Ferrari e mi fa: "Ma la curva del rettilineo prima dei box si potrà fare in pieno? Oggi ci provo". Quando sono passato di là, durante le prove libere, ho visto la sua Formula 1 sul guard rail. L'ho incontrato poco dopo e mi ha sorriso: "No, non si può fare in pieno". Era fatto così.

Davide Comunello

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