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Attilio Bettega
Trent'anni fa il dramma in Corsica

Attilio Bettega
Trent'anni fa il dramma in Corsica
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Sono le 10 e 45 di giovedì 2 maggio del 1985 quando, durante la quarta prova speciale del Tour de Corse, in una curva veloce da “quarta piena”, una 037 della squadra ufficiale Lancia allarga un po’ troppo la traiettoria, salta, urta una pietra, esce di strada, s’infila tra gli alberi, si schianta contro uno di quelli più grossi a una velocità che, all’epoca, viene stimata come “non inferiore ai 100 km/h”. Per il pilota di quella vettura, non c’è niente da fare: finisce in quel momento di trent’anni fa, la vita di Attilio Bettega. Continuerà invece, ma segnata per sempre, quella di Maurizio Perissinot, il suo navigatore, che dal terribile impatto esce illeso.

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Breve e luminosa carriera. Era nato 32 anni prima a Molveno, tra i monti del Trentino, Attilio. Aveva iniziato a correre con una Fiat 128 Coupé, poi si era messo in luce in un trofeo che avrebbe permesso a tanti bravi rallisti di emergere, quello riservato alle A112 Abarth. Lo aveva vinto, nel ’77. E subito si era cimentato con una Stratos, la “bestia” dei rally, portando a casa un bel secondo posto in Val d’Aosta. Basta, per finire sotto la protezione del gruppo Fiat, all’epoca fortemente impegnato nella specialità e sempre alla ricerca di giovani talenti da affiancare ai driver affermati, come Alen, Salonen, Andruet, Darniche. Nel ’78, Bettega corre ancora con la Stratos e ottiene un paio di piazzamenti di prestigio; nel ’79, passa alla 131 Abarth, con la quale arrivano le prime vittorie, in Costa Smeralda e al 4 Regioni. La sua carriera è pronta al decollo, anche se le stagioni successive, in cui alterna la 131 alla Ritmo Abarth, non sono ricchissime di risultati.

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Risultati mondiali. Dall’82, Attilio passa alla guida della 037, la nuova arma della Lancia. Pian piano, arrivano i primi piazzamenti iridati: terzo in Nuova Zelanda e a Sanremo nell’83 insieme a Perissinot, che frattanto ha preso il posto di Bernacchini; ancora terzo in Portogallo e secondo a Sanremo, l’anno successivo; secondo in Costa Smeralda con Cresto, nell’85. Poi, la tragedia della Corsica. Nel su curriculum resteranno 26 partecipazioni a rally mondiali, dodici delle quali finite con ritiri e sei sul podio. Troppo poco, per quello che tutti indicavano come un sicuro campione. Ma il destino lo ha fermato troppo presto. Il suo nome sarebbe rimasto per sempre legato a un Memorial, un trofeo che ancora oggi si organizza al Motor Show di Bologna e che ha visto scendere in lizza, per onorarlo, i grandi nomi della specialità. La Corsica, invece, non aveva ancora finito di riservarci dolore: esattamente un anno dopo un altro grande rallista, come Attilio alla guida di una Lancia (ma una Delta S4, belva di Gruppo B), vi avrebbe perso la vita, nello stesso giorno e nella stessa gara...

Emilio Deleidi

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