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Sul numero di febbraio
Stellantis, il futuro dei marchi e delle attività italiane

Sul numero di febbraio
Stellantis, il futuro dei marchi e delle attività italiane
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La fusione tra la FCA e il gruppo PSA, da poco diventata operativa, apre nuovi e interessanti scenari. Ma uno degli interrogativi più frequenti, ai quali diamo risposta nel numero di febbraio di Quattroruote, è quello relativo al destino dei marchi italiani o di quei brand che, in qualche modo, sono legati agli insediamenti produttivi presenti sul territorio nazionale, come da qualche tempo accade per Jeep. Quali modelli ci si deve attendere nascano, nei prossimi anni, dall’unione tra due grandi aziende che ha dato vita al quarto gruppo mondiale per volumi di produzione? Li abbiamo passati in rassegna, anticipando quelle che saranno le forme e lo stile delle prossime Alfa Romeo, Jeep e Fiat (500, ma non solo), svelandone pianali e caratteristiche costruttive.

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I componentisti. La nascita del nuovo megagruppo può, però, avere riflessi importanti anche da un altro punto di vista, quello dei produttori italiani di componenti. Una galassia costituita da quasi 2.000 aziende, oltre 700 delle quali concentrate in Piemonte, che fatturano complessivamente poco meno di 50 miliardi di euro e che danno lavoro a oltre 160 mila persone. Aziende delle dimensioni più disparate, ormai soltanto in parte dipendenti dai contratti con la FCA (essendosi aperte da tempo ai mercati internazionali, dalla Germania alla Cina), che vedono, secondo gli studi dell’Anfia, prevalentemente nella nascita di Stellantis un’opportunità, legata soprattutto ai maggiori volumi produttivi ipotizzabili, ma che, come sottolineano gli osservatori, celano qualche elemento di debolezza, che potrebbe rivelarsi critico nel confronto con le grandi multinazionali straniere della componentistica. Come la grande frammentazione e la necessità di far fronte a importanti investimenti, dovuti alle esigenze di riconversione produttiva imposte dalla svolta tecnologica che sta vivendo il settore dell’auto.

COMMENTI

  • Speriamo che questa alleanza porti un po' di liquidità nella casse dell'Alfa Romeo, in modo da poter farle fare definitivamente quel salto verso il mondo "premium", di cui si parla da quasi 30 anni e mai si è tradotto in realtà! Inoltre, ho sentito che Tavares vorrebbe rilanciare pure il marchio Lancia, ignobilmente lasciato morire dalla Fiat. Se si dovessero verificare queste 2 condizioni, allora possiamo dire davvero "benvenuti francesi"!!!
  • In realta è una fusione alla pari, con Elkann presidente e primo azionista, solo che il fatturato e il profitto di PSA e' tutto in Europa mentre il fatturato FCA e' prevalentemente nelle Americhe e l'utile lo e' totalmente. Quindi PSA comanda in Europa e FCA in America. Anche guardando al top management: la meta' di provenienza PSA ha nazionalita' Francese in prevalenza, mentre quello di FCA ha dentro varie nazionalita' e pochi italiani. In conclusione c'era poca italia anche in FCA prima della fusione, ora ancora meno, ma gli Agnelli sono i padroni
  • Il Gruppo Psa ha comprato il Gruppo FCa è evidente, in Italia l' operazione sponsorizzata da questo governo illecito è stata ampiamente insabbiata. Gli americani pur di non affondare con gli Elkann hanno dovuto dare assenso nrl board. Tavares sa che non può remare contro i sindacati italiani della prima azienda italoamericana e per il momento guarda e tace. Voglio vedere FCA che prodotti gompletamenti nuovu che non siano la sola elettrificazione dibuna gamma potrà mettere in produzione poichè fino ad ora ha solo rinnovato modelli già esistenti o ha fatto joint ventures con altri partner tipo la 124 che è stata un fiasco. L eventuale rilancio parte proprio da questo presupposto...altrimenti rimarrà relegata in secondo piano dall'alleanza
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  • Dispiaciuto, poiche' la grande industria automobilistica Italiana dell'auto cessa di esistere con questo accordo con i Francesi . Pian piano, ad ogni crisetta, verranno ridotte le presenze in Italia , fino ad azzerarle . Che peccato , negli anni 60 avevamo , Fiat, Lancia , Alfa, Autobianchi e poi fiori all'occhiello come Ferrari, lamborghini, Maserati , Pinifarina, Bertone, Zagato , Abarth . Ora e' rimasto il nulla .
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  • "Tavares conferma un forte impegno nel nostro Paese" ... E cosa deve dire alla presentazione? Fra un paio di anni, ne licenzio 5mila?
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  • Le aziende italiane di componentistica, nate col boom industriale della Fiat negli anni 60/70, si sono salvate (almeno quelle che sono riuscite a farlo) solo grazie alle commesse dell'industria automotive tedesca (che oggi dipende anche da esse) e un pò di quella francese, non certo con quel poco che è rimasto nell'ultimo decennio di produzione italica. Non è un caso che la confindustria crucca abbia spinto fortemente sulla Merkel affinchè l'italia ricevesse i ristori europei per far ripartire l'economia e l'industria.
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  • Alfa Romeo elettrica. È più che ora di prendere le sfide al volo e progettare il futuro.
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  • Ma guarda un pò si parla di componentistica, chissà se la cosa la scrive quattroruote diventa un pò più comprensibile per la PeppaPig:-)
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