Le auto di oggi sono più facili da rubare. Può sembrare un paradosso ma, come rivela Quattroruote di gennaio, le barriere elettroniche sono più penetrabili di quelle meccaniche di un tempo. Su diversi siti internet, infatti, si trovano dispositivi di per sé legali, ma che possono essere utilizzati anche per forzare i sistemi di protezione di molti modelli attraverso "porte" lasciate fin troppo aperte dalle case costruttrici. Per esempio, device che attraverso la presa OBD consentono di accedere ai codici per la duplicazione di chiavi vergini (sempre disponibili sul web), che così possono essere clonate da ladri sufficientemente aggiornati. Con una spesa che va da poche decine a qualche centinaio di dollari (la valuta più utilizzata da chi vende questi componenti online), chiunque può attrezzarsi per sottrarre le vetture ai legittimi proprietari, soprattutto di alcuni marchi e delle penultime generazioni. Il destino delle macchine, poi, è di essere fatte a pezzi, per essere rivendute sul mercato dei ricambi riciclati, o di essere dotate di una nuova identità (numero di telaio e documenti) per venir riciclate all’estero, in particolare sui mercati dell’Europa dell’Est o del Nord Africa. Grave, infine, è anche il fenomeno della sottrazione di navigatori, impianti di infotainment e volanti a essi collegati, rubati recando gravissimi danni alle plance. Anche in questo caso, la destinazione è il mercato della ricettazione dei componenti, attivo soprattutto nell’Europa orientale. Come anticipato, l'inchiesta completa è su Quattroruote di gennaio.